BODY

di Domy


 

- Anche lei crede che l’anello debole in una squadra sia l’elemento femminile, professore? –
La voce dell’individuo che parlava attraverso la piccola apertura nella porta in acciaio della cella aveva un che di vagamente familiare, ma l’aspetto di quell’uomo giovane con gli occhialini, il corpo atletico e i lineamenti affilati non diceva assolutamente niente a Gilmore.
- In verità io penso che l’anello debole siano i vecchi, esattamente come lei! – il tale sghignazzò. Gilmore aveva ripreso conoscenza da poco: qualcosa lo aveva stordito e si era svegliato all’interno di un ambiente bianco, asettico…Non ci mise molto a rendersi conto di trovarsi in una cella e di essere stato completamente privato dei vestiti!
- Lo sa – continuò l’uomo – che per gli antichi greci la nudità era un segno di potenza? Gli atleti si esibivano nudi nelle gare e gli eroi spesso non indossavano vestiti…Per quanto mi riguarda, preferisco la visione medievale della cosa: essere nudi significa essere vulnerabili. Un corpo nudo patisce maggiormente gli effetti dei raggi violenti del sole e del gelo; può essere ferito più facilmente da rami e da spine; è più soggetto alle punture degli insetti e ai graffi delle bestie: si è indifesi, dunque più controllabili…non è un caso che i prigionieri fossero nudi e che nude fossero rappresentate le anime di coloro che finivano all’inferno! –
Detto questo, un rumore e un piccolo lampo di luce costrinsero il professore a guardare in alto, esattamente sopra l’architrave della porta; non li aveva notati subito, ma in quel punto c’erano dieci monitor che si erano attivati in quel momento. In uno di essi c’era lui, sgomento, in piedi al centro della sua cella, ma ciò che vide negli altri lo fece rabbrividire: in ognuno si vedevano i suoi ragazzi, anch’essi privi d’abiti, ma bloccati a tavoli metallici da fasce d’acciaio e collegati con dei fili a delle macchine.

Il giorno prima.
- Questa volta sono davvero stanco morto! – esclamò Chang accendendosi la pipa standosene seduto in poltrona – La nostra ultima missione è stata più faticosa del solito! E’ la volta buona che mi prendo una vacanza! –
- Se non è nel tuo ristorante, ti seguo a ruota! – disse Bretagna.
- E’ andata bene, se consideriamo come se l’è cavata a buon mercato 009! – commentò Albert, voltandosi verso Joe, seduto al tavolo con una mano fasciata.
- Purtroppo non sono riuscito a evitare questo colpo: ce n’erano troppi. Comunque non mi posso lamentare…- rispose il ragazzo.
- Si, ma non è che devi sempre per forza essere tu a proteggere tutti gli altri! – gli disse Punma con un sorriso – Qualche volta potresti anche lasciare che siano gli altri a proteggere te! –
- E’ una vera fortuna che tu non abbia avuto un ingaggio nelle corse proprio adesso! – osservò Albert.
- Effettivamente, con questa mano non riuscirò a fare molto per un po’ di giorni…-
- Non importa! – intervenne Jet – Tanto quello che devi fare puoi farlo anche senza mani! – accompagnò la frase con un inequivocabile movimento del bacino, facendo scoppiare a ridere tutti tranne Joe, che lo guardò turpe.
- E’ ufficiale: sei un cretino!! Ringrazia il cielo che Francoise non è presente, altrimenti ti avrei spaccato la testa!! –
- Non vedo come avresti fatto, così conciato! – ridacchiò Jet.
- Così! – disse Bretagna, mollandogli una testata – Senza mani!! –
Gli altri erano piegati in due dalle risate, mentre Jet si massaggiava la testa.
- E poi il cretino sarei io, eh? –
In quel momento entrò Gilmore con il cappotto appoggiato sul braccio.
- Ragazzi, sto uscendo: mi ha telefonato il professor Inoue, con il quale avevo avuto degli scambi al convegno del mese scorso. Dice che vuole vedermi con urgenza; mi sembrava leggermente agitato.-
- Perché mai? – chiese Albert. Il professore scosse le spalle.
- Non saprei…Vado lì di proposito.-
- L’accompagno io! – si offrì Jet – A casa mi rompo le scatole! –
Gilmore sorrise ironico, alzando un sopracciglio: - Sei mosso da ragioni puramente altruistiche! –
I due salutarono e si allontanarono in macchina.
Il resto del pomeriggio trascorse nella calma totale, ma alle dieci di sera il professore e il suo accompagnatore non erano ancora rientrati.
- E’ strano – notò Chang – Generalmente il professore, quando non torna per cena, telefona per avvisare...-
- Staranno completamente immersi nella discussione di chissà che diavoleria e avranno perso la nozione del tempo! – rispose Bretagna.
- Però Chang ha ragione. – disse Francoise, gettando uno sguardo a Ivan, sprofondato nel mondo dei sogni – Gli telefono per sicurezza!-
Il telefono squillò un bel pezzo, ma dall’altra parte nessuno rispose.
- Anche Jet è irreperibile. – disse Joe.
- Intendete dire che forse è il caso di preoccuparsi? – domandò 007.
- Fai un po’ tu! – ribattè Albert.
- Vado a casa del professor Inoue – propose Joe – so dove abita! –
- Andiamo, vorrai dire! – lo corresse Francoise. Albert si unì a loro e si mise al volante dell’auto.
Il professor Inoue abitava in una villetta di una periferica zona residenziale. Le luci della casa erano spente, tranne quella in soggiorno. I tre bussarono senza farsi troppi problemi. Un’anziana domestica aprì loro la porta con aria tremante e li guidò nel soggiorno, dove Inoue stava seduto sul tatami, di fronte al tavolino, pallido come un cadavere. Con fatica, iniziò a parlare e spiegò ai ragazzi l’accaduto.
- Sono venuti qui tre uomini, hanno preso in ostaggio me e mio figlio, dicendo che, se volevamo salvarci, avrei dovuto pregare Gilmore di venire da me al più presto…non appena lui e il ragazzo che lo accompagnava hanno varcato la soglia gli hanno spruzzato addosso una sostanza che ignoro cosa fosse: hanno perso i sensi immediatamente e li hanno portati via…-
- Cosa diavolo poteva essere per avere effetto su Jet così su due piedi?- si chiese 004, senza avere risposta - …E chi ci dice che lei non sia un loro complice?-
Francoise lo rimproverò.
- 004, non vedi che queste persone sono spaventate a morte?! -
- Io non so chi fosse quella gente!! – disse il professore – Quegli uomini sapevano che sareste venuti qui e mi hanno detto di consegnarvi questo e di leggere il messaggio…- 
Joe riconobbe il cellulare di Gilmore e aprì l’unico messaggio che vi era arrivato. In esso erano semplicemente segnate delle coordinate, ma, immediatamente in seguito alla lettura, il telefono squillò con un numero invisibile. Dall’altra parte si udì la voce di un uomo, che pronunciò poche, lapidarie parole:
- Gilmore e 002 sono nelle mie mani: se non vi presenterete tutti, incluso il poppante, all’indirizzo di queste coordinate entro quattro ore esatte, considerateli già morti! -
- Ma guarda! – commentò Bretagna appena Joe lo ebbe riferito agli altri  - s’è dimenticato di specificare che si tratta di una trappola! –
- Sai com’è – rispose Albert - …certe cose si danno per scontate! –
- Mi sembra logico che non andremo là impreparati! – affermò 009, avvertendo tuttavia una sottile inquietudine a causa del fatto che quel tale dava l’idea di conoscerli molto bene…

Il tempo per arrivare alla destinazione non era molto, ma, evidentemente, il loro nemico lo aveva ben calcolato: il posto non era eccessivamente distante da raggiungere con il Dolphin ed era collocato in una località di campagna molto isolata; di fronte al gruppo apparve quello che sembrava il cancello di una villa, ma l’unica abitazione, che solo Francoise riuscì a vedere nel folto degli alberi, distava almeno un chilometro oltre un grande giardino all’inglese.
Non c’erano sistemi d’allarme sui muri, ma, nascoste nel folto della vegetazione, stavano alcune telecamere. Superare silenziosamente l’alta muraglia non rappresentò alcuna difficoltà, tant’è che tutti iniziarono a chiedersi che cosa li aspettasse realmente. Riuscire a sorprendere il nemico sarebbe stato quanto meno auspicabile, ma, dal momento che erano “attesi”, ci speravano poco! Infatti, dopo aver percorso circa un centinaio di metri in direzione dell’abitazione, a Francoise parve di scorgere nel buio tra i rami almeno tre mitragliatori telecomandati a distanza!
Nell’istante in cui 003 diede l’allarme, partirono raffiche di colpi da molti più punti rispetto a quelli che la ragazza aveva individuato, ricreando la stessa circostanza che avevano vissuto in una delle tante basi dei Black Ghost solo pochi giorni prima; la “familiarità” della situazione fece sì che non venissero colti impreparati. Simultaneamente, dall’interno di quello che sembrava solo un laghetto artificiale, vennero fuori quattro giganteschi coccodrilli che si avventarono su di loro.
- Non possono essere veri!! – esclamò Punma – Sono completamente fuori misura!! –
- Infatti sono meccanici! – confermò 003.
- Ma non si usano più i pesci rossi?! – commentò 007.
– Voi distruggete quelle armi automatiche!! – disse 009 – Io vi copro mentre lo fate! –
Il gruppo si sincronizzò al millesimo di secondo. 003 segnalava ai compagni dove sparare, mentre il mondo, per 009, aveva ricominciato a girare al rallentatore: con il taglio della mano iniziò a colpire e deviare tutti i proiettili orientati verso di loro. Bloccò tre colpi indirizzati alla nuca di 004 e, spostandosi davanti a lui, un altro proiettile che aveva preso di mira 008; vide chiaramente la manovra di 007 che si spostava di lato per coprire Chang, assorto nel combattere uno dei coccodrilli, e Geronimo che ruotava su se stesso per fermare con le mani un’altra delle enormi bestie uscite dal laghetto; con il cuore in palpitazione si accorse di cinque proiettili che stavano per raggiungere 003 e riuscì a fermarli in tempo, ma non ce la fece a evitare che una sesta pallottola prendesse di striscio il braccio di Punma, il quale avvertì prepotentemente il bruciore del ferro incandescente e della pelle lacerata; 008 strinse i denti e ignorò la ferita, continuando a sparare contro le armi nascoste tra le fronde; una pallottola fischiò a pochi centimetri dalla tempia di 006, che si lanciò a terra per schivarla; si rese conto che 003 aveva identificato un altro mitragliatore tra i rami, ma che i suoi compagni non avrebbero fatto in tempo a distruggerlo e, mentre il primo colpo stava per uscire dalla canna, lui fu sull’albero con un balzo per sradicare l’arma; in quell’istante, con la coda dell’occhio, vide un’altra bestia con le fauci aperte verso 003, deviare con le squame i proiettili sparati dalla ragazza e da Bretagna; prese la mira nell’occhio della creatura e sparò con la mano che teneva bendata, fingendo di non sentire i legamenti tirare come se qualcuno volesse  strapparglieli via. Fu in quella frazione di secondo, mentre l’attenzione di tutti era impiegata su più fronti, che arrivò qualcosa di non prevedibile: una deflagrazione tra le fronde, simile a quelle create da loro nel far esplodere i  fucili nascosti, e delle gocce d’acqua, che divennero sempre più numerose. Joe si rese conto che quella pioggia aumentava gradualmente, fino a inzuppare i loro vestiti e che lui non vedeva più le gocce cadere al rallentatore…la loro velocità aumentava perché la sua diminuiva, e non solo…in un lasso di tempo brevissimo si rese conto di non essere quasi in grado di muoversi e si sentì sempre più debole…perse conoscenza dopo aver visto tutti i suoi compagni crollare al suolo.

Il volto dell’uomo che aveva appena finito di parlare con Gilmore si palesò all’interno di dieci monitor posti nelle piccole stanze dove erano tenuti i prigionieri.
- Bene arrivati! Sono il professor Kimura e vi informo ufficialmente che tra pochi minuti diventerete parte attiva delle mie ricerche! Voi non potete guardarvi reciprocamente, a meno che non sia io a volervi mostrare i vostri compagni nel monitor che avete di fronte al letto; la stessa cosa vale per il sentirvi: potrete farlo solo ora, che i microfoni posti nelle vostre camere sono in contatto con me e tra loro, dopo di che sarete totalmente isolati uno rispetto all’altro. Gli ambienti sono insonorizzati e schermati, dunque vi accorgerete che le vostre trasmittenti interne qui non funzionano… Ora, cara 003, potrai rispondere a un bel dilemma personale: capirai se è peggio guardare e ascoltare tutto senza poter fare nulla o restare nel dubbio e nell’incertezza di ciò che sta accadendo ai tuoi compagni! – abbozzò una risatina, poi continuò – Vi informo anche che l’unico che potrà guardare dall’inizio alla fine sarà il professor Gilmore, e che, ovviamente, per trattenervi qui, ho bloccato e messo fuori uso tutte le vostre armi; è quindi inutile che sprechiate in anticipo le vostre energie per tentare di liberarvi! E ora veniamo alle ragioni per cui vi ho voluti nel mio centro ricerche. – fece una pausa, come per concentrarsi su quanto stava per dire, poi continuò.
- Il corpo è sempre stata la mia ossessione: la sede degli istinti, delle sensazioni, la macchina perfetta! Eppure così fragile, così soggetto a danneggiarsi, così limitato dal dolore fisico e psichico, perennemente vittima delle paure, dello stress, delle emozioni che riescono a deteriorare gli organi e il sistema immunitario. Le sostanze liberate dall’organismo umano per aiutarlo a tollerare il dolore fisico non fanno altro che roderlo, dimostrandosi inutili nel lungo periodo… Quanto possiamo spingerci oltre nella percezione e nella sopportazione del dolore? E quanto il nostro corpo è legato ai sentimenti e alle emozioni stesse? Esiste una sostanza che ci protegge da tutto questo?  –
- Non ti sembra un problema inutile, dato che esistono droghe, psicofarmaci e analgesici? – lo interruppe 004, usando quasi un tono canzonatorio. L’altro rispose fingendo di ignorare il sarcasmo.
- Non soddisfacenti, considerando gli effetti collaterali! La ricerca in questo campo è praticamente infinita!-
- E questo cosa diavolo c’entra con noi?! – disse 009.
- C’entra! Sono anni che lavoro sulla relazione tra gli organismi e la meccanica; voi siete le cavie perfette, l’oggetto ideale dei miei studi: il risultato della fusione tra uomo e macchina! In voi il corpo ha un’importanza maggiore che in qualunque essere umano normale e il vostro rapporto con lui è totalmente differente!! Come reagisce il corpo quando proviamo determinati sentimenti? Come reagisce il vostro corpo? Come si manifestano nel sangue e nel sistema nervoso di un cyborg la rabbia, la sofferenza e la paura? –
- Senti, schifoso bastardo, se proprio hai deciso di torturarci, almeno evita di dire simili idiozie con la tua orribile voce!! – intervenne 007.
- No, 007, non provocarlo! Peggiorerai soltanto le cose!! – si intromise Joe, sforzandosi di restare concentrato e razionale e, al tempo stesso, meravigliandosi e preoccupandosi del fatto che non avesse udito anche la voce di Jet dire la sua.
- Ottimo consiglio, 009, ma non temere: la vostra irriverenza non aggiungerà né toglierà nulla ai miei esperimenti, al massimo li farà durare di più; so essere abbastanza distaccato! – rise.
- Non c’è alcuna differenza tra loro e un normale essere umano, sotto questo punto di vista!! – intervenne Gilmore – Studiandoli, non scopriresti niente di diverso che non sia stato già osservato e studiato da altri ed esistono montagne di trattati su questi argomenti: ti consiglio di risparmiarti i tuoi esperimenti e di rinchiuderti piuttosto in una biblioteca!! –
- Dottor Gilmore, mi delude: la presenza di altri studi non ha mai fermato la ricerca! Vorrebbe forse farmi credere che un organismo cibernetico non ha una resistenza fisica superiore e che questa non abbia alcuna relazione con la psiche? Che i loro corpi sono identici a quelli di qualunque essere umano? Ora sta decisamente svalutando i risultati delle sue ricerche! E poi, per quanti studi possano aver fatto in tempi recenti, non riuscirebbero a essere completi come lo saranno i miei: come ben sa, dopo Auschwitz, gli scienziati non hanno più potuto disporre liberamente di cavie umane! – l’ultima frase fece gelare il sangue a tutti.
- Bene. E adesso, salutatevi: ripristinerò il collegamento tra di voi quando lo riterrò opportuno! –
Dopo aver fatto quell’inquietante introduzione e interrotto il collegamento audio, Kimura tornò ad affacciarsi nella cella del professore.
- Le ricordo qualcosa, ma non è ben sicuro? Ma certo, se ci pensa bene: ci siamo già conosciuti, molti anni fa, mentre lei lavorava per i Black Ghost... I suoi progressi scientifici devono tutto ai Black Ghost, non lo dimentichi: è grazie a loro che ha potuto applicare le sue teorie a degli esseri umani e, all’epoca, gestire delle persone come cavie non le faceva poi così ribrezzo! -
Gilmore sussultò, stringendo i pugni.

  1. E’ la cosa più abominevole che io abbia mai fatto! Non mi pentirò mai abbastanza!! –

- Bè, è un po’ tardi per piangere sul latte versato!- sorrise l’uomo, riprendendo il suo discorso - Io ero un semplice assistente, al seguito di uno dei suoi colleghi; per lei sono sempre stato invisibile; non ha mai riconosciuto il mio talento, mentre mi impegnavo a studiare i suoi progetti…Ora mi vede, finalmente! Peccato che non possiamo più lavorare insieme!! –
- Intendi uccidermi? –
- No, per il momento: è pur sempre il dottor Gilmore,  potrei aver bisogno di lei per un parere! – disse continuando a sorridere compiaciuto – Adesso voglia scusarmi, ma ho da fare: sono impaziente di iniziare il mio lavoro di ricerca da quello che reputo il soggetto più interessante…-
- L…lascia stare 009…-
- E’ vero, 009 è il prototipo più interessante…-
- Non è un prototipo: è una persona!!! – esclamò Gilmore indignato, come se quella definizione suonasse al pari di un insulto e come se la stessa definizione riaccendesse ancor di più i suoi vecchi sensi di colpa.
- Dimenticavo: è diventato un sentimentale, affezionato agli oggetti dei suoi esperimenti! Come se un ricercatore si portasse a casa i topi trattandoli da animali da compagnia! – quella frase fece tremare l’anziano dottore dalla rabbia: in quel momento si sentiva come un padre al quale avevano offeso i figli. L’altro proseguì incurante il discorso, affrettandosi a chiarire le sue intenzioni -  Oh, comunque non è 009 il soggetto che mi interessa di più: è 005! L’ho sempre reputato la cavia ideale per i miei studi, fin da quando fu preso dai Fantasmi Neri: un corpo reso già straordinario dalla natura, l’unico di tutti quelli catturati sulla cui sopravvivenza avrei scommesso veramente! Ci vediamo, dottore! –

Nel momento in cui Geronimo aveva riaperto gli occhi, la sensazione che aveva provato fu quella di un terribile dejà-vu: il bianco dei muri, il freddo del tavolo sotto la schiena, le cinghie che gli impedivano di muoversi…solo la dimensione ristretta della stanza e la minor illuminazione gli fecero capire che non stava rivivendo tutto da capo. Gli altri avevano tutti delle reminiscenze, delle sensazioni forti nascoste dentro memorie annebbiate, ma lui era l’unico ad avere un ricordo nitido dell’intervento che gli aveva cambiato la vita; l’anestesia non aveva fatto alcun effetto, all’inizio, e, mentre le dosi venivano raddoppiate, ebbe modo di provare tutta l’angoscia di quel contesto. Ora che prendeva gradualmente coscienza della situazione, si rese conto di avvertire  un’incredibile pesantezza agli arti e al busto, al punto tale da non riuscire a spostare un muscolo…non era un’anestesia: i suoi sensi captavano alla perfezione tutte le sensazioni fisiche, come il freddo e il contatto della pelle con le fasce metalliche. Era paralizzato, ma non aveva perso l’uso dei sensi! Due flebo poste ai lati del letto introducevano nei suoi arti una sostanza misteriosa. Kimura entrò nella stanza in quel momento e provvide a dargli delle spiegazioni.
- E’ il farmaco che ti impedisce di muoverti: un prodotto geniale sintetizzato dai Black Ghost che blocca sia i muscoli che le parti meccaniche senza eliminarne la sensibilità, ideale per torturare qualcuno senza correre rischi; peccato che la sua durata sia limitata a quella delle flebo! Non sarà comunque un problema, basta starci un po’ attenti! Ho dovuto utilizzarlo su di te e su 009, gli unici che sarebbero potenzialmente riusciti a liberarsi! Sugli altri è stato sufficiente bloccare il congegno che mette in atto le loro abilità, ma con te non potevo farlo…-
- Che cosa vuoi? – domandò Geronimo, guardandolo con odio.
- Esattamente quello che ho spiegato prima. Valuterò la tua resistenza al dolore fisico e le reazioni del tuo sistema nervoso. Il fatto che tu sia molto più forte di chiunque altro rende la cosa particolarmente interessante! Comunque stà tranquillo: non intendo danneggiare permanentemente un esemplare così raro! Mi limiterò a testare le tue potenzialità fino a comprendere cosa ti indebolisce veramente! – data questa spiegazione sommaria, azionò un braccio meccanico che stava sospeso sopra il letto, alla cui estremità era fissato un affilato punteruolo metallico, la cui lega era una delle poche in grado di forare i tessuti di 005; l’oggetto fu posizionato all’altezza della clavicola e la punta, facendo forza, penetrò nella pelle dell’indiano per circa un centimetro, dopo di che iniziò a spostarsi in direzione della spalla lacerando la carne al suo passaggio. 005, superato il primo istante, fece appello a tutte le sue forze e iniziò a mettere in atto quelle che erano le tecniche che usava durante la meditazione, sforzandosi di estraniarsi quanto più possibile dalle sensazioni fisiche. Kimura rimase sorpreso, e decise di forzare la mano: il punteruolo si fermò all’ altezza della spalla e vi penetrò dentro come una freccia, ma dalla bocca del cyborg non uscì neanche un suono.
- Complimenti, non è da poco, considerando che in un essere umano il potere della mente è del 30%, e quello del corpo è del 70%! –
- Non è la mia mente. – lo corresse Geronimo – E’ il mio spirito: lo spirito conta più del corpo, e quello non potrai mai né studiarlo nè piegarlo ai tuoi scopi! –
- Lo spirito può essere piegato, quando il corpo non ce la più, così come la mente soccombe alle esigenze del corpo! – la frase fu detta più come una reazione di fastidio rispetto al senso di superiorità che quella “cavia” dimostrava nonostante tutto, che con una reale convinzione; da quel momento Kimura cercò di provare quella teoria, iniziando a spostare il braccio meccanico in più punti del busto e affondandolo di quando in quando nella carne e nei circuiti. 005 continuava a resistere, facendo meravigliare il suo carnefice del fatto che riuscisse perfino a controllare il suo battito cardiaco! La sfida dello scienziato divenne capire fino a che punto il cyborg sarebbe riuscito a mantenere il controllo.
Geronimo non poteva sapere se il lasciarsi andare, se urlare, come sarebbe venuto naturale a chiunque, avrebbe diminuito la sua sofferenza, ma il suo orgoglio era maggiore di qualunque cosa, l’unica difesa che gli restava e l’unico modo per esercitare la sua forza: non vi avrebbe mai rinunciato. Il suo spirito avrebbe mantenuto il controllo del corpo fino alla fine, se necessario; così, dopo circa dieci, interminabili minuti, lo scienziato decise di fermarsi per evitare di danneggiarlo eccessivamente. Stabilì di non chiudere subito le ferite che gli aveva procurato, per capire se, lasciato nella totale solitudine, quel corpo possente avrebbe avuto un cedimento…
Kimura si diresse verso la stanza dove si trovava 004 con addosso una sottile sensazione di rabbia che non avrebbe voluto provare; decise che sarebbe tornato in seguito da Geronimo, approcciandosi diversamente a quello che riteneva l’oggetto più importante delle sue ricerche.

La “visita” a 004 voleva essere breve, una sorta di “intervallo” tra un esperimento e l’altro e, affacciandosi nella stanza, gli spiegò perché.
- …Purtroppo, così come 002 e 006, sei un modello sorpassato. Pensavo di utilizzarti solo per vedere le reazioni dei tuoi amici davanti alla tua sofferenza! –
Albert non badò troppo alle sue parole, ma pensò di cogliere l’occasione per chiarirsi un dubbio che gli era venuto…
- I…i Black Ghost ci avrebbero studiati solo dopo averci uccisi. Tu chi diavolo sei? –
Kimura fu quasi ammirato da quell’osservazione.
- Sei più sveglio di quel che pensassi: non lavoro più per i Black Ghost….diciamo che mi sono messo “in proprio”. Loro non condividevano i miei studi: gli interessavano solo le armi!-
- Non mi stupisce: i Black Ghost preferiscono al sadismo il senso pratico! Ti conviene uccidermi subito, prima che riesca a trovare il modo di liberarmi! – disse freddamente.
- Ucciderti? E perché? Conto di trascorrere con te e i tuoi amici moltissimo tempo!! Quando avrò finito, se sarete bravi a resistere, vi consegnerò comunque ai Black Ghost, con i quali, peraltro, sono rimasto in ottimi rapporti! –
Albert strinse i pugni in un moto di rabbia, tentando inutilmente di forzare l’acciaio che lo imprigionava.
- Nel tuo caso - continuò - sarà interessante valutare la tua reazione al dolore. E capire, considerando la tua struttura artificiale, quanto sia dovuto a un fatto fisico o a una suggestione mentale…- detto questo estrasse una piccola pistola e sparò un colpo direttamente nella spalla di 004, che non poté trattenere un urlo.
- Non è ironico,004? Hai più parti meccaniche dei tuoi amici e sono state ugualmente dotate di un sistema nervoso…che cattiveria! Fossi stato in te, l’avrei fatto rimuovere…peccato che sia troppo tardi! – disse, sparando con la massima indifferenza un altro colpo nel fianco, due nella gamba e l’ultimo in una mano.
- M…maledetto!! – sibilò con fatica. Kimura si limitò a lanciargli un sorrisetto.
- Bene, penso di essermi rilassato abbastanza. Ora mi rimetterò al lavoro! – detto questo, uscì dalla stanza.

Punma aveva una sensazione di dolore sotto la mandibola: il suo respiratore artificiale era stato rimosso e se ne rese conto quando vide un foro a lato del suo collo dentro al monitor che lo inquadrava.
- Una cosa che mi sono sempre chiesto è quanto uno di voi può resistere in una situazione abituale per i suoi poteri senza che i suoi poteri siano funzionanti…- disse Kimura senza troppi preamboli, entrando nella stanza.
- Che vuoi dire?!? –
- Ora lo scoprirai! –
Nel pavimento si aprì una specie di botola piena d’acqua e Punma fu fatto scendere lentamente al suo interno. La sensazione dell’acqua gelida che ricopriva il corpo nudo doveva essergli familiare, ma questa volta la percepì quasi come se fosse il coperchio di una bara che si richiudeva su di lui. Il letto metallico continuava a scendere gradualmente nell’acqua scura; 008 fissava la luce in alto venire dall’apertura nel pavimento da cui era stato calato farsi sempre più piccola e sfocata e, intorno a lui, la tenebra liquida. Inizialmente cercò di mantenersi lucido: tentò di distrarre la sua mente domandandosi se quel posto fosse costruito sull’acqua e se quello fosse il lago che avevano visto all’esterno o una specie di piscina; la percezione che aveva era quella di un luogo aperto, attraversato da correnti subacquee; poi capì che quell’escamotage non funzionava più e se ne accorse quando, nelle tenebre più totali, intuì la presenza di creature enormi che gli nuotavano attorno, fortunatamente ignorandolo…certamente i coccodrilli cibernetici che avevano affrontato all’inizio. Un terrore immenso prese a ottenebrargli i pensieri. La situazione peggiorò nel momento in cui anche il respiro iniziò a mancargli: era stato privato del meccanismo che lo rendeva simile a un anfibio e, se pure la sua resistenza era superiore a quella dei suoi amici (anche da umano era stato sempre molto più forte degli altri), non poteva resistere per un tempo illimitato. L’aria cominciò a esaurirsi e l’acqua iniziò a penetrare nel sistema respiratorio…pensò che doveva farcela, che avrebbe dovuto combattere per i suoi amici…pensò che era assurdo morire in quel modo, proprio lui che era stato dotato del potere di sopravvivere a qualunque profondità, che ormai non poteva fare più nulla, che nessuno sarebbe mai venuto ad aiutarlo…pensò che sarebbe finito anche lui come una di quelle tante persone che spariscono in mare…che gli dispiaceva…che avrebbe voluto fare di più per tutti…
- Per  adesso basta così. Riportiamolo in superficie. – ordinò Kimura a uno dei suoi assistenti - Hakett, pensaci tu a rianimarlo… lo rifaremo ogni tre ore: voglio capire se, in questi casi, subentra l’abitudine o la follia! –
L’aiutante annuì e si diede da fare per rianimare Punma, mentre il professore uscì dalla camera per entrare in quella adiacente.

Chang era cosciente, con un oggetto di acciaio innestato nella gola.
- Prima di dedicarmi a cose più utili, sono passato a farti visita, 006. Purtroppo non possiamo chiacchierare… so che avrai qualche problema nella respirazione ma, haimè, per disattivare il tuo lanciafiamme ho dovuto danneggiare le tue corde vocali artificiali e ostruire una piccola parte della trachea! Come spiegavo poc’anzi al tuo amico 004, anche tu, al pari suo e di 002, mi interessi ben poco per la mia ricerca! I Black Ghost hanno voluto il tuo progetto perché gli interessavi come arma: tu lo immagini un esercito di individui con il tuo potere? Vincerebbero qualunque guerra! Ma i miei studi sono rivolti all’uomo, non all’industria bellica. Inizialmente pensavo di utilizzarti per verificare quanto puoi resistere in questo modo, ma poi ci ho riflettuto e mi è venuto in mente che è molto più interessante ucciderti a sorpresa sotto gli occhi dei tuoi amici e osservare la loro reazione!– Davanti a quell’idea, Chang scosse il capo disperato…non voleva morire, ma il punto non era quello: non voleva che i suoi amici lo vedessero morire! Di fronte al suo sguardo, Kimura si limitò a fare un finto sorriso di compassione.
- Adesso, però, rilassati: non voglio creare uno shock nelle altre cavie in questo momento; riserverò questo test per un secondo tempo! Perdonami, non prenderla sul personale, ma un lanciafiamme può essere sostituito facilmente! –
Chiuse la porta dietro di lui, lasciando 006 da solo con la sua disperazione, accresciuta dall’odioso senso di inutilità che gli avevano trasmesso le ultime parole pronunciate da quel mostro…

- Bene, 007, finalmente ci conosciamo direttamente! Tu sei quello, insieme a 004, sulla cui sopravvivenza all’intervento per diventare cyborg avrei puntato di meno! –
- Sei uno schifoso bastardo!! – esclamò Bretagna, senza porsi minimamente il problema di riflettere prima di parlare – Che ne hai fatto degli altri?!? –
- Stanno esattamente come starai tu tra poco! – rispose con una certa ilarità.
- Maledetto!! Uno scarafaggio è migliore di te!! -
- …e non sei decisamente molto furbo – continuò Kimura - nella situazione in cui ti trovi dovresti supplicarmi! –
- …forse l’avrei anche fatto…per me stesso…se tu non fossi un verme viscido! –
- Mmm…un moto di orgoglio…interessante! Comunque ti consiglio sinceramente di non assumere con me tanta confidenza!-
- Senti chi parla di confidenza! Dal momento che non siamo amici, dovresti essere il primo a prenderne di meno!-
- Sarà, ma non ho mai visto nessuno, in laboratorio, dare del “lei” alle cavie! –
- Dovevo aspettarmelo, questo genere di risposta! E poi, come ho detto prima, comportarmi meglio cambierebbe qualcosa? –
- No. Ma sicuramente non peggiorerebbe le cose. Dimentichi che si può fare sempre peggio e, giusto perché tu non ricada nell’errore, non ti risparmierò il massimo del dolore che potrai provare!  Ti informo che, da questo momento in poi, attraverso il mio computer, potrò attivare i tuoi poteri a mio piacimento! Non trovi che sia buffo: un sacco di scienziati hanno pensato di impossessarsi della vostra volontà, quando invece è sufficiente manovrare i vostri corpi come marionette!! Ad ogni modo, cominciamo…Magari inizieremo con qualcosa di personale, giusto per vedere l’impatto emotivo dei ricordi! –
Le sue dita iniziarono ad armeggiare sulla tastiera di una consolle posta a lato del letto e 007 si sentì inizialmente come quando cambiava forma, ma si rese conto di non essere padrone delle cellule del suo corpo e che queste si stavano sollevando dal suo petto come a formare una figura umana. La sensazione che il suo corpo non gli appartenesse era già orribile di per sé, ma quando vide che la sagoma creata all’altezza del suo cuore iniziava a prendere i lineamenti del suo vecchio amico Harry Brown, inorridì completamente.
- BASTA!! – gridò – Smettila immediatamente!! -
- Sarebbe bello se i ricordi del passato potessero essere estirpati come tumori, vero? Invece no, restano nella nostra pelle, fanno parte di noi! Comunque, non stai usando il tono giusto per formulare la tua richiesta! –
Bretagna strinse i denti: non si sarebbe mai abbassato a supplicare una persona che gli faceva più ribrezzo che paura! Kimura scosse il capo e decise di salire di livello: la figura umana mutò il suo aspetto nella testa di un drago dai denti aguzzi. Questa trasformazione forzata era terribilmente dolorosa e 007 non riuscì a trattenere le urla…poteva muovere solo la testa e le dita  e questo non faceva altro che aumentare la sofferenza; in più la bestia generata dal suo stesso corpo iniziò ad addentargli prima le braccia poi il collo…avrebbe voluto impiegare meno tempo per perdere i sensi, ma, dopo un arco temporale che gli parve infinito, ci riuscì…
- Peccato! – commentò Kimura dopo aver riportato la situazione alla normalità - Dovevo aspettarmelo che un soggetto così debole non avrebbe retto a lungo! Vediamo, chi rimane da testare? –

Jet era l’unico, insieme a Ivan, che era stato tenuto sotto sedativi fino a quel momento. Fu risvegliato da una sostanza che gli attraversò le vene provocandogli la sensazione di una scarica elettrica. Kimura lo mise immediatamente al corrente della situazione e questo non poté far altro che scatenare le sue reazioni aggressive.
- Cosa cazzo vuoi da noi, brutto figlio di puttana?! – urlò, incurante del fatto che in quel momento era totalmente vulnerabile.
- 002, da te questo vocabolario dovevo aspettarmelo: ti ho tenuto a dormire apposta per non sentirlo! Devi ringraziare il fatto che non agisco per vendetta o cattiveria, ma solo per puro spirito scientifico! Non ti faccio niente perché su di te ho già lavorato mentre aspettavo i tuoi amici: ho semplicemente riprogrammato alcuni sensori che regolano la forza del tuo organismo cibernetico e adesso, nonostante apparentemente nulla è stato modificato nel tuo corpo, si può dire che la tua potenza muscolare è pari a quella di un uomo normale. Sei un modello primitivo, è stato molto semplice! –
- P…perché hai fatto questo?! -
- Perchè? Perché non voglio correre alcun rischio mentre ti utilizzo per un piccolo test…cerca di tirarti su il morale: probabilmente sarai l’unico del gruppo che avrà modo di divertirsi! –
Quelle parole lo spaventarono molto più di una minaccia.
- Purtroppo – continuò, incurante delle saette che gli mandava Jet - a questo scopo, dovrò tenerti per un po’all’oscuro di quello che accade a tutti gli altri: sarai l’unico a non sapere niente di ciò che avviene ai tuoi compagni fino al momento più opportuno…goditi l’isolamento e tieniti pronto, mi raccomando! – gli fece un sorrisetto beffardo e sbatté la porta, mentre Jet gli urlava invano di dargli delle spiegazioni.

 

Joe cercò di azionare l’acceleratore: avrebbe potuto stappare via i legacci o, al limite, si sarebbe strappato via gli arti, pur di liberare gli altri…pur di liberarla…
- L’ho disattivato, 009! Speravo non mi credessi così stupido da non farlo! Tu sei il pezzo migliore realizzato da Gilmore: non voglio che si danneggi un simile capolavoro…così come, adesso, non voglio danneggiarlo io forandolo! – Joe rabbrividì davanti a quella frase.
- CHE HAI FATTO AI MIEI AMICI, BASTARDO?!! – urlò al colmo della disperazione.
- Niente…assolutamente niente, rispetto a ciò che sentirai tu! Cercherò di riprendere i test che avevo iniziato con 005 e in più sarà molto interessante registrare le loro reazioni alle tue urla! –
- V…vuoi vedere come reagirebbero i miei compagni sapendomi in difficoltà?? Che senso ha tutto questo? La verità è soltanto che ti diverti a comportarti in questo modo e vuoi farlo prima di consegnarci ai Black Ghost e intascare la tua ricompensa!! –
Kimura continuava a essere glaciale e gli rispose con indifferenza.
- Devo ammettere che mentirei non riconoscendo che fare tutto questo sia molto piacevole; mi piace che avvertiate tutta la vulnerabilità del vostro essere, nonostante i vostri corpi siano così speciali…è anche piacevole la sensazione di poter fare ciò che voglio agli individui che hanno tenuto sotto scacco l’intera organizzazione! Nonostante tutto, 009, io credo davvero nelle mie ricerche e, nel caso tu abbia dimenticato quello che vi ho detto all’inizio, ti spiegherò la ragione per cui voglio rendere i tuoi amici partecipi di ciò che sto per farti: ogni organismo reagisce in maniera differente agli impulsi psicologici e agli stress emotivi e le macchine che ho collegato a ciascuno di voi registrano ogni singolo parametro dei vostri corpi…ora, non pensi che intuire la sofferenza di un amico, quello ritenuto da tutti il più forte, possa essere uno stimolo non da poco? Ma adesso basta con le chiacchiere e cominciamo. – detto questo collegò un nuovo tubicino al grosso ago delle flebo conficcato nel braccio del ragazzo; all’altra estremità del tubo c’era un contenitore di vetro con un liquido verde all’interno. Nuovamente giunsero altre spiegazioni, che sembravano dettate più da una sorta di autocompiacimento che da una reale necessità di fornirle:
- Avevo detto che non intendevo danneggiarti e questo metodo limiterà effettivamente i danni, se si provvede in tempo a “ripulire” il tuo sistema circolatorio dalla sostanza che sto per immettervi; anche questa è una novità in fase di sperimentazione ideata dai vostri “creatori” ed ha effetti molto particolari: attraversa il corpo simulando sensazioni simili a quelle della corrente elettrica, ma non  brucia le cellule; in compenso prolunga e intensifica la sensazione di dolore. L’ideale per sciogliere la lingua a qualcuno che non vuole rivelare i suoi segreti! -
Joe guardò con terrore la compressione della sostanza nel suo contenitore. La prima ondata gli attraversò le vene, facendogli pulsare le tempie e facendogli sentire il cuore in procinto di scoppiare…tuttavia non avrebbe agitato gli altri, turbato ancor di più Francoise con il suono della sua voce. Strinse i denti e arrivò una seconda ondata, ancor più forte, ma, così come Geronimo, non voleva cedere.
Più tratteneva le grida e più il dolore diventava insopportabile, impedendogli infine di riuscire a reprimersi.
- E’ quasi buffo il modo in cui tentiate di fare gli eroi quando è assolutamente superfluo! – commentò Kimura, mentre aumentava la potenza della macchina riuscendo finalmente ad ascoltare le urla di Joe. Continuò per diversi minuti e si interruppe prima che 009 potesse perdere i sensi, lasciandolo stremato ma vigile.
- Come immaginavo: 005 è stato superiore a te! Quanta tecnologia sprecata!! – Mentre usciva dalla stanza aggiunse ancora delle parole, quasi una sorta di misteriosa “anticipazione” di uno spettacolo: - Cerca di riprenderti in fretta: voglio mostrarti qualcosa che, credo, troverai interessante!-

- Bene, cara. Ho lasciato la parte piacevole per rilassarmi alla fine! – esordì aprendo la stanza dove stava Françoise.
- Joe…009 è vivo? – chiese con il terrore nel cuore e il volto rigato dal pianto.
- Si, non temere…le reazioni del tuo corpo sono molto rivelatrici: tieni particolarmente a lui? –
- Quanto tengo agli altri!! – quella palese menzogna strappò un sorriso al suo aguzzino; lei cambiò argomento.
- Che ne hai fatto di Ivan?-
- Chi, il figlio di Gamo? Sei diventata la sua mammina? – rise, poi rispose alla domanda - Per adesso nulla. E’ paradossale che il più inerme tra voi sia il più potente e pericoloso! Un vero genio, quel Gamo!! Se quel poppante non fosse stato dalla vostra parte, sareste già cancellati da un pezzo dalla faccia della terra! –
- Dov’è?-
- Qui, come voi…per adesso è sedato, sotto una capsula che ne inibisce i poteri, poi vedrò che farne. E’ sciocco correre rischi inutili! - 
- Stai già correndo dei rischi! – gli disse fissandolo negli occhi; la rabbia era tale da occultare molto bene la paura.
- Ne vale la pena! – disse con strafottenza, palesemente infastidito dall’orgoglio con cui lo guardava Francoise – E sono certo che tra un attimo abbasserai lo sguardo! –
Le si fece vicino, iniziando a toccarle il seno, e le sussurrò, con un tono inquietante:
- Decisamente mi piacciono le donne: purtroppo mi rendono difficile separare il lavoro dal piacere!– detto questo le strinse forte uno dei capezzoli, strappandole un urlo di dolore.
– Peccato che il tuo corpo sia in parte meccanico, ma questo non cambia molto…sarebbe divertente sapere che effetto farebbe ai tuoi amici vederti così…chissà chi ti desidererebbe di più! E chissà chi si arrabbierebbe di più!-
Era disgustata e terrorizzata…avrebbe voluto abbandonarsi a un pianto disperato, ma l’orgoglio stesso le impose di trattenersi e di reagire.
–Non osare mai più toccarmi!! –
Per tutta risposta ricevé un sorriso beffardo. – Mi dispiace, ma questo è da escludersi. E poi anche il piacere è una dimensione del corpo: non vogliamo far rilassare un po’ i tuoi amici dopo quello che hanno passato? –
- Loro non mi desiderano e mi amano come una sorella. Non potrebbero mai provare per me quello che stai pensando!-
- Scopriamolo, allora!! Da questo momento in poi, loro ti stanno guardando! –
Mentre l’immagine di 003 appariva nei monitor sospesi sulle porte delle varie stanze, Kimura iniziò a toccarle il corpo con lascivia, spostando lentamente le dita dal seno, al fianco, alla gamba, fino all’interno coscia, risalendo verso il sesso, dove la penetrò di colpo facendole sfuggire un grido. La ragazza, che già stava avvampando di vergogna all’idea di essere guardata in quel modo dagli altri, non riuscì più a resistere e iniziò a singhiozzare, supplicandolo di smettere sotto gli occhi carichi di rabbia e angoscia dei suoi amici.
Gilmore annichilì completamente…si stava già domandando da tempo quale sorte sarebbe toccata alla sua piccola ballerina dopo aver assistito impotente alle torture imposte ai suoi ragazzi, ma questo era davvero troppo. Solo allora si era reso conto che, di tutti, 003 era l’unica a essere stata legata in modo diverso: gli altri avevano le braccia appoggiate poco discostate dal corpo ed erano stretti in modo tale da impedire qualunque movimento; lei, invece, aveva i polsi bloccati all’altezza della testa e non aveva alcuna cinghia a trattenerle la vita, ma solo un paio di fasce sulle caviglie, come se, al di là del fatto che la sua forza ridotta le avrebbe impedito comunque di liberarsi, il suo rapitore volesse permetterle in qualche modo di muoversi. In quel momento, la ragione di questa differenza divenne palese: Kimura voleva che il corpo della ragazza fosse più “esposto” di quello degli altri e vederla muoversi senza la possibilità di sfuggire accresceva di gran lunga il suo divertimento.
Joe aveva raggiunto il culmine della disperazione: avrebbe preferito subire mille volte la tortura precedente, piuttosto che sapere lei in quella situazione.
- LASCIALA STARE, MALEDETTO!!! LASCIALA!!! – urlò, arrivando a farsi sanguinare la carne contro la cinghie nel tentativo di liberarsi.
Albert strinse i pugni, ringhiando tra i denti: “ Me la pagherai! Ti ucciderò con le mie stesse mani!”. Lo stesso senso di rabbia pervadeva Geronimo, al punto tale che la violenta scarica di adrenalina suscitata da quella scena lo riscosse dalla debolezza che si era impossessata di lui a causa delle innumerevoli ferite aperte e gli fece avvertire ancor di più la pressione psicologica della sua forzata immobilità. Punma ebbe un terribile dejà – vu: non era la stessa cosa, ma da bambino aveva assistito alla violenza su una donna, una sua parente, che si occupava di lui; erano entrati nella capanna due uomini e avevano iniziato a toccarla e lei piangeva, piangeva e supplicava come stava facendo Francoise in quell’istante…tutte le orribili sensazioni di quel momento ritornarono a galla, aumentando ancor di più il suo dolore e il suo senso di impotenza…
“Francoise…no…” sussurrò Bretagna con il po’ di forza che gli era rimasta, voltandosi dall’altra parte per non guardare. Una scarica elettrica, lo fece sobbalzare, seguita dalla voce di Kimura.
- Non vi ho detto che potete non guardare! – ghignò riponendo in tasca il telecomando che gli permetteva di inviare la scossa a distanza, senza smettere neanche un attimo di toccarla, godendo nel farle male. L’unico a non capacitarsi realmente di quanto accadeva era Chang: sentiva il respiro sempre più corto, come se la vita stesse realmente per abbandonarlo, e tutti gli impulsi che giungevano attraverso il monitor che collegava le stanze arrivavano al suo cervello come gli sprazzi di un unico, infinito incubo.
Kimura andò avanti per alcuni minuti, dopo di che si fermò lasciando Francoise sconvolta e tremante. 
- Strano, pare che questa scena non abbia avuto sui tuoi amici l’effetto sperato: eppure non sei affatto brutta! Probabilmente avranno qualche problema! – rise – D’altra parte, mi sembra che tu non ti sia eccitata troppo! Forse non sono di tuo gradimento: magari preferisci qualcun altro…- si allontanò lentamente e uscì dalla stanza, restando dietro al vetro mentre armeggiava sul telecomando. Una porta laterale si aprì e, sull’uscio, apparve Jet che, unico a essere tenuto fino a quel momento all’oscuro di tutto, impallidì trovandosi di fronte alla sua amica legata nuda al letto metallico.
– Francoise! – esclamò correndole incontro e verificando istintivamente che non fosse ferita. Vide che aveva il viso rigato dal pianto e che tremava; quella scena lo riempì di amarezza e, prima di fare il disperato tentativo di liberarla, le accarezzò il volto e le asciugò le lacrime con le dita.
- Coraggio! – le disse, senza avere la forza di chiederle cosa fosse accaduto – Sono qui con te! Vedrai che riusciremo a cavarcela! -
Kimura intervenne nella scena.
- 002, ricordi quel piccolo test di cui ti parlavo? E’ il momento di iniziarlo! –
- Non inizierà proprio nulla, dannato stronzo!! – esclamò avanzando verso il vetro e tentando di sfondarlo con un pugno; quel tentativo servì solamente a lesionargli le dita, ma non incrinò minimamente la superficie trasparente.
- Spero non penserai di sfondare questo materiale con le tue forze ridotte alla pari di quelle di un uomo normale! –
- Saranno più che sufficienti per torcerti il collo!! –
Lo scienziato trovò quelle minacce alquanto ridicole, ma non permise a Jet di continuare.
- Risparmia le energie, 002! Se ti ho liberato per fare questo esperimento, la cosa più logica era che prima ti rendessi perfettamente inoffensivo! –
- Me ne sbatto, dei tuoi esperimenti!! Libera 003 o stà pur certo che rimpiangerai il giorno in cui sei nato!! –
- Mi stai facendo perdere tempo, 002. E io detesto perdere tempo! E poi, dovresti ringraziarmi per l’opportunità che ti sto dando! –
- Di che diavolo parli?!-
- Dell’opportunità di divertirti con il bel corpo della tua amichetta! Avanti, che aspetti? Non ti ricapiterà facilmente un’occasione simile! –
Francoise sgranò gli occhi, intuendo fino a che punto potesse spingersi la perversione di quell’individuo. Jet restò basito per un istante, dopodiché si lasciò andare a una risata nervosa.
- Tu sei completamente pazzo, bello! Non farò mai niente del genere a Francoise! – l’aveva chiamata per nome: non accadeva mai in presenza di un nemico e quella distrazione tradiva tutta la tensione di 002.
- Davvero? Oh, allora mi dispiace, ma sarò costretto a ucciderla proprio adesso! – toccò un’altra leva sul telecomando e anche stavolta partì una scarica elettrica che attraversò il corpo di 003, facendola contorcere e urlare. Smise immediatamente, aspettando la reazione di 002.
- Allora? Questa era solo una piccola scossa, non le ho fatto nulla! Che cosa decidi? Deve proprio non piacerti, se preferisci vederla morta anziché farla tua! –
Jet strinse i pugni a tal punto che avrebbe potuto farli sanguinare. Era terrorizzato e le tempie gli pulsavano…la vita di Francoise era nelle sue mani, ma avrebbe dovuto diventare lui stesso parte della sua tortura…
La ragazza lo guardò e sussurrò debolmente qualcosa.
- Jet…ti prego, non farlo…-
Il cyborg imprecò, dando un pugno sul muro.
- 002, deciditi: sto per darle un’altra bella scarica! –
- NO!! – gridò disperato – Non farle del male…va bene…va bene, schifoso maiale! –
- Andiamo, un po’ più di entusiasmo!! –
Il ragazzo si avvicinò a Francoise, provando le sensazioni più contrastanti che avesse mai avvertito in tutta la sua vita…Lui l’aveva sempre desiderata, prima che lei scegliesse Joe, ma non così, non in quel modo…Averla significava farle più male che strappandole la carne, non toccarla significava condannarla a morte! Allungò lentamente le dita, sfiorandola appena sull’addome e sulle braccia…
- Non dirmi che uno come te ha paura di toccare una donna! – lo schermì l’uomo.
- Lasciami perdere!!! – urlò Jet.
- Non tentare di prendermi in giro – disse l’altro – lo sai cosa posso farle! E non comportarti da femminuccia: non è la scena di un romanzetto romantico e non devi farci l’amore, ma possederla fisicamente! –
Jet digrignò i denti, ma non poteva tirarsi indietro…cercò di farsi più audace, di non pensare…tentò di toccarla come avrebbe fatto con una delle ragazze che frequentava quando era un teppistello incosciente…come avrebbe fatto con una qualsiasi…Le passò le dita sul seno, iniziando a stringerlo piano…La sensazione che le procurò fu assolutamente straniante: per un istante le provocò la stessa repulsione che avrebbe provato se l’avesse toccata suo fratello, ma Jet non era suo fratello…una parte di lei era angosciata e piena di vergogna, mentre un’altra parte si sentiva paradossalmente rassicurata, il che era assurdo…forse era consapevole del fatto che Jet non avrebbe mai potuto farle del male, forse quella vicinanza a una persona che, comunque, l’amava era mille volte meglio della solitudine e della vicinanza a quel pazzo che li aveva rapiti…forse…forse, se non avesse amato un altro, se non fossero stati in quella situazione, se l’amicizia non fosse stata così forte…
- Jet, no…- disse Francoise tra le lacrime, rendendosi consapevole del pensiero che le aveva attraversato per un solo, brevissimo istante la mente, e rendendo all’amico ancor più difficile quello che faceva. Lui cercò di ignorarla, ma la sua testa non ci riusciva mentre le sue mani, forzando la coscienza che voleva bloccarle, si facevano sempre più audaci e, pianissimo, la baciava sul collo.
Jet non piangeva mai, ma delle lacrime iniziarono prepotentemente a uscirgli dagli occhi e qualcosa, nel suo cuore, stava inspiegabilmente spezzandosi…

Perfino lo scarso personale che lavorava in quella base fu preso dalla scena, tutti tranne l’individuo che controllava Gilmore, perché, mentre era distratto guardando il monitor, fu richiamato da un rantolo soffocato: il professore era piegato in due sul lettino.
– I…il cuore…!- balbettò al tizio che si era affacciato al finestrino della cella. Il tale aprì allarmato la porta per praticargli un massaggio cardiaco, ma l’anziano lo prese di sorpresa colpendolo con un pugno sul naso e fiondandosi fuori, chiudendo dentro il suo guardiano. Poi si diresse di corsa verso quella che, nel monitor, gli era parsa l’ubicazione della cella di 001. Sapeva che il suo era un tentativo disperato, ma ormai non aveva più niente da perdere. Rapidissimo, liberò il bambino dalla capsula e dal casco che ne inibivano i poteri e gli iniettò la sostanza che era stata già usata su Jet e che lo avrebbe risvegliato all’istante. “Perdonami, Ivan!” sussurrò, sapendo di avergli fatto del male: era necessario alla loro salvezza.
Il piccolo sgranò gli occhi, come se si fosse scosso dal peggiore degli incubi.
- Presto, 001! Devi liberare gli altri!! Ti prego, visualizzali e cerca di scollegare le cinghie che li bloccano!! –
Per il piccolo non ci volle molto a visualizzare tutti i suoi compagni.
- Professore – disse mestamente – non ce la faccio…posso liberarne uno solo…e loro non sono in buone condizioni…-
- Devi provarci, Ivan!! Fa presto!! Scegline uno, quello che ti sembra più idoneo…ma, ti supplico, sbrigati!! – Ivan annuì, poi mandò il segnale telepatico.
“009, sto per liberarti!! Stà pronto e salva gli altri!! -
Joe percepì la voce nella sua testa e vide, subito dopo, scollegarsi la flebo che lo immobilizzava. Appena il liquido cessò di fluire dentro di lui, avvertì i muscoli riprendere forza e riuscire a muoversi. Un istante dopo si staccarono anche le cinghie, come se una mano invisibile le avesse divelte.
Nonostante si sentisse debole e faticasse a reprimere il dolore, Joe riuscì a devastare una delle porte e ritrovò 005.
Non era facile vedere Geronimo in cattive condizioni e trovarlo ridotto in quello stato gli procurò una fitta al cuore. Con la forza della disperazione tentò di staccare le fasce che lo imprigionavano, riuscendo solo a deformarle.
- L…lascia stare, 009…- sussurrò l’amico - …stacca solamente quelle flebo e l…libera prima gli altri: li ucciderà presto…ma non…intende…uccidere subito me…- Joe ignorò quell’esortazione.
La voce di Ivan si fece nuovamente sentire nella sua testa.
“Non sprecare energia a staccare le fasce: deve esserci un comando generale. Cercalo!!”
“Un comando generale…” ripeté a se stesso cercando di concentrarsi per intuire dove potesse trovarsi…poi ricordò di essere passato di fronte a una stanza vuota nella quale aveva intravisto una consolle, ma non vi si era fermato spinto solo dall’idea di ritrovare i suoi amici. Tornò indietro, liberandosi con facilità dell’unico guardiano che incontrò. In quel posto non c’era una vera e propria sorveglianza: quel pazzo non lavorava per i Black Ghost e gli unici uomini armati erano quattro individui prezzolati che sicuramente si sarebbero dati subito alla fuga; tutta la sicurezza di quel luogo era affidata ai congegni meccanici acquistati dai Fantasmi neri, quelli si, più difficili da distruggere. 009 focalizzò la planimetria e armeggiò con le dita sulla consolle, constatando nei monitor delle telecamere poste nelle stanze che tutte le fasce metalliche che bloccavano i suoi compagni si erano aperte simultaneamente, inclusa quella di 003.
Jet capì che qualcuno era intervenuto ad aiutarli dall’espressione di terrore del loro carnefice e non stette neanche un istante a riflettere: sollevò Francoise di peso mentre era ancora sotto shock e la spostò da quel letto infernale, dopo di che l’appoggiò delicatamente contro il muro e utilizzò uno dei bastoni delle flebo per spaccare il vetro.
Kimura era apparentemente sparito, ma non c’era da aspettarsi niente di buono: tutto il sistema di sicurezza della base era stato messo in funzione per impedire la fuga dei prigionieri. Questa volta, però, 001 era cosciente e, sebbene non potesse sostenere grossi sforzi a causa del trattamento al quale era stato sottoposto, riuscì a far materializzare tra le mani dei suoi amici delle armi e a coordinarli telepaticamente affinché riuscissero ad aiutarsi tra loro per fuggire; non tutti erano in grado di muoversi e gli unici a essere privi di ferite erano, a parte il professore, proprio 002 e 003 . Una volta che si fossero radunati, sarebbero dovuti andare in un seminterrato esterno alla casa dove c’era un furgone che avrebbero potuto utilizzare per allontanarsi da lì.
002 fu guidato da Ivan fino alla stanza di Geronimo e 003 fu inviata a liberare Chang. Jet non fu contento di lasciare che Francoise si spostasse da sola là dentro, ma non c’era altro da fare…La ragazza trovò subito l’amico e, dopo averne constato con tristezza le condizioni, cercò di aiutarlo appoggiandogli sul viso la maschera dell’ossigeno che stava in un angolo della stanza; dopo un poco 006 parve riprendersi leggermente e riuscì anche a sollevarsi da solo in piedi ma, quando Francoise gli si fece a lato per aiutarlo a camminare, lui l’allontanò tentando inutilmente di comunicarle qualcosa…La voce di 001 sostituì la sua dentro la testa di 003: “Sta cercando di dirti che ce la può fare da solo. Vuole che tu vada da 007. Fai come ti sta suggerendo!”.
- Va bene, Chang! – disse lei, facendogli sapere di aver capito.
Francoise imboccò nuovamente uno dei corridoi quasi labirintici che separavano le stanze, ma un mitragliatore automatico le sbarrò la strada. La cosa non la sorprese affatto, dal momento che l’aveva già visto in anticipo, e bastò un colpo preciso della sua arma a distruggerlo…aveva scordato, però, che Kimura amava molto utilizzare dei diversivi; infatti, mentre era presa dall’azione, l’uomo sbucò quasi dal nulla alle sue spalle, afferrandole un polso e, prima che lei potesse reagire, si ritrovò con una pistola puntata direttamente alla gola.
- Getta via quell’arma e comportati bene! – le intimò, facendole rivivere con il suono della sua voce le stesse orribili sensazioni di impotenza e paura che aveva provato solo poco tempo prima –Mi servi come “lasciapassare” con i tuoi amici: vi conosco troppo bene per sottovalutare la vostra pericolosità! –
001 comprese immediatamente la situazione e la comunicò a Joe, che stava aiutando faticosamente Albert a muoversi; il ragazzo lasciò l’amico e si portò all’esterno, dove Kimura aveva trascinato la ragazza, diretto anche lui alla medesima destinazione che Ivan aveva indicato per la fuga.
Fuori aveva iniziato ad albeggiare e una folta coltre di foschia aleggiava tra gli alberi dell’enorme parco che circondava l’edificio. L’atmosfera era quasi surreale, nel silenzio animato solo dal verso di qualche uccello. Il manto erboso era completamente umido. 009 si spostava con movimenti quasi meccanici, come se non rispondesse più bene del suo organismo, ma, guidato solo dalla sua forza di volontà, raggiunse rapidamente lo scienziato, che si vide bloccato tra la pistola del cyborg e il fossato alle sue spalle.
- Non puoi fare niente! – ghignò Kimura, premendo ancor di più la sua arma sulla pelle di Francoise. - Il tuo acceleratore è fuori uso e il tuo proiettile partirebbe insieme al mio!  Spero che tu non voglia veder morta la tua amica insieme a me! E adesso spostati e lasciaci passare!! – ordinò, mentre Joe, tremante dalla rabbia, abbassava la pistola. Neppure lui si era accorto che, a pochi metri sulla destra dell’uomo, nascosto dalla foschia, c’era 004, che si era trasportato fino a lì nonostante i proiettili nella gamba.
Albert sparò, ma non a un punto vitale: non voleva rischiare la vita di 003 colpendola per sbaglio. Colse Kimura di striscio al fianco, giusto per farlo un po’ sanguinare e lasciare la presa, confidando nella rapidità dei riflessi di 003 che, grazie all’assenza del campo magnetico, era stata da lui allertata con la loro trasmittente interna. Ciò che si rivelò imprevedibile fu la perdita di equilibrio dell’uomo, che scivolò dentro il fossato, trascinando Francoise con sé. 
003 fu afferrata al volo da Joe, ma la mano del ragazzo era ridotta a uno scheletro robotico. La teneva stretta, ma le pareti viscide e fangose stavano mettendo a dura prova la sua presa; non aveva la forza di tirarla su e anche lui correva il rischio di scivolare di sotto. Sentiva che le energie stavano per abbandonarlo, quando una mano si accavallò con vigore alla sua intorno al polso di Francoise e la sollevò al sicuro.
– …Chang! – esclamò Joe voltandosi verso l’amico che li aveva salvati e guardando con orrore lo stato in cui era ridotto. Chang non poteva parlare, ma, nonostante tutto, sorrise.
Intanto Kimura cercava di tenere duro, aggrappandosi disperatamente a una sporgenza della roccia; Albert stava per fare nuovamente fuoco contro di lui, ma non servì: l’uomo perse definitivamente la presa e finì tra le fauci di uno dei suoi coccodrilli cibernetici urlando come un folle.
- Ora avrà tutte le risposte alle sue domande! – commentò 004 lapidario.
Gli altri li avevano raggiunti all’esterno, dopo aver sbaragliato la sorveglianza interna.
- S…siamo tutti vivi? – chiese Joe, incapace di risollevarsi da terra.
- Si, lo siamo tutti! – rispose Jet, avvicinandosi a lui ma, inspiegabilmente, senza avere il coraggio di guardarlo in faccia.
009 sorrise prima di perdere i sensi tra le braccia di Francoise.
Albert le appoggiò sulle spalle il camice che aveva sottratto a uno degli assistenti, cingendola leggermente come per farle coraggio. Solo in quel momento la ragazza lo guardò bene e sfiorò con le dita il foro del proiettile nella spalla dell’amico.
- Albert…- balbettò, voltandosi con le lacrime negli occhi verso gli altri che riuscivano a stento a sorreggersi e rendendosi conto della situazione. – Bretagna…Geronimo…-

Francoise andò a sistemare gli strumenti chirurgici utilizzati e a prenderne dei nuovi. Trovò Punma di fronte allo specchio, intento a chiudersi la ferita sul collo con una medicazione. 
- Lascia che ti aiuti…-
- No, non preoccuparti: ho finito. Fortunatamente per un cyborg un principio di annegamento non è gravissimo! Il professore potrà risistemarmi anche domani: gli altri sono più urgenti; 004 ha ancora le pallottole nella struttura metallica e 005 e 007, oltre ai danni dei tessuti, hanno perso molto sangue…-
- lo so…- sospirò lei, preoccupata – ma tu sei certo di non correre rischi? –
- Si, lo sai che non sono un incosciente…- le sorrise, poi scosse il capo – Stavo per morire annegato! Se non fosse tragico, mi metterei a ridere! Quel tale ci avrebbe uccisi un poco alla volta, se il professore non avesse rischiato la vita per salvarci… Meno male che almeno io, te, Jet e Chang eravamo in grado di muoverci…- passò nervosamente la mano nei capelli – 003, riposati, sei distrutta! Aiuterò io il professore, me la sento. –
- No, adesso Joe…-
- Ho capito: occupati di Joe, ma poi và a riposare e lascia continuare me! Chang sta meglio? –
- Si, si riprenderà presto…Va bene, Punma. Ti ringrazio…-
Gilmore, dopo aver “riparato” Chang, che rischiava di non sopravvivere, aveva deciso di curare Joe prima degli altri perché ignorava quali potessero essere le conseguenze della sostanza che Kimura aveva introdotto nel suo organismo; l’unica cosa da fare era collegarlo alla macchina che avrebbe ripulito e sostituto tutto il suo sistema circolatorio, tenendo sotto controllo i parametri vitali per verificare che le cose andassero bene; l’operazione avrebbe richiesto molto più di ventiquattr’ore e, considerando che 009 era cosciente, glielo spiegò mentre, con 003, ultimava il lavoro di sistemazione degli aghi nelle vene principali.
- …So che per te sarà complicato startene buono qui dentro per una giornata abbondante, quindi la cosa migliore è addormentarti per aiutare il tuo organismo a recuperare le forze…-
Joe non si trovò molto d’accordo con quell’affermazione.
- No, professore, per favore…- sussurrò appena, trattenendo con la mano il polso a Francoise, che stava allacciando l’ultimo tubicino al suo braccio - …io…ho bisogno di parlare con 003…-
Joe non era mai molto esplicito nel dire ciò che passava nel suo cuore, ma lei che lo conosceva bene riusciva a intuire tutta la preoccupazione che il ragazzo aveva nei suoi riguardi per ciò che aveva passato… Gilmore gli rispose sospirando.
- Va bene, vado un momento a controllare 005 e poi, quando torno, vedremo…-
Francoise lanciò un’occhiata interrogativa al professore, come a volergli domandare se quella richiesta potesse essere dannosa per Joe; Gilmore, senza farsi vedere da lui, scambiò uno sguardo complice con la ragazza e iniettò un sonnifero nella flebo prima di uscire dalla stanza.
Appena furono soli, il ragazzo cercò di formulare in qualche modo i suoi pensieri.
- …Non voglio lasciarti sola…voglio…voglio starti accanto…-
Lei percepì, in quelle poche parole, tutta la forza dell’ amore che Joe provava nei suoi riguardi. Se ne sentì avvolta come da un abbraccio caldo. Seduta accanto a lui, gli carezzò il viso e gli diede un piccolissimo bacio sul collo…
- Non mi stai lasciando sola, non preoccuparti. – disse, cercando di sorridergli.
- Ti…prego…- aggiunse - …non avercela con Jet…lui…non voleva farti nulla…è stato…costretto…-
Era decisamente da Joe, anche in quella situazione, preoccuparsi prima degli amici. Francoise non voleva farlo agitare e cercò di rassicurarlo.
- Non ce l’ho con lui, stai tranquillo…Ora pensa solo a riposare e riprenderti…-
Questa volta come non mai, 009 non aveva nessuna intenzione di riposare; avrebbe solo voluto restare vicino a Francoise e lottò fino all’ultimo contro se stesso per non addormentarsi e poter continuare a stringerle la mano…
Gilmore rientrò nella stanza.
- Mi dispiace, Francoise, mi rendo conto che in questo frangente sentite il bisogno di stare insieme, ma conosci Joe: è impossibile farlo stare a stretto riposo e, in questo momento, per lui è vitale riposare. Sono costretto a tenerlo sotto sedativi per almeno un paio di giorni…-
- Capisco, professore: ha fatto la cosa giusta…- poi osservò la stanchezza sul volto dell’anziano.
- Lei, invece, come sta?-
- Bene, ora che so che siete in salvo! Io…credo di non essermi mai sentito così solo e vulnerabile in tutta la mia vita! –
Francoise gli sorrise con tenerezza. Gilmore cambiò discorso.
- Sei riuscita a parlare con Jet? –
- No…in questo momento non ci riesco…-
- Fallo, appena puoi: è convinto di averti fatto del male, di aver mancato di rispetto a Joe, ma voleva solo salvarti la vita…-
- Si, lo so…- rispose con gli occhi persi nel vuoto.

- Non dovresti stare ancora a riposo? – domandò Albert vedendo Bretagna scendere in soggiorno. Era passato appena un giorno e mezzo da quella terribile avventura.
- Anche tu, mi pare! Io…non avevo molta voglia di starmene da solo. –
- Lo capisco…- aggiunse, facendo intuire che per lui era lo stesso. 004 fece per sedersi sulla poltrona e strinse un poco gli occhi sentendo tirare i nervi nei punti in cui prima c’erano i buchi dei proiettili.
- Su una cosa quel tipo aveva ragione: a che mi serve un sistema per sentire dolore?-
- Lo sai – rispose Punma - il dolore ha una precisa funzione nel corpo umano: è l’allarme che ci indica che qualcosa non va. –
- “Corpo umano”…- ridacchiò ironicamente 004.
- Non si potrebbe sostituire il dolore con dell’altro…che ne so, solletico? – disse Bretagna.
- Non penso che il solletico sia un buon deterrente per impedire agli umani di fare e farsi del male, dal momento che neppure il dolore lo è in maniera sufficiente! Comunque, questo devi chiederlo al creatore! – replicò Punma.
- Ah. Glielo suggerisco, la prossima volta che stiamo per incontrarci! -
- Il corpo rimane sempre un mistero, anche se lo si conosce perfettamente…- disse Punma, come se stesse proseguendo ad alta voce delle considerazioni personali.
- Sai, sono sempre stato favorevole alla cultura, ma gli individui come quel Kimura non dovrebbero proprio accostarvisi…- commentò 007.
- Non è un problema di “cultura”…- sottolineò Albert.
- E’ vero – rifletté Bretagna - considerando che un tale con animo così disgustoso sarebbe capace di fare danni all’umanità anche se di mestiere lavasse i cessi all’aeroporto! – 007 cercava di scherzare, ma l’amico si accorse che, mentre si passava la mano sulla spalla questa gli tremava - Comunque ci è andata bene – continuò - gli unici strascichi che ci porteremo dietro saranno degli incubi per i prossimi dieci anni, ma sempre meglio di altre cose! -
Punma sospirò. Anche lui capiva che Bretagna cercava a modo suo di superare il trauma di ciò che era successo e sperava di aiutare anche loro, ma i suoi tentativi erano alquanto inutili.
- Come sta Francoise? – domandò ad Albert.
- Come vuoi che stia? Si è chiusa in camera e, per adesso, non se la sente di uscirne…-
- Non riesco a darle torto. – disse Chang.
- Ma…- intervenne Seven, con lo sguardo mesto – forse parlare con noi di quanto è successo l’aiuterebbe…-
- Non credo proprio, 007. – rispose Chang – Alle volte parlare di qualcosa che ci ha fatto male non fa altro che farci rivivere quello che vorremmo dimenticare…almeno è ciò che sento io in questo momento. – detto questo si alzò e se ne andò nella sua stanza, lasciando Bretagna ancor più abbattuto…non riusciva a rassegnarsi di non poter far nulla per consolare i suoi amici: solo vedere loro star meglio avrebbe fatto star meglio lui.
- G.B…- disse Albert – mica devi per forza fingere di stare bene…-
L’amico lo guardò con l’espressione seria.
- E tu non devi per forza fingere che non ti importa niente di quello che è successo! -
In questi casi, Albert era quello che riusciva sempre a sorprendere gli altri e si avvicinò a 007 dandogli una leggera pacca sulla spalla.
- Coraggio! Non siamo tutti uguali, dovresti saperlo…non forzare gli altri a essere come te: vedrai che già domani Chang tornerà a essere quello di sempre! – l’amico lo ringraziò con un sorriso: ormai Albert lo conosceva abbastanza bene da sapere che bastava quel gesto senza aggiungere nulla.
- Per com’è fatta 003, credo che si senta peggio di tutti noi! – osservò Punma – E anche Jet non sembra stare bene! –
- Ci credo: al posto suo non avrei mai saputo come comportarmi! – rifletté 007.
- Forse non è il caso di lasciarlo da solo: magari non sa neppure come porsi con noi, dopo quello che è successo…- continuò 008.
- Si. – concluse Heinrich – Non preoccupatevi: più tardi andrò io a parlargli…-

Francoise era andata per la centesima volta a controllare Joe. Si sentì tranquillizzata nel vedere che i lineamenti del suo viso si erano rilassati, segno che aveva superato il momento più critico. Rimase accanto a lui per un tempo indefinito, carezzandogli dolcemente le labbra e il mento e tenendo la mano sulla sua; ogni volta che accadeva di vederlo in quello stato era per lei angosciante, ma quella volta desiderava come non mai di riaverlo con sé, di sentirsi stringere forte e rassicurare dal suo uomo… Si sentì quasi egoista, per questo pensiero. Scosse il capo, biasimando se stessa, e, dopo aver verificato che le apparecchiature funzionassero come si deve, andò via.
Uscendo dal laboratorio, aveva preferito tornare di nuovo in camera sua: non se la sentiva di farsi vedere triste e preoccupata dagli altri e, al tempo stesso, era come se, da un lato, si vergognasse a mostrarsi a loro; le era rimasta addosso la sensazione di essere guardata, la sensazione che,  facendosi vedere, potesse essere ricordata nella situazione che aveva attraversato; quest’idea la faceva rabbrividire; sapeva che, molto probabilmente, non era così, tuttavia…Ripensò al fatto che nessuno dei suoi compagni, tranne Joe e il professore, l’aveva mai vista completamente nuda… Anche questo pensiero la faceva sentire terribilmente a disagio, nonostante sapesse che non fosse giustificato, visto che erano stati tutti nella stessa situazione e che lo spirito di sopravvivenza aveva sostituito ogni forma di pudore…Stranamente le venne in mente un episodio di qualche tempo prima, avvenuto in Africa: insieme a Punma erano sulle tracce di una delle cellule del Fantasma Nero, che aveva rapito delle persone da alcune tribù locali e, vagando nella foresta, si erano trovati a raccogliere informazioni presso alcuni nativi con i quali lo stesso 008 faticava a parlare, nonostante ne conoscesse discretamente il dialetto. Lei si trovò terribilmente in imbarazzo, dato che tutti gli individui di quella tribù, alti, forti e ben proporzionati, non utilizzavano alcun capo di abbigliamento! Joe pareva a disagio quasi quanto lei, mentre Punma, al pari di Albert, non faceva una piega, quasi stesse dialogando con un impiegato in giacca e cravatta, e Bretagna, invece, si era messo addirittura a crearle ancor più a disagio facendo battute.
– Dai, 003,  non vedi che sono vestiti? Indossano un baobab come mutanda! –
- Piantala immediatamente!! Non stavo guardando “là”! – aveva risposto, diventando più rossa della loro uniforme.
- Si? Strano, visto che l’occhio cade inevitabilmente perfino a me che sono etero! –
- A me non cade!! –
- Ok, ti credo…Anche a me è capitato di non notare la Tour Eiffel guardando il panorama di Parigi!-
- PIANTALA!!! – aveva esclamato in coro con Joe.
Dopo quel colloquio Punma si era messo a chiacchierare con loro dando alcune spiegazioni.
- Comprendo che voi vi sentiate a disagio, ma da queste parti, dove il rapporto con la madre terra è molto forte, la nudità è normale. –
- Ma allora, quando si accoppiano, che fanno? Si rivestono? – aveva detto 007 con il tono tra l’ingenuo e lo scherzoso.
- Ho capito. – riprese 008 – La ragione del disagio dipende dal fatto che, nella società occidentale, il corpo nudo è collegato all’idea della sessualità, quindi a una dimensione che va dall’intimità all’oscenità…In realtà, se ci si ragiona, non è così: il nostro corpo è il nostro vero vestito e il sesso non c’entra quasi niente. E’ tutto un fatto di abitudini; gli abiti nascono per soddisfare l’ esigenza dell’essere umano di proteggersi dagli agenti atmosferici, non dal pudore…in secondo luogo c’è il discorso di distinguere ruoli e status ma, per far questo (e tu, 007, che lavori nel teatro, lo sai bene), è sufficiente anche solo un accessorio, come un copricapo o un tatuaggio…-
- Però, se è come dici tu – obiettò Bretagna – come fanno da queste parti a far nascere il desiderio tra di loro? Si guardano nudi tutto il giorno tutti i giorni! Sai che noia?-
Albert si era messo a ridere, coprendosi gli occhi.
- Poni delle domande che io non mi ponevo neppure a otto anni! –
- Com’è che io non sono per niente curiosa? – aveva bisbigliato lei tra i denti.
- Perché tu sei un animo puro, non corrotto e malizioso come il sottoscritto! – aveva riso 007, mentre 004 gli dava una botta sul braccio.
- Ma smettila! –
Anche Punma si era messo a ridere e poi aveva risposto alla domanda:
-  Il desiderio non nasce dalla nudità, ma da molti altri fattori, come in qualsiasi altro ambito del regno animale! E, comunque, in parte e in certi luoghi, è quasi come hai detto tu all’inizio e come, di fatto, avviene anche in occidente: per esercitare un richiamo sessuale si indossano alcuni colori e alcuni ornamenti; in pratica…si rivestono! –
- Adesso sei soddisfatto? – aveva chiesto Joe, ansioso di chiudere il dibattito. Bretagna era ancora pensieroso.
- Quindi, non dovendosi spogliare, si risparmiano un passaggio! –
- Direi di si! Cosa c’è, pigro come sei hai deciso di farti adottare dalla tribù? –
Alla battuta di Punma avevano riso tutti e, davanti a quel ricordo, anche a Francoise sfuggì un sorriso. Poi ripensò a se stessa: se la nudità del corpo è come il vero vestito degli esseri umani, nel quale mostrano sia la loro forza che la loro vulnerabilità, allora era per questo che lei si rivelava nuda solo nell’amore…nell’amore poteva svelare la sua vera essenza, senza il timore di poter essere giudicata o ferita, affidandosi totalmente all’altro… Con Jet non era stato così, o quasi…era cosciente del fatto che l’amico voleva solo salvarle la vita e non poteva avercela con lui. Probabilmente un’altra ragazza non si sarebbe neppure posta i suoi problemi: dopotutto molte persone riescono ad avere rapporti intimi con un amico senza confondere il rapporto di amicizia con altro. Per lei, però, non era così! Tuttavia, per un attimo…Si vergognava ad ammetterlo, ma, per un solo istante, stava per abbandonarsi a lui! E questo non riusciva proprio a perdonarselo, considerando che i sentimenti che nutriva per Joe e Jet le erano assolutamente ben chiari nel cuore. Stava male, e non a causa di Jet, ma di se stessa! Questo sentimento, poi, la faceva sentire terribilmente in difetto verso i suoi amici, che avevano subito torture molto peggiori della sua: che diritto aveva di rinchiudersi a fare la vittima quando non aveva minimamente sofferto neanche una piccola parte di ciò che era toccato a tutti gli altri? Cercò di cacciare i cattivi pensieri, immaginando che anche il ricordo di questa violenza sarebbe passato, confondendosi nel mare degli altri incubi che lei e i suoi amici avevano già vissuto…cercò di pensare che mancavano ancora poche ore al risveglio di Joe e che si sarebbe persa finalmente nel suo abbraccio…I suoi sforzi vennero vanificati dal flashback improvviso della voce di Kimura e del ricordo delle sue dita nel suo corpo. Istintivamente si accasciò sul letto, stringendosi in se stessa.
Il suono di una mano che bussava alla porta la strappò a quella terribile reminiscenza; non aveva bisogno dei suoi poteri per sapere che la persona dietro la porta era Geronimo: ormai riconosceva gli amici anche solo dal rumore dei passi o dal modo in cui bussavano. Aprì e lo fece entrare, non senza preoccuparsi per lui.
– Non dovresti alzarti: sei ancora debole! -
L’indiano sorrise.
- Detto a me suona strano, non ti pare? –
La ragazza sorrise a sua volta.
– Dimmi pure. – gli disse.
- Solo sapere come stai…-
Francoise si voltò dall’altro lato, sollevando le spalle. Aveva bisogno di parlare, ma non ne aveva alcuna voglia. Normalmente Geronimo sarebbe andato via, ma quella volta, non seppe spiegarsi per quale motivo, invece, si trattenne.
- Penso di immaginare come ti senti…-
- Non so quanto tu possa davvero immaginarlo…- rispose lei, mentre gli occhi le si riempivano inconsciamente di lacrime.
- Invece si…Il corpo è sacro: anche nella vostra cultura è la casa dello spirito e violarlo è un atto sacrilego. Quell’uomo, in maniera diversa, ha violato dei corpi e ora noi sentiamo che le mura di questa casa hanno lottato per non crollare e difenderne il contenuto…-
Era vero, si sentiva quasi come aveva descritto il suo amico: una casa che, nonostante tutto, non era crollata e gli abitanti erano salvi…il suo spirito era salvo, altrimenti non si sarebbe preoccupata per gli altri, faticando per aiutarli a fuggire e per curarli. Improvvisamente si riaccese in lei la volontà di affrontare Jet: doveva tirarlo fuori dallo stato d’animo che si era impossessato di lui, anch’egli “violato” e “usato” contro il suo volere. Solo lei poteva aiutarlo a star meglio e togliergli ogni peso dalla coscienza, mostrandogli che, nonostante tutto, nulla tra loro era cambiato.
Geronimo, più o meno consapevolmente, aveva risvegliato quella parte di Francoise che la violenza aveva solo momentaneamente piegato.
– E tu? Tu come ti senti?– chiese all’amico, rendendosi conto di non averglielo domandato. 005 fissò il vuoto e la rese partecipe dei suoi pensieri.
- Credo che quello che è successo…forse poteva capitarmi comunque, in modo differente: sono stato sempre diverso, Francoise…se non fossi un cyborg, sarei comunque un diverso… Essere ciò che sono mi ha sempre fatto considerare come qualcosa di strano, sia per quelli della mia etnia che per gli altri: è un limite, non una potenzialità; un limite che ho cercato di incanalare. Ho sempre fatto del mio meglio per “costruirmi” come persona, al di là di ciò che pensano e vedono gli altri, immaginando che un corpo come il mio potesse essere utile a chi amo e rispetto… Ma non mi è servito essere ciò che sono: non vi ho protetti…Non ho protetto le uniche persone che mi rassomigliano…- il suo tono, insolitamente triste, e l’espressione persa del suo viso lo facevano apparire incredibilmente vulnerabile.
Francoise scosse forte il capo, cercando di allontanare da Geronimo quei pensieri…non lo aveva mai fatto, ma sentì il bisogno di stringere forte l’amico, non per sentirsi consolata, ma per consolarlo.
Geronimo rimase un attimo meravigliato: lui era la persona “solida” del gruppo, quello che tirava su gli altri come se lui stesso non ne avesse mai l’esigenza… Quella volta capì quanto anche a se stesso servisse, qualche volta, sentirsi abbracciare.

 

 

© 14/04/ 2017

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