EGO

di Domy


 Inspirated by Willy Williams, “Ego”

 

Premessa: all’interno di questa ff viene citata la fanfiction di Pia “Ma chère Caterine”, dalla quale ho “rubato” l’ambientazione e il momento della storia tra Joe e Françoise, dunque, con il permesso di Pia (che ringrazio), mi piacerebbe considerare il suo racconto come una sorta di premessa al mio.

La riunione in parlamento si era finalmente conclusa; la maggioranza aveva infine deciso di non spendere ulteriori risorse per rafforzare il capitale bellico. L’uomo con la cravatta bordeaux e i capelli brizzolati, le cui onde morbide erano sfoggiate con una certa vanità, raccolse con soddisfazione i documenti dal tavolo e, salutati i colleghi, uscì nell’aria della sera, avviandosi verso la sua auto: l’esito finale di quell’incontro era principalmente merito suo; le sue teorie pacifiste, supportate da una notevole dialettica e da solide argomentazioni economiche, avevano trionfato alla grande su coloro che miravano al rafforzamento del capitale bellico. L’orgoglio e la gioia di quella piccola vittoria erano solamente offuscate dalla tristezza di non poter raccontare niente a nessuno una volta rientrato a casa, dato che viveva completamente solo.
Stava per aprire la portiera, quando una voce argentina, quasi da bambina, lo salutò.
- Ciao, Rudolf! –
Meravigliato dal fatto che qualcuno prendesse tanta confidenza con lui, che era un politico importante, si voltò verso la sua interlocutrice e, dopo averla osservata, rispose al saluto, aggiungendo:
- Mi pare di averti già vista…se non sbaglio, ieri sei venuta a sbattermi contro mentre uscivo dal bar! –
- Non ti sbagli, Rudolf!
Il sorriso divertito e strafottente di quella ragazzina avrebbe potuto essere irritante per una persona come lui, se non fosse che “Rudolf” non aveva alcuna voglia di tornare nella solitudine delle sue dorate mura domestiche e chiunque lo intrattenesse era ben accetto. Cercò di sorridere a sua volta.
- Bè, che tu sappia come mi chiamo non è un mistero, dato che i giornali parlano di me un giorno si e uno no, ma tu chi sei?
- Io sono Rabelais, e sono come il genio della lampada: so tutto di te! So che a scuola i tuoi compagni ti prendevano in giro, so che tuo padre non ti ha mai capito e so che tua moglie è andata via di casa pochi mesi fa.
L’uomo restò basito, sospeso tra incredulità e paura: non aveva mai condiviso con nessuno quei fatti personali!
- Come fai a sapere queste cose? Chi sei??
- Oh, ma te l’ho già detto! – sbuffò fintamente la ragazzina – Sei disattento! Io sono un genio! Un genio a cui piacciono i giochi. E posso risolvere tutti i tuoi problemi! Ma prima dimmi: ce le hai delle caramelle?
- I…io…- balbettò il politico, incerto se stare al gioco e ansioso di capirne di più – Ho solo queste alla menta…
- Non è il mio gusto preferito, ma in mancanza d’altro…- Rabelais prese la scatolina e buttò giù un paio di caramelle, tornando a guardare il suo interlocutore – Bene! Allora adesso vuoi giocare con me? – 
- Non so di che gioco parli, ragazzina, ma sono stanco e non amo gli scherzi!
- Non sto scherzando! – disse appoggiandogli una mano sul cuore - Ora ti spiego il gioco: tu ascolti quello che ti dice lo specchio magico e dopo i tuoi problemi saranno spariti per sempre! Adesso chiudi gli occhi…magia!!
L’uomo chiuse gli occhi e vide molte cose. Infine, vide esattamente ciò che voleva e capì come realizzarlo. In quel preciso istante il suo cuore si fermò e il suo corpo cadde privo di vita sul marciapiede umido. Del “genio” più nessuna traccia.

-…E’ morto di infarto subito dopo la riunione; fortunatamente, prima di morire, è riuscito a impedire che il suo paese spendesse un patrimonio in armi inutili…- commentò Punma, finendo di scorrere le ultime notizie sullo schermo del suo portatile.
- Si, decisamente una fortuna, almeno per il suo paese.– gli fece eco Albert, osservando il piccolo schermo oltre le spalle di 008, seduto al tavolo del salotto - Quando si dice che uno compie ciò che è giusto appena in tempo!
- …e, certamente, rovinando un buon affare ai Black Ghost! Sappiamo con esattezza che un loro agente stava già mercanteggiando col governo.  – aggiunse Joe – Spero che il successore di quell’uomo sia in gamba almeno quanto lui!
In quel momento entrò Bretagna, annusando con un’espressione delusa una camicia appena estratta dall’asciugatrice.
- Si sente quando il bucato non è stato fatto da Françoise: il suo è meravigliosamente profumato, mentre questo non sa di niente!-
- A me piace così! – rispose Albert - Non amo profumare come un mazzetto di lavanda!
- Uffa, quanto sei noioso!
- Comunque tra un po’ riavremo la nostra francesina: stiamo andando a recuperarla direttamente in Grecia! – disse Punma, alzandosi dal tavolo per aiutare Geronimo, che stava preparando l’ultima cassa di scorte per il viaggio.
- Già. Ancora non capisco perché sia fuggita laggiù per così tanto tempo…- sospirò 007.
- Io, invece, non capisco perché ti stupisci: col tipo di vita che fa qui con noi mi sembra logico che voglia prendersi una vacanza e sparire un bel po’ dalla circolazione! – ribatté Albert.
- Bè, battaglie a parte, pensi davvero che siamo così terribili?
- Tu senza dubbio!
- Dai, era una domanda seria!
- Anche la mia risposta!
- Rifletti un attimo – intervenne 008 - già la convivenza è una cosa delicata anche tra persone della stessa cerchia sociale e della stessa età, figurarsi tra individui così radicalmente differenti per usi, costumi, cultura, età, nazionalità…Lei, poi, è ancor più diversa da noi…
- Si, non fosse altro che per il  fatto di esser donna!- puntualizzò 007.
Joe aiutava 005 e rifletteva in silenzio: è vero, lei era diversa…Certo, a prima vista, tutti loro non avevano niente in comune, ma una cosa sì: erano tutti appartenenti alla categoria di coloro che potevano definirsi “avanzi della società”. Tutti, tranne lei. Lei, l’unica con una vita “normale”…l’unica ad avere potenzialmente un futuro. Già, perché che futuro potevano avere un neonato col padre pazzo, due teppistelli di strada votati al riformatorio, un poveraccio che viveva nella Germania dell’Est, un pellerossa disoccupato, l’indigeno di una tribù perseguitata dagli schiavisti, un cinese che sta morendo di fame e un alcolizzato? Semplicemente nessuno.
Da un gruppo così male assortito non ci si sarebbe potuti aspettare niente di buono, invece…
La voce di 007 lo riscosse dai suoi pensieri.
- …così finalmente Joe la pianterà di fare quella faccia!
- Eh?
- Si, si vede che ti è mancata un bel po’, non negare!
- Bè, è mancata a tutti, no? – rispose, cercando di camuffare un leggero rossore.
- Si, ma noi non siamo stati per tutto il tempo così…- detto questo prese le sembianze di 009 e si accasciò sul tavolo, appoggiando il viso sul braccio con l’espressione ultra depressa e gli angoli della bocca che quasi arrivavano al pavimento.
Gli altri scoppiarono a ridere, mentre 009 non riuscì a far altro che esclamare: “Piantala, non è vero!!!”, peggiorando ancor di più la situazione!

“Ma chèr Caterine, oggi, dopo tutti questi giorni, rivedrò i miei compagni. Chissà se ci sarà anche lui o se ha preferito rimanere in Giappone…”
- Francisca!! – la voce squillante di una ragazza bruna con un marcato accento spagnolo, dalle forme minute ma provocanti, interruppe i suoi pensieri.
- Francisca! Allora è oggi che arrivano?

Il Dolphin emerse in una piccola baia circondata dagli scogli. Quando il suo equipaggio scese sulla spiaggia, Françoise era lì ad accoglierlo, indossando un leggero vestitino bianco sotto il quale si intravedevano le bretelle del costume da bagno. Il suo sguardo si illuminò come non era stato mai in quei giorni, perché, già prima che tutti scendessero, lei aveva visto che Joe aveva seguito gli altri. Era semplicemente felice di vederlo e non cercò affatto di razionalizzare questa emozione. Si chiese se anche lui provasse qualcosa di simile, ma era impossibile capirlo: sorrideva, dolce come sempre, ma i suoi modi erano, come al solito, estremamente contenuti, al contrario di Jet e Bretagna, che le vennero subito incontro stringendola con entusiasmo, seguiti dalle manifestazioni di affetto più pacate ma altrettanto calorose degli altri. Joe non si sbilanciava mai con lei; al confronto, persino Albert appariva incredibilmente espansivo! Tuttavia, gli occhi scuri del ragazzo, parevano sempre dire qualcosa di più rispetto ai suoi gesti…alle volte, sembrava quasi che vi fosse in loro una silenziosa dichiarazione d’amore, ma questo, lei immaginava fosse solo frutto della sua fantasia.
- Allora, ti sei rilassata un po’, in questi giorni? – domandò con affetto Gilmore, ultimo a essere sceso sulla spiaggia.
- Professore, è venuto anche lei?
- Mi faceva piacere rivederti prima di recarmi a un seminario che si terrà a Istambul. In verità mancano ancora diversi giorni e così pensavamo di fermarci qui in albergo per una piccola vacanza, se a te va.
- Certamente! Solo che qui non ci sono alberghi, almeno non qui vicino: credo che ci sia qualcosa dall’altra parte dell’isola, mentre dove ci troviamo ora sono alcuni abitanti del posto a ospitare i turisti per guadagnare qualcosa…
- Oh. Allora vedremo come organizzarci!
- Per quello non c’è problema: posso ospitarvi io! – disse la ragazza.
- Tra l’altro – aggiunse Punma –una sosta è quasi obbligatoria: prima di ripartire ho bisogno di ricontrollare alcuni sistemi del Dolphin che, stranamente, facevano un po’ di capricci già da casa…
- Per me sei tu che sei un po’ troppo pignolo! – disse 007.
- No, 008 ha ragione – intervenne Joe – E poi non possiamo assolutamente permetterci di correre il rischio che ci sia anche solo una piccola cosa fuori posto!
- Capisco. – disse Françoise, facendosi sfuggire uno sguardo un po’ deluso: non le piaceva, in quel luogo di pace, dover ricordare per la millesima volta quanto fosse importante non abbassare mai la guardia.
- Oh, lasciali perdere! – esclamò Bretagna – Pensiamo piuttosto alle cose importanti: che hai fatto tutto questo tempo? Hai conosciuto qualche bel giovanotto? Ma, soprattutto: ce l’hai un’amica da presentarmi?
- Sei sempre il solito! – rise Françoise - Venite, andiamo a parlare in casa!
Il gruppetto risalì oltre la scogliera e seguì un sentiero assolato che conduceva in direzione di alcune casette bianche dalle porte in legno dipinte di azzurro intenso; la ragazza li condusse verso una di queste, dall’aspetto un po’ più malandato, con alcune parti realizzate in pietra viva e decorata da un tripudio di bouganville rosse che si arrampicavano un po’ dappertutto e da tantissimi vasi pieni di spezie e di gerani colorati; alle spalle dell’abitazione una piccola veranda si affacciava in direzione del mare.
- Non devi preoccuparti di ospitarci – disse Albert - anche se la casa è grande, starai scomoda…dici che c’è pure un solo spazio per farsi la doccia! Possiamo cercare qualche altra soluzione…
- Ma no, mi fa piacere! E poi ci siamo sempre arrangiati, giusto?
- Qui è davvero molto carino! – esclamò Chang – Ed è pieno di buoni odori!
- Vedi di non infilare tutte queste piante dentro una delle tue zuppe: potrebbe diventare esplosiva! -  commentò Jet.
Françoise si fece vicina al piccolo Ivan, profondamente immerso nel sonno, e gli accarezzò teneramente la guancia.
- L’ultima missione si è conclusa due giorni prima della mia partenza e lui, nonostante gli sforzi che ha fatto, non aveva ancora preso sonno…
- Credo che, anche se non volesse ammetterlo, gli pesasse la tua partenza…- sorrise il professore, mentre Joe specificò:
- Si è addormentato appena sei andata via, quindi esattamente undici giorni fa… –
- …più cinque ore, sedici minuti e ventotto secondi! – intervenne 007 – Joe lo sa con esattezza cronometrica, li ha contati tutti!
- Hai proprio deciso di voler morire?! – sibilò 009, imbarazzatissimo: ne aveva fin troppo delle frecciate del suo amico!
In soccorso di Bretagna si fece sulla porta la brunetta spagnola che Françoise aveva conosciuto nei giorni precedenti, più loquace ed estroversa che mai.
- Buenos dias! Hola, Francisca! Disturbo?
- No, non disturbi affatto! Ragazzi, lei è Soledad, ci siamo conosciute qui sull’isola tre giorni dopo il mio arrivo; anche lei è venuta qui da sola, così abbiamo fatto subito amicizia! Fate voi le presentazioni?
Dopo che tutti si furono presentati, il commento della ragazza fu:
- Sapevo che Françoise aspettava il suo gruppo di amici, ma non pensavo che eravate todos hombre!-
Si guardarono tutti l’un l’altro, pervasi da un leggero imbarazzo: effettivamente era singolare che una ragazza avesse esclusivamente amici maschi, per di più così eterogenei! La domanda che seguì fu quasi inevitabile:
- E come vi siete conosciuti?
- Ehm...n...noi...- provò a farfugliare Bretagna, unico abituato a dover per forza parlare mentre gli altri erano stati completamente ammutoliti dalla domanda. Françoise li tolse dall’impaccio.
- ...Lavoriamo insieme per Greenpeace!
Tutti sgranarono gli occhi davanti alla scusa geniale inventata dalla ragazza.
- Ehm…già! Ci conosciamo da così tanto che alle volte mi dimentico! - si giustificò 007.
- Che bello!! - esclamò Soledad con il volto raggiante - Allora siete degli eroi!! E cosa fate esattamente sulla nave di Greenpeace?
Altro inquietante istante di horror vaqui, prontamente riempito dalla voce di Bretagna che ricominciava con la sua non richiesta arrampicata sugli specchi.
- Lui fa il cuoco di bordo! - disse indicando Chang.
- E tu?
- Io faccio l’attore! ...cioè...quando non salvo le balene!
Ormai il ghiaccio era rotto (pure quello metaforico delle acque solcate da Greenpeace) e, a questo punto, gli altri erano molto più preoccupati dalla riattivazione della vena creativa di 007 piuttosto che dalle scuse da inventare con l’amica spagnola!
- Lui è il nostro capitano! - continuò Bretagna, indicando Albert, che lo fulminò con gli occhi! Questa improvvisa qualifica gli valse l’attenzione totale di Soledad, che iniziò a tempestarlo di domande. Anche gli altri iniziarono a trovare spassosa la situazione: era divertente osservare il carattere chiuso del tedesco, messo ancor più sulle difensive, con l’esuberanza eccessiva dell’amica di 003!
- ...E com’è pilotare la nave?
- Bello.
- Dai, raccontami una missione, ti prego!! Dev’essere davvero eccitante!!
- No, invece è piuttosto noioso...- rispose 004, tentando di spegnere l’entusiasmo della ragazza, mentre, guardando di sbieco 007, immaginava tutto quello che gli avrebbe fatto una volta rimasti da soli!
- Non ci credo!
- Credici! È un lavoro fatto solo di coordinate navali, mare e cielo: una noia!
- ...Vabbè, una volta ci hanno sparato! - intervenne Bretagna.
- Madre de Dios!! Fanno questo?!? Vi è successo davvero??
- Solo una volta? Magari!
- Ma porchè?!
- Per impedirci di raggiungere prima la balena!
- E l’avete raggiunta?
- Si, ci siamo messi di traverso...
- Por quale ragione?
- ...così sparavano noi e non le balene!
- E siete vivi per miracolo?
- Si, ma un arpione ha portato via la mano del capitano: per questo lo chiamiamo Acab!
“Cosa diavolo c’entra??” ringhiò Albert.
- Ti faccio notare che Acab del romanzo “Moby Dick” non perse la mano, ma la gamba, e fu la balena a levargliela, non i balenieri! - disse Punma cercando di disattivare il delirio dell’amico.
- Appunto! - esclamò Bretagna, ormai lanciatissimo - È  qui il paradosso: la baleniera si chiamava “Moby Dick”! Per questo il nostro capitano ha giurato vendetta!
- Ehm...ora basta! - intervenne 003 - Voglio dire: siete appena arrivati e dobbiamo fare ancora tante cose, giusto?
- Oh, Francisca! Hai ragione, che maleducata che sono! Sarete davvero stanchi dal viaggio e non vi sto facendo riposare!
- Ma figurati! - disse Jet - Se vuoi, mentre sistemiamo i bagagli, puoi continuare a sentire i racconti di Bretagna: lui non si stanca mai, abituato com’è a pulire tutta la nave: è il mozzo di bordo! -
002 sapeva come colpire e affondare il settimo cyborg!
- Hey, guarda che il mozzo di bordo, generalmente, è sempre il più giovane! – protestò Bretagna, fornendogli un assist.
- Vero, tu sei il più vecchio!! Infatti il mozzo è Joe!
- Suppongo che non serva dire “il più giovane è Ivan”, vero? - bisbigliò Joe a Françoise.
- Oh, ma di chi è questo bel bebé?
- E’ il mio nipotino! – si affrettò a dire il professore, grato del fatto che Ivan dormisse profondamente – I genitori sono in viaggio!
Soledad lasciò liberi gli ospiti, dicendo che sarebbe tornata il giorno dopo.
-  Tipetta interessante, la tua amica! – fece Jet con un sorriso sornione.
- Si, è molto carina! – rispose la ragazza.
- Sono contento che tu abbia trovato un’amica. – sorrise Joe – Forse è proprio il tipo di compagnia di cui avevi bisogno – aggiunse, cercando di nascondere quanto avrebbe voluto essere lui stesso la compagnia giusta.
– Devo ammettere che i primi giorni che sono arrivata qui mi sentivo un po’ giù di morale… So che ti starai chiedendo per quale ragione sono partita da sola, ma avevo bisogno di staccare da tutto, di stare un po’ per conto mio. Alla fine, però, mi stavo davvero immalinconendo e incontrare Soledad è stata una vera fortuna: è stato come se ci conoscessimo da sempre!-
003 mostrò le stanze ai suoi amici: al piano di sotto vi erano tre camere; altre tre erano state ricavate in una parte della terrazza e fuori c’era una specie di rimessa sistemata come un piccolo ambiente per gli ospiti. Lei dormiva in una cameretta molto piccola a cui si accedeva da una scaletta sopra la terrazza: le era piaciuta perché era affacciata sul mare. Ivan sarebbe rimasto col professore, quindi tutti potevano disporre di un piccolo spazio personale.
- Andrò a parlare con i padroni di casa per informarli del vostro arrivo. I signori Klopas sono anziani e molto gentili; abitano qui dietro: questa casa apparteneva alla famiglia di lei e, da quello che ho capito, affittarla a turisti di passaggio è uno dei pochi mezzi che loro e i loro figli hanno per andare avanti…I ragazzi devono completare gli studi e non ci sono, ma sembrano persone in gamba.-
- Ti sei affezionata a questa gente, vedo. – sorrise Joe.
- Si, lo ammetto. Mi piacciono perché sono persone semplici e si vede che si amano, nonostante le difficoltà economiche.
- Si vede che hanno difficoltà economiche – commentò Chang guardandosi attorno, quando la ragazza fu uscita – questo posto si regge per miracolo!
- Françoise deve sempre fare la buona Samaritana, è tipico! – sbuffò Jet.
Pochi minuti dopo Françoise rientrò in compagnia di una nonnina dall’aspetto robusto col viso gioviale, che indossava un grembiule da cucina bruciacchiato. Si presentò e stava per dire qualcosa, ma non ne ebbe modo: in quel momento ci fu un rumore secco nel soffitto e una cascata di calce e detriti vari venne giù di colpo. Joe riparò rapidissimo Françoise col suo corpo, facendosi scivolare addosso una montagna di roba che avrebbe creato non pochi problemi a un uomo normale, mentre 002 estrasse istintivamente la pistola, puntandola verso l’alto e 004 si mise in guardia, senza sfoderare le armi. La signora Klopas era terrorizzata, non si capisce se più dal crollo, dal pensiero di quel che poteva accadere o dalla vista della pistola di Jet.
– Santa Maria! – piagnucolò disperata.
- Jet, rimetti la pistola a posto – disse Punma – Non c’è pericolo, è solo venuto giù il solaio!
- D’altra parte è solo colpa di Chang, che quando parla porta iella! – commentò 007, cercando di spolverare i vestiti con la mano.
- Non dire idiozie! – sbottò il cinese, causando inavvertitamente la caduta di una mensola, che si abbatté inevitabilmente sulla testa dell’inglese!
- Su, coraggio, va tutto bene. – disse Geronimo alla donna, che piangeva disperata.
Françoise le si fece vicina insieme a Joe, che la fece sedere, mentre Chang andò a prenderle dell’acqua. Dopo vari singhiozzi si calmò e riuscì ad articolare qualcosa.
- lo sapevo io! Lo sapevo io! Poteva pure scapparci il morto! Adesso come faremo? E’ la fine! E’ la fine!
In modo concitato l’anziana signora spiegò ciò che gli altri avevano già appreso poco prima dalla loro amica. Nel frattempo era arrivato il signor Klopas, dicendo che lo sapeva, lui, che non bisognava più affittare la casa: meglio lasciarla crollare, piuttosto che farci morire qualcuno o, nella migliore delle ipotesi, che qualcuno chiedesse i danni per lo spavento; e, d’altra parte, non v’era altra soluzione che farla crollare, quella casa: lui era troppo vecchio per fare da solo dei lavori e pagare gli operai era impossibile anche per riparazioni minori.
- Potrei occuparmene io – disse Joe, sorprendendo tutti.
- Dici sul serio?? – fece Albert, convinto che fosse già tanto non rimproverare ai due nonnini l’incoscienza di aver permesso a 003 di alloggiare là dentro!
- Ma si! – ripeté deciso – Da quello che sembra, a parte il solaio e qualche lavoro di restauro sugli infissi, il resto dell’abitazione non è fatiscente. Tu che ne pensi, Geronimo?
L’indiano si guardò attorno con attenzione e sorrise. – Dico che hai ragione. Non c’è neppure bisogno di chiamare degli operai: con il giusto materiale, considerando che si tratta di una tecnica di costruzione abbastanza tradizionale, potremmo farcela io e te!
Françoise li guardò raggiante. La generosità di Joe era incredibile, e Geronimo non era da meno! Seguì una lunga discussione, iniziata con i due anziani che, increduli, cercavano di distoglierli dal proposito e finito con gli stessi che se ne andavano piangendo dalla commozione e ringraziando.
- Io non ci posso credere! – esclamò Jet, senza neppure inalberarsi.
- Credici! – rise 009, dandogli una pacca sulla spalla.
- …e 005 vuole pure aiutarti!
- Se è per questo, penso che darò una mano anch’io! – disse Punma, ridendo, mentre 002 lo guardava di traverso.
- Joe, ci saranno sempre persone povere e sfortunate, non puoi mica aiutarle tutte! – sospirò Albert, fissando il buco nel soffitto.
- Concordo! – aggiunse 007, zittito subito da un altro calcinaccio sulla testa.
- Infatti non le voglio aiutare tutte: voglio aiutare queste!
Il tedesco scosse il capo.
- Magari – continuò 008 – potremmo unire questo lavoro alla vacanza: non abbiamo mica delle scadenze e possiamo anche rilassarci dopo aver fatto le riparazioni; e poi, in ogni caso, finché non ricontrollo il “Dolphin”, non ci muoveremmo da qui!
- Appunto, non solo siamo bloccati, dobbiamo pure fare i lavori forzati? – continuò a protestare l’americano.
- Jet, vedrai che qui ti piacerà! – intervenne Françoise - C’è tanto da vedere e da sapere! E poi il signor Klopas è bravissimo a ballare il sirtaki: potresti imparare come si fa!
- Fran, non è un ballo adatto a lui: è troppo…”tranquillo”! – commentò Bretagna.
- Non esiste un ballo non adatto a me! Pensa a te, piuttosto!
- Se è una sfida, ci sto!
Françoise li guardò piena d’affetto; immaginava che, alla fine, sarebbe andata così: Joe e Geronimo aprivano nuove possibilità e gli altri, dopo aver fatto “i duri”, seguivano sempre il loro esempio!

L’indomani, verso le nove del mattino, una Soledad canticchiante bussò alla porta dell’alloggio di Françoise e si vide aprire la porta da un Jet mezzo nudo che si era alzato da appena cinque minuti! La ragazza vide prima gli addominali, poi più in basso e, infine, spalancò gli occhi.
- Santa Madre de Dios!
- Cosa c’è, ho dimenticato di mettere le mutande? Ah, no, per fortuna! Entra pure, Fran è di là!
- Ehm…anche gli altri sono come te?
- Belli come me certamente no…se ti riferisci alle mutande non lo so, ma non credo!
“N…nel senso che sono tutti vestiti o nel senso che non hanno neanche quelle?”
- Ciao, Soledad! – Punma la salutò cordialmente facendola di nuovo sussultare, dato che la maglietta chiara smanicata che indossava non nascondeva certamente il suo fisico ben fatto!
Ma ciò che le diede il colpo finale, facendole rischiare l’infarto, fu la vista di Geronimo a torso nudo che riparava l’asse fatiscente del soffitto. Rimase ipnotizzata dal movimento dei suoi muscoli finché la voce di 008 non la ridestò.
- Scusa il disordine, stiamo cercando di aiutare i signori Klopas a rimettere un po’ su questo posto! – le disse, senza rendersi conto del perché fosse così scossa.
Fran le andò incontro sorridente e la portò a bere un caffè in veranda.
- Vuoi fermarti a pranzo con noi?
- No, tesoro: questa casa trasuda testosterone! Ma come fai a vivere con tanti maschi e non essere continuamente vittima della tentazione?
003 si meravigliò di quell’osservazione: essendosi conosciuti tutti loro in circostanze assolutamente fuori della norma e avendo basato dall’inizio il loro rapporto sulla reciproca protezione per riuscire a sopravvivere, non si era mai posta una domanda del genere!
-Ma…a dire il vero, loro sono per me come dei fratelli!
L’espressione di Soledad si fece furbetta e maliziosa.
- Davvero? Tutti tutti?
Il rossore della ragazza parlò al suo posto.
- Allora, chi è? Vediamo…secondo me potrebbe essere il tipo con i capelli rossi: è tutto pepe, impertinente! Amo i cattivi ragazzi!...però forse è un po’ esagerato per te! Allora allora…il tedesco? E’ posato come te! Però due persone uguali sai che noia! Chi ci rimane…il ragazzo africano è carino, ma non ti ci vedo…e neppure con il cinese rotondetto e col tizio inglese: sono un po’ grandicelli, per quanto hanno un loro fascino! Quindi l’indiano con quel fisico fantastico! Oppure, oppure…-
“Non si può certo dire che non le piacciano gli uomini!” sospirò 003.
- …per come sei tu, ti vedo col biondino misterioso!-
La frase, buttata lì, la fece quasi strozzare col caffè!
- Joe non è misterioso…è solo riservato!
- Va bene…riservato, misterioso, fa lo stesso! E’ bello, il biondino: con la sua espressione di bambino perduto su quel corpo così atletico è terribilmente sexy! –
A Françoise sfuggì uno sguardo quasi seccato, che Soledad rilevò all’istante.
- Sei gelosa!! Allora ti piace!
- N…no!! Che dici?!?
- Ma perché lo neghi? E’ vero che l’amor taciuto è così romantico, ma poi ti viene l’ulcera!
- Semplicemente perché…non è vero! – disse, tentennando sull’ultima parte della frase.
- Dai, ammettilo: non c’è niente di male! Se tra voi succede qualcosa Greenpeace non se la prenderà!
- Cosa c’entra Greenpeace?
- Bè, hai paura che avere un rapporto con qualcuno modifichi i rapporti professionali nella squadra, ma non devi temere: riservatezza! Questa è la parola chiave! Una signora può anche darsi alle orge, basta che nessuno lo venga a sapere!
Ormai Greenpeace era diventata una sorta di covo peccaminoso, origine di ogni tentazione!
- Non esagerare! Nessuno intende darsi alle orge! – “Almeno spero!”, aggiunse tra sé.
- Ok, ok…però ricorda siempre: se tu devi farti un’avventura, con discrezione: qualunque cosa trapeli, potrebbe bruciare el tuo futuro fidanzamento!
Il problema non si poneva: fino a quel momento Françoise era sempre vissuta pensando o alla danza o alle sue missioni; non capiva neppure dove andarlo a trovare, il tempo per un’avventura! E poi, anche se fosse…non avrebbe mai nascosto queste cose all’amore della sua vita, anche a costo di farlo ingelosire! Stava per obiettare, quando alle sue spalle arrivò 007 che, senza neppure sedersi, afferrò la caraffa e si versò un caffè.
- Buenos dias, señorita! Ciao, Fran!
- Non eri con Chang a pescare? – disse l’amica, sperando che non avesse sentito una parola della loro discussione.
- No, lo aiuta Albert: alla fine ho deciso di dare una mano qui a casa.
- Oh, ti sei convertito anche tu! – lo canzonò Françoise.
- A onor del vero, l’ho fatto perché aiutare Chang a pescare l’intero pranzo per tutti è infinitamente più faticoso! E poi ho voglia di imparare cose nuove: come si ripara un solaio e come si balla il sirtaki! Ho una sfida con Jet!
- Voglio proprio vedervi!
- Non stasera: volevo invitare questa splendida creatura a bere qualcosa da qualche parte – disse, rivolgendosi a Soledad con un tono scherzoso.
- Ne ero certa! – fece 003 scuotendo la testa.
- Accetto con piacere! – rispose la spagnola – Solo che qui vicino non c’è un granché: l’unico locale è frequentato più da anziani del posto che da turisti.
- Ci possiamo accontentare e, con la fantasia, ricostruiremo mentalmente una scenografia a tuo piacimento!
“Ma guarda un po’” pensò 003 “si è lanciato con la massima disinvoltura e lei ha pure accettato! Vorrei proprio sapere come va a finire!” Il pensiero le andò istintivamente a Joe “…e soprattutto vorrei sapere perché una certa persona non riesca a fare una cosa così semplice…non nei riguardi di Soledad, si intende!”
Quella sera, mentre Françoise, aiutata dagli altri, apparecchiava in veranda, Jet notò l’assenza di Bretagna e non prese molto sportivamente il fatto che l’amico fosse uscito con la spagnola!
- Maledizione!! Mi ha fregato sul tempo!! Questa me la paga!!
- Coraggio, Jet – lo consolò l’amica – dopotutto non so fino a che punto le “armi” a disposizione di Bretagna possano far colpo su Soledad…magari vorranno solo chiacchierare e fare un giro!
- Si, la porterà nell’inferno delle citazioni letterarie! – borbottò l’americano.
- Tu dove l’avresti portata?
- Nel paradiso dei sensi, bambolina!
- Non ti pare di esagerare?
- Per niente! Comunque meglio pensare positivo: questa serata trascorsa con Bretagna non farà altro che rafforzare le mie possibilità di andarci a letto!
- Di certo non ti manca l’autostima! – ironizzò Punma.

 

© 18/12/ 2009

 



 
 


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