ETERNITY

di Giusy


CAPITOLO 1

 

Joe stava facendo la doccia quando arrivò lo squillo che avrebbe per sempre cambiato il loro futuro.
Françoise scese di corsa dal letto, prese la maglia del pigiama e la indossò mentre andava in cucina,  prese il cellulare di Joe, non arrivò in tempo a rispondere ma guardò il display “numero privato”. Perplessa andò sulle chiamate perse, quel giorno ben cinque chiamate da “numero privato”. Diede uno sguardo anche ai messaggi. Nessun messaggio PER o DA  “numero privato”.
Sentì Joe uscire dalla doccia e con l’asciugamano legata alla vita la trovò in cucina.
“Tutto a posto tesoro? Hai uno sguardo strano” Disse alla ragazza avvicinandosi.
“Si tutto ok” Rispose un po’ incerta.
“Cosa fai in cucina? Pensavo di trovarti già addormentata, è tardi”
“Avevo sete!” La voce le uscì piuttosto incerta, non gli piaceva mentire a Joe ma c’era qualcosa che non le inquadrava in quella situazione.
“Hai visto il mio cellulare?”
“Si è qui sul tavolo, tieni” Françoise le porse il cellulare e poi prese un bicchiere cercando di non far capire a Joe che aveva appena spiato sul suo cellulare.
Joe aprì il display guardò le chiamate.
“Lo hai sentito squillare?”
Era una banalissima domanda ma le sembrò che le venisse chiesto “tu conosci il senso della vita?
“Si, l’ho sentito ma non sono riuscita a rispondere” Rispose giustificandosi.
La verità le sembrò la risposta migliore.
Mentre beveva forzatamente il suo bicchiere d’acqua, lui andò verso il suo studio e chiuse la porta dietro di se, faceva sempre così quando riceveva o faceva telefonate di lavoro.
Fu più forte di lei, ascoltò.
Sentì Joe sfiorare il tasto che avviava la telefonata e sentì rispondere.
“Ti ho detto mille volte che non devi chiamare quando sai che sono a casa!”
“Lo so, ma non mi hai detto niente per domani! Ci vediamo?”
“Si, verrò domani sera dopo il lavoro”
Quando Joe rientrò in camera da letto trovò Françoise girata su un fianco e già addormentata. Le diede un bacio sui capelli.
“Buona notte!” Non ricevette però risposta, si sdraiò abbracciandola da dietro e cercò di dormire anche lui.
Da alcune settimane  ormai non riusciva più a dormire se non per qualche ora e male. Il suo sonno era sempre pieno di incubi.
La mattina seguente come sempre accompagnò Françoise allo studio del dottore dove lavorava come segretaria mentre lui si recava al suo ufficio se così si poteva chiamare.
Era un collaudatore di auto sportive, per sua fortuna non era stato necessario spostarsi in Europa per svolgere la sua attività preferita, aveva una grande ambizione con il team di cui faceva parte, costruire una potente auto sportiva e preparare un pilota giapponese alla conquista della Formula 1!
Lui si occupava di istruire il pilota e in contemporanea  dare il suo contributo al progetto dell’auto, era un lavoro che lo assorbiva tanto e Françoise si era abituata ai suoi orari strambi, a cene di lavoro improvvise e alle belle donne che gli giravano attorno ma si fidava di lui…
A fine giornata la ragazza aveva deciso di fare uno strappo alla regola e di cambiare il suo percorso quotidiano per il ritorno a casa. Joe quella sera non sarebbe tornato per cena.

“Ho un impegno di lavoro stasera, non aspettarmi per cena” Furono le sue parole prima che lei scendesse dall’auto quella mattina.

La sua deviazione prevedeva una sosta in taxi sotto l’edificio che ospitava l’ufficio di Joe.
Non sapeva bene quanto avrebbe dovuto aspettare ma sapeva che prima o poi lui sarebbe uscito dal parcheggio aziendale.
Fu fortunata e neanche venti minuti dopo essere arrivata il muso della fiammante auto giapponese di Joe fece capolinea dalla salita dei parcheggi sotterranei.
“Segua quella macchina!” Disse al tassista.
Françoise seguiva attentamente le strade che l’auto percorreva, Joe conosceva bene la città e svoltava in stradine poco affollate ma il suo tassista si reputò all’altezza della situazione e non lo perse mai di vista.
“Quando vede che sta per fermarsi, lei cerchi di fermarsi non troppo vicino” Suggerì al suo pilota.
“Non si preoccupi signorina, non è la prima volta che mi capita di seguire un fedifrago!”
Françoise rimase scioccata nel sentire quelle parole.
Fedifrago? Ma che ne sapeva lui! Era solo un tassista! Pensò la ragazza guardandoloin malo mododa dietro.
“Eccoci signorina, si è fermato, l’aspetto qui?”
Françoise si guardava attorno era una bella zona residenziale di Tokio, con delle villette molto curate e graziose di quelle che loro due ancora non potevano permettersi di acquistare.
“No, vada pure” Rispose distrattamente al tassista porgendogli i soldi della corsa.
Nascosta dietro ad un muretto di un’altra casa, vide l’auto di Joe attraversare un cancello  e poi sentì il rumore dell’allarme della macchina.
Certa che ormai fosse entrato si avvicinò per vedere cosa c’era scritto sul campanello.
“MAYUMI XXX”

 

CAPITOLO 2

 

Lesse e rilesse quel nome una, due, tre volte e poi ancora e ancora. Volse lo sguardo verso la casa, fu una frazione di secondo niente di più e il suo mondo crollò, tutto non lasciando niente di niente al suo posto.
Non erano arrivati neanche alla camera da letto, erano lì, lui l’aveva sollevata e le gambe di lei erano avvinghiate alla vita di lui, ancora vestiti e spogliati solo del necessario, consumavano il loro rapporto lì dietro la porta d’ingresso, con urgenza e passione, come due innamorati che non riuscivano a resistere un secondo di più nell’esigenza di sentirsi l’uno parte dell’altro.
E lei, la tradita, la cornuta, la stupida, lì fuori a cercare di capire perché, perché Joe le aveva fatto questo? Perché?
Era rimasta immobile, impietrita davanti a quel campanello. Non piangeva, non pensava, non capiva. Nella sua mente una sola domanda perché?
Un’auto le si avvicinò e un po’ spaventata per il timore che qualcuno l’avesse notata si riscosse dalla sua trance. Era il tassista che l’aveva accompagnata, scese dall’auto la prese per mano e la fece salire in macchina.
“Su signorina la riporto a casa”
L’uomo partì senza però sapere quale strada dover prendere per riportarla a casa. In un angolo di strada più tranquillo si fermò e si girò verso Françoise.
“Signorina deve darmi il suo indirizzo se vuole che la riporti a casa” Le disse con gentilezza.
“Via XXX numero 349” Rispose automaticamente.
Il tassista non volle i soldi per la corsa del ritorno, voleva accompagnarla fin davanti  al portoncino di casa ma lei rifiutò e prima di salire all’appartamento lo ringraziò per la sua gentilezza.
Entrò in casa, si appoggiò con le spalle al portone  ormai chiuso e si lasciò scivolare a terra con le mani che stringevano le ginocchia, non riusciva a piangere, avrebbe voluto far uscire le lacrime per potersi togliere un po’ di quel peso ma non uscivano. La sua mente cercò una spiegazione a tutto quello.
Possibile che era stata così stupida da non accorgersi di niente? Cercò di rievocare il comportamento di Joe  negli ultimi tempi, ma non trovò nulla di strano nel suo comportamento anzi era certa che avevano fatto dei passi avanti nel loro rapporto. Avevano deciso di provare ad avere un bambino e quello era il primo mese che ci provavano. Progettavano anche di andare a Parigi affinchè lui conoscesse i suoi genitori, Joe aveva conosciuto solo Jean.
Françoise stentava a credere che niente in Joe potesse ricondurre al suo tradimento con quella donna. Si chiese se per caso l’avesse ingannata da sempre, se lui non l’avesse mai amata in realtà e che era solo lei ad amarlo così ciecamente da non accorgersi neanche che lui aveva un’altra donna.
La notte scorsa, gli aveva detto che lo amava mentre facevano l’amore, non glielo diceva spesso ma  dichiarava il suo amore per lui abbastanza da non lasciare dubbi che fosse innamorata persa e lui? Quante volte le aveva detto ti amo? Françoise si portò la mano alla bocca e trattenne un singhiozzo per soffocare il pianto che adesso cercava di uscire prepotentemente dal più profondo del suo cuore. Era consapevole, lui non le aveva mai detto ti amo, mai! Non aveva neanche mai risposto con un semplice anch’io, quando era lei a dirglielo. Ma lei non si era mai posta il problema sapeva che Joe era così, non aveva bisogno di sentirsi dire quelle stupide parole per sentirsi amata da lui, lo sentiva il suo amore, lo vedeva quando lo sorprendeva a guardarla con lo sguardo perso, quando la toccava e la cercava con desiderio e urgenza. Un nodo in gola le bloccò il respiro, anche con quella donna sembrava avere lo stesso bisogno!
Allora lei era solo un’illusa? Una sciocca? Una stupida? Aveva visto in Joe un uomo innamorato, ma forse per lui era normale comportarsi in quel modo? Far credere alle sue donne di aver bisogno di loro, farle sentire amate e desiderate quando in realtà lui non ne amava nessuna, forse era incapace di amare realmente?
La mente di Françoise partoriva un’idea dopo l’altra.
Iniziò ad analizzare anche il suo comportamento. Forse era stata lei ad indurlo al tradimento?
Scartò subito questo pensiero, non voleva addossarsi una colpa che non sentiva di avere, no lei non aveva fatto niente per spingerlo a quel comportamento disonesto.
Le sue riflessioni la portarono ad una decisione. Si asciugò gli occhi con la manica della giacca, prese il telefonino dalla borsa che aveva gettato a terra appena rientrata e fece una telefonata.

 

CAPITOLO 3

 

Joe tornò a casa che erano quasi le tre di notte, lei lo sentì chiaramente,  ma fece finta di dormire.
Lo sentì mentre si chinava per darle il bacio della buona notte sui capelli. Sentì una profonda rabbia a quel gesto infame e bugiardo ma si trattenne, non voleva scoppiare in quel momento o tutto il suo piano sarebbe andato a monte.
Lui si distese sullo stesso fianco di lei e l’attirò a se, Françoise sperò con tutta se stessa che non volesse fare l’amore, perché non sarebbe riuscita a fingere fino a quel punto e poi il pensiero che lui la cercasse, quando aveva appena lasciato il letto caldo di un’altra, le faceva ribrezzo, le davano fastidio le sua mani che la cercavano, ma solo per dormire, per sua fortuna le mani e il corpo di Joe l’avevano cercata solo per il suo calore e per conciliare il sonno.
Lo sentì respirare profondamente e capì che si era addormentato velocemente.
“Devi essere stanco brutto stronzo, traditore. Chissà quante volte e dove te la sei sbattuta quella puttana”
Françoise dovette cercare in sé tutte le forze necessarie per trattenersi e non soffocarlo con un cuscino, le sarebbe stato facile, dormiva come un ghiro il fedifrago!
Pensò a tutte le volte che era rientrato a quell’ora e lui l’aveva cercata per fare l’amore. Sentì un conato di vomito al pensiero che dopo essere stata con quella poi aveva voluto anche lei.
Ma chi era quell’uomo? Era possibile che fosse Joe? Il suo Joe?
Le lacrime silenziose rigavano il suo viso. Appena fu certa che lui non si sarebbe accorto di essere solo nel letto, si alzò e andò in cucina, era quasi l’alba. Si preparò un caffè e rimase a guardare dalla finestra del loro appartamento che sorgesse il sole. Quando ritenne che ormai fosse l’orario, si fece la doccia nel bagno di servizio, non voleva rischiare di svegliarlo, si preparò, prima di uscire si avvicinò alla porta della loro camera, lo vide che ancora dormiva in un sonno profondo, per un attimo vacillò nella sua decisione, lo amava davvero tanto. Chiuse gli occhi e li strinse forte per trattenere le lacrime,  prese tutte le sue cose ed uscì di casa per non tornare mai più.
Quando Joe si alzò trovò un biglietto sul tavolo della cucina, si era accorto che lei non era più nel letto perché sentiva freddo, anche in piena estate se lei non dormiva accanto a lui, sentiva quella sensazione di freddo dentro. Si passò una mano sul viso per poter un attimo riprendersi dal sonno, aveva dormito tanto, era quasi l’ora di pranzo.
Lesse il biglietto anche se sapeva già cosa c’era scritto “Ho un impegno a pranzo”. Si era sbagliato non era il solito biglietto che gli augurava il buon giorno, abbandonò anche il pensiero che avrebbero pranzato assieme quel giorno dato che lei era già impegnata.
“Andrò in ditta a finire quel lavoro così stasera rientrerò presto e potrò portarla fuori, è da tanto che non usciamo”  
Si preparò per uscire in fretta e non si accorse che di lei non era rimasta traccia in casa.
La giornata alla ditta trascorse in fretta, uscì dal suo ufficio in tempo per andarla a prendere. Parcheggiò l’auto sotto il portoncino d’ingresso dello studio del dottore era ancora presto, scese dall’auto e si recò da un fioraio vicino per prenderle delle rose, appoggiò il mazzo di rose rosse sul sedile accanto e aspettò che Françoise  scendesse.
Osservava le persone che uscivano dal portone e ripensò ai vari commenti di Françoise sui pazienti del dottore, a volte i suoi erano commenti ironici altre volte tristi per via delle malattie o cure che alcuni pazienti erano costretti ad affrontare. Françoise si commuoveva quando gli raccontava quelle storie e Joe pensò a quanto fosse sensibile. Ebbe una fitta allo stomaco.
“Se venisse a sapere di Mayumi ne morirebbe! Basta non la vedrò più! Te lo prometto amore mio non andrò più da lei, tu non lo sai e per il tuo bene non te lo dirò mai. E’ stato il più grande errore della mia vita  accettare di incontrarla! 
Mentre rifletteva sul suo comportamento, vide anche il dottore uscire e salire in macchina.
“Ma Françoise? Forse è uscita prima oggi!” Nello stesso momento in cui pensò ciò prese il cellulare e provò a chiamarla.
Spento.
Mise in moto e partì. Aprì il portone di casa convinto che a casa avrebbe trovato la sua Françoise in cucina, alle prese con qualche nuova ricetta o nella vasca da bagno con le cuffie nelle orecchie. Ma le scene che si era immaginato non si presentarono ai suoi occhi. Era tutto come lui aveva lasciato la mattina. Riprovò a chiamare.
Spento.
Iniziò a sudare freddo. Non capiva. Si guardò attorno, all’ingresso sull’attaccapanni non vi era la sua giacca, a dire il vero non vi era nessuna delle giacche che lei solitamente lasciava lì.
Corse in camera da letto e spalancò la porta, con lo stesso impeto aprì tutte le ante dell’armadio, la sua parte, la parte che spettava a Françoise era vuota quella di lui aveva tutti gli abiti al suo posto.
A quel punto Joe non ebbe più dubbi, se n’era andata! La sua Françoise  l’aveva abbandonato.
Cadde in ginocchio davanti all’armadio vuoto delle cose di lei, le lacrime scesero senza lasciargli nessuna speranza di un suo errore di valutazione.
Lei aveva capito! Aveva capito che la tradiva e per questo era andata via senza dirgli nulla, senza neanche insultarlo e poi dargli la possibilità di chiederle perdono per  rimettere le cose a posto.

 

CAPITOLO 4

 

Aveva preso tutto? Aveva fatto le valigie in fretta, non voleva che Joe la beccasse nel pieno del suo piano di abbandono.
Aveva fatto tutto? Per sua fortuna il dottore comprese la sua improvvisa partenza. Gli aveva mentito dicendo che suo padre stava poco bene e che doveva tornare subito a Parigi e siccome non sapeva quando sarebbe rientrata lasciava il suo posto di segretaria a qualcun’altra.
“Tanto ormai se ho lasciato qualcosa a casa, non posso più riprenderla! Chissà se si sarà accorto  di qualcosa?”
Guardò l’orario erano le 14,30 del 24 giugno Giugno e stava per lasciare per sempre Tokio con tutti i suoi ricordi felici e infelici. Ma nessun rimorso, nessun pentimento.
“Non meriti neanche che io ti faccia sapere il motivo della mia partenza, non voglio più sprecare tempo per te, neanche per dirti che sei un grandissimo bastardo!”
Appoggiò la testa al sedile, aveva preso un sonnifero per impedirle di pensare durante il viaggio, chiuse gli occhi e sperò che il farmaco facesse presto effetto.

Seduto a terra con le spalle al muro, il viso rivolto verso il soffitto, Joe era come in trance, non si spiegava come lei avesse saputo, era stato attento.

Un giorno uscendo dalla ditta, parlava al telefono con un collega, la discussione era talmente accesa che non si accorse della ragazza che gli passò davanti. Ma lei si accorse di lui.
“Joe! Sei proprio tu?” Mayumi lo salutò calorosamente, tanto che fu costretto a chiudere la telefonata e dire che avrebbe richiamato lui più tardi.
“Come stai Mayumi?”
La donna lo guardò senza rispondere per alcuni secondi e poi gli disse “ E’ bello rivederti, io sto bene e tu?”
L’incontro con quella sua ex fu talmente inaspettato che Joe rimase spiazzato, si sentì subito strano appena la vide, non sapeva neanche lui che sensazione gli fece provare. La sua confusione era tale che quando lei  lo invitò a bere qualcosa insieme, non rifiutò e così si ritrovarono seduti in un locale, davanti a due fumanti tazze di tè a chiacchierare delle loro vite.
“Si… mi ricordo di Françoise, si vedeva che era innamorata di te già allora. E vi sposerete?”
“Non ne abbiamo mai parlato, non lo so, per il momento non è in programma un matrimonio” Joe si portò una mano sui capelli, sentiva come se dovesse giustificarsi a quella domanda troppo personale. “E tu Mayumi non hai nessuno nella tua vita?”
“ No, sono libera come il vento! Ho deciso di godermi la vita senza legami, le relazioni a lungo termine non fanno per me, preferisco le avventure anche di una notte e non mi faccio problemi se lui è già impegnato!”  La donna lo disse guardandolo dritto negli occhi con uno sguardo che lasciava pochi fraintendimenti.
Joe non riuscì a resistere a quello sguardo e abbassò gli occhi. Sentì la mano di lei sulla sua, fece per ritirarla ma lei aspettandosi una reazione del genere l’aveva trattenuta con forza.
“Joe noi dovremmo chiarirci su ciò che successo nel deserto allora, sai penso che a volte si possa rimediare ai propri errori” La donna continuava a guardarlo intensamente negli occhi e lui sembrava come ipnotizzato da lei, dal calore della sua mano che lo tratteneva a sé e dalle sua parole di pentimento.
“Potremmo vederci qualche volta. Questo è il mio numero” Gli porse un biglietto, si alzò, si avvicinò al viso di lui, gli sfiorò le labbra e gli parlò dolcemente “Potremmo rievocare il passato sia con le parole che con i fatti” Gli sorrise maliziosamente staccandosi dalle sue labbra e andò via lasciandolo seduto a quel tavolo come un ebete, privo di ogni pensiero.

Mayumi lo aveva scosso nel più profondo del suo animo e non solo, era attratto da lei, irresistibilmente attratto da quella donna, la sua sfacciataggine, il suo modo sensuale di guardarlo e parlarle lo aveva lasciato tramortito.
Tornò a casa con un profondo senso di colpa nei confronti di Françoise, naturalmente non le raccontò nulla di quell’incontro né di quelli avvenuti successivamente a casa di lei.
Non sapeva neanche lui perchè la prima volta si era recato a casa di lei, era interessato a sapere cosa aveva da dirgli? No bugiardo! Era il calore delle sua mani, del suo corpo che bramava, infatti al primo tentativo di lei di sedurlo, lui cedette e finirono per farlo sul divano di lei.
Pentito di ciò che aveva fatto, le disse che non sarebbe più tornato ma non riuscì a resistere e tornò ancora e ancora. Erano già da alcune settimane che si vedevano ogni volta che potevano e non parlavano mai, era solo sesso, puro piacere da entrambe le parti.
Il poter toccare una donna che non fosse come lui e soddisfarla lo faceva sentire più umano. Non la amava e probabilmente era arrivato a tradire Françoise solo perché si trattava di Mayumi che lo aveva rifiutato un tempo perché cyborg e che ora invece lo pregava di andare da lei ad amarla. Vi era anche un senso di rivalsa nei confronti di quella donna che lo aveva tanto disprezzato e che ora invece lo desiderava.
Si era promesso che non ci sarebbe più andato, era già una settimana che non la vedeva, lei continuava a chiamarlo e lui le spiegava che non potevano più continuare, si sentiva troppo in colpa nei confronti di Françoise e poi temeva che a lungo andare lei potesse capire qualcosa.
La sera in cui decise di andare da lei, lo aveva fatto con l’intenzione chiudere definitivamente, per telefono non riusciva a farle capire che era finita, ma quando se la ritrovò davanti, non riuscì a resistere e lo fecero dietro la porta d’ingresso, quei giorni di astinenza da lei lo avevano reso folle di desiderio. Se ne pentì subito e nonostante lei volesse convincerlo a restare quella notte lui decise che era finita, stavolta era finita davvero. Chiese a Mayumi di non cercarlo più per nessun motivo alla fine lei si arrese convinta che tanto non avrebbe resistito più di qualche altro giorno e che sarebbe tornato da lei come aveva fatto quella sera.
Uscito dalla casa dell’amante girò a vuoto con l’auto, rifletteva, non voleva confessare il tradimento a Françoise ma si sentiva l’uomo più schifoso al mondo, aveva tradito l’unica donna che lo aveva sempre amato. Cercò di capire il perché del suo comportamento ma sapeva neanche lui darsi una risposta, se avesse confessato Françoise avrebbe voluto sapere il perché e cosa le avrebbe detto? “Non lo so neanche io ma perdonami lo stesso!”  No, non poteva, la cosa migliore per tutti era non farle sapere niente, per questi suoi sensi di colpa aveva deciso che le avrebbe fatto una sorpresa, aveva organizzato una romantica serata con cena al ristorante, le aveva comprato i suoi fiori preferiti e l’avrebbe amata tutta la notte per cacciare via quella colpa ancora troppo fresca.
Prima di tornare a casa passò dalle officine della ditta dove fece una doccia per togliere l’odore del tradimento dalla sua pelle.
“Se solo fosse così facile togliersi di dosso anche il senso di colpa!”
Rientrò in casa con i migliori buoni propositi per la sua relazione con Françoise, la vide in pieno sonno le diede il bacio della buona notte sui capelli e si addormentò.

CAPITOLO 5

 

Appena scese all’aeroporto di Parigi, accese il cellulare, vide le chiamate perse di Joe e l’orario in cui erano state effettuate.
“Ok, a quest’ora avrà già scoperto del mio abbandono!” Aveva voglia di piangere ma si trattenne, per sua fortuna la sua famiglia era già lì, corse incontro loro e li abbracciò consapevole che stavolta era un definitivo ritorno a casa.

Quando si svegliò era ancora seduto per terra con la schiena appoggiata a letto, si sentiva tutto indolenzito, come quando scendeva dalla Formula Uno. Con una confusione mentale mai avuta prima, cercò di riprendersi, si alzò e si rese conto che non era stato un brutto sogno, lei era andata via, lo aveva lasciato. Guardò il cellulare forse con la speranza nel cuore che lo avesse cercato.
Nessuna chiamata.
Si diresse come un automa in doccia, aprì solo l’acqua fredda aveva bisogno di schiarirsi le idee e il freddo gli apriva la mente.
Uscito dalla doccia si recò a lavoro. La sua mente era occupata da un solo pensiero o meglio da una sola persona. In un primo istante aveva pensato di chiamarla ma per dirle cosa?  Rinunciò a quell’idea perché più rifletteva e più si rendeva conto che forse era stato un bene per lei allontanarsi da lui. Lui lo sapeva che stare insieme era un errore,  non meritava una donna come Françoise al suo fianco e lui stesso lo aveva dimostrato con quel comportamento da sporco traditore. Joe iniziò a pensare che forse per lei era stato un bene scoprire del suo tradimento perché finalmente si sarebbe liberata di lui che si era da sempre considerato un peso per il futuro di lei. Per stare con lui aveva rinunciato per sempre il suo sogno di diventare una ballerina professionista e aveva rinunciato a tornare nella sua patria e di stare con la sua famiglia.
“Sei tu la mia famiglia Joe, dove ci sei tu c’è la mia patria!”Gli aveva detto più volte quando lui cercava di farla ragionare sulla loro relazione.
La verità era che lui non si era mai sentito abbastanza per lei, si sentiva in colpa per averle fatto rinunciare ad una parte di se stessa.
Con questo pensiero fisso in testa decise che non l’avrebbe chiamata né quel giorno né mai. Decise che per lei era solo un bene staccarsi da un poco di buono come lui e che in qualunque posto ora lei fosse si sarebbe rifatta una vita, una nuova vita senza di lui che l’aveva solo fatta soffrire.
Gli bruciavano gli occhi al pensiero che non l’avrebbe mai più rivista e il suo cuore si fermò un attimo per il dolore, strinse le mani e le sue unghie si conficcarono nella pelle. Non sarebbe tornato indietro la decisione era stata presa.

 

CAPITOLO 6

 

Erano trascorse alcune settimane dal 24 giugno, era fine agosto e il caldo era asfissiante.
“Tesoro passato il capogiro?”
“Si mamma grazie. Ora va meglio”
“Françoise tesoro mio, dovresti andare dal dottore, sei dimagrita tanto e sembri sempre stanca”
“Mamma stai tranquilla, credo che sia normale dopo ciò che è successo. Mi serve solo un po’ di tranquillità e serenità. Non riesco a dormire la notte, persino il ciclo è stato latitante questo mese!”
Aveva raccontato ai suoi che lei e Joe si erano lasciati ma non il motivo. Non voleva che nessuno sapesse che lui la tradiva, un po’ per riservatezza un po’ perché si sentiva umiliata dal comportamento di Joe, aveva deciso che nessuno avrebbe saputo la verità, neanche il dottore Gilmore aveva saputo da lei cosa era successo.
“Appunto per questo dovresti farti visitare. Anche se il test di gravidanza era negativo questo non vuol dire che possa lo stesso essere incinta!”
“Mamma ti prego non cominciare di nuovo con questa storia, non posso essere incinta, il mese scorso l’ho avuto il ciclo molto scarso ma l’ho avuto, e poi sai anche tu che per me sarebbe già un miracolo avere un figlio figuriamoci rimanere incinta al primo tentativo! E poi sto dimagrendo a vista d’occhio!”
“Potresti lo stesso essere incinta, esistono i falsi negativi con i test fatti in casa!” Anne si imbarazzava parecchio a parlare di certe cose con la sua bambina, che ormai tanto piccola non lo era più dato l’argomento che stavano affrontando. Ma voleva costringerla a fare gli esami del sangue, il suo istinto di mamma le diceva che c’era qualcosa di più nel malessere di sua figlia, non era solo stress.
“Va bene mamma se ti fa stare meglio domani farò le analisi e poi andrò all’Accademia."
“Sei un’incosciente figlia mia! Non solo non hai voluto fare le analisi per accertarti di non essere incinta ma ti alleni tutti i giorni! Non hai abbastanza cura di te stessa!”La rimproverò con il dito davanti al viso.
Ne aveva abbastanza dei rimproveri sua madre, si alzò per andare a fare la doccia, era tutta sudata, aveva danzato per due ore, nella sala prove c’erano solo lei e la madre. Aveva prenotato la sala il pomeriggio tardi perché voleva provare i passi  fino all’ultimo, sperava di poter riprendere la sua passione, la danza classica, a Tokio aveva rinunciato perché non era facile inserirsi, lei era occidentale e ai provini le dicevano sempre che era brava ma non rispecchiava il personaggio che cercavano, alla fine rinunciò e iniziò a lavorare come segretaria di un amico del dottore Gilmore, un medico generico. 
Ma dopo quello che era successo con Joe, si era un po’ pentita di non aver pensato di più a se stessa, doveva essere più egoista, se lo ripeteva in continuazione. Ora aveva voglia di riprendere in mano la sua vita partendo proprio da lì, dal palcoscenico. Per sua fortuna la sua era una abilità innata e con degli estenuanti allenamenti era riuscita a rimettersi in forma e aveva ottenuto un provino per un Accademia molto prestigiosa anche se il suo obiettivo era L’Opéra di Parigi. La sua ambizione l’aiutò molto a non pensare, gli allenamenti la lasciavano sfinita ma non riusciva a dormire lo stesso la notte, perché la notte il suo cuore si faceva sentire.
Gli mancava da morire, gli mancava non sentire il suo corpo attaccato al suo la notte, gli mancava il suo viso perplesso quando gli presentava una nuova ricetta per cena, le sue risate quando gli raccontava gli aneddoti   simpatici avvenuti allo studio, gli mancava quando se lo ritrovava nella vasca a fare il bagno insieme nonostante  l’acqua bollente, gli mancava nonostante il dolore che lui le aveva procurato, nonostante lui non avesse neanche provato a contattarla nei giorni successivi alla sua scomparsa.

 

CAPITOLO 7

 

Sua madre l’aveva accompagnata perché preoccupata per la sua salute e gli enormi sforzi fatti dalla ragazza nelle ultime settimane.
Dopo il provino sarebbero andate a prendere i risultati degli esami del sangue e le avrebbe offerto un bel gelato per riprendersi dallo stress delle ultime settimane.

Sedute al parco Françoise e sua madre si godevano la frescura del tardo pomeriggio.
“Penso sia andato bene, tu cosa ne pensi?”
“Non so mamma, incrocio le dita, anche le altre ragazze erano molto preparate, sono stata fuori dal giro per molto tempo non so se riuscirò a rientrarci così facilmente…uhmm… questo gelato ci voleva proprio! E’ squisito!”
“Lo vedo amore mio, lo hai terminato in cinque minuti! Io ne ho ancora metà!”
Si misero a ridere in contemporanea, era da tanto che non si rilassava così tanto. Mentre la madre finiva di mangiare il gelato, la ragazza prese gli esiti degli esami del sangue. Aprì il primo foglio e si portò la mano alla bocca, aveva un’espressione scioccata!
“Françoise cosa succede?” Anne le strappò il foglio dalle mani e lo lesse:
Positivo… i valori del beta HCG erano alti abbastanza per una regolare gravidanza.
“Sei incinta! Figlia mia… aspetti un bambino!”
“Ma non è possibile, io non mi sento affatto incinta!”
“Ma… i risultati sono chiari, sei almeno di otto settimane!”
Françoise  prese improvvisamente coscienza e pensò alle mille cose pericolose che aveva fatto in quell’ultimo periodo, si era allenata per giorni, si era alimentata male e aveva di certo sottoposto il suo fisico a sforzi che una donna in gravidanza non dovrebbe assolutamente fare.
“Starà bene? Mamma sono preoccupata per il bambino!” Si strinse a sua madre che l’abbracciò e le accarezzò i capelli.
“Sono sicura che è tutto a posto, andiamo a casa adesso hai bisogno di riposare e riflettere
Françoise comprese subito a cosa si riferisse sua madre, al padre del bambino, Joe! Doveva comunicarglielo, erano diversi mesi che non sapeva più nulla di lui.

Fu una nottataccia per la ragazza, quando andò in cucina trovò i genitori ad aspettarla.
“Ho fissato un appuntamento con la mia ginecologa, oggi pomeriggio farai la prima visita” Parlò per prima la madre.
“Hai pensato cosa fare con il padre del bambino?” Intervenne suo padre con aria severa.
Françoise guardò sua madre, e pensò che fin da piccola quando c’era un problema grave in famiglia lo si affrontava tutti insieme.
“Io…io…penso che lo chiamerò subito dopo la visita dalla dottoressa”…rispose abbassando lo sguardo con le lacrime agli occhi.
“Françoise non credo che voi vi siate lasciate in buoni rapporti, non ci hai mai spiegato perché è finita la vostra storia e non ti abbiamo mai chiesto spiegazioni ma è una cosa importante e non puoi non dirglielo, poi lui potrà decidere come comportarsi nei confronti tuoi e del bambino, ma sappi che noi ti sosterremo sempre e comunque!”
“Grazie papà!” La ragazza lo abbracciò chiedendo la protezione che solo un padre può dare ad una figlia in un momento di smarrimento.
“Non era ancora nei nostri piani diventare nonni ma sicuramente sarà un piacere avere un piccolo o una piccola in famiglia!” Sua madre si unì al loro abbraccio.

 

CAPITOLO 8

 

“Va tutto bene  Françoise, la gravidanza procede senza particolar difficoltà, dovrai solo seguire le mie linee guida per l’alimentazione ed i controlli mensili e per il resto puoi continuare la tua vita di sempre.”
Lo sguardo di Françoise era fisso su quello schermo, dove si vedeva una piccola creaturina che pulsava, era il suo bambino, suo e di Joe…
Uscite dallo studio si recarono subito a casa, sapeva di dover contattare Joe, si chiuse in camera sua e provò a chiamarlo…
“Il numero da lei selezionato è inesistente!”
Rimase qualche secondo perplessa e riprovò… stessa risposta.
Aveva cambiato numero di cellulare…pensò
“Buona sera sono la signorina Arnould vorrei parlare con il signor Shimamura!”
“Mi dispiace signorina ma il signor Shimamura non lavora più per la GMC Company.”
Rimase qualche attimo in pausa a riflettere su quella scoperta.
“Lei non potrebbe darmi un recapito telefonico per poterlo rintracciare?”
“No, mi dispiace, i dati personali dei nostri dipendenti ed ex dipendenti non possono essere divulgati, per questione di privacy!”
“E’ per una cosa piuttosto importante.” Insistette.
“Signorina non posso proprio aiutarla, mi dispiace!”
“Va bene arrivederci!”
Si sedette sul letto a riflettere su come fare per contattarlo. Compose un altro numero…
“Dottore Gilmore, sono Françoise, come sta?”
Dopo aver parlato del più e del meno la ragazza andò al punto chiedendo al dottore se poteva aiutarla a contattare Joe per una questione molto importante.
“Bambina mia, vorrei tanto aiutarti ma Joe stesso mi ha detto che non vuole più sentirti e parlarti per nessun motivo, non so cosa è successo fra voi ma era molto determinato e mi ha fatto promettere che non ti avrei mai dato la possibilità di metterti in contatto con lui!”
Françoise era scioccata per le parole del dottore, lui voleva evitarla come la peste dopo quello che le aveva fatto? Ebbe un moto di rabbia e lì per lì pensò di raccontare il motivo della ricerca al dottore ma era troppo personale e non voleva che Joe venisse a saperlo da qualcun altro. Voleva dirglielo lei e capire quale effetto avrebbe fatto a freddo la notizia sul ragazzo.
“Va bene” rispose con voce flebile… “ Se ha modo di sentirlo gli dica che voglio parlargli di una questione molto importante e privata.”
“Ti saluto bambina mia!”
“Arrivederci dottore, le abbiamo sempre dato tanti problemi quando condividevamo la stessa casa e continuiamo anche adesso che siamo indipendenti.”
“Sei come una figlia per me, ma non posso davvero tradire la fiducia di Joe, chiamami ogni tanto, mi fa sempre piacere sentirti.”
“Lo farò sicuramente, arrivederci.”
Anche quel tentativo andò a vuoto, ma c’era ancora una carta che poteva giocarsi… compose il numero…
“Jet? Sono io Françoise… come stai?”
“Françoise?”Il ragazzo si alzò di scatto in piedi e guardò il suo amico accanto… “Io sto bene piccola e tu? ”
“ Anch’io… sto discretamente bene… ehm… Jet… io ti chiamo per una cosa molto importante, spero che… almeno tu possa aiutarmi!”
Il ragazzo era alquanto perplesso… “
Cosa posso fare per te? Sai che farei tutto o quasi…” Disse guardando il suo amico ormai scuro in volto, quel nome e quella voce che sentiva attraverso la cornetta gli rievocava troppo dolore e amarezza.
“Io sto cercando di mettermi in contatto con Joe… ehm… non so se hai saputo che ci siamo lasciati…”
“Si più o meno so qualcosa…” Rispose allusivo… “ Ma non ti posso aiutare!”
“Perché? Non sai dov’è? Non lavora più alla GMC company ma sono sicura che tu hai avuto modo di sentirlo in questi mesi dato che sai della fine della nostra relazione!”
“ So benissimo dove si trova…” Non poteva mentirle… “Ma vedi… Joe mi ha detto che non vuole più avere a che fare con te per nessun motivo e non posso darti il suo numero e anche se chiamerai gli altri ragazzi ti diranno tutti la stessa cosa. Credimi piccola è solo un bene per te se vi siete allontanati!”
“Credo di conoscere cosa sia bene o male per me!” Si era proprio innervosita di questa frustrante e paradossale situazione… “Se lo cerco dopo tutte queste settimane sarà per una cosa piuttosto importante tu cosa pensi? Oppure credi che non abbia una briciola di dignità e voglia strisciare ai suoi piedi per farlo tornare da me?” Si era decisamente alterata e quel malo modo di rispondere stupì anche Jet, non era nel carattere della sua amica essere così insistente ma questo non lo persuase dalla promessa che aveva fatto a Joe.
“Françoise non posso fare nulla per te, mi dispiace, mettici una pietra sopra a questa storia una volta per tutte! Addio piccola!”
Françoise sentì chiudere la chiamata senza darle la possibilità di spiegare, a quel punto avrebbe detto a Jet della gravidanza ma non ne ebbe il tempo. Riprovò a richiamare… spento… riprovò ancora… tutto inutile Jet aveva spento il cellulare!  
Lanciò il telefonino sul letto!
Era rabbiosa,  che traditore,  bugiardo e falso si permetteva di evitarla come se avesse commesso lei quell’azione così meschina!

“Mi sembrava molto importante ciò che voleva dirti ma come vedi, anche se non condivido il tuo comportamento, ho mantenuto la promessa…”
“Non ti ha detto perché mi cercava?”
“No, mi ha detto che era molto importante !”
“Lo faccio solo per lei, qualsiasi cosa aveva da dirmi, non cambia il fatto che finora l’ho sempre fatta soffrire, è meglio se mi sta lontano!” Il viso di Joe era deluso e triste, ma era irremovibile nella sua decisone, Françoise doveva stargli lontano, solo  così poteva essere felice.
Françoise non si arrese ricompose di nuovo il numero del dottore Gilmore…
“Dottore Gilmore sono sempre io Françoise…” Raccontò al dottore cosa era successo con Joe e dell’altra donna, della sua inaspettata gravidanza e dell’impossibilità di riuscire a contattare il ragazzo.
“Non appena avrò parlato con Joe ti farò sapere, stai tranquilla.”
“Grazie dottore.” Non riuscì a dire altro, raccontare a qualcuno ciò che era successo era stato come rivivere quel dolore per l’ennesima volta, si sentiva emotivamente molto provata. Chiuse gli occhi e cercò di immaginare la reazione di Joe, era certa di una sola cosa, non sarebbero mai più stati compagni di vita.

Gilmore seduto sulla sua poltrona rifletteva su ciò che aveva saputo dalla ragazza, era alquanto meravigliato e nello stesso tempo felice che fosse rimasta incinta senza nessuna difficoltà e che stesse portando avanti la gravidanza senza problemi. Gli restava un bel fardello da risolvere, comunicare a Joe del bambino…

Non ebbe il tempo di riprendersi dallo shock della telefonata di Françoise che sentì il suo cellulare squillare, vide che era il dottore e pensò che non doveva essere un caso che Gilmore lo chiamasse subito dopo quella telefonata… non lo sapeva ancora ma quello che stava per fare avrebbe dato una svolta alla sua vita per sempre…
Lasciò squillare il cellulare e quando fu silenzioso, andò da Jet.
“Fai fare a questo numero la stessa fine dell’altro e questa volta non deve averlo nessuno neanche il dottore Gilmore”
“Sei sicuro di ciò che stai facendo, dovresti rifletterci bene prima di tagliare tutti i contatti con il tuo passato, se ti ha cercato adesso ci sarà un motivo.”
Joe rispose con tono di voce impassibile “Ne sono sicuro… e se per caso tu hai intenzione di interferire dimmelo adesso!”
“Perché mi taglieresti fuori dalla tua vita? Joe hai sbagliato ed hai già pagato perdendola perché continui a farti del male da solo? Non ti capisco ma farò come vuoi tu. Da oggi in poi nessuno di noi due avrà più contatti con i nostri amici.”

 

CAPITOLO 9

 

Sette mesi dopo…
“Congratulazioni! Ecco il tuo bambino!”
“Tesoro è bellissimo! Sei una mamma adesso!”
Fu amore a prima vista per Françoise, il suo piccolo Joe era nato e stava bene, piangeva e cercava di aprire gli occhietti ancora non abituati alla luce esterna.
Più tardi in reparto ostetricia nella stanza di Françoise…
“E’ stata gentile la dottoressa a farci avere una camera singola.”
“Date le mie condizioni particolari era necessario.”
Françoise seduta sul letto aspettava con impazienza che dal nido le portassero il piccolo, desiderava averlo fra le sue braccia dopo tanta attesa.
“Ti assomiglia tanto!”
“Come fai dirlo? L’hai visto pochi secondi!”
“Mi sono bastati, sono suo zio e ci è bastato guardarci un secondo per intenderci!”
Tutti risero alle parole di Jean che non vedeva l’ora di potersi portare a spasso il suo piccolo ometto.
“Gli occhi sono del padre, intendo il taglio degli occhi sembra quello di Joe!” Per Françoise fu spontaneo pensarlo e dirlo a voce alta senza riflettere sulle conseguenze delle sue parole. I presenti fecero finta di non aver sentito.
“Papà mi passeresti il cellulare? Vorrei far sapere al dottore Gilmore e ad Albert che è nato il bambino.”
Albert  scoprì da solo della gravidanza facendole una visita per presentargli la sua nuova compagna, così la vera sorpresa la ebbe lui scoprendo che Françoise aspettava un bambino da Joe.

Successivamente Albert, all’insaputa dell’amica si recò a New York, dove Joe si era stabilito dopo la fine della sua relazione con Françoise, da diverse settimane non riusciva a parlare né con Joe né con Jet e così anche gli altri ragazzi. Recatosi all’ultimo indirizzo dei due amici trovò un’altra famiglia che vi abitava  da diverse settimane. Il suo viaggio fu totalmente inutile, i due ragazzi erano spariti nel nulla.

Dopo aver dato la lieta notizia al dottore e ad Albert, compose un altro numero di telefono…
Spento, era spento da mesi ormai.
Lacrime amare sgorgarono con prepotenza dai suoi occhi, i suoi familiare cercarono di consolarla poi si sentirono delle rotelline nel corridoio ed entrò l’infermiera della pediatria con il suo bambino nella culletta!
Le si illuminarono gli occhi, altre lacrime uscirono dai suoi occhi ma di gioia.
“Adesso devi pensare solo al tuo piccolo Joe, vedrai che il tempo sistemerà ogni cosa!” Le disse Anne adagiandolo fra le sue braccia.

 

CAPITOLO 10

 
Due anni dopo circa a casa Arnould.
“Piacere di conoscerti io sono Anne la madre di Jean e questo è mio marito Antoine!”
“Piacere e scusate per il disturbo!”
“Nessun disturbo, la camera di nostra figlia è libera.”
“Mi tratterrò solo per il periodo necessario a trovare una stanza qui a Parigi.”
“Tio, tio!” Il piccolo Joe irruppé  gettandosi tra le braccia di Jean.
“Guarda qui chi c’è? Il mio ometto!” Lo zio lo prese in braccio e lo alzò più alto che poteva.
“Vola! Vola!”
Dalla porta della cucina entrò anche Françoise.
“Non vedeva l’ora di rivederti, ciao fratellone!”
Disse avvicinandosi e dandogli un bacio sulla guancia mentre il piccolo Joe tirava il braccio dello zio per fare ancora vola –vola.
Françoise notò l’amico di Jean che non perse tempo e si presentò.
“Buona sera madame, sono Luc Gibadue, Generale dell’aeronautica Militare e nonché fedele amico di Jean!”
“Piacere di conoscerla, sono  Françoise!” Gli disse sorridendo e porgendogli la mano.
Non appena le loro mani si sfiorarono, si guardarono negli occhi ed entrambi ebbero la sensazione di essersi ritrovati, di conoscersi già.
Durante la cena, Luc non riuscì mai a togliere gli occhi di dosso alla ragazza, e ogni tanto anche lo sguardo di Françoise si incrociava con il suo. Era strano, era molto attratta da quell’uomo ed era la prima volta da quando aveva lasciato Joe che provava una forte attrazione per un uomo.
Luc dal suo canto non voleva intrecciare una storia proprio con una donna sposata con figli e per giunta sorella di un suo caro amico ma non tardò a venire a conoscenza dai discorsi della famiglia, che in realtà non c’era nessun marito, e nessun padre per il piccolo Joe, quindi era di fatto una donna libera sentimentalmente, almeno lo sperava!
“Grazie Jean per esserti offerto di accompagnarci, sarai stanco del viaggio e noi ti stiamo facendo fare gli straordinari!”
“Ma cosa dici sorellina? Non c’è nessun problema e poi come avresti portato su per tre piani questo sacchetto di patate che si è addormenta appena tocca il  sedile di un’ auto! Certo che un ascensore sarebbe stato una gran comodità per te!”
“Lo so… ma sapessi quanto aumenta l’affitto di un appartamento!”

“Prego entrate, Jean, conosci già la strada, lo metti tu a letto?”
“Ci penso io, stai tranquilla!”
“Carino il tuo appartamento, molto accogliente non mi dispiacerebbe trovarne uno simile! Pagate molto di affitto tu e tuo marito o compagno…non so… sei sposata?” Chiese con tono de tutto disinteressato.
Lei lo guardò con la coda degli occhi mentre Luc si accomodava su uno dei divani all’ingresso.
“Non sono sposata, non ho un compagno…e non pago molto di affitto dato che non c’è ascensore e neanche un portiere, sono servizi che qui a Parigi fanno lievitare parecchio la retta mensile di un appartamento.”
Françoise si mise  sedere sul divano di fronte, Luc la osservava insistentemente e la fece arrossire mentre parlava, facendole abbassare lo sguardo.
Per sua fortuna arrivò anche Jean in salotto.
“Conviene andare, conoscendo mia madre non andrà a letto finchè non saremo a casa.”
“Va bene andiamo!” Disse Luc alzandosi.
“Pensavo che vi sareste fermati per prendere qualcosa, ma conoscendo mamma, è meglio che andiate via.”
“Ciao sorellina ci sentiamo domani, voglio godermi più che posso il mio nipotino quindi consideralo sotto sequestro per qualche settimana!”
“Allora ciao Françoise!”
Luc allungò la mano e quando lei gli porse la sua per salutalo, lui la strinse con dolcezza e la guardò di nuovo negli occhi.
“Buona notte Luc!” Rispose lei leggermente imbarazzata.
Sarà di certo una buona notte, allietata dal pensiero del tuo dolce sorriso…pensò il ragazzo.
Subito dopo in macchina durante il tragitto di ritorno…
“Allora cosa ne pensi?”
La domanda di Jean così diretta e senza soggetto lo smarrì…
“Di cosa? O di chi stai parlando?”
“Sto parlando di mia sorella, non le hai tolto gli occhi di dosso per tutta la serata!”
Luc fu preso alla sprovvista, Jean lo conosceva fin troppo bene, era uno sciupafemmine di prima categoria, ogni città una donna diversa e questa sua domanda così precisa e diretta era solo una sorta di avvertimento.
“Ti dirò la verità, perché sei mio amico e non tradirei mai un’amicizia per una donna, Françoise mi piace molto, sarei uno stupido a negartelo, però l’interesse che ho nei suoi confronti è diverso rispetto alle donne che ho conosciuto finora…”
“E allora che intenzioni hai? Mia sorella ha già sofferto molto, sta crescendo da sola il suo bambino!”
“Jean stai calmo, ti ho già detto che la nostra amicizia viene prima di ogni altra cosa. E’ vero sono molto attratto da lei ma la mia non è solo attrazione fisica….cazzo! Che fai? Non puoi frenare così di colpo!”
“Prova a ripeterlo di nuovo? Attrazione che? Quella è mia sorella!” Jean aveva fermato bruscamente la macchina e lo aveva afferrato per il bavero della giacca.
“ Come pensi che l’abbia fatto suo figlio? Con il pensiero? E’ una bella donna, non puoi pensare che gli uomini non siano attratti da lei?”
“Mia sorella ha avuto un solo uomo nella sua vita e quel bastardo l’ha lasciata sola, non ne vuole sapere di uomini hai capito?”
“Beh…questo è quello che dici tu perché sei geloso, che ne sai se prima del padre del bambino non ci siano stati altri uomini? E adesso che è libera? Tu come fai a sapere che sta sempre sola? Sei lontano da casa per mesi, come fai a sapere che vita conduce tua sorella?”
“Lo so e basta! Hai capito! Se non hai buone intenzioni stalle lontano hai capito?”
“Basta Jean! Stiamo litigando senza che ci sia un motivo concreto, ti ho solo detto che mi piace e non è detto che lei possa essere interessata ad un tipo come me! Di certo gli avrai parlato di me  qualche volta e che tipaccio sono quindi vorrà starmi alla larga!”
Jean mollò la presa. “Non ho ben capito il tuo discorso, non se so se mi stai raggirando con le tue chiacchiere ma sei stato avvertito, ricordati che non avresti solo me sguinzagliato contro ma anche i miei genitori e sappi che mia madre è la peggiore di tutti!”
“Andiamo a casa adesso, tua madre si chiederà che fine abbiamo fatto. Chiudiamo qui questo discorso ti prometto che cercherò di starle lontano!”
Jean rimise in moto e tornarono a casa in silenzio.

 

CAPITOLO 11

Luc coricato nella stanza di Françoise rifletteva sul fatto che non sapeva se veramente sarebbe riuscito a stare lontano dalla ragazza. Era la prima volta che una donna lo sconvolgeva così interiormente.
 Già gli mancava la sua voce, il suo sorriso, il suo profumo… non sarebbe stato così facile mantenere la promessa fatta all’amico.
Jean dal suo canto rifletteva sulle parole di Luc, Françoise in fondo è una donna, avrà anche lei le sue esigenze ma finora aveva sempre condotto una vita molto tranquilla, tutta casa e figlio, almeno questo è quello che lui sapeva, così come sapeva che a volte il bambino dormiva dai suoi genitori perchè lei usciva con le amiche, ma era certo che fossero amiche? No… non poteva pensare alla sua sorellina che andava  a letto con il primo che capita, non era da lei!

Nel suo letto Françoise non riusciva a prendere sonno, per la prima volta da quando aveva conosciuto Joe, un altro uomo occupava i suoi pensieri.
Era rimasta affascinata da Luc, era un bell’uomo, alto, molto alto, superava Jean di almeno 5 cm, i capelli scuri e gli occhi verdi, fisico asciutto e allenato. Sentì il suo corpo fremere, un po’ si vergognò di se stessa ma in fondo era una donna e anche se altri uomini dopo Joe l’avevano corteggiata, lei non aveva mai provato quel tipo di interesse e finiva con l’uscirci una volta e basta. Ma Luc era diverso, voleva conoscerlo meglio, parlarci ancora, sentire il tocco delle sue mani sul suo viso e la sensazione di un suo  abbraccio, le dava una sensazione di sicurezza e forza che non aveva mai provato, neanche con Joe…
Pensò a come doveva essere fare l’amore con uomo diverso da Joe, si portò le coperte sopra la testa a quel pensiero hot, quell’uomo l’aveva decisamente stregata.

 

CAPITOLO 12

 

 “Mamma! Mamma! Scioccolato! Vuoi scioccolato!”
Uscire dal supermercato con Joe senza comprare qualcosa che desiderasse era sempre un’impresa.
“Anzi stavolta si è limitato all’ovetto, almeno non spenderò troppi soldi”
“Posso aiutarti a portare le buste?”
Françoise si girò e vide il bel viso sorridente di Luc che si abbassava per afferrare le buste della spesa.
“Grazie sei gentile, riesco a metterle nel vano sotto il passeggino!”
“Allora posso offrirvi un gelato?”
“Ma tu non stai facendo la spesa? Non vogliamo disturbarti.”
“Nessun disturbo, mi serviva solo qualche sciocchezza, niente di così vitale che non si possa acquistare domani .”
“Mamma zelato! Zelato!”
“E allora è deciso! Andiamo a prendere un bel zelato!” Luc si accucciò all’altezza della seduta del passeggino e con una mano smosse i capelli biondi del piccolo Joe che gli sorrideva e alzava le manine per farsi prendere in braccio.
“Sei un bel furbetto!”
Lo sganciò e lo mise a cavalluccio sul collo.
“Joe su nel cielo!” Iniziò a gridare gioioso il bambino.
“Bene allora andiamo!” L’uomo non diede neanche il tempo alla ragazza di accettare  l’invito che si incamminò con il piccolo Joe appollaiato al collo.
Non le restò che seguirli riflettendo sul fatto che Luc la sapeva proprio lunga su come non farsi mai dire di no.

“Buona notte amore mio.” Sussurrò al piccolo Joe in pieno sonno, socchiuse la porta della cameretta e raggiunse Luc che l’aspettava in salotto.
“Dorme come un ghiro! Grazie per averlo potato in braccio fino a casa.”
“Figurati, è stato solo un piacere!”
Françoise si sentiva un po’ in imbarazzo, per la prima volta si trovava da sola con Luc, per tutto il pomeriggio c’era stato il piccolo Joe al centro della loro attenzione.
Françoise si sedette sul divano di fronte a quello in cui si era accomodato l’uomo che sorrise leggermente notando la timidezza della ragazza.
Il silenzio che ci fu per qualche secondo la fece arrossire ancora di più, quell’uomo le piaceva e questo le creava non poco disagio, decise che doveva assolutamente rompere quel silenzio prima di diventare rossa come un peperone.
“Allora…” Disse con voce bassa, un po’ imbarazzata… “So che hai trovato un appartamento qui vicino.”
A Luc quella timidezza piaceva tantissimo, lei gli piaceva tantissimo, era dal loro primo incontro a casa dei genitori di Jean che non  riusciva a togliersela dalla testa, aveva avuto la fortuna di trovare in affitto un appartamento vicino a quello della ragazza e per giorni aveva frequentato tutti i posti, supermercati, e locali che una giovane mamma  avrebbe potuto frequentare, se il caso li avrebbe  fatti incontrare, si sarebbe sentito meno in colpa verso il suo amico Jean. Alla fine la fortuna era stata dalla sua parte e li aveva ritrovati a fare la spesa, in realtà lui non doveva acquistare niente, stava facendo un giro di ricognizione sperando di incontrarla, ed ora eccolo lì, esattamente doveva aveva sperato di finire prima o poi, o quasi, se si fosse seduta più vicina gli avrebbe fatto più piacere.
“Già… sono stato molto fortunato, è una bella zona residenziale di Parigi, tu… anzi…. voi ci abitate da molto?”
“Abitiamo qui solo da qualche mese, stavo con i miei genitori, ma adesso che Joe è più grande posso fargli frequentare la scuola statale e permettermi un affitto,  stava con mia madre quando era piccolo ed io ero a lavoro.”
“Che lavoro fai?”
“Lavoro come segretaria presso lo studio di un dottore e il fine settimana quando è necessario faccio la cameriera in un piccolo locale di una mia amica ma faccio solo sostituzioni quindi non lavoro tutti week end. Tu invece? Jean mi ha detto che hai deciso di fare lavoro di ufficio dopo tanti anni di servizio sul campo.”
“ Sto ancora cercando di abituarmi, non è facile passare stare tante ore chiuso in una stanza con tante carte!” Luc rispose soddisfatto del fatto che aveva parlato di lui con Jean, era compiaciuto di essere nei pensieri della ragazza!
Conversarono per un bel po’di tempo, Luc si dimostrò un uomo veramente simpatico e ironico, sapeva farla ridere e a poco a poco si sentì a suo agio, come se lo conoscesse da tempo. Il ragazzo percepì che lei si era finalmente rilassata e adorava vederla sorridere alle sue battute sui nuovi vicini di casa. La serata trascorse velocemente.

Nel corso delle settimane successive Luc divenne un “incontro casuale  e non” quasi quotidiano per Françoise e il piccolo Joe. Il bambino si era affezionato rapidamente a quella figura maschile che trasmetteva tanta sicurezza e che era tanto gentile con la sua mamma.
In Françoise vi era stato un cambiamento,  non ricordava da quanto tempo non si sentiva così a suo agio con un uomo, si sentiva protetta e serena, Luc la faceva ridere tanto, la cercava durante le giornate con messaggi e chiamate. Era disponibile per qualsiasi cosa, era diventato un piccolo pezzo della sua vita senza neanche rendersene conto, come se ne avesse sempre fatto parte, una sensazione che neanche con Joe aveva mai provato, era molto sorpresa dei suoi sentimenti perché era sempre stata convinta che Joe era l’uomo del suo destino infatti avevano avuto anche un bambino che li aveva legati per sempre anche se lui non ne era a conoscenza o forse non gli importava…

 

CAPITOLO 13

 

 Quando nacque il piccolo Joe, non si arrese all’idea che  il padre non sapesse nulla,  gli scrisse una lettera alla quale allegò anche una foto del piccolo neonato. Il dottore Gilmore gli aveva fornito l’ultimo indirizzo tradendo il patto con Joe,  il dottore voleva che lui sapesse che aveva avuto un figlio da Françoise ed era convinto che i due ragazzi grazie al bambino avrebbero avuto la possibilità per riconciliarsi.
 La ragazza aveva comunicato del bambino anche nella lettera che aveva consegnato ad un avvocato che si stava occupando della vendita del loro appartamento e diverse lettere furono spedite successivamente al loro vecchio indirizzo nella speranza che Joe un giorno si recasse.  Ma le cose andarono diversamente da come si aspettava, infatti Joe non si fece mai sentire per dei chiarimenti, era scomparso dalla vita di tutti i ragazzi ed aveva trascinato anche Jet in quella scelta. Con rammarico Françoise si mise il cuore in pace e non cercò più Joe.
Nonostante tutto ciò che era successo era convinta che Joe avrebbe adorato di certo il loro bambino, non sapeva spiegarsi il perché lui non l’avesse cercata neanche dopo le lettere, magari non le aveva ricevute, lo giustificava, ma era fermamente convinta che il giorno in cui Joe sarebbe venuto a conoscenza dell’esistenza del piccolo Joe lo avrebbe amato. Per questo motivo aveva cresciuto il suo bambino parlandogli  del suo papà che viveva lontano, che l’amava tantissimo e un giorno lo avrebbe incontrato. Non aveva molte notizie di lui, sembrava che avesse tagliato i contatti con tutti i ragazzi e persino con il dotttore.
Il piccolo Joe aveva visto suo papà in una foto che la sua mamma aveva incorniciato e messo nella sua cameretta.
 Il bambino aveva ereditato dalla mamma il carattere molto amabile e dolce, anche lui si era velocemente affezionato  a Luc, fino a quel momento il nonno materno e lo zio erano state le uniche figure maschili di riferimento, l’arrivo imprevisto di Luc  nella loro vita era stata una novità e grazie al carattere molto allegro ed espansivo dell’uomo fu facile fare breccia nel cuore del piccolo Joe.

 

CAPITOLO 14

 

La strada più breve che gli permetteva di raggiungere l’appartamento che aveva affittato passava proprio davanti all’abitazione  di Françoise, nonostante fosse notte fonda vide la luce accesa nell’appartamento.
Françoise sentì lo squillo di un messaggio… “Tutto ok?”…
Era Luc… “Si… tutto ok? Perché mi fai questa domanda?”
“Sono sotto casa tua ed ho visto le luci accese…”
“Sono appena rientrata, ero fuori con delle amiche.”
Luc si ricordò che Françoise una volta gli disse che ogni tanto per svagarsi un po’ usciva  con le amiche e lasciava il bambino a sua madre.
“Posso salire a salutarti?”
Françoise lesse il messaggio e ci mise qualche secondo per rispondere… insicura su cosa sarebbe successo se Luc fosse salito… poi rispose: “Va bene.”
Luc fu velocissimo a salire le scale e raggiungere l’appartamento, lei lo stava aspettando affacciata al portone.
Entrò e senza darle il tempo neanche di salutarlo chiuse il portone e la spinse contro la porta baciandola con passione mentre le sue mani desiderose di tastare quel corpo, spudoratamente la palpeggiavano ovunque, sentì qualche secondo di resistenza da parte sua ma fu solo per la sorpresa del suo gesto perché subito dopo anche la lingua di lei lo cercò smaniosa, le sua mani ad accarezzarlo sui capelli e mentre la bocca di lui scendeva lungo il collo, le mani iniziarono a spogliarla, desiderava quella donna come mai gli era capitato nella sua vita, voleva sentirla sua, abbandonata alla sua voglia di darle piacere e appagamento.
Dopo averle tolto il vestito, con la sola biancheria addosso le fece accavallare le gambe attorno alla vita e la porto in camera da letto.
Travolti entrambi dalla passione cieca fecero l’amore come due innamorati che stavano da troppo tempo lontani, erano impazienti di sentire il reciproco sapore, odore e contatto, più i loro corpi si univano più la voglia aumentava, solo all’alba esausti e soddisfatti si resero conto che nessuno dei due aveva detto una parola, una frase.
 Luc si si godeva quella pace interiore, si era addormentata di fianco con la testa appoggiata alla sua spalla e il viso rivolto al suo, le accarezzava i capelli e ne ammirava il bel volto. Quella notte aveva conosciuto una Françoise  passionale, audace e sensuale per un attimo si chiese del perché  il padre di Joe avesse lasciato andare una donna così, pensò che solo un pazzo potesse rinunciare a lei e di sicuro lui non lo era, da quella notte in poi Françoise sarebbe stata la sua compagna, avrebbe lottato per averla al suo fianco, Jean si sarebbe messo l’anima in pace perché lei era la sua vita. Le baciò la fronte e si impose di chiudere gli occhi per riposare un po’.
Quando si svegliò, lei era ancora accoccolata tra le sue braccia che dormiva serenamente, erano passate poco meno di due ore ed erano quasi le sette del mattino, le accarezzò i capelli e ne inspirò il profumo. Era totalmente perso per lei non palesava neanche l’idea che la ragazza avrebbe potuto considerarla solo una notte di passione o che non volesse stare con lui, questa sicurezza derivava dal fatto che la conosceva abbastanza da sapere che non era donna da andare a letto con chiunque e se lo aveva fatto con lui era sicuramente perché provava del sentimento, inoltre il trasporto e coinvolgimento con cui avevano fatto l’amore non lo aveva mai provato con nessuna altra donna, e solo l’amore, quello vero poteva portare ad un’ unione così perfetta come quella che loro avevano avuto quella notte.
Sentì sotto le lenzuola le sue gambe stirarsi, ed aprì gli occhi, gli sorrise : “Buon giorno, finalmente mi dai il tempo di salutarti!”
Luc  guardò  quel viso sorridente per qualche secondo e poi la baciò lasciandola di nuovo senza fiato, non le diede modo di dire altro perché si intrufolò di nuovo fra le sue gambe e la fece nuovamente sua, con la stessa passione della notte passata ne assaporò il piacere e quando si accasciò esausto su di lei le sussurrò all’orecchio: “Buon giorno!”

 

CAPITOLO 15

 

In un’altra città a migliaia di chilometri di lontananza…
“Ehi… tutto ok?”
“Si, adesso devo andare!”
La ragazza si tirò su a sedere sul lettone e si coprì con il lenzuolo, niente affatto sorpresa delle sue parole.  Rimase in quella posizione ad osservarlo mentre si rivestiva in silenzio finché non sentì il portone di casa chiudersi.
Fuori c’era il sole appena spuntato, era una mattina molto calda e già si vedevano le prime persone girare per la città soprattutto gli amanti del jogging. Arrivato alla portiera dell’auto, una ragazza correndo gli passò accanto, lui neanche si accorse com’era fisicamente ma la scia di profumo gli fu subito familiare. Era lo stesso profumo di Françoise!
Erano passati quasi quattro anni dall’ultima volta che lo aveva sentito addosso a lei e se ne era riempito le narici affondando il viso nella piega del suo collo. Come ogni volta, quei piccoli e imprevisti particolari che gli ricordavano Françoise gli procuravano una fitta acuta allo stomaco. Per questo motivo aveva smesso di ascoltare la radio, troppe canzoni rievocavano ricordi dolorosi e rimpianti. Pensava spesso a lei, si chiedeva come stesse, come fosse la sua vita senza di lui.
Rifletté sulla propria esistenza dopo aver rotto i contatti con tutti, Jet era il suo unico contatto con la sua vecchia vita.
Da allora nessuna altra donna aveva preso il posto di Françoise nella sua vita, solo brevi relazioni basate soprattutto sull’attrazione fisica. Non era interessato ad avere una donna accanto a sé perché nessuna sarebbe mai stata all’altezza di lei, inoltre se non era riuscito a rimanere fedele a lei, l’unica donna che aveva veramente amato sicuramente non ci sarebbe riuscito con nessun’altra.
La sua vita professionale era molto appagante e si era abituato ben presto alla sua nuova esistenza dall’altra parte del mondo anche se ogni tanto pensava di tornare in Giappone perché lì era nato e la nostalgia di quei luoghi si facevano sentire.

 

CAPITOLO 16

 

Diversi anni dopo…
Seduto su un’auto noleggiata…
 Eccomi qui… guardava il palazzo e mille ricordi affiorarono, lei che saliva sull’auto per essere accompagnata a lavoro, lei che chiacchierava con qualche inquilino davanti alla portineria e ogni tanto guardava verso di lui che l’aspettava impaziente in macchina e poi la rivide affacciata alla finestra, sorridente che lo salutava… Chissà chi abita nel nostro appartamento adesso?  Chiuse un attimo gli occhi per cercare di affrontare tutti quei ricordi che confluivano come un fiume in piena.
Qualcuno bussò al finestrino, aprì gli occhi…
“Lei è il signor Shimamura vero?”
Aprì il finestrino per sentire meglio e osservare quel signore con i capelli bianchi che lo aveva disturbato. Ci mise qualche secondo…
“Ma lei è il signor Novisughe? Il portiere!”
“Si, si… signor Shimamura!”
Joe scese dall’auto per salutare il vecchio portiere.
“Lavora ancora qui?”
“Certo, ma andrò in pensione il prossimo mese!” Disse orgoglioso Novisughe. “Ho sempre sperato che lei tornasse qui un giorno… la prego entri, le offro un tè!”
“Joe non riuscì a rifiutare il gentile invito ed entrò in casa. Abitava da solo, non si era mai sposato e Joe notò l’ordine e la pulizia che regnavano nell’appartamento. Dovrei seguire il suo esempio…Pensò riflettendo al caos che regnava a casa sua.
L’uomo sparì per qualche minuto in cucina.
Joe ripensò a quanto fu difficile vendere l’appartamento che stava proprio sopra di lui.

“La signorina Arnolud pone una condizione per avere la firma sull’atto di vendita. Vuole che lei signor Shimamura firmi questa ricevuta e che prenda questa lettera.”
Comunicò l’impegato che si era preso l’incarico di sbrigare le pratiche di vendita del loro appartamento.
Joe prese la lettera in mano,  riconobbe subito la scrittura di Françoise, all’improvviso divenne tutto più difficile,  firmò subito la ricevuta perché voleva andare via il prima possibile, mise la lettera in tasca e la gettò appena uscito dall’ufficio, la tentazione di aprirla fu tanta ma si liberò subito di quel fardello.

L’uomo tornò nella sala con il tè, Joe si distolse dai suoi pensieri e vide l’anziano portiere sedersi di fronte a lui.
 Chiacchierarono per un pò degli ultimi anni trascorsi.
Ad un certo punto l’uomo si alzò di nuovo si fermò davanti a Joe e disse: “Aspetti un attimo qui, ho delle carte da darle.”
Poco dopo spuntò con delle lettere sigillate e gliele porse.
Joe non dovette fare grandi sforzi per riconoscere la scrittura della mittente di alcune di esse mentre altre avevano una scrittura che non conosceva.
Le aprì a ventaglio sul tavolo erano 10 lettere, tutte provenienti da Parigi. Alcune erano vecchie si notava dal colore giallognolo della carta altre erano più recenti.
“Questa è arrivata nel mese di marzo!” Disse l’uomo indicando una delle buste. “Io ho promesso a mamoiselle che avrei conservato le lettere finchè lei un giorno non sarebbe tornato, lei è sempre stata sicura che sarebbe tornato qui al palazzo un giorno.”
Joe non disse nulla, aveva la bocca asciutta e non sapeva bene se voleva conoscere il contenuto di quelle buste .
“Io penso che il loro contenuto sia veramente importante altrimenti non si spiegherebbe l’assiduità del loro arrivo ogni anno.” L’uomo non disse più nulla.
Joe prese le lettere, si congedò dal signor Novisughe ringraziandolo di tutto e andò via.
Tornato in albergo, finalmente solo, aprì la prima lettera, ignaro del tutto del suo contenuto.
Era datata a  10 anni prima, ne tirò fuori una foto, era un neonato avvolto in una copertina celeste. Dietro la foto c’era una data e un nome: JOE.
Abbastanza confuso aprì la lettera allegata e iniziò a leggere: “Ciao Joe, giorno XX è nato il nostro bambino, il piccolo Joe. Ho deciso di chiamarlo come te perché so che ne saresti stato orgoglioso e non sapendo quando tu avresti saputo della sua esistenza volevo dargli il nome del suo papà affinchè sappia che tu lo ami anche se non sei presente in questo momento. Ti invierò una lettera ogni anno, per il suo compleanno e ti aggiornerò dei progressi fatti durante la sua crescita. In attesa di tue notizie. Françoise.”
Rilesse la prima frase circa dieci volte!
 “il nostro bambino…il nostro bambino…”
Preso dall’incredulità di ciò che aveva letto aprì nervosamente la lettera successiva, strappando la busta esterna. Un’altra foto, un bimbo di circa un anno sorridente, biondo con occhi azzurri, inequivocabilmente gli occhi di Françoise… anche il colore dei capelli era quello di Françoise, Joe cercava un indizio, uno qualsiasi che potesse portarlo a credere che lui era veramente il padre di quel bambino. Ma era identico a sua madre… nessun particolare lo riconduceva ad un’assomiglianza tra loro, forse il taglio degli occhi.
Lesse la lettera: “ Ciao Joe, è trascorso un anno dalla nascita del piccolo Joe. E’ un bel bambino sempre allegro e sorridente. Ha imparato a dire mamma, papà e nonna. In attesa di tue notizie. Françoise”
PS. Ho provato ad avere tue notizie in questo anno ma sembri sparito nel nulla, spero che tu stia bene.
Ancora sotto shock  aprì anche le altre lettere, in ognuna qualche foto e qualche riga dove Françoise diceva che il bambino stava bene, Joe guardava le foto ma il bambino sembrava essere la copia al maschile della madre.
Poi aprì una delle lettere che aveva l’indirizzo scritto con una scrittura diversa da quelle di Françoise, caddero dalla busta diverse foto, ritraevano Joe una con un pallone da calcio in un campo sportivo, un’altra con una torta di compleanno e una candela e il numero sette, un’altra foto  in spiaggia… erano tutte foto in cui il piccolo Joe era messo in posa, sorridente e felice. Joe aprì la lettera: “Ciao papà, adesso che ho imparato a scrivere e leggere, mamma mi ha detto che potrò scriverti ogni volta che ne avrò voglia. Ti piacciano le foto che ti ho mandato? Le ha scattate mamma e vorrei che tu fossi orgoglioso di me. Mi manchi tanto, la mamma dice che devo essere paziente e che prima o poi mi verrai a trovare. Ho tanti amici, i nonni, lo zio e Luc mi vogliono molto bene  ma sento lo stesso che mi manchi. Quando verrai a Parigi? Ho tanta voglia di conoscerti. Ti voglio bene.
Joe Arnould”
Leggendo quelle parole iniziò a piangere, guardava le foto e sentiva un qualcosa dentro che lo legava a quel bambino. Aprì le lettere successive dove vi trovò altre foto,  il bambino descriveva brevemente le sue giornate, in altre lettere invece raccontava dei suoi successi in campo e a scuola, notò che non scriveva mai della mamma tranne il fatto che lei lo rincuorava dicendogli che doveva avere pazienza.
Aprì infine l’ultima lettera, quella con la data più recente, risaliva a circa nove mesi prima: “Ciao papà, ho compiuto 10 anni e ancora non ti conosco, a volte penso che queste lettere siano inutili perché non esisti, mamma mi giura che mi ami ma io non ho più voglia di crederle. Non ti scriverò più  perché sono arrabbiato con te e un po’ anche con lei. Forse si è inventata tutto per non farmi sentire la mancanza di un papà ma lei è molto buona non mi avrebbe mai detto una bugia così grande quindi penso che sia tu e solo tu il colpevole della tua mancanza. Perché non hai mai risposto ad una delle mie lettere? Mamma dice devo decidere io se continuare a scriverti ed io ho deciso che ormai sono grande abbastanza per vivere la mia vita senza di te.
Joe Arnould”
La busta non conteneva nessuna foto. Joe era completamente inerme, si sentiva colpevole, aveva abbandonato suo figlio così come aveva fatto suo padre con lui, uno scherzo del destino troppo amaro…  però… a differenza di suo padre, lui poteva ancora rimediare, essere presente, essere il padre che Joe cercava. Si alzò compose un numero di telefono, poi preparò la valigia e si diresse verso l’aeroporto.

 

CAPITOLO 17

 

Parigi.

L’aria fredda e frizzante di dicembre investì in pieno il volto di Joe,  uscito dall’aeroporto cercò subito un taxi e si fece accompagnare all’indirizzo che vi era sull’ultima lettera. Appena arrivò notò subito che c’era qualcosa di strano.
“Aspetti non vada via” Disse al tassista.
La villetta era totalmente al buio e non vi erano addobbi natalizi  e luci a differenza delle case circostanti che si accendevano e spegnavano ad intermittenza ricordando a tutti che stava per arrivare uno dei periodi più amati dai bambini. Provò lo stesso a suonare il campanello ma non rispose nessuno, lesse il nome sul campanello Gibadue - Arnould, vi era anche una targa in metallo sul cancelletto con quei cognomi.
Forse era quella la casa, pensò Joe ma non si spiegava il fatto che fosse del tutto disabitata.
Tornò sul taxi e chiese al tassista di accompagnarlo all’altro indirizzo, quello scritto sulle prime lettere inviate, non era molto lontano sarebbe potuto andarci anche a piedi avendo conosciuto meglio le strade.
L’edificio che si trovò davanti era poco più piccolo alla villetta dove presumibilmente abitava Françoise ma questa casa era ben addobbata per Natale e le luci erano accese, fece un sospiro, strinse i pugni per il nervosismo e suonò il campanello ma nessuna voce rispose al citofono perché dopo qualche secondo si aprì il portone e apparve una signora bionda con addosso il cappotto.
“Chi è?” Gridò accendendo una luce sul pianerottolo fuori per vedere meglio la persona che aveva suonato.
“Buona sera, sto cercando Françoise Arnould…”
La donna si avvicinò al cancelletto senza aprire, faceva molto freddo ed era ben coperta ma a Joe non sfuggì l’enorme somiglianza con Françoise.
Anne guardò bene l’uomo che cercava sua figlia e fu incredula, capì subito chi era, il suo shock fu tale che senza accorgersene disse ad alta voce ciò che pensava…
“Oh santo cielo, tu sei Joe! Quel Joe!” Si portò la mano alla bocca e lo fissò per un tempo che sembrò infinitamente imbarazzante per Joe ma che in realtà si trattò di solo qualche secondo.
“ Oh… scusami… entra in casa, c’è un freddo tremendo stasera e sta per iniziare a nevicare!” Aprì con le chiavi il cancelletto e lo fece entrare.
Un’ondata di caldo e buon profumo di cibo trasmise al giovane uomo un’aria di famiglia e tranquillità.
Anne si tolse il cappotto e con un gesto invitò anche Joe a toglierlo.
Joe non ebbe più dubbi sul fatto che fosse la madre di Françoise, erano due gocce d’acqua, anche la voce era dolce e pacata come la sua, i capelli chiari e le fattezze dei movimenti, tutto gli ricordava lei.
“Vieni accomodiamoci in cucina, c’è più caldo, ti preparo un buon tè ? Hai già cenato? Puoi restare da noi se vuoi?”
Un differenza fra Françoise e sua madre c’era, quest’ultima faceva tante domande e Joe si sentiva un po’ intimidito…
Ancor prima di ricevere una risposta, la donna mise un bollitore sul fornello, invitò di nuovo l’uomo a sedersi e gli si avvicinò, osservandolo come per cercare dei tratti in lui che gli ricordassero qualcuno…

 

CAPITOLO 18

 

“ Beh… non c’ è niente da fare, mia figlia, i figli li fa in serie, tutti uguali a lei! Il piccolo Joe è tutto sua madre! Ha solo il taglio degli occhi simile al tuo ma per il resto mio caro è la fotocopia di sua madre” Joe non aveva ancora proferito parola, era impossibile la donna non gli aveva ancora dato l’occasione!
Ad un tratto la donna impallidì: “ Oh cielo… io ti ho parlato di Joe senza sapere se…”
“So tutto signora, stia tranquilla” Finalmente era riuscito a dire qualcosa…
Anne si sedette accanto a lui, gli prese la mano…
“ E’ così strano averti qui, noi tutti abbiamo aspettato per molti anni di conoscerti, Joe soprattutto negli ultimi tempi ha mostrato molta sofferenza per la tua assenza, Luc è stato un ottimo padre ma non sei tu,  ha iniziato a fare tante domande a sua madre, Françoise si sente molto frustrata da questa situazione, ha provato a cercarti ma sembravi scomparso nel nulla!”
Le lacrime scendevano sul viso di Anne senza che lei riuscisse a fermarle, Joe si sentiva sempre più a disagio…
“Ma finalmente sei qui!”
Anne lo abbracciò lasciando Joe sconcertato. Dopo qualche attimo di incertezza anche lui abbracciò la donna. “Adesso che sei qui, sarà tutto diverso, sono sicura che Joe si rasserenerà e finalmente potrà conoscerti…”
“Anne! Chi è quest’uomo? Cosa stai facendo?”
Un uomo della stessa età di Anne era appena entrato in cucina e trovando la moglie abbracciata ad uno sconosciuto lasciandolo sconcertato.
“E’ Joe il padre di nostro nipote!”
Antoine si avvicinò e lo osservò, dopo qualche attimo di incertezza allungò la mano: “ Io sono Antoine il padre di Françoise, siediti ragazzo abbiamo molto di cui parlare.”
Joe raccontò loro come aveva scoperto dell’esistenza del piccolo Joe, Anne prese un album di fotografie del loro nipotino, gli raccontarono alcuni aneddoti dell’infanzia del bambino, di come sia diventato una bravo giovanotto.
Anne gli fece vedere anche una foto di Joe accanto ad una bambina poco più piccola di lui…
“Lei è Lionie, sua sorella, vedi come si assomigliano? Françoise si è sposata quando Joe aveva quasi tre anni e quasi subito dopo è  nata la nostra piccola principessa.” Anne era totalmente innamorata dei suoi nipoti si capiva da come ne parlava.  “Adesso Françoise aspetta un altro bimbo… un altro maschietto, del tutto inaspettato sia per lei che per noi!”
“Già è stata un po’ una sorpresa per tutti questa nuova gravidanza ma siamo felici, la nostra bambina ha una bellissima famiglia.”
Joe era felice di sapere che Françoise si era creata una famiglia era quello che aveva sempre desiderato.
“ Sono stato presso l’indirizzo scritto sull’ultima lettera ma non ho trovato nessuno.”
“Françoise è partita, ogni anno trascorre questo periodo di Natale a Berlino nella casa di Isaac, i bambini vogliono molto bene al loro nonno e così preferiscono passare  le vacanze con lui dato che lo vedono poco”
“Sta parlando del dottore Gilmore?”
“Si proprio di lui, per i nostri nipoti è un nonno a tutti gli effetti!”
“E’ pronto venite a sedervi”
“Grazie signora, io non volevo recarvi nessun disturbo” Joe era molto imbarazzato, non si aspettava di certo un’accoglienza così calorosa dalla famiglia di Françoise, anzi aveva pensato che dopo tutto quel tempo lo avrebbero cacciato via, invece il loro comportamento rispettava perfettamente l’atteggiamento di Françoise nei confronti di tutte le persone, sempre comprensiva.
“Ci sono ancora molte cose di cui dobbiamo parlare, adesso andiamo a cena prima che si freddi.”

La serata a casa dei genitori di Françoise era stata davvero piacevole, si era sentito uno di famiglia, e questo gli fece risalire un nodo alla gola per il rimpianto di ciò che aveva perso con il suo ignobile tradimento. Aveva saputo tante cose del piccolo Joe, non vedeva l’ora di conoscerlo e nel suo cuore non vedeva l’ora di rivedere anche Françoise.

Il mattino seguente si fece coraggio e digitò  il numero di cellulare che Antoine gli aveva dato.
Uno squillo, due squilli, tre squilli…
“Pronto?”
Joe sentì il suo respiro bloccarsi per un attimo, non riusciva a parlare… la voce di lei era sempre la stessa.
“Pronto!”
“ Françoise sono io, Joe”
“Joe…, aspettavo la tua chiamata , mio padre mi ha avvisato stamattina che eri stato da loro, come stai?”
“”Sto bene…” Furono le uniche parole che riuscì a dire.
“ Allora ti spettiamo qui a Berlino? Joe è impaziente di conoscerti! Anche il dottore Gilmore non vede l’ora di rivederti ”
Per fortuna lei riusciva sempre a dire le parole giuste per non farlo sentire a disagio.
“Partirò fra circa mezz’ora e penso di arrivare in serata”
“ Va bene, allora ci sentiamo più tardi, ciao Joe”
“Ciao Françoise!”
Era tutto così strano, dopo tutti quegli anni, dopo tutto quello che era successo, sembrava che non fosse successo nulla, Joe si illuse per qualche secondo, consapevole che mai fra di loro le cose sarebbero tornate come in passato, ormai lei era sposata, aveva avuto dei figli con un altro uomo, una casa con lui, si era costruita quel sogno di cui parlava con lui quando stavano ancora insieme,  lo aveva fatto un altro uomo, Joe si rese conto che rivederla sarebbe stata dura, ma doveva accettare la realtà d’altronde era ciò che aveva sempre voluto per lei. Durante quegli anni di lontananza aveva sempre sperato che stesse bene, che fosse diventata una ballerina professionista e che avesse un compagno degno di lei, era felice di poterla rivedere e di poter restaurare un legame con lei, il loro bambino li aveva uniti per sempre, per l’eternità lui e Françoise sarebbero rimasti legati  da questo figlio di cui fino a qualche giorno fa non sapeva nulla.

 

CAPITOLO 19

 

“Mamma come devo chiamarlo?”
“Come ti senti tesoro mio, puoi chiamarlo Joe oppure papà.”
“Mamma mi sento emozionatissimo, però anche un po’ in colpa perché  papà potrebbe restarci male.”
“Lo so che adesso ti senti un po’ scombussolato per il suo arrivo ma devi stare tranquillo papà non si sentirà mai messo da parte e non ci resterà male, lui lo sa che tu lo ami e sapeva anche che c’era la possibilità  che prima o poi avresti potuto conoscere il tuo padre naturale questo non cambia il vostro legame.” Françoise abbracciò suo figlio che in questo momento combatteva un conflitto interiore complesso per un bambino di soli 10 anni, nonostante fosse un bambino molto più maturo per la sua età era pur sempre piccolo per affrontare una situazione così particolare. Spronarlo ad esprimere le sue emozioni era il modo migliore per affrontare questa circostanza.
“Come ti senti amore mio?”
“Ho aspettato così tanto questo momento che adesso non so più cosa provo, mi sento felice, arrabbiato e spaventato.”
“E’ normale provare tutte queste emozioni,  Joe è una brava persona, è molto gentile e dolce, sono sicura che andrete subito d’accordo.”
Françoise sentiva che suo figlio aveva ancora dei quesiti in sospeso…
“Vuoi chiedermi qualcosa di lui?”
Un po’ imbarazzato e insicuro se poteva veramente chiedere qualsiasi cosa, pose alla madre una domanda che lo tormentava.
“Cosa è successo fra di voi? Perché non ha mai saputo che aspettavi un bambino da lui?”
Era proprio una delle domanda che si aspettava, si era preparata mentalmente ma adesso che doveva realmente rispondere si sentiva un po’ a disagio a parlare di quella storia ma era necessario, ormai Joe era un piccolo ometto e aveva  bisogno di sapere  perché i suoi genitori non lo avevano cresciuto insieme. Già da qualche mese mostrava sofferenza per l’assenza del padre anche se Luc era stato sempre presente e lo aveva cresciuto come se fosse suo figlio, non compensava la mancanza del padre biologico. Notava il disagio del figlio quando le persone gli dicevano che i suoi fratelli assomigliavano al  padre nelle movenze e nel carattere. Qualche settimana prima Joe le aveva chiesto  in cosa lui era simile al padre…

“Vi piace il calcio, ti ha trasmesso lui la passione per il pallone!”
“Non hai capito mamma, io mi riferivo a mio padre Joe.”
Françoise rimase sorpresa di quella domanda, considerava Luc il padre dl bambino e non credeva che Joe pensasse al padre biologico come punto di riferimento.
“Joe odiava ballare e anche tu, però amava tanto stare da solo e questo piace anche a te, siete molto simili in questo, e siete anche molto più maturi rispetto alla vostra età… e poi credo di non avertelo mai detto… Joe è più piccolo di me sai?”
“Cosaaaa? Mamma! Ma ti piacevano i toy boy?”
“ Joeee! Ma cosa dici? Ma che ne sai tu dei toy boy?”
“Ho quasi 11 anni non dimenticartelo, non credo più in Babbo Natale, alle cicogne e al topino dei denti già da qualche anno!”
“Hai proprio ragione, è che per una mamma i figli sono sempre piccoli… non avrai raccontato qualcosa a tua sorella vero?”
“No stai tranquilla, non ho detto nulla su come si fanno i bambini a quella chiacchierona!”
“Comunque è più piccolo solo di un anno tuo padre, però era molto maturo e …”
“Mammaaaa! Mason mi ha preso il quaderno!”
 Una Lionie in lacrime interruppe quella chiacchierata… da allora non ripresero più il discorso del padre fino a quel  momento.

“Ho paura che la verità possa influenzarti negativamente su Joe ma è giusto che tu sappia cosa è successo, anch’io ho sbagliato molto in questa storia… Sono stata io ad andare via, ero molto arrabbiata, anzi direi furiosa, non sapevo di essere incinta quando andai via da Tokio…”
“Abitavi a Tokio?”
“Si… pensavo di avertelo detto…”
“No… mamma tu non parli mai della tua vita passata.”
Françoise sentitasi colta in flagrante, glissò quell’affermazione…
“Comunque… Ho scoperto di aspettarti due mesi dopo essere tornata a Parigi, ho cercato subito di mettermi in contatto con Joe ma non ci sono mai riuscita… è stata una vera sorpresa sapere di essere incinta…”
“Mammaaaa… perché tu e Joe vi siete lasciati?”
“ Scusami tesoro è che non facile neanche per me parlarne, io… per caso ho scoperto che Joe si vedeva con un’altra donna e per lo shock sono scappata senza chiedere spiegazioni, senza sapere esattamente cosa era successo e cercare di capire, allora mi è sembrata la cosa più facile.”
“Ho capito mamma, mi dispiace.”
“Ma tu non devi farti un’opinione sbagliata di Joe perché questo è successo fra noi due e tu sei un’altra storia, io ti ho amato dal primo istante che ho saputo della tua esistenza e sono sempre stata sicura che anche per lui è stato così, non conosco le circostanze che hanno fatto trascorrere tutti questi anni prima di ricondurlo da te ma sono più che certa che dal primo momento che lui ha saputo di te, ti ha amato e voluto conoscere ed è per questo che adesso sta correndo da te. Quando sei nato ho scelto il tuo nome perché ero sicura che Joe sarebbe stato orgoglioso di darti il suo, anche lui probabilmente ha lo stesso nome di suo padre… questa è una storia che però devi farti raccontare da lui”
Il piccolo Joe si sentì molto rassicurato dalle parole della mamma.
“Papà lo sa che sta venendo Joe  a trovarci?”
“Ho mandato un messaggio stamattina, non so ancora se è venuto a conoscenza di questa novità, lo scopriremo presto!” Fece l’occhiolino al piccolo Joe perché sapeva che anche il bambino era a conoscenza della gelosia a volte fuori luogo di Luc.
“ Conoscendo papà e la sua gelosia per te, mollerà tutto e diventerà la tua ombra!”
“Non credo che possa farlo, ormai manca poco al suo congedo definitivo, dovrà stringere i denti e fidarsi.”
“Non vedo l’ora che torni, mi manca tanto.”
Françoise fu lieta di sentire quelle parole riferite a Luc.
“Anche a me manca tanto.” Diede un bacio sulla fronte al bambino. “Su andiamo sotto nonno Isaac starà impazzendo con Lionie e i gemelli!”
“Mamma?”
“Dimmi amore!”
“Ti amo!”
“Anch’io ti amo Joe!”
Si abbracciarono di nuovo…
“Fra qualche settimana non riuscirò più ad abbracciarti, sto diventando una balena!”
Disse riferendosi al pancione che cresceva.
“Sei bellissima mamma, sei una bellissima balenottera!”
“Che cosaaa? Brutto sbruffoncello vieni qua! Dire balenottera a tua mamma!” Ma Joe era già fuori dalla sua portata.

 

CAPITOLO 20

 

Quando suonò al portone di casa Gilmore era già notte, il traffico tipico delle feste natalizie aveva parecchio tardato il suo percorso.
Sentì dei passi, era nervoso, si chiedeva chi avrebbe aperto la porta, forse Joe correndogli fra le braccia? Oppure  una sorridente Françoise? Oppure il marito della donna?
Fu semplicemente il padrone di casa ad aprire… Gilmore.
“Joeee ragazzo!”
Gilmore lo abbracciò, quando si staccarono Joe vide che era commosso.
“Sono molto felice di rivederla dottore!”
Alle loro spalle un tratto arrivarono due bambini biondi di circa due anni.
Uno di loro salutò.
“Taoooo!”
L’altro rimase zitto accanto al fratello gemello, era identici per cui non fu difficile intuirlo per Joe, ed erano identici anche a Françoise.
Il gemello silenzioso si avvicinò a Gilmore e alzò le braccia per farsi prendere.
 Anche l’altro gemello voleva essere preso in braccio dal nonno Isaac.
“Nonno brazio, brazio!”
“Su lasciate in pace nonno Isaac.” Françoise uscì da una porta tenendo per mano una bambina bionda anche lei identica a sua madre.
“Benvenuto Joe!”
La donna allungò  la mano.
Joe ricambiò il saluto, per un attimo pensò alle parole di Anne quando si riferì alla somiglianza dei figli a Françoise. Era bellissima, notò subito il pancione, a parte quello sembrava la stessa identica Françoise di tanti anni prima, il tempo sembrava non essere mai trascorso.
“Joe ti presento Lionie.”
La bimba allungò la mano e salutò l’uomo con un sorriso forzato e un timido ciao.
“Lui invece è Jeremy.” Disse indicando il bambino silenzioso in braccio a Gilmore.
“E lui invece è Moran!”
“Tao… io Moran, l’amore di mamma e papà!”
“Beh… direi che hai conosciuto tutti tranne Joe… ma dov’è? Lionie sai dov’è tuo fratello?”
“Non ne ho idea mammina!”
“Non vorrete mica restare sulla porta, andiamo in salotto?”
“Hai ragione  nonno Isaac, su bimbi andiamo tutti di là!”
Joe si sentiva sotto esame, i bambini lo osservavano  silenziosi come se fosse una creatura di un altro mondo…
Françoise uscì dalla stanza e la sentì chiamare…
“Joeee tesoro, vieni in salotto?”
Per l’uomo fu una sensazione strana sentire dalla sua voce quelle parole, fino a qualche anno fa quel tesoro era lui, ora invece era riferito al loro bambino.
Poco dopo Françoise rientrò in salotto.
“Joe potresti venire con me?”
Il ragazzo fece cenno di assenso con la testa si alzò e le andò incontro.
“Joe vorrebbe incontrarti da solo.”
Insieme arrivarono davanti ad una porta.
“E’ qui entra pure, io ritorno in salotto.”
Joe si sentiva molto frastornato, lo sorprese molto scoprire che Françoise avesse ben 4 figli e un altro in arrivo, e adesso incontrare suo figlio da solo! Era sicuro che ci sarebbe stata anche lei con loro, non sapeva il perché ma si sentiva confortato dalla presenza della donna, era una sensazione di serenità che lei gli aveva sempre trasmesso.
Bussò e sentendo un timido prego, entrò.
Si trovò davanti un bellissimo bambino, sembrava più grande rispetto alla sua età. Nessuno dei due disse nulla, semplicemente si abbracciarono, il loro abbraccio da prima timido e incerto divenne sempre più caldo e forte, entrambi commossi avevano il viso rigato dalle lacrime.
Joe si abbassò per abbracciare meglio il suo bambino, poi gli prese il viso nelle mani e lo osservò a lungo in silenzio. Il piccolo Joe piangeva, e si asciugava le lacrime con le maniche del maglione.
Il silenzio fu interrotto…
“Papà! Papà!” Il piccolo Joe si strinse ancor di più al suo papà che ricambiò quel caloroso abbraccio stringendolo ancor di più a se.
L’uomo provò una sensazione mai provata prima, sentiva che il cuore gli sarebbe uscito dal petto per l’enorme gioia, non aveva mai provato per nessuno quell’amore così immenso e incondizionato. Quello era suo figlio, il suo bambino e da quel momento avrebbe vissuto solo per lui.
Si sedettero sul letto e parlarono.
Il piccolo Joe gli fece vedere delle foto sul suo cellulare.

 

CAPITOLO 21

 

Joe era felicissimo della istantanea confidenza che il bambino prese con lui, sentirlo raccontare della sua vita a Parigi, della sua passione per il calcio, della scuola… gli sembrava tutto irreale.
Un’ora dopo Lionie bussò alla porta, entrò e diede un’occhiata tipo raggi X all’uomo.
“Joe è pronto a tavola, la mamma ha detto di andare in cucina.” Disse molto seria.
Uscirono tutti e tre insieme, Françoise vide un’espressione così serena nel piccolo Joe che sentì nel suo cuore un grosso peso in meno.
“Avete lavato le mani?”
“No… Vieni papà il bagno è qui!”
Gilmore e Françoise si guardarono nel sentirlo dire papà…
La cena fu molto movimentata con i gemelli, Joe non era decisamente abituato a tutto quella confusione durante i pasti che solitamente consumava da solo o con Jet.
La notte successe un’altra cosa a cui Joe non era abituato, il piccolo Joe si intrufolò nel suo letto, lui lo tenne stretto a se come se volesse recuperare tutti quegli abbracci e coccole che aveva perso in quegli anni. Quando al mattino si svegliarono, il piccolo diede il bacio del buon giorno a suo padre poi tornò in camera sua per prepararsi per la colazione.
“A dopo papà!”
Joe gli sorrise, sentirsi chiamare papà era come prendere coscienza di un sentimento che non sapeva di poter provare,  si toccava la guancia appena baciata dal bambino e pensava che nonostante avesse quasi 11 anni era molto ancora indifeso e aveva bisogno delle coccole e di sentirsi amato e protetto, questo tenero pensiero fu interrotto da qualcuno che bussava alla sua porta.
Ma non entrò né Françoise né il dottore come si sarebbe aspettato.
“Sei venuto qui per portarti via mio fratello? Non ti permetterò di farlo! Joe è nostro, di mamma e di papà e tu sei solo un intruso! Ti odio!” Lionie con voce sicura e pacata espresse la sua opinione sulla situazione, aveva però dimenticato di chiudere la porta.
“Lionie! Cosa fai qui? Non disturbare Joe!”
“Non mi stava disturbando, stavamo solo chiacchierando.”
Françoise sentì uno dei gemelli piangere e si allontanò velocemente lasciandoli di nuovo soli.
Joe si avvicinò alla piccola si abbassò per parlarle: “Non sono qui per portarmi via tuo fratello, non voglio rovinare nulla di quello che hai, voglio solo avere un pezzettino di spazio nella sua vita.”
Lionie lo guardò dritta negli occhi con l’indice e il medio indicò i suoi occhi e poi quelli di Joe: “Tu non mi piaci, ti tengo d’occhio! Appena tornerà mio papà dalla missione, per te saranno guai, chi tocca la sua famiglia è un uomo morto!” Detto questo girò le spalle  e uscì dalla stanza sbattendo la porta.
Joe era basito, non sapeva se ridere o impensierirsi a quelle parole, di certo sapeva di non essere mai stato minacciato da una bambina di 7 anni! Il viso angelico e dolce della piccola nascondeva un carattere impetuoso e deciso.
“Appena tornerà mio papà  dalla missione, per te saranno guai”…
Quella frase lo aveva particolarmente colpito, appena aveva saputo che Françoise si era sposata si era chiesto che tipo di uomo era suo marito, sicuramente non lo avrebbe conosciuto in questa occasione, era in missione, inevitabilmente iniziò a fare dei paragoni, se potesse assomigliare a lui come tipologia oppure era totalmente diverso da lui.  Sapeva che si era preso cura di Joe come se fosse stato suo figlio e il bambino  aveva molta stima di lui, gli aveva confessato il timore di poterlo ferire con qualche suo comportamento.  Aveva capito che era molto alto, bastava guardare i loro figli sembravano più grandi rispetto all’età che avevano. Si chiedeva se era un uomo dolce, cosa poteva averla attratta in lui, sicuramente era un uomo fortunato perché aveva una bella famiglia.

 

CAPITOLO 22

 

Sentì nuovamente bussare alla porta.
Era Françoise…
“Tutto bene? Hai bisogno di qualcosa?”
Era la prima volta che stavano da soli… lei chiuse la porta…
“Tutto bene, non ho bisogno di nulla grazie… come stai?” Joe fece cenno al pancione facendole capire che la sua domanda si riferiva alla gravidanza.
“Sto bene, un pò impacciata e stanca ma la gravidanza procede senza problemi e il bambino sta bene!” Nel frattempo si era seduta su una sedia, Joe notò che era a suo agio al contrario di lui che invece si sentiva un agitato in sua presenza.
“Hai altri figli? Voglio dire, oltre Joe hai altri figli? Una compagna?”
“No… che io sappia finora ho solo questo figlio ma non si sa mai nella vita!” Rispose in imbarazzo.
Françoise rise alla battuta…
“E’ strano non trovi? Ritrovarci qui dopo tutti questi anni!”
“Già… è davvero strano, fino a qualche giorno fa non avrei mai sperato di rivederti.” Joe si accorse della gaffe ma orai era fatta.
Lei sorrise un po’ imbarazzata dalla battuta ma cercò subito di cambiare argomento…
“Avete fatto una bella chiacchierata tu e Joe ieri sera, cosa ne pensi di lui?”
“Penso che sia un bambino fantastico, intelligente e ben educato.”
“Io e Luc abbiamo cercato di dargli tutto l’amore possibile.”
“Già si vede, e ti ringrazio di non avermi mai escluso dalla sua vita, Joe mi ha detto che gli hai sempre parlato di me e che ha una mia foto nella sua camera.”
“ Non avrei potuto fare diversamente, sei suo padre ed ho sempre saputo che lo avresti amato.”
“Mi chiedo come sia potuto succedere? Insomma come hai fatto a restare incinta?”
Lei lo guardò un po’ strana, un misto fra l’imbarazzato e l’ovvio…
“Non penso che sia un mistero per te su come si fanno i bambini!”
“Intendevo il fatto che avevamo deciso da poco di provare ad avere un bambino…”
Lei lo interruppe…“Come vedi dalla mia pancia, rimango incinta molto facilmente a dispetto delle mie condizioni che avrebbero invece dovuto crearmi non poche difficoltà.”
“Hai proprio ragione!” Joe rise vedendola così impacciata.
Ci fu qualche secondo di silenzio che li fece sentire entrambi a disagio.
Fu di nuovo lei a romperlo.
“Come hai scoperto di Joe? Ho tante domande da farti… come mai sei sparito nel nulla? Che lavoro fai? La lettera… quella lettera che diedi all’avvocato he si occupò della vendita della casa non l’hai letta?”
“Aspetta… aspetta una alla volta…” Joe ebbe l’impressione che Françoise assomigliasse alla madre più di quello che pensava.
Joe seduto sul letto rispose a molte delle sue domande, iniziando proprio da quest’ultima.
“ Accecato dalla mia testardaggine di non voler più ostacolare la tua felicità, ho gettato la lettera in un cassonetto senza aprirla! Sarà per sempre un mio rimpianto, mi dispiace non esserti stato vicino durante la gravidanza e i primi anni di vita di Joe!”
“Adesso però ci sei, meglio tardi che mai!”
“Hai sempre visto il bicchiere mezzo pieno… “Joe si fermò un attimo non era certo di voler continuare… “Magari se non fossi stato così testardo e avessi risposto alle tue telefonate fra di noi le cose sarebbero andate diversamente.”
“Joe non ci sarebbe mai potuto essere un noi, ti ho cercato solo per informarti del bambino ma non sarei mai tornata a stare con te. Saresti stato solo il padre di Joe!” La ragazza gli disse queste parole guardandolo dritto negli occhi.
“Non mi hai mai perdonato per quello che ho fatto!” Affermò l’uomo triste.
“Ti sbagli Joe, forse ti ho odiato da principio ma poi è subentrata la consapevolezza, ho pensato che eri fatto così e che ero io a non riuscire ad accettare il tuo modo di essere diverso da quello che io avrei voluto, se fossi stata arrabbiata non avrei ma cercato di contattarti appena ho scoperto di essere incinta.” Una smorfia di dolore  e un piccolo calcio del bambino la fecero sobbalzare. Si alzò dalla sedia.
“Non gli piace che stia seduta quindi mi da dei calcetti, vuole che stia sempre in movimento…”
La donna si accarezzava il pancione e Joe notò nei suoi occhi una luce speciale che non aveva mai notato in lei.
“Sei molto bella con il pancione!”
Gli sorrise. Poi si avvicinò a lui. “Gli prese la mano e l’appoggio sul pancione.
“Hai mai toccato la pancia di una donna incinta?”
Joe  del tutto sorpreso da quel cambiamento di argomento e dal gesto di lei era ipnotizzato dai movimenti che percepiva dentro il ventre.
“Era così anche quando ero incinta di Joe…  lasciamoci il passato alle spalle, quel che è stato ormai non tornerà più.”
Lei lo guardava intensamente negli occhi… Joe si alzò, le mise le mani sulle spalle e poi l’abbracciò.
“Va bene Françoise…!”
Rimasero fermi in quel modo per qualche secondo…
Poi lei si staccò dall’abbraccio e sempre guardandolo dritto negli occhi gli disse:
“Sei stato molto importante per me, mi hai dato una delle gioie più grandi che una donna possa avere.”
Le scese qualche lacrima che asciugò con il dorso della mano.
“Che stupida che sono, gli ormoni mi fanno piangere come una fontana!”
Joe le sorrise.
“Grazie a te Françoise per l’amore che mi hai dato e per avermi fatto partecipe della tua vita nonostante tutto.”
“Bene… penso che adesso sia il momento di tornare dai bambini, vieni con me?”
“Vorrei stare un pò da solo se non ti dispiace.”
Joe rimase solo a riflettere su ciò che si erano appena detti lui e Françoise, si rese conto che nonostante gli anni e molte vicessitudini, ne era ancora innamorato ma era un amore a senso unico, lei era innamorata di un altro uomo, di colui che gli era stato accanto.
D’altronde cosa si aspettava? Era riuscita ad andare avanti nella vita invece lui era rimasto ancorato alla loro storia, forse per il senso di colpa o per il rammarico di ciò avrebbe potuto avere se non l’avesse tradita, in ogni caso ormai poteva solo rassegnarsi e starle accanto come padre del loro bambino, quel bambino che li aveva legati per sempre.

 

 

© 02/01/ 2017

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