CHANGE OF MIND

di Michela


Premessa

"Eccomi finalmente dopo mesi di latitanza, ma sono serviti per scrivere
questa storia che mi ha impegnato parecchio poiché non è la solita fic.
Ho unito due dei miei personaggi preferiti: Fran ovviamente ed Ezio
Auditore del videogioco di Assassin's Creed. E' una sorta di storia
alternativa, non me ne vogliano le fans di 009 ^___^.
Consiglio di informarsi sul personaggio di Ezio Auditore, poiché la
storia è ambientata nel periodo post - attacco alla fortezza di Viana in
Spagna, dopo il duello tra Ezio e Cesare Borgia... di seguito il link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Ezio_Auditore
Grazie a tutte/i, un bacio,


Michi"

 

Parte 1

 

Appoggiai la mano sulla sporgenza… era un gesto a me familiare, l’avevo fatto mille e mille altre volte ma, questa in particolare, pregai di non cadere… potevo usare un solo braccio, l’altro mi cascava dolorante lungo il fianco, per lo sforzo di aver retto la spada troppo pesante, nonostante ciò, la mano premeva debolmente sulla ferita all’addome, nel vano tentativo di frenare il sangue che sgorgava prepotente… mi tirai su con fatica e appoggiai i piedi sulla pietra grigia del muro di cinta della città, poi rimasi un attimo immobile scrutando l’oscurità… nessuna sentinella da quelle parti… sospirai per il sollievo, non ce l’avrei fatta ad affrontare un altro combattimento… il fianco destro gocciolante di sangue mi costringeva a piegarmi ogni tanto per il dolore e a soffocare un lamento, mentre, con il ricordo della sconfitta, la rabbia cresceva dentro di me… era colpa di quell’Assassino, pensai, digrignando i denti per la frustrazione ed il dolore… non avrei mai dovuto permettergli di cavarsela e poi il modo in cui mi aveva guardata e mi aveva risparmiato la vita con quell’espressione di… pietà!
Tutto questo mi faceva impazzire, non avevo mai voluto né chiesto la pietà di nessuno e l’Assassino avrebbe dovuto uccidermi, sarebbe stato più dignitoso per me, perché non l’aveva fatto? Giurai tra me che, prima o poi, gliel’avrei fatta pagare, sì… nel modo peggiore che avessi trovato, con la vita magari… avevo ormai raggiunto quella torre abbandonata e mai frequentata dalle guardie, un tempo, forse, servita per gli avvistamenti… ormai era una delle costruzioni più piccole, un rudere avvolto da piante rampicanti, freddo e spoglio, ma un ottimo rifugio, quando tornare a casa sembrava impossibile… non sapevo neppure se ancora mi rimaneva una casa, il mio amante, mecenate e benefattore era chissà dove a fronteggiare lo stesso nemico, il mio stesso assalitore, il responsabile di quella ferita, di quell’offesa e di quel dolore lancinante… entrai nel piccolo abitacolo e sbarrai la porta, le sentinelle non entravano mai a controllare, bastava non fare rumore dopo tutto, come potevano immaginare che lì si nascondesse una Templare?
Caddi stremata sulla poca paglia che ricopriva il pavimento ed estrassi dalla sacca ago e filo, poi provai ad esaminare la ferita… la stoffa degli abiti era lacerata e un rosso vivo si poteva facilmente scorgere al di sotto, allargai lo strappo per avere una visione più chiara.
Tutto sommato non era così preoccupante, avevo visto di peggio, nonostante ciò ci sarebbero volute cure diverse da quelle che potevo fornirmi io stessa, ma non avrei trovato nessuno che avesse potuto aiutarmi a quell’ora di notte e uscire dal nascondiglio sembrava troppo pericoloso.
Non potevo più sapere di chi fidarmi, mentre Templari e Assassini si contendevano il controllo della città.
Decisi che avrei ricucito io stessa i due lembi della ferita, non era certo la prima volta, ero abituata a quel genere di dolore e il giorno dopo avrei fatto visita a Catherine, una mia vecchia conoscenza.
Dopo tutto lei era avvezza a vedere brutte ferite come e peggio della mia.
Mi fasciai meglio che potevo il fianco e mi sdraiai sulla paglia, ma non riuscivo a chiudere occhio, l’unica cosa ad occupare la mia mente era il pensiero della vendetta…

 

Parte 2

 

Aprii gli occhi… faceva caldo e l’aria era afosa… il dolore mi consentiva poca lucidità e non avevo neppure il coraggio di esaminare la ferita… mi alzai faticosamente in piedi… il piccolo abitacolo era completamente illuminato dai raggi del sole che provenivano dall’apertura sul muro… avevo dormito troppo e sarebbe stato difficile allontanarsi da lì in pieno giorno e con le sentinelle in giro… non ero neppure sicura che i turni di guardia fossero rimasti invariati dopo i tumulti della sera precedente… la vista mi si annebbiò di colpo e dovetti appoggiarmi alla parete per evitare di cadere a terra… con cautela spiai all’esterno… l’area sembrava deserta… uscii e mi sporsi dalle merlature per guardare in basso… la ferita non mi avrebbe permesso di calarmi dal muro di cinta, dovevo trovare un altro modo per andarmene… mi avviai lentamente nell’unica direzione possibile… avrei usato il percorso principale che conduceva alla scale e, da lì, mi sarei allontanata sperando di non essere vista… nessuna guardia… la città sembrava deserta… sgattaiolai in fretta giù per le scale e percorsi i soliti vicoletti poco frequentati fino a quella casa dove ero stata tante altre volte, sempre per motivi poco piacevoli… sentivo che da lì a poco avrei perso del tutto le forze… barcollavo quando arrivai a destinazione… detti un forte colpo alla porta di legno, poi caddi in ginocchio… il buio mi avvolse e nessun suono poté più giungermi all’orecchio…
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Lentamente mi svegliai, la testa mi faceva male ma il dolore che avevo provato fino a qualche ora prima era quasi scomparso… pian piano misi a fuoco la stanza… ero sdraiata su un vecchio e malmesso tavolo di legno con i vestiti imbrattati di sangue, in un ambiente senza finestre…
- Bene, vedo che sei ancora viva… -
Mi voltai lentamente in direzione del suono e, in piedi alla mia destra, vidi Catherine...
- Non pensavo che ce l’avrei fatta ad arrivare qui, per un attimo ho creduto che sarei morta… - dissi con un filo di voce…
- Per quante volte tu abbia rischiato la vita, per quante ferite io abbia dovuto curare, non ti avevo mai vista in questo stato… -
Mi resi conto solo in quel momento di non aver mai detto grazie a Catherine… era sempre stata pronta ad aiutarmi.. l’avevo incontrata subito dopo la mia fuga dalla Francia, poi mi ero unita ai Templari e, nonostante questo, lei si era dimostrata sempre una buona amica…
- Ti ringrazio per tutte le volte che mi hai salvato la vita… -
Un sorriso sarcastico passò veloce sul volto di Catherine...
– Non è da te dire grazie a qualcuno… neanche in punto di morte… -
Anch’io sorrisi...
- Posso sapere chi ti ha ridotta così? Sono curiosa… - continuò Catherine con lo stesso tono tra l’ironico e il sollevato…
La mia espressione si indurì di colpo e, di nuovo, sentii la rabbia crescere dentro di me…
- Qualcuno che ha avuto solo fortuna.. - risposi a denti stretti…
- L’Assassino di cui tutti parlano? –
- Chi ne parla? –
- Mi è giunta voce… -
- Sarà morto a quest’ora! E se non lo è, lo sarà presto! –
Catherine spostò il cappuccio del lungo mantello grigio che indossava sempre, lasciando scoperto il volto e mi guardò con indecisione mentre cercava le parole giuste…
Quel gesto mi rese più inquieta ed un terribile pensiero mi offuscò la mente… scattai seduta ignorando la fitta di dolore al fianco e l’indolenzimento…
- Di cosa ti è giunta voce? –
- Si dice che… - Catherine si bloccò per un attimo, poi riprese – …che Cesare Borgia sia morto… -
- No! Non è possibile! Non può essere vero... –
- Mi hanno riferito che l’Assassino l’ha ucciso… -
Rimasi in silenzio per qualche secondo, come nel tentativo di assimilare quella verità sconcertante ed inaspettata…
- Quell’Assassino ha distrutto la mia vita… deve pagarla… - feci per alzarmi ma ricaddi subito indietro...
- Non puoi andare da nessuna parte in queste condizioni... –
Senza prestare attenzione alle parole di Catherine mi alzai con cautela dal tavolo e, un po’ barcollante, mi rimisi in piedi...
- Riesco a stare in equilibrio, posso andare… devo trovarlo… - dissi fin troppo sicura di me…
Catherine mi lanciò un’occhiataccia…
- So per esperienza che non potrei fermarti, ma almeno porta questo con te... - disse infine rassegnata... estrasse da una tasca un sacchetto di stoffa marrone e me lo porse – …sono erbe curative, ti allevieranno il dolore… -
- D’accordo… -
- Lì ci sono dei vestiti puliti… io sono di sopra se hai bisogno di me… - mi indicò un mucchio di abiti piegati su una sedia poco distante e uscì dalla stanza chiudendosi la porta alle spalle...
Con cautela mi sfilai i vestiti lacerati ed esaminai la ferita… era stata ricucita con cura ed era ricoperta da una poltiglia verde… sospirai di sollievo, mai come quella volta avevo creduto davvero di morire… rimisi a posto la fasciatura e indossai i vestiti puliti che mi aveva lasciato Catherine, una camicia bianca e un paio di pantaloni di stoffa grigia… calzai gli stivali, poi mi coprii con il mio mantello nero, presi la sacca che portavo sempre con me ed uscii dalla stanza… la porta si apriva su un piccolo vano che ospitava esclusivamente una rampa di scale… salii al piano superiore ed entrai in una camera scarna, arredata solo da un tavolo e da un braciere… Catherine era accanto alla porta… la raggiunsi...
- Allora buona fortuna Françoise… - mi disse lei rivolgendomi un ultimo sguardo preoccupato…
- Ne avrò bisogno… - mi tirai su il cappuccio e sparii nella notte…

 

Parte 3

 

Percorrevo lentamente una  strada di campagna… avevo viaggiato per una notte e un giorno senza mai fermarmi, in cerca dell’Assassino, ma di lui nessuna traccia…
Ero venuta a conoscenza che l’Ordine era privo di un capo o, almeno, così avevo sentito dire… Cominciava a sembrarmi inutile continuare a cercare alla cieca e pensai che era arrivato il momento di scoprire come i Templari si stessero riorganizzando e chi avesse preso il posto di Cesare Borgia… c’era una sola cosa da fare, dovevo riuscire a parlare con Jet, lo conoscevo da molto tempo, avevamo combattuto insieme e forse era l’unica persona rimasta della quale potessi veramente fidarmi…
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Era notte fonda e la stanchezza cominciava a farsi sentire… la ferita mi dava ancora qualche noia nonostante le cure di Catherine e iniziai, seppur a malincuore, a pensare di fermarmi a riposare… deviai dal sentiero e mi inoltrai nella boscaglia...
Quando fui certa di non essere visibile dalla strada, legai il cavallo ad un albero e mi distesi tra i cespugli...
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Erano trascorsi pochi minuti quando uno scalpiccio sul sentiero attirò la mia attenzione… con cautela spiai attraverso le foglie… qualcuno scendeva da cavallo...
Mi sporsi di più per vedere di chi si trattasse e subito riconobbi quella figura incappucciata… non potevo credere ai miei occhi, un vero colpo di fortuna…
L’Assassino sembrò dirigersi verso di me e, per un istante, pensai che mi avesse vista… falso allarme, si fermò poco prima e, appoggiata la schiena ad un albero, si diede ad esaminare attentamente qualcosa all’interno di un fagotto che aveva in mano… ebbi un attimo di esitazione ingiustificato… no, non l’avrei ucciso alle spalle, ma lui doveva comunque pagarla per quello che mi aveva fatto ed un’occasione del genere non si sarebbe più presentata… estrassi il pugnale dal fodero… cercando di non fare nessun rumore mi avvicinai...
- E’ arrivata la tua ora Assassino! - dissi quando fui  abbastanza vicina puntandogli il pugnale alla gola...
L’uomo aveva già fatto sparire il fagotto prima che arrivassi e mi resi subito conto di non aver causato al mio avversario neanche il minimo sussulto, non sembrava avere alcuna paura, anzi si voltò a guardarmi con un’espressione a metà tra stupita e divertita...
- Tu non mi ucciderai… -  sentenziò calmo.
Era la prima volta che sentivo la voce dell’Assassino e questo lo rese in qualche modo più reale ai miei occhi… per molti Templari era diventato una sorta di entità astratta, quelli che più lo temevano avevano preso da tempo a chiamarlo “l’aquila bianca”, ma io no, io non ne avevo paura… si trattava solo dell’uomo che mi aveva rovinato la vita ed ero sempre più irritata dalla sua spavalderia...
- Non credo tu sia nella posizione di dire o pensare una cosa del genere… -
- Vedo che ti piace sfidare la sorte, già una volta ti ho risparmiato la vita, chi ti dice che lo farò ancora? –
Questa nuova offesa mi annebbiò la vista, ma prima che potessi affondare la lama la mano dell’Assassino si mosse rapida verso il mio fianco, non del tutto guarito dalla precedente ferita… bastò una leggera pressione e il dolore che ne seguì fu lancinante, tanto da farmi quasi perdere l’equilibrio… in un batter d’occhio, la situazione si era ribaltata… mi ritrovai schiacciata contro il tronco dell’albero e nell’impossibilità di muovermi, mentre una lama spuntata dal nulla mi lambiva la gola… il cappuccio dell’Assassino era ricaduto all’indietro lasciando scoperto il viso ad un centimetro dal mio… era più giovane di quello che pensavo… aveva lineamenti lineari e squadrati e i suoi occhi scuri mi guardavano divertiti e calmi… era bello… mi stupii di questo pensiero e, all’istante, odiai me stessa per averlo formulato…
- E’ così che si minaccia qualcuno... - mi disse lui con il tono con cui si parla ad un bambino svogliato - …non bisogna mai lasciare possibilità di replica... –
- Se devi uccidermi, puoi risparmiarti di impartirmi lezioni… - sibilai in risposta...
- Vuoi che ti lasci vivere? Basta chiedere…-
- Non ti implorerò mai e non ho paura di morire... –
- Non ne dubito dato che tenti continuamente di suicidarti, ma penso che la tua morte sarebbe inutile Françoise... –
Sgranai involontariamente gli occhi...
- Come  fai a conoscere il mio nome? –
L’assassino trattenne visibilmente una risata…
– Tu eri l’amante di Cesare Borgia... - disse come se la risposta fosse ovvia - …io so sempre tutto dei miei bersagli… so quali sono le loro abilità, conosco i luoghi che frequentano, so perfino chi sono le loro donne…-
La parola amante e il modo in cui fu pronunciata mi offese così profondamente che un lieve rossore mi invase le guance… provai a divincolarmi, ma senza successo…
- Perché non mi uccidi? Mi ritieni così insignificante da non rappresentare un pericolo per te in nessun caso? - quasi gridai in preda alla collera…
– Non sei per nulla perspicace… secondo te mi perdo in chiacchiere con qualunque incauto tenti di uccidermi? Tu… mi incuriosisci e, se così non fosse, saresti già morta… -
Lo guardai sorpresa senza rispondere e, mio malgrado, mi sentii un po’ lusingata...
- Credi che non ti abbia sentita arrivare? Non mi hai colto di sorpresa e avrei potuto porre fine alla tua vita in ogni momento, ma mi sembra un vero peccato, sarei curioso di vedere fino a che punto può arrivare la tua audacia... - continuò lui con lo stesso tono canzonatorio...
Detto questo mi legò abilmente le mani con una corda che pendeva da un ramo dell’albero a formare una sorta di cappio… qualcuno doveva essere stato appeso per il collo esattamente lì, non molto tempo prima...
- Io ti ucciderò, come tu hai ucciso Cesare, lo giuro… -
L’Assassino scrollò le spalle..
– Sei libera di provarci… ora scusami, ho già perso troppo tempo… - concluse montando a cavallo...
- La pagherai prima o poi, te l’assicuro, non è finita qui! - gridai senza ricevere risposta mentre il cavallo, già spronato al galoppo, spariva nel buio…
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Mi guardai le mani con nervosismo… il nodo era troppo stretto perché potessi liberarmi da sola… era evidente che l’Assassino non voleva essere seguito e mi chiesi dove fosse diretto…
Mi misi a sedere con la schiena appoggiata al tronco dell’albero nell’attesa di scorgere qualcuno di mia conoscenza lungo il sentiero ma, per tutta la notte, la strada fu deserta…

 

Parte 4 

 

Riaprii gli occhi quando il sole era già alto nel cielo… senza volerlo, mi ero addormentata… subito la mia mente andò agli avvenimenti della sera precedente…
Mi chiesi se non avessi sognato tutto, ma la risposta mi giunse, all’istante, dalla vista dei polsi ancora legati… provai a dare uno strattone… niente… l’unico risultato fu una fitta di dolore, ma la corda rimaneva ben salda al proprio posto…
Spiai verso la strada… con la luce del sole era ben visibile da dove mi trovavo e, di conseguenza, anch’io sarei stata vista facilmente… due uomini a cavallo si avvicinavano lungo il sentiero… il mio primo istinto fu quello di nascondermi, ma, poi, riconobbi le croci templari sulle loro tuniche…
Come previsto i due mi scorsero da lontano e si fermarono incuriositi… con pochi passi mi avevano raggiunta…
- Liberatemi… - ordinai porgendogli le mani legate…
Si guardarono per un attimo...
- Perché dovremmo? - chiese uno dei due...
- Io sono una Templare, una di voi… mi chiamo Françoise Arnaul… -
- Ma certo, ho sentito parlare di te, eri il braccio destro di Cesare Borgia, benché tu sia una donna… -
- Ma ora Cesare è morto e il nuovo capo non vede di buon occhio quelli che erano i suoi galoppini… - continuò l’altro…
I due si scambiarono un sorrisetto d’intesa che non mi sfuggì… se non avessi trovato un diversivo probabilmente non sarei uscita viva da quella situazione...
- Chiunque sia il nuovo capo, gli interesseranno le informazioni che ho… - disse precipitosamente…
- Che informazioni? –
- Di certo non ne parlerò a voi… -
- Tu stai mentendo, non hai nessuna informazione… chi ti ha legata qui? –
- Io so dove si trova il frutto dell’Eden...
L’uomo ebbe un sussulto..
- Non è possibile, non si sa dove sia, ma una cosa è certa, è nelle mani degli Assassini... –
- Ti sbagli, gli Assassini hanno rubato un falso… è sempre stato Cesare ad averlo e, per sicurezza, solo i suoi fidati lo sapevano… prima di partire, l’ha lasciato a me ed io l’ho nascosto… - pronunciai questa frase sperando che quei due, che in verità non mi sembrava eccellessero per intelligenza, potessero credere ad una simile sciocchezza…
Mi guardarono perplessi, poi, dopo un tempo che mi sembrò interminabile, uno dei due mi chiese – E dove l’avresti nascosto? –
- L’ho sepolto in un terreno abbandonato non lontano da qui… slegatemi e vi mostrerò dove… -
Nessuno dei due si mosse…
- Non sono armata, il pugnale mi è caduto là… -
Indicai con un cenno del capo il punto nell’erba dove effettivamente si trovava il pugnale che mi era caduto di mano la notte precedente…
A quest’assicurazione l’uomo che aveva parlato per primo tagliò la corda che mi legava i polsi… agii in fretta… estrassi la spada dalla fondina di quello che mi aveva liberata e lo uccisi così rapidamente da causare all’altro un momento di sbandamento, approfittando del quale, finii anche lui…
Attesi che il respiro si normalizzasse mentre cominciavo a pensare a come agire…
Sarebbe stato più sicuro vestirsi da uomo… mi raccolsi i capelli scompigliati e indossai tunica ed elmo di uno dei Templari che avevo ucciso… coprii i cadaveri con dei rami, raccolsi il pugnale e tornai al mio cavallo.
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Non molto tempo dopo già mi inoltravo negli stretti vicoletti di Viana… raggiunsi una piccola casa in pietra e bussai due volte… una donna comparve sulla porta… mi osservò per un attimo, poi, riconosciuto il simbolo sulla mia tunica si spostò di lato per consentirmi di entrare…
- Cerco Jet… -  dissi appena fui entrata...
Senza proferire parola, la donna mi condusse, attraverso il piccolo ingresso, in un’altra camera più ampia…
Jet era di spalle e guardava fuori appoggiato al davanzale di una finestra… la donna mi fece cenno di aspettare, poi si avvicinò a Jet, gli sussurrò qualcosa all’orecchio e uscì dalla stanza mentre lui si voltava a scrutarmi con occhi diffidenti…
- Posso sapere chi mi cerca? –
Feci qualche passo avanti e mi sfilai l’elmo lasciando scoperto il volto…
 - Françoise! - esclamò Jet sorpreso e, d’istinto, mi abbracciò – …non ho più avuto tue notizie dalla notte in cui Cesare… -
- Tranquillo, ne sono al corrente da un po’… -
- Beh, da allora tante cose sono cambiate… -
- E’ di questo che vorrei parlarti, ci sono troppe cose che ancora non so… -
La donna rientrò nella stanza e posò sul tavolo una pagnotta rotonda e un fiasco di vino…
- Grazie Nathalie... - disse Jet…
Lei fece un cenno del capo e scomparve nel suo solito mutismo…
- Nathalie è mia moglie… - continuò lui come per rispondere ad una mia domanda inespressa…
- Quando ti sei sposato? –
- Non molto tempo fa… -
- E… non lo sapeva nessuno? –
- Non credo che la notizia sarebbe stata gradita... –
- Probabilmente hai ragione… -
– Sai, a dire la verità, io… vorrei farla finita con quest’assurda lotta… ormai non mi sento più partecipe delle idee del nostro Ordine… non tutti perseguono un ideale più alto e sono troppi gli orrori ai quali ho dovuto prendere parte… -
- Non avrei mai creduto che potessi dire una cosa del genere… è l’amore che fa quest’effetto? Se è così meglio starne alla larga... –
- No di certo, ma avere qualcuno da amare a volte può aiutare a prendere una decisione… -
- Beh, in ogni caso, se è questo che vuoi, sono felice per te, ma mi chiedo se ti sarà concesso di lasciare l’Ordine come se nulla fosse, ci hai pensato? –
- Certo… nessuno a parte te sa, per adesso, quali siano le mie reali intenzioni… voglio aspettare che la situazione si stabilizzi… -
- E’ proprio di questo che vorrei parlare... –
- Da quanto tempo non mangi? - chiese Jet indicando con un gesto della mano il cibo portato da Nathalie…
- Da un po’… -
- Vieni, sediamoci… -
Prendemmo posto intorno al tavolo ed io mangiai senza lasciarmi ripetere l’invito…
- Beh, innanzitutto è bene che tu sappia che la sorella di Cesare, Lucrezia, ha preso il controllo dell’Ordine e che, per questo motivo, non tutto, come puoi immaginare, rimarrà a lungo com’era... - cominciò a spiegare Jet…
- Chi è rimasto in vita tra i fedeli di Cesare? –
- Tu ed io per quanto ne so, la situazione non è più sicura per noi…. Lucrezia Borgia vuole il controllo assoluto e lo avrà… ora è a Roma… c’è qualcosa di grosso lì, non so bene cosa stia accadendo, ma ha a che fare con gli archivi monumentali… -
- Gli archivi? Gli Assassini hanno la mela dell’Eden e noi invece di andare a riprendercela ci occupiamo degli archivi?-
- A quanto pare sì… questo è tutto ciò che so… sembra che Lucrezia tema che anche i segreti contenuti negli archivi possano cadere nelle mani degli Assassini…-
- E quindi è lì per proteggere i segreti che l’archivio contiene? –
- Di questo non so nulla di preciso, ma mi sono fatto un’idea del genere, sì… -
- E’ tutto? –
- Non esattamente…. non so se mi crederai, ma anche Cesare non era ciò che appariva, mi è giunta voce che aveva preso accordi con sua sorella di cui ci teneva all’oscuro, anche lui cercava di conservare il potere, era questa la sua prima preoccupazione e, dopo tutto, non ha esitato a lasciare che tu morissi al suo posto… -
- Io avevo accettato… -
- Sì ma… -
- So che non mi amava, né io amavo lui, a te ormai posso dirlo, ma era l’unica certezza della mia vita, capisci? –
- Capisco… - Jet abbassò gli occhi e fece una pausa, poi riprese - …la notizia della morte di Cesare arrivò la mattina dopo, poi sono cominciate le liti tra fazioni opposte all’interno dell’Ordine, così mi sono allontanato e, da allora, ricevo notizie solo grazie ad alcuni informatori che mi sono rimasti fedeli… hai fatto bene a sparire per un po’, è stata una mossa prudente, ma nessuno conosceva la tua sorte Françoise, ho creduto che l’Assassino ti avesse uccisa… -
- Non ne ha avuto la possibilità… -
- Cosa farai adesso? –
- Devo pensarci, ma credo che andrò a Roma… -
- Ne sei certa? Non so immaginare quale accoglienza riceveresti… -
- Quindi non mi resta che scoprirlo, c’è ancora qualcuno che può fornirmi una nave che tu sappia? –
- Certo, domani stesso allerterò quelli che mi sono rimasti fedeli e potrai partire al più presto... –
-Bene… posso restare qui per questa notte? –
- Certo, puoi restare per tutto il tempo che ti serve…-

 

PARTE 5

 

Qualche giorno più tardi, al calar della notte, camminavo freneticamente su e giù lungo il molo del porto di Valencia borbottando tra me… i pochi pescatori che si aggiravano nei dintorni gettavano sguardi curiosi sulla mia figura avvolta in un lungo mantello nero con il cappuccio calato a coprire metà del volto…
Fin troppo esile per essere un uomo… ma una donna sola non si sarebbe mai aggirata in una zona come quella ed a quell’ora di sera, per di più vestita da uomo… che assurdità… negli occhi di quei pochi pescatori si potevano leggere queste ed altre domande e obiezioni, ma a me non importava...
- La nave è quasi pronta signora… - la voce di uno dei Templari che mi avevano accompagnata al porto mi riscosse dai miei pensieri... la nave? Una sola nave?
Evidentemente Jet non era riuscito a fare di meglio… la nostra posizione all’interno dell’Ordine era calata di parecchio… peggio di quanto pensassi… un tempo mi sarebbe bastato chiedere e avrei avuto un’intera flotta…
- Bene... - mi limitai a dire…
L’uomo mi fece un cenno del capo congedandosi…
Decisi di rientrare nella fortezza che dominava il porto… per fortuna avevo ancora il diritto di stare lì, pensai sarcastica…
Oltrepassai la porta e salii la scala in legno che conduceva al piano superiore… la residenza era deserta e non riuscivo a non pensare che solo qualche mese prima brulicava di miei compagni e di attività… tutto era gestito da Cesare, coadiuvato dal suo consiglio ovviamente, ora invece c’era la devastazione più totale…
Ero seduta al tavolo di quella che era stata la mia stanza personale mentre queste considerazioni mi affollavano la mente quando sentii dei rumori provenire dall’esterno… un combattimento? Uscii precipitosamente sul balcone e osservai la scena… vidi il bianco delle vesti degli Assassini spiccare nell’oscurità della notte e lo scintillio delle lame, mentre udivo il rumore dei colpi e le grida dei feriti… in un batter d’occhio si era scatenata una guerra in piena regola… rientrai di corsa, estrassi la spada e mi precipitai giù per le scale… nella notte fredda sei dei dieci uomini che Jet mi aveva affidato giacevano morti in una pozza di sangue, mentre gli altri fronteggiavano un numero imprecisato di Assassini… mi gettai nella mischia combattendo meglio che potevo.. due uomini incappucciati mi piombarono addosso… schivavo i colpi con facilità e ogni tanto mi slanciavo in avanti con un fendente… colpii uno degli Assassini ad una gamba facendolo precipitare a terra, mentre puntavo a stancare l’altro… ero certa che l’uomo avesse già combattuto abbastanza prima di raggiungermi, mentre io ero lucida e riposata, un punto a mio vantaggio… certo, più facile a dirsi che a farsi, l’Assassino aveva un’ottima resistenza e non perdeva la concentrazione… stufa di quella danza sempre uguale, schivai un colpo e spinsi verso di lui con più foga e la spada sguainata ma misi un piede in fallo scivolando sul pavimento umido del porto… la spada mi era caduta di mano e, in un batter d’occhio, mi ero trovata l’arma del mio avversario puntata alla gola… lessi negli occhi di lui che di lì a poco avrebbe messo fine alla mia vita e distolsi lo sguardo attendendo di sentire il ferro affilato affondarmi nella gola… ma non accadde…
- Fermo! - intimò qualcuno alla mia destra all’uomo che stava per uccidermi… mi voltai per scoprire di chi fosse quella voce vagamente familiare… era l’Assassino che aveva ucciso Cesare… nonostante la mia visuale fosse limitata e nonostante il buio ne ero certa...
- Ma… - cominciò a dire l’altro…
- Non discutere! Mi serve, devo farle delle domande… -
Sentendo parlare al femminile di quello che credeva fosse un uomo l’Assassino sgranò gli occhi, ma senza battere ciglio rinfoderò la spada… mi sollevò da terra prima di strattonarmi in una delle celle della fortezza, poi mi legò le mani, chiuse a chiave la porta e si allontanò senza prestare ascolto alle mie proteste...
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Qualche ora dopo, avevo rinunciato a protestare… ero seduta su un giaciglio di paglia, sul fondo della cella, e fissavo le sbarre con aria torva… tesi l’orecchio quando avvertii il rumore di passi sempre più vicino…
- E’ nell’ultima cella Ezio… - disse qualcuno…
Quindi si chiamava Ezio, buono a sapersi...
Pochi secondi dopo la porta si aprì cigolando… Ezio entrò e si appoggiò con la schiena alla grata di ferro osservandomi da sotto il cappuccio con un’espressione indecifrabile…
- Chi si rivede! - dissi sarcastica per spezzare quel silenzio pesante…
- A quanto pare siamo destinati ad incontrarci, dovrai fartene una ragione... - rispose l’Assassino piegando le labbra in un mezzo sorriso…
- Prima o poi ti ucciderò così non ci incontreremo più… -
- Come ti dicevo, sei libera di provarci… ma dubito che ci riusciresti... –
Distolsi lo sguardo infastidita…
- Anche se devo ammettere che combatti bene per essere una Templare… -aggiunse lui dopo un attimo e, ancora una volta, non potei fare a meno di sentirmi lusingata…
- Che cosa vuoi da me? –
- Vuoi dire perché ti ho salvato di nuovo la vita? –
Gli lanciai un’occhiataccia…
- Voglio sapere perché i Templari vanno a Roma... –
Avrei voluto saperlo anch’io…
- Non lo so... –
Lui si accigliò… – E va bene… - disse, poi fece scattare la lama con un clic e, senza avere neppure il tempo di accorgermene, mi ritrovai schiacciata sul giaciglio di paglia, immobilizzata sotto il peso dell’Assassino che, per l’ennesima volta, mi puntava la lama alla gola…
Lo guardai negli occhi come quella sera di poco tempo prima e, di nuovo, i miei battiti accelerarono, ma non era panico… cosa diavolo mi prendeva? Non sapevo perché ma anche in quella situazione non riuscivo ad avere paura di lui, benché fossi certa che una volta avute le informazioni che voleva, per me sarebbe stata la fine…
- Te lo richiedo, cosa fanno i Templari a Roma? - mi chiese Ezio interrompendo il flusso di quei pensieri insensati…
- Non lo so! Grazie a te ho qualche difficoltà adesso ad avere accesso alle informazioni! –
Lui sembrò rifletterci per un attimo, poi decise di crederle.
- Chi è a capo dell’Ordine adesso? - continuò ignorando i miei sforzi per liberarmi...
- Il vostro Ordine invece? Sempre privo di un capo? E tu per conto di chi agisci? -
Ezio trattenne un sorriso… agiva per suo conto, dato che il Maestro adesso era lui...
I Templari non lo sapevano… meglio così…
- Rispondi, non ti conviene farmi perdere la pazienza… - concluse impassibile...
- Lucrezia Borgia… - sibilai sentendo maggiore la pressione della lama...
- Lo sospettavo... - bisbigliò lui tra sé…
Ritirò la lama e mi aiutò ad alzarmi… lo guardai sorpresa, ero sicura che una volta saputo quello che voleva, mi avrebbe uccisa…
Ezio sorrise sarcastico come se avesse indovinato quello che mi passava per la testa – Non ti ucciderò neanche questa volta, mi dispiace… per adesso, tu vieni con me… -

 

 

 

© 23/12/ 2017

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