UN NUOVO INIZIO

di Michela

PROLOGO


Monza, ore 2.45.
Non c’è giorno che passa che non mi sento in colpa per quello che ti ho fatto, per averti respinta così, senza neanche dirti perché. Sono troppo chiuso, lo ammetto, ma ho paura, paura di innamorarmi ancora per poi essere ferito un'altra volta. Ripenso sempre ai tuoi splendidi occhi azzurri e li vedo piangere. Vorrei gridarti “non piangere, non piangere per uno come me che non è in grado di amarti…”
So come ci si sente, è brutto essere rifiutati, ci sono passato anche io, ma questa volta una ragione c’è ed io non so spiegarti… Ti senti qualcosa dentro che ti mangia, ti senti vuoto, senza più speranza. Non sai che cos’è ma vorresti che la smettesse subito. Purtroppo non succede e ti senti diverso, cambiato, come se non potessi essere più felice…
Vorrei gridarti “Non piangere ti prego, soffro nel vederti così. Non sembra, ma ti amo, e per quanto saremo lontani ti amerò sempre, come nessun altro ti ha mai amato…”
“Non piangere amore, non piangere per uno come me…
Hai una vita davanti tesoro non piangere che fai soffrire anche me…” Tutte quelle volte che mi parlavi dolcemente e io gelido come il ghiaccio… Che stupido! Ma tu non ti sei mai arresa. Perché ho paura di amarti? So che non mi faresti mai del male ma ho troppa paura… Troppi cattivi ricordi…
Ti ho detto cose terribili. Hai ragione sono uno stupido eppure…
Non riesco a smettere di pensare che saremmo stati felici insieme… quegli abbracci sono la conferma di tutto…
Ma questo non cambia le cose, tu piangi e soffri, come ho sofferto io, ma tu sei troppo piccola e delicata per sopportarlo. Potrei fermarti dicendoti “si” ma è più forte di me… non ci riesco…
Vorrei che sapessi che non ti ho mai mentito, semplicemente ho preferito il silenzio.
E vorrei che sapessi che ti capisco perfettamente. Prima o poi si superano certe cose ma ne esci cambiato, ti rimane un vuoto incolmabile…
Devi trovare il modo di andare avanti, ci riuscirai lo so: in fondo sei forte, sei sempre stata la più forte.
Starai bene… spero… 
Sto impazzendo…
Amore mio, ti prometto che cambierò, so che possiamo essere felici insieme, lo so…
Troverò la forza amore, te lo prometto.
                                                                                     Joe

PARTE I


L’aereo si alzò in volo rombando; Jet si voltò verso il finestrino per ammirare lo skyline di New York, la sua città. Era stata una visita molto breve la sua, ormai lui e Joe erano diventati due affermati piloti di Formula 1 e, tra un gran premio e l’altro, era sempre più difficile tornare a casa. Si erano stabiliti definitivamente in Europa, più precisamente in Italia, dove aveva sede la scuderia a cui appartenevano entrambi: la Ferrari. Correre per quei fiammeggianti bolidi rossi era sempre stato il loro sogno e finalmente ce l’avevano fatta…. Ma quanti sacrifici, pensava Jet, quante rinunce….
Certo, niente era paragonabile alle sofferenze che avevano dovuto sopportare durante le loro missioni come cyborg… Un velo di tristezza scorse nei suoi occhi… Chissà come stavano gli altri, era da un po’ che non li sentiva, ma sperava che avessero potuto riprendere una cosiddetta “vita normale”.
“Andiamo bello, non ti abbattere, stai per rivederne due no? Su col morale” pensò.
Infatti, proprio pochi giorni prima, OO7…no, ormai non usavano più quei maledetti numeri, le battaglie erano finite….Bretagna gli aveva scritto una lettera…
Immerso com’era nei suoi pensieri, non si era neanche accorto di aver tirato fuori dalla tasca della giacca il breve messaggio scritto dall’amico… Si mise a leggerlo per la milionesima volta….
“Caro amico,
come stai! Prima di tutto, ancora complimenti per aver vinto l’ultimo Gran Premio. Non immaginerai mai dove mi trovo… Ebbene, sono a Parigi! Più precisamente, sono ospite della nostra ballerina preferita, o forse dovrei dire ex-ballerina, ma ti racconterà tutto lei di persona. Infatti ti pregherei di venire a trovarci a Versailles, dove vive Françoise appena possibile, dobbiamo parlare di parecchie cose… Mi sono permesso di prenotarti un volo diretto per giovedì prossimo, atterrerai all’aeroporto Charles De Gaulles alle 11 del mattino (ora di Parigi). Verrò ad aspettarti all’uscita. Ti chiedo un favore però, non dire nulla a Joe di questo viaggio, capirai il perché.
Ti aspettiamo,
Bretagna”
Preghiamo i signori viaggiatori di allacciare le cinture, tra pochi minuti inizieremo la fase di atterraggio. Il comandante ed Air France ringraziano i signori passeggeri per la preferenza accordata. Auguriamo un felice soggiorno in Francia.
La voce dell’altoparlante scosse Jet dai suoi pensieri, perché un messaggio del genere dopo tutto questo tempo? E perché non dire niente a Joe? Se solo avesse saputo…. “Ti sto facendo un torto enorme, perdonami amico.”
Ci sarebbero state comunque molte cose da chiarire: perché Françoise era sparita così? sapeva che si erano lasciati bruscamente, ma non farsi più sentire in quel modo; Joe aveva i suoi errori, più che giusto, ma ora chi stava sbagliando di più?
“Jeeet…. Jet Link…. Ehi Jet amico sono quaggiù!!!”
Il ragazzo corse verso di lui: “Bretagna, amico mio, vedo che anche dopo tre anni i tuoi capelli non  si decidono a crescere….”
“Ah..Ah..Ah.. il tuo sense of humour è sempre più inopportuno… A parte tutto, come stai Jet, sono felice di rivederti amico mio”
“Lo stesso vale per me, ti trovo bene.”
“Grazie e…come sta Joe?”
“A te non posso mentire…. Sta male Bretagna, sta molto male, non fisicamente se capisci quello che voglio dire…”
“Certo che lo capisco… e mi dispiace tanto… ci sono molte cose da chiarire, ma .. ti va una tazza di caffè?”
“Ehi… ho fatto un viaggio lunghissimo e avrò bevuto almeno quaranta caffè… No, grazie. Ma dimmi, Françoise dov’è? Credevo che sarebbe venuta insieme a te…”
“No… ehm… è dovuta rimanere a casa, ma andiamoci subito, sarà contentissima di rivederti”
“Anch’io non vedo l’ora di rivederla, mi è mancata tantissimo la mia piccola ballerina”
“Già, è mancata a tutti noi… Andiamo allora, ci sta aspettando”

 

PARTE II


Françoise li stava aspettando appoggiata alla porta di casa, con gli occhi fissi sul vialetto alberato che portava all’ingresso, non volendo, aveva cominciato ad azionare i suoi raggi X per riuscire a vederli, ma ancora niente.
“Uffa, ma quanto ci mettono. Bretagna è proprio una lumaca al volante…”
Finalmente, eccoli…. Riconobbe subito il suono del motore dell’auto che si avvicinava e le corse incontro.
Jet la vide correre verso l’auto e…. rimase incantato a guardarla…. Com’era bella…. Era sempre stata una bella ragazza… ma ora… ora era diversa… era diventata una donna davvero stupenda.
Scese al volo dalla macchina ed andò da lei, abbracciandola forte…
“La mia piccolina… ma guarda come sei cresciuta…..accidenti, come stai, cosa hai fatto in tutto questo tempo, come mai vivi qui…”
“Jet, per favore, una domanda alla volta. Come stai amico mio, mi sei mancato sai? …. Ma vieni, entriamo in casa, così ti racconterò tutto. Bretagna ….. puoi, ecco…. Farmi quel favore??”
“Certo Françoise, in giardino vero?”
“Sì, vicino alla fontana, grazie, sei un tesoro…”
“Figurati, a dopo….”
Jet non capì a che cosa si stessero riferendo, ma preferì non indagare ulteriormente, di sicuro gliene avrebbero parlato in seguito.
“Vieni Jet, entriamo”
“Sicuro”
La casa era veramente accogliente, arredata con gusto e semplicità, due caratteristiche appartenenti del resto alla padrona. Jet si accomodò sul divano del salotto, aspettando che fosse lei a parlare.
“Jet, vuoi qualcosa da bere?”
“Beh, non mi dispiacerebbe un tè caldo”
“Un tè???? Accidenti, ma non eri tu quello che si riempiva di quella brodaglia americana che avete il coraggio di chiamare caffè?”
“Ahem… è che ne ho bevuti talmente tanti durante il volo, che adesso ho fatto il pieno”
“Ahahahah, d’accordo, vado subito a preparartelo. Aspettami qui”
“Ok”
Françoise entrò in cucina e mise a bollire l’acqua sul fuoco. Intanto, un fiume di pensieri le agitavano la mente; non sapeva come fare ad introdurre l’argomento a Jet, ma d’altra parte aveva fatto venire fin lì i suoi amici proprio per questo. Bretagna aveva reagito abbastanza bene, ma Jet… come l’avrebbe presa…. L’avrebbe capita? Oppure l’avrebbe condannata per questo… Dio, che situazione difficile!
Il bubbolio dell’acqua in ebollizione la riportò alla realtà. Versò il tè fumante in due tazze e tornò in salotto…
Porse la bevanda a Jet e si sedette sulla poltrona accanto a lui, iniziando a parlare:
“Allora, come va il campionato? So che corri per le Ferrari ora e che sei un bravissimo pilota.”
“Così dicono, va tutto bene. La scuderia è forte e quest’anno pensiamo di vincere il campionato, almeno lo speriamo.”
“Ce la farai sicuramente” rispose la ragazza, evitando di usare il plurale.
Ci fu un breve momento di silenzio, interrotto subito dalle parole di Jet:
“Senti Françoise, non sono venuto qui per parlare della mia carriera, ho tante cose da chiederti, perché non ti sei fatta viva in tutto questo tempo? Non una lettera, una telefonata, niente… Joe sta impazzendo a cercarti lo sapevi?”
Fu come un colpo in pieno stomaco. Risentire il suo nome, sapere che la pensava ancora, … ed ecco di nuovo riemergere quel dolore e quella sofferenza che ormai facevano parte di lei…
“Jet… io….”
All’improvviso, “qualcosa” entrò strillando nella stanza…”Mamma, mamma, vieni a vedere, ho fatto un cattello!!!”
“Scusami Françoise, non sono riuscito a trattenerlo” rispose Bretagna mortificato.
“Non ti preoccupare Bretagna, va tutto bene.” Poi si rivolse al bambino “Tesoro, vai con lo zio Bit, la mamma arriva subito da te.”
“Ma ho fatto il cattello” il bambino non voleva cedere.
“Lo so amore, la mamma verrà appena finito di parlare con questo signore d’accordo? Vai ora”
Il piccolo si rivolse verso Jet, riservandogli un’occhiata non troppo rassicurante… Il ragazzo rabbrividì, …. I suoi occhi…Cristo santo…, no, non può essere….
Bretagna lo fece uscire dalla stanza in un silenzio terrificante. Jet era rimasto pietrificato, ma si riprese alla svelta…
“Così…. Sei madre…. Ma come diavolo è stato possibile?”
Françoise trasse un profondo respiro… ecco… era arrivato il momento…
“Se avrai la pazienza di ascoltarmi, ti spiegherò tutto….”
“Sono qui proprio per questo”
La ragazza, lentamente, cominciò a parlare….

PARTE III


“Sì, sono diventata mamma tre anni fa….”
A Jet non ci volle molto a fare due più due …”Françoise, …. È suo figlio, vero?”
Lei si voltò verso di lui con una luce negli occhi che a Jet bastò per avere la conferma di quello che aveva appena detto. Del resto, il bambino aveva gli stessi lineamenti di Joe, gli stessi identici capelli, gli stessi occhi, anche se il loro colore era azzurro come quelli della madre. Voleva sentirglielo dire, per questo ripeté
“Dimmelo Françoise… è suo figlio?”
“….Sì…” Fu la debole risposta
“Dio Mio, ma… come… come è potuto succedere… voglio dire… noi siamo ancora dei cyborg… non può accadere….”
“Secondo quello che mi ha spiegato il Dotto Gilmour, è improbabile ma non impossibile… Noi siamo comunque in parte umani, è vero che è più difficile per noi avere figli, ma a volte la natura riesce a fare il suo corso…”
“Questo non è il peggio… Lui non sa niente, Françoise… ti rendi conto che stai tacendo a Joe il fatto che è padre!!!!!”
“Dio, Jet, non ti ci mettere anche tu adesso. Mi sono già dovuta sorbire i rimproveri di Bretagna e del Professore, da te proprio non li sopporterei!”
“Ti chiedo scusa, non volevo alzare la voce, ma quello che stai facendo non è giusto. Tu stai privando tuo figlio della gioia di avere un padre vicino… Lo stai condannando a crescere senza di lui… è davvero questo quello che vuoi?”
Françoise scoppiò in lacrime “Credi che non ci abbia pensato, che non mi svegli tutte le sante notti piangendo per questo? Che cosa dovrei fare, andare da Joe e dirgli: Ehi, sai, hai un figlio di tre anni che muore dalla voglia di conoscerti, eccolo qui! Andiamo Jet, in fondo è stato lui a chiudere con me.”
“Joe ha commesso tanti errori, ma ora… chi sta sbagliando Françoise?”
“Ti prego soltanto di non dirgli nulla”
“Non puoi chiedermi una cosa del genere!”
“Ti supplico Jet, non deve sapere… almeno per ora”
“Françoise senti… devi dirmi cosa sta succedendo e devi dirmelo alla svelta perché comincio a non capirci più niente….”
“Vedi, tutto è cominciato quando tornammo dalla missione nello spazio. Lui ed io avevamo parlato, sembrava tutto chiarito, dovevamo venire a Parigi insieme…poi… tutto è cambiato…”
“Che vuoi dire?
“Da quando … siamo stati insieme… è crollato tutto…”
“Vuoi dire.. da quando avete fatto l’amore?” Incredibile, non riusciva neanche a dirlo, era sempre la solita Françoise…
“E secondo te, Joey come è venuto al mondo?”
“Joey… beh non ci sono dubbi ora su chi sia il padre,,,”
“Jet, ti prego, non mi interrompere..”
“Scusami, continua per favore…”
“Mi ha detto che io meritavo molto di più dalla vita, che uno come lui non avrebbe potuto offrirmi niente, che doveva partire da solo, doveva prima diventare qualcuno per poter tornare da me.”
“Che situazione complicata….”
“Così ci lasciammo, anche se non è del tutto esatto dirlo, visto che, in effetti, non siamo mai stati veramente insieme…. E poi… quando ho scoperto di aspettare un bambino mi sono sentita morire… non sapevo che cosa fare. Ero felice ma al tempo stesso avevo paura. Volevo tenere nascosta la cosa, andarmene al più presto, per evitare che qualcuno di voi potesse intuire qualcosa, ma… un giorno mi sentii male proprio davanti al Professore e lui comprese…”
“E ti aiutò a scomparire, ecco perché non abbiamo saputo più nulla di te…”
“Già, è stato come un padre per me in tutto questo tempo.”
“Perché non hai chiesto aiuto per lo meno a me, te lo avrei dato. Tu per me sei come una sorella, credevo lo sapessi”
“Perdonami Jet, ma tu eri troppo vicino a Joe, ti saresti tradito e gli avresti detto tutto quanto.”
“Non che non possa farlo ancora.”
“Ascoltami ti prego, lui non deve sapere. Vi ho chiamato qui da me, perché ho bisogno di aiuto”
“Alla buon’ora!”
Françoise continuò : “Vogliono rapire mio figlio”
“Cooosaaa? Ma chi e …. Perché?”
“Esiste una nuova organizzazione criminale, come quella dei vecchi Spettri Neri, si fanno chiamare Phantoms e… so per certo che vogliono Joey, hanno già cercato di portarlo via cinque giorni fa, mentre stava uscendo dall’asilo…”
“Ma perché vogliono tuo figlio?”
Françoise si alzò stancamente dalla poltrona, avvicinandosi alla finestra:”Joey è … diciamo… speciale. E’ un bambino nato da due cyborg e ne ha ereditato le potenzialità”
“In che senso?”
“Joey è dotato di supervista, proprio come me, e può raggiungere una velocità di Mach 3, come suo padre”
“Ma, come può essere, i nostri non sono poteri naturali, sono stati impiantati nei nostri corpi…”
“Il Professor Gilmour mi ha spiegato che ciò è dovuto ad una modifica del nostro DNA. E’ possibile che gli impianti di cui siamo dotati abbiano cambiato i nostri geni e si siano… fusi… con loro, trasformando il nostro DNA. Noi lo abbiamo trasmesso a Joey”.
“Ora capisco perché vogliono il bambino. Per loro è l’inizio di una nuova generazione di cyborg!”
“Proprio così, ed io ho bisogno del vostro aiuto per trovare la base dei Phantoms e distruggerla!”
“Non possiamo farcela da soli, dobbiamo dirlo agli altri”
“No! Nessuno lo saprà. Promettimelo Jet, giura su quello che hai di più caro al mondo che nessuno saprà mai quello che voglio fare!”
Il ragazzo la osservava sconvolto; gli stava chiedendo davvero troppo…. Alla fine cedette, si alzò, si avvicinò a lei e la strinse forte a sé: “Ma quello che ho di più caro sei tu piccolina. Faremo come vuoi, ma non posso prometterti di tacere questa situazione per sempre”
Françoise si morse le labbra, ma rimase in silenzio. Per adesso, questo le bastava.
“Vieni,” disse “voglio presentarti Joey”
“Non credo di essere molto nelle sue grazie” disse Jet, ricordando lo sguardo del bambino. Se aveva preso anche solo metà del carattere del padre… sarebbero stati guai per tutti.
“Ma no, è stata solo un’impressione. Gli sarai simpatico vedrai. Andiamo”
Insieme si avviarono verso il grande giardino dietro la casa.

 

PARTE IV


Jet richiuse stancamente la porta della sua stanza d’albergo dietro di sé, gli sembrava di essere invecchiato di colpo di vent’anni! Si sdraiò sul letto, cercando di non pensare, ma la sua mente galoppava…. Troppe notizie tutte insieme… Joe e Françoise avevano avuto un figlio! Un figlio che ora qualche miserabile cercava di strappare alla madre. Joey era davvero meraviglioso, si era affezionato a lui soltanto giocandoci per pochi minuti ed anche il  bambino, nonostante un primo momento di diffidenza, si era divertito tantissimo con quello “zio” che volava e conosceva tanti giochi.
“Accidenti a te! Sei proprio una donna ostinata, Françoise!” disse tra sé e sé. Quella frase fu come una rivelazione per lui. No, nonostante quello che le aveva promesso, non poteva nascondere a Joe questa cosa, lui doveva sapere; aveva un figlio, Cristo, e Jet non si sarebbe mai perdonato il fatto di averglielo taciuto. “So che cosa vuol dire crescere senza un padre ed una madre, e lo sa anche Joe. Mi dispiace, sorellina, ma devo fare quello che è giusto!”.
Senza neanche rendersene conto, aveva cominciato a digitare un numero di telefono sulla tastiera…
“Centralino, in cosa posso esserle utile signore?” risposero dall’altra parte.
“Signorina, mi chiami la Scuderia Ferrari a Maranello per favore. Dica loro che Jet Link ha bisogno di parlare con Joe Shimamura, grazie” (sapeva che lo avrebbe trovato lì, il lavoro era l’unico modo per Joe di non pensare…)
“Sì signore, immediatamente”
In pochi secondi, rispose una voce maschile (certo che la fama aiuta, si disse Jet): “Jet, sono io, ma dove sei?”
“Ciao Joe, ascolta, ho bisogno di parlarti al più presto, devi venire da me”
“Ma che dici, sto testando i motori per la prossima gara…. Anzi, dovresti farlo anche tu!”
“Al diavolo la gara!!!!” – rispose Jet, molto agitato – “E tra più di un mese; devi raggiungermi subito a Parigi, ci sono molte cose di cui dobbiamo discutere e sono importantissime!”
“Come a Parigi…Jet, l’hai trovata? Sai dov’è? Dimmelo subito!!!” – Joe stava diventando nervoso
“Calmati amico. Sì, l’ho trovata, anzi, è stata lei a chiedermi di venire fin qui. E ora ascoltami bene: prendi il primo volo che riesci a trovare per Parigi, io alloggio all’Hotel Luois XIV, in rue De La Fontaine a Versailles. Sbrigati Joe, è una cosa molto urgente”.
“Va bene…. Arriverò al più presto…”
“Ok. Ci vediamo”
“Sì e …. Jet!”
“Sì”
“Grazie amico”
“Di niente” (aspetta a ringraziarmi! Ancora non sai….)

PARTE V


Joe uscì dall’aeroporto e chiamò subito un taxi: “Hotel Louis XIV, s’il vous plait”
“Oui, bien sure!” rispose il conducente.
Il tragitto non era così breve e Joe ebbe tutto il tempo per pensare. L’aveva vista, aveva parlato con lei! Si accorse di quanto le era mancata solo adesso che era così vicina a lui. Avrebbe voluto che quel dannato taxi avesse le ali!!!
Arrivò all’albergo e chiese della camera dove alloggiava Jet Link alla reception:
“Si signore, alloggia qui, lei chi è?”
“Sono un suo collega di lavoro: Joe Shimamura”
“Attenda un momento” la receptionist compose il numero della stanza di Jet e rimase in attesa. Joe si stava innervosendo sempre di più… tutte quelle formalità…
“Si, subito… Stanza 153 signore, primo piano, in fondo al corridoio”
“Grazie” Joe corse su per le scale, accidenti se avesse potuto usare il suo acceleratore senza essere visto, l’avrebbe fatto. Non che ce ne fosse bisogno, visto che Jet era già ad aspettarlo sulla porta.
“Jet…”
“Poche chiacchiere amico, usciamo e prendiamoci un caffè, ti dirò tutto”
“D’accordo…”
Si sedettero ad un cafè lungo il grande viale che portava alla meravigliosa Reggia di Versailles. Un cameriere si avvicinò subito a loro…
“I signori desiderano?...”
“Per me un caffè forte, grazie… e tu Joe?”
“Eh.. ah sì… lo prendo anch’io” rispose, scuotendosi dai suoi pensieri.
Non appena il cameriere si fu allontanato, i due cominciarono a parlare:
“Allora Jet… dov’è? Sta bene? Che cosa fa adesso?...”
“Ehi ehi ehi, una cosa per volta. Françoise sta proprio qui a Versailles ora, dirige una scuola di danza e… no, non sta bene Joe, non lo ammetterà mai, ma è ancora molto innamorata di te, e Dio solo sa perché, visto il modo in cui l’hai trattata! Sei proprio un cretino sai!”
“Ti prego… sto già abbastanza male…”
Si interruppero un momento al ritorno del cameriere con due tazzine di caffè fumante…
Quando se ne fu andato, Jet ricominciò “Lo so, e ti chiedo scusa, ma credo che, dopo quello che ti dirò, starai ancora più male!”
“Perché? Le è successo qualcosa?”
“Diciamo di sì,… ecco,… non ci girerò tanto intorno…. Françoise ha un figlio ora, un bel bambino di circa tre anni”
Queste parole furono un colpo per Joe: “Un figlio? Ma… non è possibile…”
“Sembra proprio di sì… invece.”
“Allora… si è sposata….”
“IDIOTA!!!! Possibile che non capisci! Ha avuto un figlio da TE!!!!!”
Joe rimase pietrificato da quella notizia. Un bambino, un figlio suo!....
“Ma…ma… come è potuto succedere?”
“Mi sembra che tu lo sappia abbastanza bene direi!” Jet aveva ripreso un po’ del suo umorismo, ormai era fatta, si era tolto un gran peso dal cuore.
“Non fare l’imbecille, non mi sembra il caso. Ma perché non mi ha mai cercato, non me l’ha mai detto?”
“Aveva paura, non voleva che tu lo sapessi dato che l’avevi lasciata diciamo… bruscamente… credeva che saresti tornato con lei solo per via del bambino e non perché l’amavi”
“Sai benissimo che non è così… In tutta la mia esistenza, lei è stata l’unica donna che abbia mai amato veramente. Purtroppo me ne sono reso conto soltanto quando l’ho persa…”
“Non l’hai ancora persa, amico mio, Françoise ti ama ancora, avete un bambino bellissimo, e potrete ancora essere felici insieme…”
“Portami da lei Jet, ho bisogno di vederla, ho bisogno di vedere mio… figlio” quelle parole lo fecero sobbalzare. Era diventato padre, stava provando una gioia immensa, mista ad una grande sofferenza, al timore di perdere entrambi.
“Non è tutto Joe, fammi finire e poi andremo… Françoise ha scoperto che esiste qui a Parigi una nuova organizzazione criminale, i cosiddetti Phantoms, e che… vogliono vostro figlio”.
“Coooosa? Perché?”
“Sembra che Joey, a proposito è il nome del bambino, abbia ereditato le vostre potenzialità…”
“In che senso?”
“In breve, le funzioni dei vostri impianti cyborg hanno modificato il vostro DNA, e voi avete trasmesso i nuovi geni al piccolo. Joey corre a velocità Mach 3 e vede a 50 km di distanza.”
“Adesso capisco tutto. Vogliono usarlo per creare una nuova razza cyborg… non glielo permetterò, dovranno passare sul mio cadavere!”
“Sono d’accordo, e ora, andiamo amico… ti aspetta un incontro più difficile di tutte le battaglia combattute fin qui”
Joe si rese conto che Jet aveva ragione, ma ormai era così vicino; no, non l’avrebbe persa di nuovo, non avrebbe perso nessuno dei due.. E mentre pensava questo, il suo cuore non vedeva l’ora di abbracciare suo figlio ed il suo grande amore.

 

PARTE VI


Non appena arrivati davanti alla casa di Françoise si accorsero subito che qualcosa non andava… Le finestre erano rotte e la porta d’ingresso spalancata… I due ragazzi si catapultarono dentro, ma tutto quello che videro fu una grande confusione, tavoli rovesciati, mobili distrutti, segni di una grossa colluttazione.
“E’ successo qualcosa di grave… Dio mio… Françooooise… Françoooooise rispondimi per l’amor del cielo!” Joe gridava come un ossesso, ma non otteneva alcuna risposta.
“Joe… guarda là presto!” Jet si era immobilizzato, fissando un punto preciso della parete.
Joe seguì la direzione del suo sguardo e… lo vide! Un foglio di carta piantato nel muro con un coltello… c’era scritto qualcosa… “Mio Dio, no!”. Lo staccò dalla parete e lo aprì lentamente; quello che lesse lo fece sprofondare nella più cupa disperazione:
-Salve 009! Come puoi vedere questo messaggio è scritto con il sangue… il sangue di 003! La vita della tua donna e di tuo figlio sono nelle tue mani… Se vuoi che ne escano vivi, vieni alla cattedrale di Notre Dame stanotte a mezzanotte in punto, altrimenti vedremo se i tuoi cari angioletti sono in grado di volare! Phantoms-
“MALEDETTI” urlò, sferrando un pugno contro la parete, così forte da spaccare il muro.
“Ok, ragioniamo, non è il momento di farsi prendere dall’ira” disse Jet “Dobbiamo salvarli. Bretagna non c’è, sicuramente li ha seguiti e…”
Proprio in quell’istante un topolino si trasformò in un uomo a loro ben noto…”Ragazzi sono io” disse Bretagna “li hanno portati…”
Non fece in tempo a finire la frase che lo raggiunse un pugno in pieno volto…”Sei un IDIOTA! Perché non sei riuscito a fermarli… perché non li hai protetti!!!!” Joe era come impazzito, urlava ed imprecava contro tutto e tutti. Ci volle tutta la forza di Jet per trattenerlo dall’uccidere letteralmente il povero Bretagna.
“Mi dispiace… ho tentato…”farfugliò l’inglese
“Adesso BASTA, BASTA! Non è litigando che combineremo qualcosa…. Hanno detto a Notre Dame giusto? Mancano poche ore all’appuntamento… Andiamo, muoviamoci” disse Jet voltandosi verso Joe, ma questo era già sparito.
“Dannazione, è sempre il solito, dobbiamo raggiungerlo Bretagna o si farà ammazzare!”
“Corriamo presto!”

PARTE VII


Joe arrivò alla grande cattedrale in pochi secondi grazie al suo acceleratore. Se solo avesse posseduto i raggi X di Françoise, a quest’ora li avrebbe già trovati…
“Dove sei maledetto! Fatti vedere!!” gridò
“AHAHAHAHAHAHAHAH” fu la consolante risposta “Povero stupido! Credi davvero che vi lascerò andare! Ora ti ho in mio potere… guarda!”
Detto questo l’uomo (ma era davvero un uomo?) indicò un punto preciso della chiesa… Joe non era preparato a ciò che lo attendeva. Vide la sua piccola Françoise legata ad uno dei grandi rosoni della cattedrale, aveva una brutta ferita al fianco sinistro e perdeva copiosamente sangue; se non faceva subito qualcosa, sarebbe morta! No, non voleva neanche pensarci! Non vide il bambino, forse lo tenevano nascosto…
“Chi sei, che cosa vuoi da me?”
“Io voglio essere il più potente cyborg del mondo. Grazie a tuo figlio, la mia organizzazione dominerà la Terra! L’unico che può ostacolarmi nel mio progetto sei tu, per questo morirai!!!!”
Si scagliò contro Joe con tutta la forza che possedeva; il ragazzo lo evitò per un pelo. Ingaggiarono una dura lotta fisica e mentale, “Accidenti… è davvero forte… ma tutti hanno un punto debole… anche lui!” pensò Joe. Si rese conto in poco tempo che il nemico portava una maschera d’acciaio, probabilmente gli serviva per dare energia al suo cervello, ne aveva viste così tante nei cyborg… Con uno scatto fulmineo, tirò un calcio verso il volto dell’uomo … che perse la sua protezione e gridò stramazzando al suolo.
“Povero ingenuo, credi che uccidendo me i Phantoms muoiano? Se è così ti sbagli di grosso… noi siamo in tanti, siamo sparsi in tutto il pianeta.. e prima o poi qualcuno di noi ti ucciderà 009! Vedrai…ahahahahahah!” detto questo, il cyborg si dissolse completamente.
Joe liberò immediatamente Françoise dalla sua prigione e la tenne dolcemente tra le sue braccia… “Amore mio, rispondimi, parlami ti prego!”
La ragazza era svenuta; nel frattempo erano arrivati sul posto anche Jet e Bretagna.
“Accidenti, amico, vedo che non hai più bisogno del nostro aiuto” disse l’inglese
Jet, per tutta risposta, si rivolse a Joe: “Abbiamo avvisato il Dottor Gilmour, dobbiamo portarla subito da lui! Ha perso molto sangue” il ragazzo si era accorto subito delle condizioni di Françoise.
“No” disse Joe “il bambino è nascosto qui, lo sento. Senza la vista di Françoise non riuscirò mai a trovarlo!”
“Ha ragione, Jet”
Joe si volse di nuovo verso la ragazza: “Françoise devi reagire, dobbiamo trovare Joey. Svegliati, ti prego, aiutami, dimmi se riesci a vederlo…Tesoro ti prego…”
Françoise sentiva la voce di Joe come un eco lontano, stava forse sognando? No, lui era lì con lei, era tornato finalmente… cercò di toccarlo, quasi avesse paura che potesse scomparire di nuovo… si sentiva così debole… doveva riposare un momento, solo un momento… Joey! Piccolo mio dove sei? Questo pensiero la riscosse per un attimo. Quasi inconsciamente azionò i suoi raggi X e lo vide… era rinchiuso nella piccola cella sacerdotale…
“Joe… il bambino…” non riusciva quasi più a parlare
“Dov’è, dimmelo tesoro…”
“Nella stanza… dietro l’altare maggiore…” furono le sue sole parole. Lo sforzo era stato troppo grande per lei, cadde nel buio totale.
“Vai Joe… pensiamo noi a lei… corri!”
Jet prese la ragazza dalle braccia di Joe “Vieni con me Bretagna, qui non c’è più niente da fare”. I due partirono come razzi alla volta del laboratorio del Dottor Gilmour, mentre Joe corse verso il locale indicatogli da Françoise e con un colpo ben assestato fece crollare la porta chiusa a chiave.
Dentro la stanza non vide nessuno… temette il peggio… allora cominciò a chiamarlo…”Joey.. piccolo… vieni fuori… sono papà…sono venuto a prenderti” Forse aveva osato troppo… All’improvviso una vocina impercettibile disse “Papà…”
“Sì piccolo… sono io… dove sei?” Joe aveva le lacrime agli occhi
Il bambino uscì fuori dal suo nascondiglio un po’ timorosamente, si fermò a guardarlo dubbioso, ma fu solo un attimo… e si gettò tra le braccia del padre. Il ragazzo lo strinse forte a sé e, mentre il piccolo gridava di gioia, salirono agli occhi di Joe calde lacrime: finalmente poteva abbracciare suo figlio, non aveva mai provato un’emozione così grande!
Il bambino gli chiese semplicemente: “Mamma… dov’è la mamma?”
Joe, per tutta risposta, replicò: “Andiamo da lei piccolino… tutti e due”

PARTE VIII


Jet e Bretagna avevano fatto tutto il possibile. Stavano aspettando che il Dottor Gilmour uscisse dalla sala operatoria, quando Joe ed il piccolo Joey arrivarono al laboratorio del professore.
“Come sta?” chiese subito Joe
“Non lo sappiamo ancora” risposero all’unisono gli altri due “Il professore la sta ancora operando”
“Operando” pensò Joe “allora è grave, Dio mio non portarmela via proprio ora che l’ho finalmente ritrovata!”
“Papà… dov’è mammina?” il bambino non si rendeva conto della situazione..
“La mamma tra poco sarà da te tesoro… Jet…Bretagna” si rivolse ai due “portatelo fuori di qui per favore”
“Subito” disse Bretagna
“Amico…”
“Sì?”
“Scusami per il pugno di prima, non volevo…”
“Non ti preoccupare, avrei reagito così anch’io…”. Detto questo, Bretagna prese il bambino e lo portò in un’altra stanza. Jet rimase con Joe.
“Ce la farà vedrai, Françoise è una ragazza molto forte!”
“Lo spero Jet, lo spero proprio”.
Fu un’attesa estenuante, il tempo non passava mai e Joe era sempre più in preda al panico. Improvvisamente, la porta del laboratorio del Professor Gilmour si aprì… il dottore uscì asciugandosi il sudore dalla fronte… l’operazione era stata molto lunga e, a quanto pare, molto complicata.
“Professore…” Joe non riusciva a proseguire
“Mmmmm”…. Mugugnò il Dottor Gilmour “ragazzi… l’intervento non è riuscito come avevo sperato…”
“Come sarebbe a dire dottore!” ora anche Jet era terrorizzato dalle parole che sentiva.
“Françoise ha perso molto sangue… mi dispiace… è entrata in coma…”
Ci fu un silenzio agghiacciante… Joe non riusciva più a proferire parola… Il professore continuò “Tutto dipende da lei ora… dalla sua voglia di vivere… può ancora riprendersi… ma non è detto che esca completamente guarita… la perdita di sangue ha causato notevoli traumi al suo corpo… dobbiamo prepararci al peggio…”
“NO!” Joe si rifiutava di credere a quello che sentiva “NO! Non è possibile…”
“Calmati Joe” Jet cercava di consolarlo in qualche modo, anche se non gli era mai riuscito molto bene in passato “Sono sicuro che ce la farà… Françoise non ci abbandonerà mai, ne sono convinto!”
Gli altri si voltarono verso di lui, sperando fermamente in quelle parole; ormai era tutto ciò che rimaneva loro… sperare…

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Non passava giorno che Joe non trascorresse insieme a lei; aveva spiegato la situazione al piccolo Joey, d’altronde era un bambino intelligente e aveva capito subito che era successo qualcosa alla sua mamma. Per fortuna, il piccolo gli donava un affetto enorme, tutto quell’amore che gli era mancato in questi tre anni.
Erano passati quasi due mesi da quando Françoise era entrata in come, in tutto questo tempo non aveva dato un segno vitale, un miglioramento, sembrava che si stesse spegnendo piano piano…
“Ma perché Dio è così crudele” pensava Joe seduto accanto al letto della ragazza “Adesso che potevamo finalmente essere felici… potevamo essere una famiglia…”
Quasi senza rendersene conto, le prese la mano (era così calda, nonostante tutto) e cominciò a parlare ad alta voce:
“Amore mio, perdonami per averti fatto soffrire così tanto… Io non immaginavo… non credevo… So che puoi sentirmi… Io ti amo… ti amo da morire tesoro… tu e Joey siete la mia sola ragione di vita… se tu mi abbandonerai io che cosa farò… non posso vivere senza di te… non ce la faccio…” Le lacrime gli impedirono di parlare ancora e Joe soffocò il viso tra le lenzuola, dando libero sfogo a tutto il dolore che si era tenuto dentro fino a quel momento.
Fu un istante… all’improvviso sentì un fragile tocco sulla sua mano, così debole che sembrava quasi irreale… alzò la testa… Françoise aveva riaperto gli occhi e lo stava guardando! Joe non credeva a quello che vedeva… Fu lei a rivolgergli poche, semplici, parole “Anch’io… ti amo ancora”…

 

 EPILOGO


Joe e Françoise stavano passeggiando su una delle bellissime spiagge della Costa Azzurra. Era passato quasi un anno da quella orrenda notte, la notte in cui Joe aveva rischiato di perdere tutto.
Ormai le cose si erano risolte per il meglio… I cyborg avevano scoperto la base dei Phantoms e l’avevano distrutta, dopodiché avevano tutti fatto festa al matrimonio dei due ragazzi…
Quante cose erano cambiate in meno di un anno; Joe e Françoise si erano finalmente sposati, dopo un lungo periodo di difficoltà d incomprensioni, e adesso si godevano le gioie della loro nuova famiglia.
“Se solo mi avessero detto che un giorno mi sarei ritrovata qui con te e Joey… non ci avrei mai creduto” disse Françoise, accarezzando i capelli di suo figlio.
“Mamma, papà… posso andare a giocare in acqua?” chiese il piccolo
“Sì piccolo… ma rimani dove posso vederti” gli rispose Joe
“Evviva” Il bambino sparì nelle acque azzurre… ormai stava cominciando a conoscere i suoi poteri e questo spaventava un po’ i suoi genitori… pazienza.. gli avrebbero insegnato a controllarli… avevano una vita insieme per farlo.
“Sei stanca?” chiese Joe a sua moglie “Ti vedo un po’ pallida”
“Ma no.. è stata solo la lunga passeggiata…” gli rispose Françoise
“Sarà il caso di riposare un po’, comunque, abbiamo camminato chilometri”
“Già…”
“Ti amo sai”
“Non smettere mai di ripetermelo ti prego…”
“Non voglio farlo… me lo sentirai dire talmente tante volte che poi ti stancherai…”
“Non credo proprio… anche perché devi recuperare quasi tre anni….”
“Mi dispiace… a causa delle mie paure… ti ho tenuto lontana e…ho perso troppo tempo della vita di mio figlio…”
“Beh… vuol dire che recupererai con quello che sta arrivando…” Françoise lo disse tutto d’un fiato che Joe quasi non capì. Poi si voltò verso di lei …”Co… come?”
“Eh sì.. pare proprio che … tra diciamo poco più di sette mesi… sarai di nuovo papà!”
Joe non riuscì a trattenersi dalla felicità… La baciò e la tenne tra le braccia a lungo, continuando a mormorare…”Un altro bambino… non ci posso credere… amore mio, non potevi farmi regalo più bello!”
“Ehi....” rispose Françoise “non mi sembra di aver fatto tutto da sola…”
Scoppiarono a ridere, attirando l’attenzione del piccolo Joey che uscì dall’acqua e corse velocissimo dai suoi genitori…”Anch’io…anch’io in braccio!!!”

Joe lo strinse forte a sé, racchiudendo in un solo abbraccio il suoi due tesori più grandi… anzi … tre per essere precisi... e mentre guardava sua moglie e suo figlio pensò…”E’ davvero un nuovo inizio!”

 

© 28/06/ 2007

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