LOST ON YOU

di Pia


PROLOGO

- Sveglia, pelandrone! Siamo quasi arrivati ed io non ho nessuna intenzione di portarti in braccio! - disse Bretagna al suo compagno di sempre, Chang, che dormiva in macchina.
- Povero, Chang! È distrutto! Oggi è stata parecchio movimentata, i clienti sembravano impazziti! - disse Françoise che era seduta al fianco di Bretagna in auto, di ritorno dal ristorante di Chang, dove lei e Bret davano una mano.
- Io non escludo che qualcuno fosse veramente pazzo. Soprattutto quello che ha ordinato caffè e patatine fritte e che guardava tutti come se fossero lì per ucciderlo. - disse Bret facendo ridere Françoise. Chang si svegliò di soprassalto. - Eh? Sì! L’ordine è pronto! - disse in maniera sconclusionata. Risero ancora di più. Girando per il vialetto di casa si accorsero che c’era qualcuno ancora sveglio in veranda.
- Qualcuno è ancora sveglio… - osservò Bret.
- Sarà Jet, a quest’ora si mette in veranda a suonare la chitarra. - disse Chang.
- Non è Jet, è Joe. - chiarì Françoise.
- Uhmmm… allora dovresti proprio trattenerti e scambiare due chiacchiere al chiaro di luna…- suggerì Bretagna poco prima di uscire dalla macchina.
Françoise si limitò a sorridergli, ormai era di dominio pubblico il fatto che tra loro ci fosse qualcosa di più di una semplice amicizia.
Scesero dalla macchina e salutarono tutti e tre Joe.
- Avete fatto tardi… - disse loro Joe.
- Sì, c’era una gran folla, ma ti racconterà tutto Françoise, noi siamo troppo stanchi…- disse Bretagna facendo l’occhiolino a Françoise.
Salutarono e si congedarono. Françoise scosse la testa, non aveva bisogno di scuse per restare con Joe. Sedette sul divano al suo fianco.
- Domani Punma e Geronimo partiranno… - esordì Joe.
- Si lo so… Mi mancheranno tantissimo… anche se sono contenta per loro: hanno sempre desiderato tornare al loro paese d’origine. - Françoise si intristì, non era pronta a dire addio ai suoi amici. Si voltò a guardarlo: Joe aveva un’aria strana, non si era ancora ripreso del tutto dalla caduta libera dalla stratosfera, ma c’era qualcos’altro che lo turbava. Lo conosceva troppo bene per non capire che voleva dirle qualcosa. Il fatto stesso che l’avesse aspettata sveglio a quell’ora, le diceva che voleva parlarle da solo ed un sospetto su cosa volesse dirle ce lo aveva, solo, sperava di sbagliarsi.
- Tu come ti senti? Come è andata oggi? Sono andati bene i test col dott. Gilmore? - gli chiese per sviare il discorso, ma fallì miseramente perché Joe andò dritto al punto.
- Dovresti andare anche tu…
- Dove? In Kenia o in America?
- Non scherzare, Françoise, sai bene a cosa mi riferisco: anche tu dovresti tornare a casa, dalla tua famiglia…
Françoise si alzò dal divano, sospirò e si diresse verso la porta finestra. Poi si voltò verso di lui.
- Credi che non ci abbia pensato? Se sono ancora qui, è perché mi trattiene qualcosa, no?
- Non dovrebbe trattenerti nulla…
- Ah no? - chiese lei, sofferente e infastidita - Credevo… credevo che ci fosse qualcosa tra noi… - non attese una risposta e gli diede le spalle.
Joe la raggiunse, la fece voltare verso di lui e la guardò negli occhi: - Françoise, c’è più di qualcosa tra noi… E lo sai da sempre!
- E allora perché mi dici di andarmene!
- Perché io tengo a te! E non posso trattenerti qui! Tu sei una ballerina, non una cameriera! - le disse alludendo al suo lavoro nel ristorante di Chang.
- Quella è solo una situazione momentanea… - si giustificò.
- Ai tuoi genitori non ci pensi? Non vorresti tornare da loro?
- Certo che vorrei… ma…
- Nessun ma… Tu devi tornare a Parigi! La guerra è finita, Françoise, puoi tornare da loro, alla tua vita da ballerina. La danza ti è sempre mancata, ora hai l’opportunità di riprendere da dove hai lasciato.
- Non è così facile…
- Lo so, e proprio per questo devi tornare quanto prima!
Françoise si strinse tra le braccia. Era devastata dalla voglia di tornare alla sua vita e quella di restare lì con il suo Joe. Joe la prese tra le braccia e le baciò la fronte. Lei si staccò da lui.
- È che… fa male sentirselo dire proprio da te…
- E chi dovrebbe dirtelo, se non io?
Françoise scoppiò a piangere
- Vieni con me… Non c’è nulla che ti trattenga qui! 
- A fare cosa, Françoise? Lo sai anche tu che, finita la guerra al fantasma nero, io tornerò la nullità che ero prima di essere trasformato in cyborg.
- Joe, tu hai salvato il mondo!
- Ricordami di metterlo nel curriculum.- le disse ironicamente. - Scherzi a parte, Françoise, anche io devo trovare la mia via e parto da un gradino molto più basso del tuo, non posso trascinarti con me…
- E se io volessi stare con te e basta? Non importa cosa faremo per vivere…
- Sai che non è così. Lo sai anche tu che le nostre differenze devasterebbero il nostro rapporto prima o poi. Tu non puoi abbandonare la danza ed io non posso esserti di peso… Io farò di tutto per diventare la persona che meriti al tuo fianco, perché le nostre strade si possano incrociare di nuovo.
- E se non ci riuscissi?
- Allora il nostro sarebbe un addio… ma ti chiedo di avere fiducia in me e di promettermi di non tornare sui tuoi passi, finché non sarò diventato l’uomo che meriti al tuo fianco.

CAPITOLO 1

5 anni dopo…

- Ciao zia Fran!
- Cat! Quando mi chiami “zia Fran” so già cosa vuoi …
- Che stai facendo? Lavori?
- Non esattamente, stiamo scattando foto per il calendario della polizia in pattuglia all’Arc du Trionphe, ma in realtà non siamo in servizio: non abbiamo le pistole, solo l’uniforme tirata a lucido…
- Come mai fate un calendario voi della polizia di Parigi?
- È per raccogliere fondi per le famiglie dei colleghi vittime degli attacchi terroristici, molti di loro hanno lasciato mogli e figli… è un modo per dare aiuto…
- Uhmmm… interessante! Sei con qualche collega carino?
- Ah molto più che carino! È il poliziotto più bello di Parigi, le mie colleghe avrebbero ucciso per essere al mio posto...
- Ma a te la cosa non interessa minimamente, giusto?
- Cat, vai al sodo e dimmi quando ti serve che faccia da babysitter ai tuoi figli?
- Sabato sera…
- Intendi questo sabato?
- Sì, perchè hai qualcosa da fare? Non dirmi che dopo anni di castità e devozione, proprio questo sabato esci con qualcuno!
- Dai, lo sai che c’è il gran premio d’Australia!
- E allora? Fran, ancora segui la formula 1?
Nel frattempo il suo collega le si era avvicinato.
- Scusa un momento, Cat… Sì, Adrien?
- Emilie mi ha chiesto di fermare qualche auto, per scattare delle foto, ti va bene se faccio io il controllo dei documenti?
- Certo… arrivo subito, il tempo di liquidare questa seccatrice!
- Fai con calma… è solo per le foto, l’importante è che tu rimanga nell’inquadratura… nessuno saprà che non eri al telefono con la centrale…- si allontanò facendole l’occhiolino. Françoise gli sorrise.
- Ti ho sentita, sai? Io sarei una seccatrice? Piuttosto, Fran, quando la smetterai di seguirlo in tv? … è diventata un’ossessione!
- Quest’anno potrebbe vincere il mondiale… questa tappa è cruciale ed io non la voglio perdere.
Il collega di Françoise fece cenno ad un auto di accostarsi.
- Andiamo Fran… speri ancora che questo cambi qualcosa tra voi? Quanto tempo è passato da quando ti ha detto che voleva prima realizzarsi?
- Non ha detto proprio così…
- Quanto tempo, Françoise?
- Cinque anni… ma sono solo tre anni che corre in formula 1 e solo quest’anno potrebbe vincere il mondiale…
- Non l’ha vinto l’anno scorso?
- Quello era il mondiale costruttori … stavolta può vincere come pilota!
- Sì… capisco… che sei un caso perso! Comunque, potresti fare da babysitter e guardare il gran premio. Anche Alain è suo tifoso, grazie a te. Lo faresti felice e Anne non ti darà alcun fastidio…
Françoise si era voltata solo un momento verso l’auto che il suo collega Adrien aveva fermato e si era accorta con i suoi poteri che il conducente nascondeva armi ed esplosivo nel bagagliaio.
- Ma che…? - furono le ultime parole che Catherine riuscì a sentire.
- Fran! Françoise! Che succede?
Françoise aveva lasciato cadere il cellulare. Adrien si era voltato verso di lei, attirato dalla sua reazione e il terrorista aveva preso una pistola dal vano portaoggetti.
Con un calcio Françoise atterrò il collega allontanandolo dal finestrino e dalla mira dell’uomo, che sparò quindi a vuoto. Il panico si diffuse tra la gente, ma Françoise afferrò la mano dell’attentatore e la fece sbattere contro il bordo dello sportello così che mollasse la presa sulla pistola. L’uomo aprì di botto la portiera cercando di colpire Françoise, che però scattò indietro mettendosi in guardia. Il suo aggressore era uscito dall’auto mostrando una stazza per nulla indifferente. Per un attimo le ricordò Geronimo; fortuna che l’energumeno era solo grosso e non un cyborg come 005. Tuttavia, Françoise sapeva che non poteva batterlo di forza lì in piena place de Gaulle, con la gente che stava filmando col cellulare o tutti avrebbero capito che non era un normale agente di polizia.
- Fermo o sparo! Sei in arresto per aggressione a pubblico ufficiale.
Gli intimò Adrien che si era rialzato con difficoltà, ma che subito aveva preso la pistola che l’uomo aveva lasciato cadere. L’energumeno fece finta di alzare le mani in segno di resa, ma si rivelò un professionista del combattimento e non appena Adrien si avvicinò a lui da essere a tiro, lo disarmò con un calcio alle mani e lo colpì con un pugno in pieno viso mettendolo definitivamente fuori gioco. Françoise si scagliò su di lui con un calcio acrobatico evitando che si accanisse ancora sul suo collega a terra.
L’uomo cercò di colpirla, ma lei con destrezza riuscì ad evitare l’impatto dei suoi pugni. Poi gli afferrò il braccio bloccandoglielo e prese a colpirlo nel fianco senza troppa forza. Con una torsione l’uomo si liberò dalla sua stretta e la colpì con un calcio che lei parò con entrambe le braccia. L’uomo ne fu visibilmente sorpreso e le scagliò un altro calcio che Françoise evitò abbassandosi velocemente e colpendolo contemporaneamente alla gamba su cui appoggiava. Così Françoise lo fece cadere a terra, ma l’energumeno l’afferrò per la caviglia facendola cadere a sua volta. L’uomo sfoderò un coltello e si avventò su di lei, puntando alla gola. Françoise riusciva tranquillamente a tenergli testa, aumentando la sorpresa dell’energumeno, che non si aspettava certo tanta resistenza. L’espressione stupita dell’uomo le fece capire che non poteva liberarsi con eccessiva tranquillità di lui o avrebbe destato troppi sospetti. Fu così che anziché liberarsene direttamente, si divincolò sviandolo sul lato, ma ciò fece sì che la lama del coltello le entrasse completamente nella spalla destra. Quando si rialzarono entrambi, Françoise sentì una fitta di dolore che la fece reagire con violenza e lo colpì con un doppio calcio in pieno viso. L’uomo fu abbattuto ed Adrien, finalmente ripreso, ne approfittò per ammanettarlo. Poi si voltò incredulo verso la collega.
- Chiamate subito un’ambulanza! - urlò ai colleghi che stavano accorrendo dagli Champs-Élysées, poi si precipitò verso di lei e le tamponò la ferita che perdeva sangue. Era incredulo e shoccato.
- Françoise… co-come va? Tutto bene?
Françoise annuì. Era successo tutto molto in fretta. Non si ricordava da quanto non si trovava in una situazione simile, ma probabilmente non si era mai trovata in una situazione di tale pericolo, dovendo per giunta mantenere l’anonimato, in cui si era relegata da quando avevano definitivamente sconfitto la Black Ghost.
Ansimava e dovette appoggiarsi all’auto di servizio. Il collega Adrien la guardava preoccupato. Anche lui non aveva un bel aspetto: il tipo lo aveva colpito in pieno viso e sanguinava dal naso e dalla bocca.

A soli due circuiti dalla fine del campionato Joe aveva 13 punti di vantaggio sul suo diretto avversario, l’inglese Hamilton. Questo poteva essere il suo anno: la vittoria era alla sua portata. Guardandosi allo specchio Joe pensò che, se avesse messo al sicuro la vittoria del campionato in quella penultima gara, portandosi a un punteggio superiore di 25 punti rispetto ad Hamilton, avrebbe chiamato tutti i suoi amici per chiedere loro di raggiungerlo in Giappone per l’ultimo gran premio e averli vicino in quel momento di gloria. E avrebbe chiamato lei perché fosse al suo fianco in quel momento e fosse orgogliosa di lui. Non gli sembrava vero rivederla finalmente, era passato così tanto tempo da quando l’aveva vista l’ultima volta.
Tempo fa, quando la guerra contro il nuovo fantasma nero finì, ci fu un lungo periodo di disorientamento nel gruppo. 001 aveva salvato lui e Jet in caduta dalla stratosfera ed ebbero entrambi una lenta ripresa dalle brutte ferite fisiche e psicologiche. Come lui, tanti non avevano un posto dove andare, una famiglia che li aspettasse. Chang era l’unico che aveva trovato subito una sua dimensione nel ristorante che gestiva. Françoise e Bretagna lo avevano seguito e lo aiutavano, erano quelli che avevano reagito prima degli altri a quella situazione di stallo con il lavoro. Joe, però, aveva capito che il vero motivo che tratteneva Françoise in Giappone era lui. Aveva capito che doveva lasciarla andare, per permetterle di riabbracciare la sua vera famiglia, di realizzarsi come ballerina e per impedirle di legarsi ad una nullità come si sentiva lui.
Ora le cose erano cambiate e finalmente poteva sentirsi degno di una donna come lei.
Prima di ogni gara, Joe aveva il suo rituale. Si vestiva con lentezza, accertandosi che tutto calzasse alla perfezione. Fissava per alcuni secondi un vecchio pezzo di carta che poi ripiegava a metà e riponeva nel taschino sinistro della tuta, chiudendo meticolosamente la piccola cerniera lampo. La sua non era scaramanzia, ma piuttosto un modo per trovare la concentrazione. Quella mattina un insolito intoppo nella lampo della tuta attirò la sua attenzione. Era una cosa da nulla, si disse. Tirò giù la lampo completamente e al secondo tentativo tutto andò liscio come l’olio. Indossò il berretto e si guardò allo specchio serio e concentrato.
Joe bussò alla porta di Jet, ma non ebbe subito risposta. Sentì la tv accesa, guardò l’orologio e decise di entrare lo stesso.
- Jet, ti sbrighi? Che diavolo stai facendo? Le prove cominciano tra 20 minuti e tu non hai nemmeno controllato la tua auto!
Jet trasalì e, quando vide Joe, sbiancò e spense subito la tv.
- Che stavi guardando? - gli chiese Joe insospettito.
- Niente! - rispose senza guardarlo in viso.
- Jet, non me la conti giusta... Cosa è successo?
Jet era bianco come un lenzuolo e stranamente evasivo.
- Niente, Joe. Lo hai detto tu: dobbiamo sbrigarci, tra 20 minuti cominciamo...
Joe gli prese il telecomando dalle mani guardandolo furente e riaccese la tv sull’ultimo canale su cui era sintonizzata: France 24, il canale francese delle news.
- Perché guardavi France 24?
Jet non rispose e non lo guardò in faccia. Davano un servizio sul porto di Calais, ma una scritta in basso gli fece capire tutto: - Sventato attacco terroristico all’arco di Trionfo a Parigi, due poliziotti in gravi condizioni. - lesse ad alta voce
- Joe… ci saranno 2000 poliziotti a Parigi...
Joe non rispose, aveva la faccia tesa, sapeva che quello era proprio il suo distretto.
- L’hai chiamata?
- Dobbiamo andare...
- L’hai chiamata o no? - si rivolse a lui alzando la voce.
- Certo che l’ho chiamata...
- E allora?
- Non è raggiungibile ma... è notte fonda in Europa ora.... potrebbe aver spento...
Joe guardò di nuovo l’orologio - Sono appena le dieci di sera a Parigi. Richiamala! -
Jet prese il cellulare e fece di nuovo il suo numero con lo stesso risultato. Agganciò, non ci fu bisogno di dirlo a Joe, l’aveva già capito. Joe prese il suo di cellulare e chiamò il dottor Gilmore. Il numero era occupato.
- Jet! Joe! Che diamine fate qui?! Le prove stanno per cominciare!

- Françoise, bambina mia, come stai? - la madre si precipitò su di lei appena la raggiunse in ospedale. Con lei c’erano Catherine e Jean.
- Va tutto bene, mamma. Non è niente.
- Catherine mi ha avvisata! Sei ferita, amore mio? Hai chiamato il dottor Gilmore?
- No, mamma, va tutto bene... è solo una ferita superficiale… - le disse lanciandole un’occhiataccia e poi indicandole con gli occhi le persone che erano lì con lei. Ogni riferimento alla sua natura cibernetica non era gradito in pubblico, neanche il nominare il dott. Gilmore. La madre sospirò e poi l’abbracciò forte.
- Ahia! - si lamentò per finta, poi guardò la madre sorridendole. Nadine guardò la figlia piena di commozione, la accarezzò. Era una donna ormai, ma per lei sarebbe sempre restata la sua bambina. Il buon Dio gliel’aveva restituita dopo anni. Avevano affrontato insieme il suo difficile ritorno a casa, il recupero, il reinserimento, le delusioni e le era sembrata tornare serena solo quando era entrata in polizia. Anche se a lei proprio non piaceva quel lavoro per la figlia, la sua ritrovata serenità le aveva fatto accettare quella scelta di vita.
- Su, mamma, lasciamola un po’ in pace… andiamo a parlare col medico…- Jean fece l’occhiolino a Françoise e la lasciò da sola con Catherine.
- Ho capito subito che era successo qualcosa quando è andata giù la telefonata… credevo di morire di crepacuore! - le disse l’amica di sempre.
- Cavolo, il telefono… L’ho lasciato lì…
Emilie, la fotografa che era con loro, le si avvicinò. - L’ho recuperato io, Françoise… ma cadendo, credo si sia rotto…
Françoise sbuffò: doveva ricomprarsene un altro.
- Uffaaaaa… lo avevo appena comprato…
- Forse è ancora in garanzia… - disse Emilie per consolarla.
- Dici che gli attacchi terroristici siano compresi nella garanzia? - chiese ironica.
Emilie si strinse tra le spalle.
- Françoise… io… ti devo delle scuse… le devo ad entrambi… - disse Emilie voltandosi anche verso Adrien. Entrambi la guardarono interrogativi, poi proseguì.
- Non so cosa mi sia preso… ma… quando avete cominciato a lottare con quell’uomo… beh io… ho continuato a scattare foto… invece di aiutarvi… - Françoise ed Adrien si guardarono l’un l’altra. Poi Adrien prese la parola:
- Tranquilla, Emilie… è il tuo lavoro… tu non sei un poliziotto… -
- Ecco qui i nostri eroi! - il sindaco di Parigi entrò trionfante, seguito dal capo della police e da alcuni colleghi. - E il premio Pulitzer alla fotografia! - aggiunse rivolgendosi ad Emilie.
- Signori, Parigi vi è grata! Siete su tutte le testate del mondo e riceverete entrambi un encomio speciale!
Françoise sembrò smarrita: sul giornale? encomio?… Non voleva tutta quella pubblicità!
- Veramente, Signore, io non ho fatto nulla… è stata la mia collega, Françoise Arnould, che è stata fantastica…
- Non diciamo sciocchezze! Siete i nuovi eroi di Parigi! E Parigi, figliolo, ha bisogno di eroi in questo buio periodo più che mai! La gente deve sapere che voi e tutta la Polizia veglia su Parigi! - ciò detto, dette ad entrambi una sonora pacca sulla spalla che fece mugolare il povero Adrien e andò via.
- Beh ragazzi, siete stati sorprendenti… soprattutto tu, Arnould… non sapevo fossi una marzialista così forte! Sorprendente! - disse loro il comandante della polizia di Parigi.
Françoise si toccò la spalla ferita: - Grazie, signore, anche se … non è andato tutto perfettamente… - disse cercando di sminuire le sue gesta.
- Sì, capisco. Vi farò dare un mese di congedo straordinario… dopotutto con quest’infortunio…
- Io posso rientrare, capo, sono a posto a parte un pugno sul naso e un calcio nel fianco… - aggiunse sollevando un sopracciglio e massaggiandosi il fianco che Françoise aveva colpito.
- Pardon - disse Françoise mortificata…
- Scherzi? Ti devo la vita, Françoise! Se tu non mi avessi messo al tappeto, quel tipo mi avrebbe sparato in pieno petto ed adesso non starei qui a scherzarci su!
- Va bene, Perrin, allora ti aspetto di rientro tra una settimana, ok?
Adrien annuì.
Appena il capo della polizia andò via, i due ragazzi furono circondati dai colleghi che affettuosamente fecero loro i complimenti.
- Françoise, sei stata fantastica! Devi vedere le foto che ha scattato Emilie, faremo il botto quest’anno nella raccolta fondi. - le disse Paulette, una delle sue colleghe preferite.
- Wow… le foto sono già in giro? - disse un po’ preoccupata Françoise.
- Sì e Adrien è uno schianto! Credo che ne comprerò una dozzina di copie anch’io! - aggiunse a bassa voce per non farsi sentire dal collega, Adrien, anche lui circondato dai colleghi che si congratulavano, ma per lo più da colleghe…
- Mi chiedo cosa racconterai a tuo marito, Paulette…
- Potrò sposare la causa delle famiglie delle vittime, no? ahahahaha!
Nel frattempo alcune colleghe più svenevoli facevano gli occhi dolci al povero Adrien Perrin
- Adrien, caro… ti fa molto male?
- Roba da nulla, ha fatto tutto Arnould… mi sembrava di essere in un film di arti marziali in cui io facevo la parte del collega sfigato del protagonista… ahahaha
- È vero, Arnould, dove hai imparato così bene a combattere? Non sapevamo che fossi così brava. - chiese un collega anziano piuttosto curioso.
- A dire il vero era tanto che non praticavo… ero piuttosto arrugginita… - disse toccandosi la ferita e continuando a sminuirsi.
- Beh… non vorrei essere stato a tiro quando eri in forma allora!!!! ahahahah - tutti risero.
- Cos’è tutto questo baccano?! Questo è un ospedale, non un dopolavoro ricreativo! Ora tutti fuori da questa stanza. E lei, signor Perrin, mi segua che la dimettiamo oggi stesso. - disse stizzosa un’attraente infermiera.
- Quando potrò uscire io? - chiese Françoise.
- Non dipende da me, madame…

A differenza di Joe, Jet aveva ripreso a frequentare Nathalie subito dopo essere rientrato a New York. Il loro rapporto non era decollato subito a causa dei tanti segreti che Jet le aveva nascosto nel loro precedente incontro, in piena guerra coi fantasmi neri. Tuttavia, Jet con grande perseveranza era riuscito a risvegliare in lei un sentimento sì assopito, ma mai del tutto spento. Dopo il suo rientro in F1, Jet aveva chiesto lei di andare a vivere con lui e di seguirlo in Giappone, dove avrebbe corso con la Honda in squadra con il suo inseparabile amico Joe. Così Nathalie era diventata una presenza fissa ai box ad ogni gara, prova o collaudo che fosse.
Anche quella mattina era lì con Jet e Joe e ne condivideva le angosce. Entrambi, infatti, erano molto preoccupati per Françoise e le prove stavano andando malissimo. In una pausa tra un giro e l’altro, si avvicinò a Jet e abbracciandolo gli disse:
- Ho provato a chiamarla, è ancora irraggiungibile. Ho chiamato Albert e Bret, che mi hanno detto entrambi di aver provato a chiamarla senza successo.
A quelle parole Jet sospirò, guardò i monitor dei box e si massaggiò la fronte.
- Jet, ti prego, cerca almeno tu di concentrarti, non voglio che tu faccia un incidente! Cercherò io stessa in rete notizie sui poliziotti feriti a Parigi!
- Non sono preoccupato per Françoise, ma per Joe piuttosto. Sono sicuro che lei sta bene, ma Joe non riesce a concentrarsi. È partito troppo veloce dai box e gli è stata data una penalità.
- Capisco... La squadra conta su di lui, ma al momento la sua migliore posizione è la terza, e i suoi più temibili rivali non hanno ancora corso. Mi metto subito al lavoro!
Nathalie prese il suo cellulare e cominciò la sua ricerca. Non voleva fare ricerche dai pc dei box, sapeva che Joe teneva tantissimo alla sua privacy e rispettava quella sua scelta. Cercò on Line la traduzione in francese delle parole chiavi per poi cercare sui siti francesi, sicuramente più aggiornati.
- Ecco... ho trovato qualcosa... oh mio Dio...
Nathalie portò la mano alla bocca. Aveva trovato in rete una foto dell’aggressore in azione. Era addosso a una poliziotta bionda e puntava la lama di un coltello alla sua gola, un altro poliziotto giaceva a terra. Nathalie aveva visto Françoise poche volte: quando era andata a Parigi con Jet e quando si erano riuniti tutti, eccetto Joe, per il compleanno di Albert a Berlino. Tuttavia, l’aveva riconosciuta subito nella foto. La mostrò a Jet.
- Merda! - fu il suo commento istintivo. - Non dirlo a Joe! - si affrettò a dire.
- Sei impazzito? Vorresti nasconderglielo?!
- È per il suo bene!
- Mentirgli?
- Sarebbe a fin di bene!
- Jet, quando imparerai a dire la verità alle persone che ami!?
- Io voglio solo proteggerlo da sé stesso… In queste condizioni non può correre, rischia di ammazzarsi ad ogni curva! Sarebbe un errore dirgli la verità adesso!
- Jet, faresti con Joe lo stesso errore che hai fatto con me!
- Non c’entra niente con noi questo! - si affrettò a dirle abbracciandola per calmarla - Ascolta… chiamerò il dottor Gilmore e chiederò a lui: avrà sicuramente notizie se Françoise è ferita.

Quando Joe tornò ai box dopo l’ennesimo giro fallimentare, si precipitò subito da Jet in cerca di notizie.
- Notizie da Parigi?
- Nessuna - rispose Jet.
- Jet! - lo rimproverò Nathalie.
- Nathalie! - la riproverò di rimando, riservandole uno sguardo truce.
- Ok, ragazzi, che succede? Siete inquietanti quando litigate…
- Joe… - Iniziò Nathalie. - Nathalie! - urlò più forte Jet, ma Nathalie non voleva nascondere la verità a Joe - Ho trovato questa in rete… - gli passò il cellulare e gli mostrò la foto dell’aggressione in cui aveva riconosciuto Françoise.
- Come sta, ora? - chiese con un filo di voce.
- Non ho notizie… nessuno riesce a rintracciarla, ma il dottor Gilmore non ne sapeva niente … Se fosse stata ferita, lo avrebbe cercato, non pensi? - rispose Jet cercando di minimizzare la situazione.
- Oppure non è in grado di chiamarlo… - lo rimproverò Joe, per quella sua conclusione.
- Il dottore ha detto che sarebbe partito per Parigi domani stesso se non avesse ricevuto notizie entro oggi. - aggiunse Nathalie.
- Devo saperne di più! - fece per allontanarsi, ma Jet lo trattenne.
- Joe, dove vai? Sei impazzito? Non puoi ritirarti adesso!
- Non capisci che significa? Se le è successo qualcosa… tutto questo non ha più senso!
Joe abbandonò i box.
- Ehi Shimamura! Dove credi di andare??? - gli urlò contro il capo meccanico, ma Joe non gli rispose e continuò ad andare via. - Spaccone, presuntuoso! Davvero credi di poter vincere così!?

Françoise era stata dimessa il giorno dopo ed era rientrata a casa sua, nonostante le insistenze della madre, che la voleva a casa con lei. Il dolore alla spalla era poco più di un fastidio, ma non poteva dirlo al suo capo e poi quei giorni di congedo straordinario non le dispiacevano affatto. Guardò nel frigo: poca roba e vecchia. Lo richiuse e prese delle scatolette di manzo dalla credenza. Si piazzò sul divano ed accese la tv: Sport news 24.
“- E così dopo aver fallito le prime prove, Shimamura ha abbandonato la pista. - Una reazione incredibile per il pilota giapponese, solitamente molto controllato. - Pare ci siano problemi in casa Honda, ma ha dimostrato di essere un grande campione: si è ripreso da incidenti terribili ed ora è in testa alla classifica piloti. - Tuttavia, è a soli 13 punti da Hamilton che ha guadagnato la pole, mentre lui parte dalla quinta posizione… Non può certo permettersi di perdere questa gara! Se la situazione rimanesse tale, la classifica sarebbe ribaltata a favore dell’inglese.”
Françoise stava seguendo con crescente interesse la vicenda quando sentì bussare alla porta.
- Che ci fai qui?
- Regalino… - disse Catherine consegnandole un pacchetto tra le mani ed entrando in casa.
- Formula 1? Ancora? La tua è una patologia! - Françoise le rispose con una linguaccia. Cat prese il telecomando e spense la tv.
- Ehi! Sto guardando! - protestò.
- Di’ un po’… ti ha chiamata?
- Perché avrebbe dovuto?
Catherine alzò un sopracciglio: - Françoise, sei finita sui giornali di tutto il mondo… lo sai, vero?
- Questo non significa niente, sa benissimo che so cavarmela… e poi, come avrebbe potuto: il mio cellulare è distrutto!
- Per l’appunto… apri il tuo regalo…
Françoise scartò il pacchetto e ne uscì un cellulare nuovo. - Catherine… non dovevi! Sei impazzita?
- Diciamo che mi sentivo un po’ in colpa per averti distratta al telefono in quel momento… e poi … sai come ricompensarmi… - aggiunse facendole gli occhi dolci.
- Cat… sei incredibile!
- Andiamo lo sappiamo entrambe che non ti sei fatta niente… Philippe è fuori per lavoro ed io non voglio perdermi la prima dello schiaccianoci all’Opera … dai… ti pregoooooo….
- E va bene… Portameli qui prima di andare a teatro… - Françoise scrollò la testa
- Grande! - esultò - Perché non metti la scheda nel tuo nuovo cellulare… vedrai è fantastico!
Françoise le sorrise e mise la sua vecchia scheda nel nuovo cellulare e cominciò a smanettarci. Aveva perso tutti i numeri dalla rubrica, ci avrebbe messo un po’ a ripristinare tutto dal cloud.
Un numero la chiamò proprio in quel momento.
- È dal Giappone… - disse con sorpresa.
- Rispondi! Cosa aspetti!?
- Pronto?
- Françoise, ragazza mia, come stai? Cosa ti è successo? - la delusione sul volto di Françoise fu inevitabile, poi si scrollò: il dottor Gilmore era stato molto caro a chiamarla.
Quando riagganciò cercò di smorzare quell’espressione di dolore e guardò Catherine.
- Mi dispiace, amica mia… - le disse Catherine, capendo l’amica col solo sguardo.

- Il dottor Gilmore l’ha rintracciata, dice che sta bene, ma doveva fingersi ferita o avrebbero sospettato di lei…
- Jet, se lo dici solo per farmi correre oggi…
- Cos’è? non ti fidi? Allora prendi quel diavolo di cellulare e chiamala tu stesso! Sono stufo di pararti il culo con lei!
- Che c’entra questo, ora?
- C’entra e come! Sono cinque anni che ti limiti ad un messaggio d’auguri per Natale e Compleanno… Cosa credi che possa pensare? Che stai cercando di vincere il campionato per non sentirti una nullità ai suoi occhi o che la stai ignorando mentre fai la bella vita in formula 1?
- Jet, stai delirando… e non mi rassicuri affatto così!
- Io non ti voglio rassicurare! Vorrei che tu cominciassi a ragionare: vinci o perdi questa corsa oggi, devi tornare da lei.
- È ferita, vero?
Jet grugnì: Joe partiva in quinta posizione e non ce l’avrebbe mai fatta se non si fosse concentrato.

- Françoise, sono rimasta imbottigliata nel traffico, potresti farti trovare in strada a recuperare i bambini a volo?
Françoise scosse la testa: - Cat, sei incredibile...
- Ti preeeeeego! O farò tardi e non riuscirò a vedere il primo atto!
- E va bene! Però sappi che ti odio!!Françoise afferrò una felpa e si precipitò di corsa giù per le scale, abitava in una zona centrale di Parigi per cui non era insolito avere problemi di traffico e peggio ancora di parcheggio, ma Catherine stava decisamente abusando della sua pazienza! Il gran premio cominciava a breve e non voleva perdersi il collegamento ai box… Amava quel momento in cui le telecamere riprendevano i piloti che si preparavano alla gara, le sembrava di essere lì e mentalmente inviava il suo “in bocca al lupo” ai suoi piloti preferiti: Joe e Jet.
Arrivata in strada, guardò in sù: il cielo era grigio e le prime goccioline di pioggia colpirono il suo viso rivolto verso l’alto. Ricacciò quel velo di tristezza dentro di sé, pensò che i bambini l’avrebbero aiutata a mandarla via definitivamente. Tirò su il cappuccio della felpa mentre cominciava a piovere.
- “Aaaaaargh! Cat, questa te la metto in conto!” - pensò tra sé.
- Françoise! Françoise, sei tu? - sentì una voce familiare e si voltò.
- Adrien, ciao! - salutò il collega che era in compagnia di una bella e procace ragazza. Françoise non potè fare a meno di notare l’abbondante scollatura della ragazza, che era completamente in tiro: acconciatura, trucco, bijoux e vestito erano tutti impeccabili. Dopotutto era sabato sera...
- Che fai da queste parti? Ti stavi allenando? - Adrien mimò una guardia da boxer.
- No… Abito qui, sto aspettando un’amica… in realtà aspetto i suoi figli: stasera le faccio da baby sitter.
Adrien la guardò stranito, poi si affrettò a fare le presentazioni.
- Jocelyne, ti ricordi della mia collega, Françoise Arnould? Lei è Jocelyne, è l’infermiera che ci ha medicato in ospedale, ricordi?
Françoise ne fu stupita, non l’aveva riconosciuta.
- Salve, come va la spalla ora?
- Be-bene… grazie… mi scusi, non l’avevo riconosciuta…
La ragazza le sorrise ed aggiunse con fare professionale - Cerchi di non sforzarsi …
Françoise le sorrise di rimando, ma non potè fare a meno di farsi invadere da un forte senso di inadeguatezza.
- Be’ noi andiamo… abbiamo un tavolo prenotato da “Aux boles”! - Adrien la guardò alcuni istanti. Françoise non capiva cosa avesse in mente, ma non poté fare a meno di distogliere lo sguardo da lui. - Tieni, Françoise, prendi il mio ombrello! - Adrien le porse il suo ombrello e si accostò sotto quello dell’infermiera Jocelyne.
- Noi staremo benissimo in due. - aggiunse stringendo la ragazza maliziosamente.
Françoise fu colpita da quel gesto gentile e li seguì con lo sguardo finché poté, lo vide stringerla e metterle una mano sul sedere mentre camminavano. Non poté fare a meno di chiedersi come ci si sentisse ad essere così desiderata. Il clacson dell’auto di Catherine la fece sobbalzare.
- Ehi, ma non mi hai vista? Dove hai la testa? Bambini scendete! Andate con la zia Françoise!
- Woooo! Philippe lo sa che vai in giro in questo modo quando lui è fuori per lavoro? - commentò Françoise dopo aver visto l’abbigliamento di Catherine. Aveva una scollatura vertiginosa ed un vestito fasciante che lasciava ben poco all’immaginazione. Catherine era stata una ballerina molto quotata in Francia, ma dopo la seconda gravidanza aveva lasciato il balletto e si dedicava completamente alla sua scuola di danza, che era diventata la più importante del paese. Questo non le aveva impedito di restare in forma e a 35 anni era una donna bellissima.
- Ah-ah... e quando torno, parleremo di come tu non possa andare in giro in questo modo solo perché l’unico uomo che ti interessa sia dall’alto capo del mondo!
- Simpatica! - disse ironicamente, poi aggiunse: - A proposito... quando torni?
Catherine guardò verso la strada e poi verso Françoise: - Torno tardi... tu metti a letto i bambini, per favore. Ora devo andare. Ciaooooo - rimise in moto e ripartì.
- Ehi no, aspetta! Catherineeeeee! Maledetta... mi farai perdere l’arrivo!!!! Questa me la paghi! - le urlò dietro mentre la sua auto si allontanava.
- Tutto bene, zia? - le chiese la piccola Anne con i suoi grandissimi e dolcissimi occhi blu spalancati.
- Si, tesoro, la mamma mi ha fatto uno scherzetto - le disse sorridendo - ma va tutto bene.- Anne continuava a guardarla in dubbio se crederle o no. Françoise si rese conto di averla inquietata urlando e cambiò drasticamente discorso e tono: - A chi va la pizza?
- A me! A me! - gridarono in coro i bambini.

“- Shimamura ha completamente sbagliato la partenza, sembra incredibile per un campione come lui commettere simili errori!
- Sì, James, sembra completamente fuori fase, alla Honda non sono per nulla contenti: è tutto il weekend che commette errori e sta per buttare al vento la sua prima posizione in classifica!
- Ne approfitterà di certo il suo rivale, Hamilton, che ha fatto una splendida partenza e si è stabilito in testa alla corsa dalla partenza.
- Lo segue Jet Link a bordo della seconda vettura della Honda, anche se distaccato di bel po’ e con Sebastian Vettel su Ferrari alle costole.”
Nathalie andava su e giù per i box, guardava i monitor e ascoltava la telecronaca. Avrebbe voluto strozzare con le sue mani quei due cronisti: come si permettevano di parlare così di Jet e Joe? Lei era l’unica a sapere cosa passasse per la testa dei due, a conoscere il motivo della deconcentrazione di Jet e anche di Joe. Voleva fare qualcosa, ma proprio non sapeva cosa… Poi le balenò un’idea per la testa… se Joe avesse potuto sentirla… ma no, che assurdità… come avrebbe potuto? Forse poteva usare la trasmittente nel casco… ma così avrebbero finito per far sapere di Joe e Françoise a tutti alla Honda e forse anche al di fuori della casa automobilistica…
Poi guardò l’addetto alle comunicazioni, come si chiamava? Hiroshi? Una cosa del genere… Era stato Joe a farlo assumere: era un ragazzo che veniva dal suo stesso orfanotrofio. Gli era grato e avrebbe saputo mantenere il segreto.

Dall’altro capo del mondo Françoise seguiva il gran premio con apprensione. Joe stava sbagliando tutto e Jet non era al massimo della forma.
Sentì squillare il cellulare, un numero sconosciuto le apparse, un numero americano. Rispose.
- Françoise! Finalmente! Come sono felice di sentirti! - Nathalie fece cenno ad Hiroshi, che passò la chiamata direttamente nei caschi di Joe e Jet.
- Chi è?- Françoise?- chiese Joe, riconoscendo subito la voce - Sei tu? Come fai a par…- Sono Nat, Nathalie… di Jet! - Joe fu interrotto dalla voce di Nathalie, capì che Françoise non poteva sentirlo.- Che succede, Shimamura? Mi senti? - chiese il caposquadra.- Nulla! Nulla! - Si affrettò a dire.
- Nathalie! Credevo fossi ai box in questo momento…- disse Françoise.- Lo sono! Ma ero preoccupata, lo siamo tutti… - le rispose la ragazza.
- Per cosa?- Per te! Che domande, Fran! Abbiamo visto la foto sul giornale della tua aggressione…
- Ah, l’avete vista… - Come stai?Françoise sospirò - Sto bene… solo un graffio… ho dovuto fingermi ferita, altrimenti avrebbero sospettato…- Magnifico! Sei… sei sicura di stare bene?- Certo!- Magnifico! Veramente magnifico! Quindi STAI BENE… - disse calcando la voce così che Joe e Jet potessero sentire.- Sì, perché urli? - Eh sai… sono ai box … c’è un gran frastuono… Françoise ci pensò sù, poi sbottò: - È solo per questo che mi hai chiamata? Te lo ha chiesto Jet?
- No, no… che vai a pensare… siamo tutti preoccupati per te…- Tutti?
- Sì, tutti - Nathalie si morse la lingua, sapeva che Joe non avrebbe voluto che lei lo coinvolgesse. Fece segno a Hiroshi di chiudere la comunicazione e continuò la conversazione da sola.Nello stesso istante, a Joe scese una lacrima dagli occhi, il suo cuore era gonfio di felicità: aveva risentito la sua voce… era stato bellissimo e aveva saputo che stava bene. Pigiò il piede sull’acceleratore come se avesse dovuto correre da lei. - Anche Joe?- proseguì Françoise che non aveva idea di essere stata ascoltata fino a quel momento.- Certo… perché me lo chiedi?- Allora perché non ha chiamato? Potevo anche essere morta per quanto ne sapesse… e non ha fatto nemmeno una telefonata…- Fran… avrebbe voluto… lo sai… lui è così…- Già… lui è così.- Non volevo dire quello! Io…- Lascia stare, Nat… Non ti preoccupare… è tutto passato… è tutto… finito - riagganciò.
Françoise vide che nel frattempo della sua chiamata, Joe aveva rimontato ben due vetture ed era passato dal decimo all’ottavo posto. Quella rimonta, proprio mentre lei era al telefono… la innervosì. Spense la tv.- Zia Fran! Stavo guardando! - protestò Alain.- È ora di andare al letto, sù, andate a lavare i denti e prepararvi, mentre io… - Squillò di nuovo il telefono - mentre io rispondo al telefono… Dentro di lei una nuova speranza: che la ramanzina a Nathalie fosse giunta a destinazione? Impossibile! Non in quel momento!
- Hallo?- Hallo, Françoise, sono Philippe. Bonsoir.“Philippe… ecco, figuriamoci…” - Ciao Philippe, come va?- Ciao Françoise, sto cercando di rintracciare Catherine, ma non è raggiungibile, tu sai dove sia?- Françoise guardò l’orologio prima di rispondere: - Credo sia ancora a teatro a quest’ora… Non credo sia già finito “Lo Schiaccianoci”… - Cavolo! Lo schiaccianoci! Come ho fatto a dimenticarlo!?! Le avevo regalato i biglietti per il suo compleanno!! - Philippe sembrava veramente costernato.- Ahi ahi… Philippe… mi sa che sei nei guai…- Lo puoi dire forte! Piuttosto… tu che ci fai a casa? Credevo lo avrebbe chiesto a te di accompagnarla…- No, a me ha chiesto di fare da babysitter.- Quindi sono da te i miei figli?
- Si. Te li passo?- Si, vorrei salutarli…Françoise chiamò i bambini e passò loro il telefono, ma il pensiero di Catherine le invase la mente: "Dove se ne era andata tutta in tiro? E soprattutto con chi?… AAaaaah speriamo non combini nulla quella pazza!“La corsa era finita con Joe al quarto posto, dopo una grande rimonta, ma comunque non sul podio. Tuttavia, la vittoria di Jet aveva fatto in modo che Hamilton, il suo rivale, non guadagnasse troppo terreno nei suoi confronti. Tutto si sarebbe giocato nell’ultima gara.
Sul gradino più alto del podio Jet tirò su la sua Nathalie:
- Sei fantastica! È solo merito tuo questo! - le disse in un orecchio.
- Credo proprio che dovresti sposarmi… - le disse lei. Joe ai piedi del podio, felice come non mai, li innaffiava di spumante con una buona dose di divertimento, che non sfuggì ai giornalisti. Come non sfuggì loro, una ragazza che si sbracciava a salutarlo: - Caterina, che ci fai qui? - salutò una vecchia conoscenza: la principessa Caterina di Monami. E così un semplice bacetto sulla guancia, condito da un’euforia immotivata dalla sconfitta, finì sui rotocalchi di tutto il mondo.

Dall’altro capo del mondo, era notte, i figli di Cathrine dormivano in camera da letto, ma Françoise attendeva la sua amica in piedi. Quando fu vicina alla porta le aprì, per non svegliare i bambini anticipò il suo rintocco alla porta.- Dove sei stata? E soprattutto con chi eri?- Buonasera Françoise! Siamo di malumore… Lasciami indovinare? Il tuo Joe ha fatto qualcosa, o meglio non ha fatto nulla come al solito? - disse lei sarcastica.- Catherine! Ti rendi conto di che ore sono? Tuo marito ha chiamato due volte! Non sapevo più cosa dirgli! Dimmi, ti prego, che non l’hai tradito! Dimmi che non ho un’amica così stupida da buttare nel cesso una famiglia così… perfetta!Catherine, alzò un sopracciglio: - Tu non sai niente…- si limitò a dire. - Ma…- provò a replicare, Françoise.- Nessun ma! Come ti permetti di giudicare!? Di giudicare me e la mia famiglia? Françoise si sentì mortificata: - Scusami… è che … oh Cathrine… tu non sai quanto desideri avere ciò che hai tu… - Lo so, invece. Ma se tu non lo hai, è solo colpa tua! - Questo non è vero… lo sai che Joe…- No, Françoise! Sei tu il problema! Sei tu che devi cambiare… Lo sai là fuori quanti uomini potrebbero darti ciò che desideri? Ma niente! No! O lui o nessuno! Beh per me non va così! E se per Philippe esiste solo il suo lavoro… ed io sono solo la madre dei suoi figli… allora troverò qualcuno che mi faccia sentire desiderata… che mi faccia sentire una donna, una persona! - No… ti prego… dimmi che non l’hai fatto…- Non posso pretendere che tu capisca… tu che non hai abbastanza amor proprio… - Basta! - le urlò Françoise. Calò il silenzio.- Ok, facciamo così: io non giudico la tua vita, tu non giudicare la mia.Si guardarono dure l’un l’altra.
Quella notte Françoise fece dormire Cat con i suoi figli nel suo letto e lei dormì sul divano. L’indomani si salutarono freddamente.


CAPITOLO 2

Passarono cinque giorni senza che Françoise rispondesse al telefono, né uscisse di casa. Aver trovato Joe con Caterina sul giornale era stato il colpo definitivo. Né lui né Cathrine l’avevano chiamata. Li immaginava entrambi continuare la loro vita senza di lei. Pioveva quella mattina, ed una canzone sembrava proprio avercela con lei.


When you get older, plainer, saner
Will you remember all the danger we came from
Burning like embers, falling, tender
Longing for the days of no surrender
Years ago
And will you know
So smoke ’em if you got ’em
‘Cause it’s going down
All I ever wanted was you

Guardando la finestra vide due goccioline di pioggia scendere danzando lungo il vetro. Le venne in mente una coreografia su quella musica, un passo a due in cui la ballerina non riusciva a liberarsi dall’abbraccio del suo partner. Riusciva a vedere ogni passo, ogni salto, ogni piroette ed ogni presa eppure non un solo muscolo si mosse in lei. Soltanto le lacrime scesero lungo le sue guance così come quelle gocce erano scese sul vetro.
Fu in quel momento che qualcuno bussò alla porta. Asciugò le lacrime ed aprì. Era Adrien Perrin, il collega con cui aveva condiviso la sua recente disavventura. - Posso entrare? - chiese con circospezione.
- Certo, accomodati. - lo fece entrare. Le porse una lettera dicendo: - Ci daranno una medaglia al valore. Ci sarà una cerimonia col Presidente e una cena ufficiale. Dal comando hanno provato a chiamarti più volte, ma non sono riusciti a contattarti.- Ehmm… sì ho il cellulare rotto … ricordi? Adrien la guardò dritta negli occhi: - E il telefono di casa? Françoise scosse la testa: - Un… guasto! Sì un guasto… da diversi giorni, ho segnalato la cosa, ma ancora nulla…Adrien la guardò ancora: - Te lo ha mai detto nessuno che non sai mentire? - Françoise, provò a protestare, ma Adrien la incalzò, incrociando le braccia: - Da quant’è che non mangi? Françoise fu spiazzata dalla domanda stava per rispondere qualcosa quando lui aggiunse: - Decentemente intendo… - Françoise improvvisò, non le piaceva il modo in cui la stava analizzando: - Stamattina… stamattina ho mangiato dei croissant, buonissimi croissant, della pasticceria che è di fronte casa…- Ah quindi sei uscita… per comprare croissant… non ti ha impigrita la pioggia? - disse guardando il portaombrelli in ingresso palesemente vuoto.Françoise capì dove voleva arrivare: - No, me li sono fatti consegnare - aggiunse, incrociando le braccia anche lei. Lui la guardò ancora, aveva un nonsocchè di furbesco il suo sguardo, di qualcuno che la sa molto più lunga di ciò che vuole dare ad intendere.- Ok! Il fatto che tu menta, o che ci provi… è comunque un buon segno: vuol dire che c’è della … resilienza… in te. - Ma! - cercò di replicare, ma la interruppe.
- Françoise, ascoltami: abbiamo subito un’esperienza traumatica, forse ti serve aiuto per superarla, non è una cosa da deboli, anzi è tipico delle persone più forti. Tu hai avuto una reazione eccezionale al momento, sei stata fantastica… una vera eroina! Non ti devi sentire a disagio se ora ti senti abbattuta e … depressa, è una tipica reazione post traumatica… In centrale, c’è un’unità di supporto psicologico, c’è la dottoressa Mourine che è veramente brava, dovresti approfittarne…
Françoise gli sorrise, ma gli scappò una lacrima. Depressa? Si lo era, ma non era certo una reazione post-traumatica. Scosse la testa.
- Non sono depressa … non per quello…credimi.
Adrien la guardò in silenzio, aspettando che fosse lei a parlare del suo problema. Lei scrollò la testa: - È per… un uomo… lui … non mi ha chiamata… - le lacrime iniziarono a scendere senza che lei volesse.
- Un uomo? - le chiese lui incredulo - Un uomo ti ha ridotta così? - lei annuì, mentre le scendevano ancora lacrime.
- Ma dai, Françoise! Tu! Tu che hai fatto a pezzi un energumeno che era il tuo doppio? Tu, che mi hai messo al tappeto con un solo calcio? Tu! L’eroina di Parigi! -
Françoise scoppiò a ridere a quell’appellativo, ma le lacrime continuavano a scendere.
- Andiamo Françoise! Gli uomini sono tutti stronzi! Non ne vale la pena! Te lo dico io che sono il primo! - Françoise scosse la testa.
- Eh no, il tuo non fa eccezione! Arrenditi all’idea: è uno stronzo! Un grandissimo stronzo! Dico, solo uno stronzo non chiama l’eroina di Parigi! Cazzo! Io ti chiamerei solo per vantarmi con gli amici … Direi a tutti: “Quella strafiga lì stava con me!”
- Credimi, è circondato da donne molto più belle di me.
Adrien la guardò di sbieco sollevando un sopracciglio: - T’ha distrutto l’autostima e non credi che sia uno stronzo? Ascolta me, Françoise, questa serata finirà su tutti i tg francesi e anche su qualche giornaletto gossip... Comprati un bel vestito, guai a te se ti presenti in uniforme alla cena! Invita l’uomo più bello che conosci, anche se lo conosci a malapena, anche uno stupido, un turista incontrato per caso, ma deve essere bello! Non presentarti da sola o peggio con un’amica... faresti una figura patetica, tipo “penso ancora a te”
- Ma io penso ancora a lui! - protestò Françoise ancora in lacrime.
- È ora di pensare a te - le disse serio. Poi scrollò la testa e aggiunse: - Ero venuto per dirti altro... mi aspettavo di trovarti così, ma ... non credevo fosse un uomo la causa. Ad ogni modo, volevo dirti che ho rifiutato di fare io il discorso alla premiazione ed ho voluto che lo facessi tu, non mi sembrava affatto giusto... era una decisione sessista e...
- Io, un discorso? Non se ne parla...
- Beh... uno dei due deve ringraziare il Presidente e dire qualche parola sulla polizia e la sicurezza nazionale... e non sarò io!
- Ma non sono capace ... e non voglio! Tutta questa storia è ridicola, non ho fatto altro che il mio dovere: proteggere le persone!
- Devi solo dire ciò che hai appena detto a me e... comprare un vestito favoloso!

 

Nathalie era intenta a tagliuzzare verdure per preparare il pranzo quando Jet l’abbracciò alle spalle. Prese a baciarle il collo, mentre le sue mani si insinuavano sotto la maglietta afferrandole i seni.
- Jet, che stai facendo? - chiese Nat con tono spazientito, insensibile al suo richiamo sensuale.
Jet si strinse ancora più forte a lei, facendole sentire tutta la sua eccitazione. - Credevo fosse chiaro, cosa volessi fare… - le rispose in un orecchio. Nathalie rise, ma poi si voltò di scatto scrollandoselo di dosso. - Smettila immediatamente! - gli intimò puntandogli il coltello con cui stava cucinando. Jet alzò le mani in segno resa. - Ma che ti prende? - chiese con fare furbesco.
- Lo sai benissimo! Joe potrebbe scendere da un momento all’altro! Si è già lamentato che ci facciamo sentire troppo!! -
- Ma dai… lo dice così per dire, per prendermi in giro… - disse cercando di riavvicinarsi, ma Nathalie continuava a tenerlo a bada col coltello.
- Jet, non possiamo restare qui in eterno! Questa è casa di Joe! Quando ci decideremo ad avere una casa nostra, un posto tutto per noi? E magari a sposarci… - disse lei avvicinandosi languidamente. Jet abboccò come un merluzzo all’amo di un abile pescatore. La baciò e ricominciò a stringerla. Nathalie gli morse un orecchio e poi gli disse sensualmente: - Un posto nostro dove poter fare tutto ciò che vogliamo… dove vogliamo… quando vogliamo… -
- Io voglio te adesso… -
- E una casa nostra?- chiese lei mentre le mani di lui la percorrevano ovunque.
- Magari… un giorno … chissà… - rispose lui, non avendo voglia di parlare, ma di fare altro.
- MAGARI, UN GIORNO, CHISSÀ????- urlò lei disarcionandolo completamente. - Ma cosa aspetti? Che sia Joe ad andarsene da casa sua? O che ci chieda di andarcene? -
- Oppure potreste farmi partecipare… - disse Joe sulla porta della cucina. Jet voltò la testa verso l’amico furiosamente sorpreso per quello che aveva appena detto.
Nathalie si voltò verso Joe e poi gli si avvicinò annuendo: - Buona idea!
- Buona idea? - chiese Jet, incredulo per ciò che stava sentendo.
- Ma sì! Chi non ha mai avuto fantasie a tre? - disse Nat, avvicinandosi a Joe - E poi Joe è così un bel ragazzo… e, poverino, non pratica da tanto… mica possiamo permettergli di fare brutta figura con Françoise, quando la rivede… - Nat si era avvicinata a Joe per accarezzarlo e lui la stava abbracciando. - Sì un po’ di pratica mi servirebbe… mi sono stufato di sentirvi…- aggiunse Joe al quadretto.
- OK! OK! HO CAPITO! - grugnì Jet - Prenderemo questa benedetta casa!
- Siiiiiiii! - esultò Nathalie dandosi il cinque con Joe. - Ti adoro! - gli disse, scoccandogli un bacio sulla guancia.
- Te lo avevo detto: ci sono corde che lo fanno vibrare subito…- disse Joe, ridendo dell’amico.
- Siete un’associazione a delinquere voi due…- brontolò Jet - E mi meraviglio di te! - disse a Joe, che gli rispose: - Diciamo che dovevo un favore a Nathalie… e poi, chissà… magari… un giorno… - aggiunse Joe per prenderlo in giro.
- Scordatelo! E comunque non saresti all’altezza… - disse Jet per ripicca.
- Sì sì, continua a ripetertelo… beh io comunque vi lascio… voglio vedere la premiazione di Françoise in tv, se volete vi lascio la cucina libera…
Jet stava per dire qualcosa, quando Nat rispose: - Scherzi? Vogliamo vederla anche noi!
- Sì! Come no? Era proprio nella top list di quello che volevo fare ora! - ironizzò Jet.
- Andiamo, stupido… Mi farò perdonare… - lo prese per mano e lo portò verso la TV in salotto.
La cerimonia fu molto semplice e Joe ebbe la gioia di rivederla, in tutta la sua bellezza. Rimase estasiato dal suo discorso sul senso del dovere e sul dare il massimo per proteggere tutti. Gli ricordò la sua vecchia Françoise, quella guerriera che dava il massimo sebbene fragile, che aveva anche rischiato la vita per il mondo, sebbene più di ogni altro ripudiasse la lotta.
Terminato il discorso Françoise tornò a sedere in prima fila, al suo fianco un uomo intrecciò la mano con la sua per poi portarla alla bocca e baciarne il dorso. Quel gesto così intimo non sfuggì ai tre, né l’aspetto di quell’uomo.
- Chi è quello strafigo che è con Françoise!? - commentò Nathalie. I due amici si voltarono entrambi verso di lei. - L’ho detto ad alta voce, vero? - chiese capendo di aver fatto una gaffe con entrambi.
- Sì…- ruggì Jet.
- Volevo dire … insomma… chi è quel tipo con Françoise? Lo conoscete? - deglutì.
- No… Tu? - chiese ironicamente Jet. Nathalie sollevò un sopracciglio e aggiunse: - No, ma devo dire che sembra… quel tipo… quell’attore che fa Thor, della Marvel… come si chiama? - chiese con fare indifferente.
- Lo sai benissimo come si chiama, lo so che è una tua passione! - disse Jet, ancora irritato. Nat rise, cercando di sdrammatizzare. - Non è lui certamente, ma è biondo… capello lungo… occhi chiari… gli somiglia! ahaha! - rise, ma poi si rese conto che c’era qualcuno al quale la situazione non faceva affatto ridere. - Scusa Joe… Non è detto che stia con lei… magari è solo un amico… un amico molto attraente… ok! ok! la pianto! Cioè sono sicura che anche lei…
- No, Nathalie… è tutto apposto… Solo … non me lo aspettavo… è giusto così… è passato così tanto tempo… non potevo pretendere… - si affrettò a dire Joe, spegnendo la tv.
- Joe, sono certo che ci sarà una spiegazione… - disse Jet poco convinto.
- No… - scrollò la testa - È giusto così, è come dicevi tu, Jet: io faccio la bella vita qui in Formula 1… non potevo pretendere che lei non facesse la sua vita… e… sono… sono felice per lei… io ora vado… vado a fare due passi, così voi… potete restare soli… a dopo… - disse andando via.

Alla cena di gala tutto si svolgeva in modo piacevole per Françoise, aveva nei colleghi e nelle colleghe degli amici e tutti si mostravano premurosi ed orgogliosi per l’onorificenza che le era stata assegnata. La serata era piacevolmente fresca e lei si divertiva a osservare le persone un po’ in disparte, tutti i suoi colleghi avevano portato i loro consorti: mogli, fidanzate, compagni, compagne. Adrien Perrin sembrava divertirsi a posare per Emilie ed approfittava degli scatti per circondarsi di belle ragazze, era venuto in compagnia di una ragazza molto bella e procace, ma sembrava attrarre molto le sue colleghe.
- Dovresti fare il modello, Adrien, sei veramente fotogenico e spontaneo - commentò Emilie. Lui rise: - Ho già abbastanza lavoro così, Emilie! Ma devo dire che tu mi sai mettere a mio agio di fronte la macchina fotografica… sei davvero molto brava!
- E tu un adulatore nato…
- Touchè… Ora però fai qualche foto anche ad Arnould, stasera è splendida, non è vero? - chiese ad alta voce per farsi sentire.
Emilie si voltò a fare qualche scatto, Françoise sorrise e poi fece cenno che bastava così.
Adrien le si avvicinò: - Complimenti, Françoise, vedo che hai seguito il mio consiglio … almeno sul vestito…
- Perché dici così? Ho seguito alla lettera i tuoi consigli: invitato l’uomo più bello di Parigi e comprato un vestito favoloso… mi è costato un occhio della testa!!
- Non ne dubito, ma sull’uomo hai risparmiato. - Françoise stava per rispondere qualcosa quando lui aggiunse: - È tuo fratello, vero?
- Come fai a saperlo? - gli chiese sorpresa. Lui rise: - Numero uno era con tua madre in ospedale, ma certo poteva anche essere un fidanzato ufficiale, ma mi hai detto di essere innamorata di un altro, sarebbe alquanto strano… E poi, guardalo… è circondato da ragazze e a te non da alcun fastidio… - Françoise sospirò: - Sì, Jean è così… pensa solo a divertirsi… un po’ come te… - affondò Françoise, non le andava a genio che lui sapesse tante cose di lei e lei no: - La tua ultima ragazza è davvero bella… -
- Siamo tutti stronzi, Françoise, te l’ho detto! Non ne vale la pena fissarsi troppo per una persona.
Al pensiero Françoise si intristì enormemente. Jean e uno stuolo di ragazze si avvicinarono loro, ma nonostante la leggerezza del momento e del chiacchiericcio, il suo cuore proprio non riusciva ad alleggerirsi.
- Uhmm- uhm… - un finto colpo di tosse attirò la sua attenzione: - Salve Madame Arnould, sono la dottoressa Mourine, psicologa del suo distretto. Volevo innanzitutto complimentarmi con lei per quello che ha fatto e per il discorso che ha tenuto oggi, mi ha veramente colpita. - Françoise le strinse la mano: - Grazie, dottoressa. 
- Volevo anche dirle che se sente il bisogno di parlare dell’accaduto, io sono al terzo piano dell’edificio principale. Anche lei, Adrien, se ha bisogno, posso contattare il dottor Martin del 14esimo distretto, è molto competente. - disse poi rivolgendosi ad Adrien, che sembrò non gradire il suggerimento della dottoressa Mourine.
- Perché non può aiutarlo lei? - chiese incuriosito Jean.
- Perché ci conosciamo bene e non sarebbe deontologicamente corretto… - rispose Adrien con un bel carico di malizia, che la dottoressa non gradì affatto.
- Il dottor Perrin è stato mio docente alla Sorbonne.
La rivelazione destò scalpore tra i presenti, ma Adrien fece una smorfia di fastidio che si sforzò di nascondere.
- Accidenti! Eri alla Sorbonne! Come sei finito in polizia? - chiese Françoise.
Adrien sorrise: - Mi sono scopato la moglie di un professore emerito, molto potente e sono stato cacciato…
- Vi hanno beccato nel privée? - chiese la ragazza con cui si accompagnava Adrien.
- La Sorbonne Università, non la discoteca. - le spiegò a bassa voce, dopodiché la ragazza tacque mortificata.
- Mi confondo sempre anche io …- le disse Jean per consolarla, beccandosi un’occhiataccia dalla sorella e uno scoppio di risata trattenuta da parte di Emilie. Jean la guardò truce, mentre la ragazza ancora se la rideva di nascosto.
- Un bel sorriso… - li invitò prima di scattare una foto, per poi allontanarsi. Jean non sorrise affatto nella foto e la seguì.
- Ehi… ehi tu… - cercò la sua attenzione.
- Emilie Romeo - suggerì.
- Sì tu, Romeo… per tua informazione, io sono laureato in ingegneria aerospaziale alla Sorbonne … col massimo dei voti. - volle chiarire Jean.
- Oh sono molto colpita… - ironizzò Emilie - Ed io che pensavo fossi un belloccio e basta. Hai anche un cervello, incredibile! -
- Questo tuo sarcasmo non mi piace affatto…
- Ok scusa, ascolta… Mi spiace se ti ho offeso in qualche modo, io sono qui per lavorare perciò non voglio problemi, ok? - chiuse il discorso andandosene.
Jean era ancora furioso e fu di mal umore per il resto della serata.

Nathalie sedette al fianco di Joe: indossava la sua tuta di gara, era pronto, attendeva Jet per andare ai box e rigirava il cappello tra le mani.
- Vorrei poter fare qualcosa per te, Joe - disse lei in un sospiro.
- Potresti andare a Parigi e dirle che nessuno la amerà mai quanto me… - commentò lui poco convinto.
- Se mi dici che ti va bene, prendo un aereo subito, non aspetto neanche la fine della gara! - gli rispose
Joe sorrise: - So che lo faresti… ma non è ciò che voglio, io voglio solo che lei sia felice e non sia tormentata da fantasmi del passato.
- Tu non sei un fantasma e non credo neanche tu sia “passato”… non ci voglio credere! Dopo tutto quello che hai fatto, quello che hai faticosamente raggiunto… io non posso credere che proprio ora lei ti abbia dimenticato…
- Sono passati cinque anni, Nat, cinque anni… forse aveva ragione Jet, avrei dovuto, mantenere i contatti… legarla a me in qualche modo… - scrollò la testa, non era per nulla convinto di ciò che aveva appena detto - Io… io rappresento un passato triste, di dolore e di lotta… è stato meglio così… per lei… io sono felice che lei sia felice!
Nathalie lo abbracciò, Jet entrò e lo chiamò: - Pronto?
- Pronto! Andiamo a vincere questo mondiale!
- Sicuro di stare bene?
- Certo! Non deluderò la squadra, vinceremo! Io farò la mia parte e darò il massimo!

When you get older, plainer, saner
Will you remember all the danger we came from
Burning like embers, falling, tender
Longing for the days of no surrender
Years ago

Joe aveva vinto il gran premio e il campionato. Françoise l’aveva visto raggiante sul podio, ma una sensazione interiore le diceva che non l’avrebbe contattata. E così fu. Per tre giorni attese un suo messaggio, una sua chiamata, poi gli scrisse:
“Congratulazioni. Sono felice che tu abbia realizzato il tuo sogno.”
So smoke ’em if you got ’em
‘Cause it’s going down
All I ever wanted was you
I’ll never get to heaven
‘Cause I don’t know how
Let’s raise a glass or two
To all the things I’ve lost on you

Joe lesse il messaggio e pianse: il suo sogno, una vita con lei, non si era realizzato ed ormai era troppo tardi. Aveva dato per scontato la presenza di lei nella sua vita da vincitore ed ora che era il campione del mondo sentiva di aver perso troppo.


Non le rispose.
Wishing I could see the machinations
Understand the toil of expectations in your mind
Hold me like you never lost your patience
Tell me that you love me more than hate me all the time
And you’re still mine

La mancata risposta al messaggio fu per Françoise la conferma che tutti, Adrien, Catherine, Jean … tutti, avessero ragione: aveva investito tutto in un uomo che aveva cercato la felicità in altro. Aveva creduto che il suo pensiero costante fosse ricambiato… che assurdità! Aveva vissuto gli anni della sua rinnovata vita in attesa di qualcosa che non sarebbe mai successo. Lei non aveva per nulla vissuto.
Fece il numero di Cathrerine, aveva diritto a sapere che aveva sempre avuto ragione lei. Rispose la segreteria, lasciò un messaggio: - Cat, sono Françoise. Avevi ragione tu… sono stata una stupida, ma voglio farla finita. Raggiungimi se puoi a Pont Neuf.


Let’s raise a glass or two
To all the things I’ve lost on you
Tell me are they lost on you?
Just that you could cut me loose
After everything I’ve lost on you
Is that lost on you?
Is that lost on you?

Pont Neuf, il ponte degli innamorati. Coppie da tutto il mondo vengono a Parigi per scambiarcisi promesse. C’era stata anche lei con Joe tanto tempo prima, durante una loro missione a Parigi. Sorrise pensando a quella volta, mentre il vento che si alzava dalla Senna le scarmigliava i capelli. Ricordava tutto come se fosse stato il giorno prima: lì su quel ponte, appoggiato a quella precisa balaustra dove si trovava ora, Joe la stava attendendo. Lei aveva appena detto addio a Parigi e a Catherine. E lì per la prima volta ebbe il coraggio di avvicinarsi a lui, gli si mise sottobraccio, voltando però lo sguardo altrove. Joe ne fu sorpreso, ma subito riprese il suo cammino, senza lasciarla andare tuttavia.
Salì sulla balaustra del ponte. Il vento soffiò ancora più forte. Il vestito sembrava volerle volare via, cercare di trattenerla giù a terra. Guardò di sotto. Nessuna nave passava in quel momento. Afferrò la catenina che aveva al collo, la stessa che indossava da anni, quella che Joe le aveva regalato al suo compleanno con un ciondolo a forma di delfino. Se la strappò con un gesto secco. La gettò nella Senna. Si voltò e scese veloce dalla balaustra.
Scendendo colpì una persona.
- Adrien, che ci fai qui? - chiese sorpresa di ritrovarlo lì.
- Che ci faccio io qui? Che diavolo ci fai tu sulla balaustra del ponte? - disse agitato trattenendola per le braccia. Poi espirò forte cercando di calmarsi e la lasciò andare. Françoise lo guardò meglio: era piegato in due annaspando, aveva tutta l’aria di chi aveva fatto una corsa a perdifiato, indossava una giacca da motociclista, pochi metri più in là sul bordo della carreggiata una moto giaceva per terra e un casco era rotolato sul marciapiede.
- Perché mi sei corso incontro così? - chiese ingenuamente.
Lui la guardò con biasimo ancora piegato a respirare. Poi si risollevò. - Tu che dici? - disse indicandole la balaustra del ponte.
Lei si voltò a guardare il ponte e poi capì: - Hai pensato che mi volessi buttare di sotto?- lui le rispose con uno sguardo. - Devi pensare che sono proprio fuori di zucca! Non sono così scema da suicidarmi per un uomo… uno stronzo!
Adrien rise: - Scusa! Scusa! Vedo che ti stai riprendendo… meglio così.
- Ci ho gettato lui e il suo maledetto ciondolo dal ponte…
- Che dire? - disse lui allargando le braccia. - Scusa per aver equivocato! Passavo di qui per caso e m’è venuto un colpo vedendoti lì... Ma in ogni caso, non avresti dovuto salire sulla balaustra! Potevi scivolare e tutti avrebbero pensato che ti eri buttata giù volontariamente!
Françoise sospirò e poi scrollò la testa: - Hai ragione, ho sbagliato!
Tornando verso la moto, Adrien raccolse il casco e le disse: - Sali su, ti do un passaggio a casa.
Il suo tono non ammetteva repliche, probabilmente voleva accertarsi che si allontanasse da quel ponte.
Sotto casa Françoise scese dalla moto e togliendo il casco guardò un attimo su, verso il suo appartamento. Non c’era nessuno che l’aspettasse. Poi guardò lui: era un uomo molto attraente. Stava per rimettersi in moto, quando lei gli disse: - Ti va di salire?
Lui la guardò con il suo solito sguardo indagatore, ma ora Françoise sapeva dei suoi trascorsi da psicologo e non se ne meravigliava più.
- Françoise, tu mi hai salvato la vita ed io ho immenso rispetto per te. Se hai bisogno di un amico, io ci sono.
Françoise guardò in basso e sorrise, poi rialzò lo sguardo su di lui: - Credimi, Adrien, di amici ne ho ed anche molto cari, ma ora ho bisogno di un uomo…
Adrien la guardò ancora e le disse con calma: - Io non sono innamorato di te e tu non lo sei di me.
- Direi che è perfetto allora! - gli rispose, anche se in quel momento sembrava che qualcun’altra rispondesse al suo posto.

Adrien era incuriosito dalle foto che Françoise aveva alla parete di casa: - Ma… ma questa è l’Opèra! Tu eri una ballerina! All’Opèra!
Françoise sorrise: - Non sei il solo ad aver avuto una vita precedente, professor Perrin!
- Bah … ero solo un giovane assistente! Tu, invece, ballavi all’Opèra di Parigi, mica poco! Come sei finita in polizia?
Françoise sospirò: - Un debutto sbagliato, una critica feroce e … lui che non era venuto a vedermi… la danza mi aveva separato da lui ed io… ho smesso di danzare.
Adrien la guardò per un istante, poi si voltò a guardare ancora le sue foto: - Se fossi il tuo terapeuta, ti direi che guarirai completamente solo quando riprenderai a danzare, ma… ho smesso anche io!
Si voltò di nuovo verso di lei e poi prese a baciarla con passione. Françoise lo seguì docile. Ci sapeva fare, aveva scelto l’uomo giusto.
Il telefono di Françoise squillò. Adrien si staccò da lei: - Se è lui, direi che ha un tempismo perfetto…
Françoise guardò il numero: - È Catherine! La mia amica… la richiamo dopo… - disse lasciando squillare il telefono e riprendendo a baciarlo.

- Non dirmi che sei già pentita! - le disse, mentre erano ancora nudi a letto.
- Tutt’altro! Penso anzi che tu sia un talento naturale… Non che è arrotondi facendo il gigolo? - gli chiese
- Sì, infatti ora mi devi 200euro! - disse e poi si affrettò ad aggiungere: - Sto scherzando, Françoise! -
Lei lo colpì col cuscino e poi risero.
- Ecco, avevo dimenticato le tue doti da picchiatrice, altrimenti non sarei mai salito…- scherzò ancora.
- Non dirmi che sei già pentito! - ironizzò Françoise.
Lui sorrise poi disse: - Meno del solito, devo dire…
- Sei un uomo così strano…
- Pensavo stessi per dire stronzo, mi si addice di più!
Françoise lo guardò, aveva d’un tratto uno sguardo più triste, ma magistralmente celato.
- Sei mai stato innamorato, Adrien?
- Certo, che sono stato innamorato! Sono uno stronzo, mica un senza cuore! Sono stato giovane, innamorato e sincero, ma poi… l’ambizione all’Università, ho cercato una scorciatoia, l’ho tradita e … ho perso tutto, lavoro, fidanzata…
- Insomma, l’ambizione te l’ha portata via e tu hai smesso…
Adrien sorrise, aveva pensato la stessa cosa anche lui: - Saresti stata una brava psicologa! Sei una donna molto intelligente e sensibile, devi solo piantarla con gli stro…
Il campanello della porta li interruppe. - Aspettavi qualcuno? - le chiese. - No - rispose lei.
Alla porta insistevano, la persona dall’altra parte cominciò a bussare con le mani: - Françoise, apri ti prego!
- È Catherine! - disse alzandosi dal letto e indossando una vestaglia in fretta.
- Catherine, che ci fai qui? - le chiese aprendo la porta. - Perché tutta questa fretta?
- Perché tutta questa fretta??!! - le urlò quasi in completa agitazione - Mi mandi un messaggio dicendo che vuoi farla finita e mi dai appuntamento su un ponte!!! Corro a pont neuf e non ci sei! Ti chiamo e non rispondi!
Françoise portò entrambe le mani alla bocca, le scappava da ridere: anche Catherine aveva pensato che era così disperata!
- Ti strozzo - la minacciò per finta Catherine vedendola ridere.
- No è che è buffo che anche tu abbia pensato che volessi buttarmi di sotto… Io volevo farla finita con Joe…
Catherine scosse la testa e poi si lasciò cadere sul divano, aveva corso in preda alla totale angoscia. Poi guardò sul tavolino, c’erano due bicchieri: Françoise aveva avuto un ospite di recente. Poi la guardò: indossava una vestaglia leggera, Françoise arrossì mentre la guardava e la cosa fece pensare a Catherine che sotto la vestaglia non indossasse niente.
Non fece a tempo ad aprire bocca che Adrien uscì dalla camera da letto. Si era rivestito e sistemato i capelli, solo il luogo da cui proveniva avrebbe fatto intuire a Catherine il motivo della sua presenza.
- Ciao! - salutò Catherine.
- Adrien, lei è Catherine, una mia cara amica, lui è Adrien Perrin, un mio collega…
- Il poliziotto più bello di Parigi… - commentò Catherine ricordando le parole dell’amica in occasione degli scatti fotografici.
- Troppo buona - rispose lui con un sorriso che non faceva altro che confermare la tesi di lei. - Françoise, io devo andare, tra poco sono di turno…
- Certo! Ci vediamo … e grazie di tutto…
- Grazie a te della bella chiacchierata! - disse lui con grande signorilità.
Appena chiuse la porta, Cat divenne un fiume in piena: - OH MIO DIO! oh mio Dio! Non ci credo! Non ci credo! Oh Signore! Alleluja! Raccontami tutto! Voglio sapere ogni particolare! Ti prego dimmi che bravo a scopare quanto è bello!
- Anche di più…
- Noooo, non ci credo… e che signore che è stato a salutarti così! Che bugiardo formidabile! Ma attenta! Non innamorartene, quello è uno di quei tipi da scoparti e basta!
Françoise scrollò la testa, Catherine e i suoi modi… era così cambiata! Che fine aveva fatto la ragazza romantica che aveva conosciuto?

 

- Siete solo due imbecilli che non sanno guardare a un palmo dal loro naso! - esordì Nathalie entrando dalla porta di casa.
- Bentornata, amore! Mi sei mancata anche tu! - rispose ironicamente Jet.
Nat lo guardò soddisfatta, poi prese il giornaletto di gossip che aveva tra le mani e lo sbattè sul tavolo della sala da pranzo davanti a lui e Joe. Entrambi la guardarono interrogativi.
Poi lei sbuffò e cominciò a sfogliare pagine e raccontare: - Ero dal parrucchiere quando è arrivata quella zoccola di Madelene, quella specie di modella che vi regge il parasole quando attendete in pista.
- Non so a chi ti riferisca… - disse Jet quasi ridendo.
- Lo sai benissimo, le guardi il culo ogni volta… ma ora non divaghiamo… - disse cercando di attirare l’attenzione di Joe che se la stava ridendo per il siparietto. - Quella zoccola era di ritorno dalla Francia, … perché lei è francese, … phuà quanto se la tira…
- Non divagare… - le disse Jet, beccandosi un’occhiataccia da Nat, per poi dover alzare le mani in segno di resa.
- Arriva dal parrucchiere direttamente dall’aeroporto con questo giornaletto e chi ti vedo?… guarda qua!… - Nathalie prese a sfogliare il giornaletto fino ad arrivare alla foto che ritraeva Françoise col Presidente francese alla serata della premiazione, insieme ad alcuni colleghi e al suo accompagnatore.
Joe fece una smorfia di fastidio a vederli insieme in foto, ma Nathalie cominciò a leggere con una pronuncia terribile la didascalia della foto: - …Mademoiselle Arnauld avec son frére Jean Arnould… SON FRERE, capito? È suo fratello!
- È suo fratello Jean! - esclamò Joe al culmine dello stupore e della felicità - Quell’uomo è sempre stato un tormento per me! - commentò ironicamente ricordando le tante volte in cui Françoise lo aveva accostato a lui, quando lui invece voleva essere qualcosa di più di un fratello per lei!
- Ti adoro! - disse a Nathalie, scoccandole un bacio sulla guancia.
- Ehi, vacci piano! - protestò Jet. Ma Joe aveva scavalcato il tavolo con un balzo e si stava precipitando su per le scale. - Ora dove vai? - gli chiese .
- A Parigi! - gli urlò dal piano di sopra dove stava già prendendo una valigia.
- Ma poi come abbiamo fatto a non pensarci! Si somigliano così tanto! - commentò Nathalie - Bellissima lei, non poteva essere che bellissimo anche lui!
Jet la guardò, ma stavolta proprio non ce la faceva ad arrabbiarsi con lei; l’abbracciò, era felice per il suo amico e felice di avere al suo fianco una donna tanto in gamba. Le scoccò un bacio: - Sei fantastica! Che farei senza di te?
- Secondo me dovresti accertarti che io rimanga con te per sempre… con un bell’anello! Proprio qui, al mio anulare sinistro!
Il telefono di Joe, che aveva lasciato vicino a loro, squillò salvandolo; guardò il numero che lo stava chiamando: era Alexandra, l’agente sportiva di Joe.
- Joe, è Crudelia! - gli annunciò ironicamente allontanandosi da Nathalie con la scusa di portare il cellulare a Joe.
- Allora come sta il mio campione?
- In partenza, vado in Europa.
- Perfetto, è proprio lì che ti voglio! Ci vediamo all’aeroporto domattina alle 12, abbiamo un volo per Roma, mio caro…
- Roma? - chiese Joe cominciando a intuire cosa volesse la sua agente.
- Hai sentito bene, signorino! Domani la casa Ferrari ha messo a disposizione un loro jet privato per incontrare il campione del mondo, Joe Shimamura!
- La Ferrari?
- Sì e porta con te quel coglione del tuo amico… vogliono anche lui… Mi raccomando, Joe, massimo riserbo fino alla firma del contratto! Una volta firmato ci penserò io a pubblicizzare la cosa…- Alexandra attaccò e Joe guardò Jet.
- Ho capito bene? Ti vuole la Ferrari? - chiese Jet.
- Ci vuole! Partiamo domani!
Jet esplose di felicità ed abbracciò l’amico di sempre. Era una giornata fantastica, la migliore della loro vita da quando avevano sconfitto i fantasmi neri!

 

- Françoise, tu hai un invito per due per stasera, giusto? - le chiese Jean al telefono.
- Parli dell’inaugurazione della mostra di Emilie?
- Sì, esattamente…
- Sì perchè? Ti interessa?
- Sì
- In realtà avevo chiesto a Catherine se mi accompagnava… ma perché ti interessa?
- Quanto sei impicciona! Mi interessa e basta…
- Ti stai mettendo sulla difensiva? È strano da parte tua… Ti avviso già che Emilie non è quel tipo di ragazza…
- Che tipo di ragazza?
- Di quelle che frequenti tu…
- Ah-ah divertente… - disse in tono sarcastico. Poi si affrettò a dire: - Allora mi porti o no?
- OK, ok se proprio ci tieni, fammi solo sistemare una cosa con Cat…
Françoise chiamò Adrien, sapeva che era stato invitato anche lui poiché la mostra verteva principalmente sulle foto del loro attentato.
- Adrien, vai con qualcuno stasera alla mostra?
- Ovviamente! Che domande fai? Mai farei la figura patetica di presentarmi ad una serata da solo… e mi raccomando non farlo anche tu! E stavolta non portare tuo fratello…
- Ecco a dire il vero stavolta è lui che mi ha chiesto di venire… credo abbia messo gli occhi su Emilie…
- Emilie? Naaaa… non è il tipo per lui!
- È quello che ho detto anche io! Ma pare che ci tenga ed io sono in debito con lui… ma avevo già preso un impegno con Catherine…
- Sto scrollando la testa, Françoise, anche se tu non puoi vedermi… Insomma porti con te tuo fratello e la tua migliore amica, e vuoi coinvolgere anche me per completare la compagnia dell’anello?
- Da folli, vero?
- Ok, sembra divertente … fammi dare buca a Olivie, o come diavolo si chiama, e sono con voi…

Appena arrivati al party d’inaugurazione della mostra, Jean si dileguò, lasciando da sola la sorella. Adrien e Catherine invece civettavano e chiacchieravano allegramente, Françoise gli si avvicinò: - Ehi voi due! Che avete tanto da ridere!?
- Si parlava del più e del meno… - le rispose Catherine sghignazzando.
- Mi sta raccontando del tuo amore giapponese… cavolo, Françoise! Ed io che pensavo di avere avuto una relazione a distanza con una donna di Montpellier!
- Chi era? - chiese incuriosita Catherine.
- Una hostess che incontravo ogni volta che atterrava a Parigi.
- Una storia seria, quindi…
- Oh non credo, lei aveva un marito a Montpellier …
- Ah quindi non disdegni le donne sposate!
- Scherzi? Sono le migliori! Nessun impegno… trascurate dai mariti, hanno un’intensità a letto …. alcune hanno anche una voglia di rivalsa, soprattutto se tradite allora….
- Ehmm… ci scusi, Adrien? - lo interruppe Françoise trascinando l’amica per un braccio.
Di fronte una gigantografia del loro attentato, lontana da Adrien, Françoise si rivolse all’amica: - Catherine!
- Che c’è?
- Lo sai benissimo cosa c’è!
- Sei gelosa?
- Ma che dici? TU piuttosto! Non farmi pentire di averti portata! - Françoise era agitatissima, non aveva dimenticato il litigio con Catherine.
- Stai tranquilla… non voglio scoparmelo… sebbene… è proprio un gran figo! Ma tu? Non hai speranze con lui?
- Se per speranze intendi se posso scoparmelo di nuovo, credo che se glielo chiedessi… si forse potremmo, ma…
- Ti prego, no! Non dirmi che pensi di nuovo a Joe!
- Ma no! È che … non è quello che voglio… tutto qui…
- Ok … basta che non torni a pensare a Joe…
- Tranquilla…
- Ora posso tornare dal tuo amico affabulatore? Non te la prendere, ma veramente… la sua compagnia è molto più piacevole della tua!
- Basta che fai la brava!
- Giurin giurello! - la canzonò prima di congedarsi.
Françoise fu di nuovo sola e cominciò a dare uno sguardo in giro: Adrien attirava sempre un nugolo di ragazze tra cui Catherine che stavolta gli faceva da spalla; Jean era in conversazione con Emilie che sembrava lusingata, il fratello parlava indicando alcuni dei suoi lavori migliori. Françoise sorrise, bevve un sorso dello spumante che aveva tra le mani e cominciò a guardare meglio la foto che aveva davanti.
- È stata semplicemente fantastica! - sentì il commento rivoltole provenire dalle sue spalle: era la dottoressa Mourine e indicava la sua foto.
- Sembra che lei non abbia fatto altro che questo in vita sua… - aggiunse. Françoise la guardò stranita. Poi lei aggiunse: - Vede l’espressione di Adrien? Lui è preso di sorpresa, cerca di reagire, ma è completamente spaesato… Lei invece è …. pronta! Sembra che sapesse già cosa fare, come se non avesse fatto altro in vita sua…
Françoise non volle mentire e le rispose semplicemente con un sorriso. Poi aggiunse: - Anche Adrien è stato in gamba, non si è risparmiato.
- Sì… le credo. - le disse, poi indicò una foto in cui Adrien era a terra che cercava di rialzarsi, tenendo una mano al fianco e lo sguardo fisso sull’energumeno. Alla dottoressa sfuggì un impercettibile sospiro, nessuno se ne sarebbe accorto, solo lei col suo super udito aveva potuto sentirlo. Stava guardando la foto con estrema attenzione. Françoise cominciò a guardarla bene anche lei. Doveva ammettere che il suo collega, anche in quella circostanza di difficoltà bucava la foto: era indubbiamente un bel uomo. La cosa le strappò un sorriso: anche il suo Joe era indubbiamente bello e chissà quante sospiravano guardando una sua foto. Scrollò la testa: no, non ci sarebbe ricascata.
- Perché scrolli la testa, Françoise? - le chiese Adrien, che si era avvicinato alle due donne, insieme a Catherine.
Lei lo guardò come a dire: “Non te lo voglio proprio dire…”
Catherine capì subito: - Uhmmm…. secondo me sta pensando di nuovo a Joe…
- Mio Dio, Françoise… tu hai davvero bisogno di aiuto! Dottoressa, dovrebbe proprio parlarci lei: Françoise è bloccata in una vecchia relazione, di cui proprio non riesce a liberarsi. - disse Adrien con un sorrisetto schernitore.
- Lei che suggerisce, dottor Perrin? - chiese la dottoressa con lo stesso sorriso schernitore.
- Non sono più il dottor Perrin! Sono un poliziotto. E poi credo che la sua eccellente tesi su Kierkegaard calzi a pennello nel caso di Françoise! - Adrien sembrava voler provocare la dottoressa Mourine.
- Ha un PhD, nessun distintivo lo può coprire. - disse la dottoressa deponendo quell’aria di sfida che c’era stata fino a poco prima.
- Uhmmm… Isabelle… - li interruppe un uomo - tesoro, possiamo andare? Dobbiamo essere a Montmartre tra 20 minuti.
La dottoressa sorrise all’uomo ed annuì. Salutò e andò via.
In quel momento squillò il telefono di Françoise, rispose senza guardare il numero che la chiamava: era ancora assorta nella strana conversazione a cui aveva appena assistito.
- Hallo - rispose appartandosi.
- Ciao Françoise, come stai? - quella voce…. Françoise allontanò incredula il telefono dall’orecchio per guardare il numero. Era proprio lui!
- Joe… che … sorpresa… come stai? Tutto bene? - chiese quell’ultima cosa con un po’ di apprensione. Joe la percepì e sorrise.
- Si, va tutto bene. - Françoise percepì il suo sorriso e non lo comprese. Si scrollò: - A cosa debbo questa chiamata del campione del mondo di F1? - disse con una punta di rimprovero.
- Sto venendo a Parigi e vorrei incontrarti… sei libera a pranzo domani?
Françoise ci pensò su: - Ecco… a dire il vero domani sono di turno proprio all’ora di pranzo, potremmo vederci a cena, sul tardi. O il giorno dopo, se ti trattieni.
- Perdonami, ma ho una certa urgenza di parlarti. Non è che potresti venire a prendermi in aeroporto, domattina alle 11? - le rispose.
Urgenza di parlarmi… quel pensiero le diede un brivido lungo la schiena ed un solo pensiero la percorse: i fantasmi neri erano tornati? Si guardò intorno smarrita: doveva dire di nuovo addio a tutto quello?
- Ok… ci sarò.
- Allora a domani
- A domani
- Ah Françoise… - aggiunse lui - Sono felice di rivederti.
A Françoise quell’ultima frase sembrò la conferma dei suoi timori: ritornare sul campo e ritornare al suo fianco sembravano essere imprescindibili per lei. Attaccò e sentiva tanta tristezza. Catherine se ne accorse, lasciò Adrien al suo nugolo di ragazze e la raggiunse.
- Ehi… tutto bene? Cattive notizie? - le chiese subito l’amica.
Lei la guardò: - Era… era Joe…
Catherine strabuzzò gli occhi, perché la sua amica era così triste? Aspettava quella telefonata da tempo: - Che ti ha detto?
- Domani viene a Parigi, mi ha chiesto di andare a prenderlo in aeroporto…
- Beh? Splendido, no? Non è quello che desideravi? Rivederlo? Perché sei così perplessa ora?
Françoise guardò l’amica: - Dice che ha urgenza di parlarmi… - Catherine continuava a guardarla interdetta: - Non capisci, Catherine? Temo che i miei giorni a Parigi stiano per finire…
- Oh no! no no no no no! Se lo scordi! Hai finito di lottare per il mondo! Si arrangiasse da solo! E poi con quale faccia tosta viene a chiederti una cosa del genere ora?
Françoise si morse un labbro.

CAPITOLO 3

- Allora? Che ha detto? Come ha reagito?
- Beh… ci vediamo domattina in aeroporto… mi è sembrata preoccupata sulle prime… - Joe sorrise a Jet: - È proprio tipico di lei: mi ha chiesto se stavo bene… - Joe continuava a sorridere, l’idea di rivederla lo mandava in uno stato di inebriante eccitazione, non poteva crederci finalmente dopo tutto quel tempo avrebbe potuto stare con la sua Françoise. Tutto era perfetto, ora.
- Si, ma che le hai detto?
- Nulla, solo che avevo urgenza di parlarle. Mica potevo chiederle di sposarmi per telefono?
- Ok ok … ora devi solo comprarle un bel anello e hai fatto!
- Jet, non credo sia il caso… insomma… non so nemmeno come reagirà! - Jet lo guardò stranito. - Immagina la scena - gli spiegò Joe - Dopo 5 anni, vado là e le dico: Françoise, la Ferrari mi vuole in scuderia, ma vuole che mi sposi entro un anno… ed io ho pensato a te! Potrebbe anche darmi un sonoro schiaffo e mandarmi al diavolo…
- Ma sei scemo? Non vorrai dirle della clausola della Ferrari?
- Jet, sei scemo tu? Non potrei mai nasconderle una cosa del genere!
- Ah io me ne guardo bene dal dirlo a Nathalie! Dopo avermi tormentato perché la sposassi,  sarebbe capace di dirmi no, solo perché è un’idea della Ferrari e non mia…
- Jet, non vorrai mentirle? Se lo scopre…
- Ma quando lo scopre? Saremo già sposati… al massimo mi farà dormire un paio di sere sul divano… Invece così… avrò rispettato la clausola!
- Jet, permettimi di dissentire … Non puoi…
- Joe, conosco le donne meglio di te, credimi… Non dire a Françoise della clausola!
- Non intendo basare la nostra relazione su una menzogna!
- Quanto la fai tragica! Si tratta di un’innocente bugia…
- Non se ne parla!
- Fai un po’ come vuoi! Io il mio consiglio te l’ho dato… - Joe continuava a scrollare la testa, così Jet aggiunse: - Ma mi raccomando! Guai a te se ne fai parola con Nat!
- Joe, posso parlarti un momento? - li interruppe Alexandra.
- Questa storia del matrimonio è ridicola! Cercherò di stralciare quella clausola dal contratto, tuttavia se non dovessi riuscirci… Cercherò io una moglie per te!
Joe guardò Alexandra confuso: - Alexandra… non è necessario…
- Certo che è necessario! Non ti vorrai mettere con la prima sgualdrinetta che incontri? Potrebbe costarti un bel po’ un matrimonio! Ragazzo, dovrai pagare alimenti a vita, anche se il tuo matrimonio durasse solo un mese! Chiedilo al mio ex marito! - aggiunse sghignazzando.
- Alexandra, non è necessario: sto giusto andando a Parigi da una mia vecchia conoscenza…
- Una vecchia fiamma? Com’è che non ne sapevo niente io? Non devi tenermi all’oscuro su certe cose! E non scrollare la testa così! Sono il tuo agente, queste cose le devo sapere - Joe cercava di dire qualcosa, ma Alexandra era un fiume in piena: - No, no, no! Hai visto che le case automobilistiche sono interessate alla tua vita privata? Oggigiorno le case vogliono piloti con la testa sulle spalle, che non gli portino problemi e cattiva pubblicità! Sì, si, lo so che sei un tipo tranquillo, pure troppo, ma loro non lo sanno! Ora parlami di questa ragazza: chi è? Che fa? Dove l’hai conosciuta? Ti prego non dirmi che è un’altra trovatella, un altro caso umano a cui …
- Alexandra! - urlò esasperato, poi sospirò: - Fidati di me, ti prego… Non te ne pentirai!
Alexandra ci pensò sù, per lei Joe era troppo ingenuo e si sarebbe cacciato in un mare di guai se non fosse stato per lei, ma poi pensò che non aveva altra scelta…
- Ok… ma non metterti nei guai! Le donne sanno essere molto pericolose, ricordalo!
- Ma lascialo in pace! - esclamò esasperato Jet.
Alexandra lo guardò dall’alto in basso, poi si rivolse a Joe: - Hai un’innata capacità di circondarti di idioti… per quanto… come ti è fedele questo qui… neanche un cane!
Joe scoppiò a ridere mentre Jet diventò paonazzo. Alexandra si disse troppo occupata per discutere con Jet, che invece le inveiva contro, e se ne andò.

 

Françoise tamburellava nervosamente le dita sul volante mentre era in fila per parcheggiare in aeroporto. Guardò l’orologio: era decisamente in anticipo, aveva tutto il tempo eppure si sentiva in ansia. Si ritrovò a canticchiare la canzonetta che davano in radio:
Look at me now, will I ever learn?
I don't know how but I suddenly lose control
There's a fire within my soul
Just one look and I can hear a bell ring
One more look and I forget everything, w-o-o-o-oh

Mamma mia, here I go again
My my, how can I resist you?
“A volte le canzonette sanno proprio come rigirare il dito nella piaga!” pensò e spense la radio.
Arrivata in aeroporto così tanto in anticipo decise di fermarsi al bar a prendere un caffè o meglio ancora una camomilla… Non potè fare a meno di vedere un po’ di gente in agitazione, acuì l’udito e sentì chiaramente due giornalisti parlare tra loro:
- Shimamura atterrerà qui al De Gaule? Sei sicuro?
- Sì pare che abbia a che fare col suo nuovo contratto.
- Sarà venuto a parlare alla Renault
- Probabile, anche se qualcuno vocifera che abbia già accettato un nuovo ingaggio e sia qui a Parigi per una donna
“Ecco mancavano i giornalisti… “ pensò Françoise come se l’agitazione che aveva non fosse già stata abbastanza. Joe non avrebbe apprezzato la presenza dei giornalisti al loro incontro così le venne un’idea.

 

Quando Joe sbarcò al gate si vide travolto da una folla di giornalisti che lo fotografavano e gli rivolgevano domande: ecco cosa aveva in mente Alexandra quando diceva che avrebbe pubblicizzato lei la cosa… ma non poteva aspettare almeno un altro giorno? La cercò tra la folla e poi la vide: reggeva un cartello con su scritto “Mr Shimamura”.
Le si avvicinò senza sapere bene cosa fare, l’ultima cosa che voleva fare era trascinarla su un giornaletto gossip prima ancora di parlarle. Françoise si chinò come da saluto giapponese e gli parlò in giapponese: - Benvenuto a Parigi, Mr Shimamura! La prego di seguirmi.
Stava fingendo di non conoscerlo, la seguì fino alla macchina, lei gli aprì la portiera posteriore: - Davvero, non è necessario… - le disse imbarazzato.
- Sta’ zitto ed entra - gli intimò ancora in giapponese. Lui rise, scrollò la testa e sedette. Una volta partiti lui si sporse dal sedile posteriore verso lei: - E se qualcuno ti avesse capita mentre mi dicevi di stare zitto e mi ordinavi di entrare? - disse divertito
- Ma figurati! I francesi odiano parlare in inglese, figuriamoci se parlano giapponese!
Partì di gran carriera e cercando di seminare alcuni paparazzi che li seguivano, fece delle manovre alquanto spericolate.
- Da quando guidi in questa maniera? - le chiese Joe, un po’ sconcertato.
- Tu sarai un campione di F1, ma io sono stata la prima del corso di guida veloce. - disse sorpassando un furgone e uscendo allo svincolo immediatamente dopo, seminando completamente i paparazzi. Joe fu sbatacchiato nel sedile posteriore, poi si voltò indietro e vide che la manovra aveva funzionato.
- Io non guido così in strada! - protestò.
- Nemmeno io, questa manovra l’ho copiata da dei rapinatori che una volta ci sono sfuggiti. Comunque… dove ti porto ora? - gli chiese.
Joe scrollò la testa, ma come le era venuto in mente di entrare in polizia? Di sicuro c’entrava Albert che aveva fatto la stessa cosa a Berlino, anche se lui ora era un commissario.

  1. Non so… in un posto tranquillo, dove non ci siano giornalisti magari.

 

- Accomodati pure, io faccio in un attimo. - gli disse Françoise dirigendosi in camera. Gli parlava dall’altra stanza: - Perdonami, ma tra poco devo entrare in servizio per cui devo cambiarmi.
Joe ne approfittò per guardare le foto che Françoise aveva appeso alla parete: era bellissima mentre danzava. Poi in mezzo trovò una loro foto: erano con il dott. Gilmore e tutta la squadra 00 con la loro uniforme. Ne fu sorpreso. Françoise fu da lui in poco tempo. Joe la guardò: era terribilmente sexy con quella divisa, ma non gli sembrava il caso di cominciare quella conversazione dicendole che il suo primo pensiero era quello di toglierle quella divisa. Si scrollò e le chiese della foto: - E questa? - le disse indicandogliela - La mostri così?!
Lei sollevò le spalle: - Costumi di scena… - gli sorrise. Lui gli sorrise di rimando, poi divenne serio: - Françoise, devo parlarti.
Françoise si agitò al pensiero di cosa le volesse dire: - Ti prego, non dirmi che dobbiamo tornare in azione!
- Cosa?! No! Hai pensato che fosse questo che ti volevo dire? Per questo ti chiamavo?
- Non è per questo?
- No! - disse lui quasi urlando
- Pfiuuu… non sai che sollievo!
- Françoise, fai la poliziotta a Parigi! Credo che solo Geronimo, faccia un lavoro più pericoloso… e ti preoccupa tornare in azione?! - le rispose Joe.
- È molto diverso, Joe! E poi parli tu che corri su quei bolidi? Non credo che sia Geronimo quello a correre più rischi.
- Scherzi? Pompiere a New York! Sai quanti pompieri sono morti nell’attacco alle torri gemelle? E tu? Vogliamo parlare dell’attentato che hai sventato qualche mese fa?
- Ah… l’hai saputo… - chiese con una punta di rimprovero, che Joe percepì tutta, ma alla quale proprio non sapeva rispondere. Serrò le labbra e si maledisse per aver nominato l’accaduto.
- Ad ogni modo, se non è per rientrare in azione, di cosa volevi parlarmi allora?
Joe si passò una mano tra i capelli: - Non so da dove cominciare - sedette e poi cominciò: - Mi ha contattato la Ferrari. Mi hanno offerto la loro prima vettura per il prossimo campionato.
- Splendido! - disse lei, sapeva quanto quella casa significasse per lui e per un attimo mise da parte l’astio provocatole dall’aver menzionato l’incidente di place De Gaulle. - Congratulazioni, Joe! So quanto ci tenessi a questa cosa!
Lui le sorrise: - Grazie… sì, è stata una bellissima notizia…
- Allora ti trasferirai in Europa anche tu! Potremmo vederci più spesso… anche con Albert e Bret.
- Già… molto più spesso… - aggiunse lui e lei ne fu contenta: aveva voglia di riavvicinarsi e questo la faceva felice.
- Anche Jet cambia casa automobilistica?
- Sì, anche Jet in Ferrari con me…
- Fantastico! Ce l’avete fatta, ragazzi! Sono così fiera di voi!
Joe la guardò sorridendole, il suo entusiasmo lo faceva ben sperare, ma era giunto il momento di dirle la parte più spinosa: - Ecco… in realtà la Ferrari ha posto una condizione al nostro ingaggio… - prese fiato e le sganciò la bomba: - Vogliono che ci sposiamo entro un anno…
Vide Françoise cambiare completamente espressione, così aggiunse quello che gli aveva detto Alexandra: - Oggi le case automobilistiche vogliono piloti con la testa sulle spalle, tranquilli affettivamente, che non portino cattiva pubblicità… - mentre diceva quelle cose, vedeva l’espressione di Françoise diventare sempre più incredula. Restarono in silenzio per pochi secondi, ma a Joe sembrarono lunghissimi, forse perché riusciva a sentire perfettamente il suo battito raddoppiarli.
Françoise si scrollò: - Non ti fai vivo per cinque anni e sei venuto a dirmi che ti sposi? - chiese incredula.
- Françoise… sono venuto a chiederti di sposarmi…- disse preparandosi al ceffone che avrebbe ricevuto. Lei invece lo guardò stranita e poi chiese: - Sei impazzito? Come puoi chiedermi una cosa del genere? - cominciò a passeggiare per la stanza furiosa.
- Io… credevo … credevo che ci fosse qualcosa tra noi… - le disse.
- Ah non osare rigirarmi le mie parole! - gli disse minacciandolo con un dito.
Joe si ammutolì, non potè fare a meno di chiedersi se non avesse fatto meglio a fare come gli aveva suggerito Jet…
- Non ci posso credere… che stronzo che sei! - gli disse, sorprendendolo: da quando parlava in quel modo? Quanto era cambiata la sua Françoise? O forse l’aveva fatta troppo grossa… non avrebbe dovuto chiederle una cosa del genere … per lei, lui non contava più come una volta…
- Hai ragione: devo essere impazzito a chiederti una cosa del genere … non avrei dovuto…
- E se non ti sposi? - chiese lei
- Il contratto sarà annullato - le spiegò lui, avrebbe voluto aggiungere che quello era il minore dei mali, ma aveva troppa paura di peggiorare la situazione.
- E quanto durerà questo contratto?
- Quattro anni
Lei sbuffò agitata: - Mi chiedi tanto, lo sai? - Joe abbassò la testa colpevole, non dovevano andare così le cose.
- Te ne approfitti perché non ti negherei mai niente… - aggiunse poi lei riaccendendo in lui un barlume di speranza.

 

 

- Allora??? Ti avevo chiesto di chiamarmi!
- Cathrine, t’avrei chiamata dopo il lavoro… ora sto per entrare in centrale
- Come puoi chiedermi di aspettare tanto tempo?! Stiamo parlando di Joe! L’uomo che hai aspettato per cinque anni!
- Già… - disse lei delusa più da se stessa che da lui.
- Insomma, vuoi dirmi che è successo?
- Mi ha chiesto di sposarlo… - disse con un tono completamente inadeguato a ciò che stava dicendo.
- Françoise, deve esserci un’interferenza: ti ho sentito dire che ha chiesto di sposarti con il tono che avresti usato se t’avesse chiesto dei soldi in prestito…
- Già…
- Françoise, tutto bene? Non sei normale, lo sai?
- Cat… in realtà è la casa automobilistica che vuole che si sposi e lui è venuto a chiedermi di fingermi sua moglie per quattro anni…
- wow… - commentò sarcastica Cat.
- Già…
- E tu?
- Ed io… che dovevo fare?
- Mandarlo al diavolo, no eh?
- Non posso fargli perdere un’occasione del genere, stiamo parlando della Ferrari, la casa automobilistica più prestigiosa del mondo…
Catherine sospirò: - Che dire? Almeno sposi un pilota di formula 1, non avrai mai problemi economici in vita tua… è un vantaggio…
- Sai quanto me ne importa dei soldi….
- Lo so. Provavo a consolarti… Ma davvero non so che dire… che pensare… ma Fran, non è che Joe….

 

- Ricchione! Hai fatto la figura del ricchione! - gli urlò dal telefono Jet - Tu dovevi prima saltarle addosso, poi chiederle di sposarti e poi, se proprio volevi, le dicevi del contratto! Tu invece hai rovesciato tutto e fatto la figura del…
- Ricchione. Ho capito, Jet. - rispose Joe spazientito.
- Sì! O dell’impotente… che è uguale
- Non per essere pignoli, Jet, ma non è uguale … e non credo che abbia pensato questo…
- Ah sì? e come lo sai? - Jet continuava ad urlare al telefono.
- Perché ha usato un altro epiteto, neanche quello molto lusinghiero, ma non quello…
“Sì può sapere con chi stai urlando?” “Con quel ricchione di Joe, non ti dico che figura di merda che ha fatto con Françoise…” “Ma che vai blaterando… fai parlare me!” sentì Jet e Nathalie parlare tra loro, poi la voce di Nat al telefono.
- Joe… che è successo? Come è andata?
- Che dire… l’ho trovata un po’ fredda…. - Joe non poteva parlare con Nathalie, Jet gli aveva proibito di menzionare la storia del matrimonio, ma senza quella spiegarle il comportamento di Françoise era impossibile! In che situazione l’aveva messo Jet!
- Sì ma tu che le hai detto?
- Ma nulla… che ho avuto un ingaggio in Ferrari, che mi sarei trasferito in Europa… e che ci saremmo visti più spesso…
- E lei?
- Mi era sembrata contenta… ma poi… - si interruppe.
- Ma poi? - chiese Nathalie
“Ecco… ora che le dico?” pensò, ma Jet lo precedette, raccontando una versione distorta a Nat: - “Poi le ha detto che voleva rivederla come amica e lei s’è arrabbiata” “Ma come? Perché le hai detto una cosa del genere?” “Perchè è un … coglione… ecco…”
- Ehmm… non volevo andare di fretta…
- Beh… Joe… hai fatto bene… “Ma cosa? Doveva saltarle addosso! Come ho fatto con te!” Joe sentì un sonoro schiaffo attraverso il telefono “Questo per rinfrescarti la memoria di come sono andate le cose…” - poi riprese la parola con Joe: - Ascolta Joe, se ce l’ha fatta quest’imbecille del tuo amico Jet, sono certa che con calma e costanza saprai riconquistarla anche tu! Falle capire che fai sul serio con lei e che non ti arrenderai

 

- Arnould! Perrin! C’è stato un furto con aggressione, dovete recarvi subito all’ospedale Salpêtrière e registrare la denuncia!
- Ma è fuori dal nostro distretto…
- Sì, ma ho parlato con i colleghi, è stata aggredita la nostra psicologa di distretto, la dottoressa Mourine, per cui ci lasciano il caso, e francamente vorrei che ve ne occupaste voi.
- La dottoressa Mourine? Come sta? - chiese allarmato Adrien.
- Purtroppo nell’aggressione pare sia stata spinta e abbia battuto la testa sul marciapiede, credo sia incosciente al momento, ma troverete il suo fidanzato che era con lei al momento dell’aggressione, vi rilascerà lui la deposizione.
- Va bene, capo! - rispose Françoise.
Adrien si limitò a fare un cenno col capo, scuro in volto come non lo aveva visto mai.

In ospedale, i sanitari li accompagnarono nella stanza della dottoressa Mourine dove lei giaceva immobile ed incosciente con il fidanzato al suo capezzale. Françoise osservava Adrien, era più taciturno del solito. Alla festa per l’encomio aveva detto sprezzante di conoscere bene la dottoressa Mourine, quasi alludendo ad una loro relazione, sebbene lei avesse voluto precisare di averlo conosciuto all’università. Ora di fronte a quella sua malcelata preoccupazione cominciava a chiedersi che genere di rapporto avessero avuto.
- Il signor Bruant? Noi siamo gli agenti Perrin e Arnould, siamo dello stesso distretto della dottoressa, ci ha inviato qui il commissario, il signor Rembaul. - si presentò Adrien con fare estremamente professionale.
- Sì, sono il dottor Bruant… - sottolineò l’uomo - scusate, ma sono ancora un po’ scosso per l’accaduto.
- La capiamo, ma dovrebbe dirci cosa è successo.
- Sì, eravamo nei pressi della mia abitazione, Isabelle mi aveva accompagnato in auto a casa, sa, io non guido… mi stressa il traffico di Parigi! Le avevo detto che ero stanco e non l’ho invitata a salire per non farle fare troppo tardi … accidenti, avrei dovuto farla dormire da me, ma il giorno dopo mi dovevo alzare presto e mi infastidisce avere gente per casa in mia assenza…
- Per gente per casa, intende la sua fidanzata? - chiese un po’ aggressivamente Françoise.
- Intendo chiunque, signorina… - rispose piccato. Adrien la guardò con biasimo. - Ci scusi, signor Bruant, la mia collega voleva solo essere sicura di aver capito bene. - commentò con un gelo che lasciò Françoise perplessa. - Continui per favore.
- Mi aveva chiesto un caricabatterie in prestito poiché aveva il cellulare scarico…
- Aveva il cellulare scarico? E lei non le ha chiesto di salire? - intervenne ancora Françoise, zittita di nuovo dallo sguardo di Adrien - Continui per favore.
- Gliel’ho messo nel montacarichi e sono entrato in casa. Poi ho sentito delle urla e il rumore di una moto che ripartiva. Ma ho preso parte della targa ecco… - disse porgendo loro un foglietto di carta con su scritto 4 numeri su 7 della targa.
- La ringrazio, ci è stato molto utile. - disse Adrien, che gli strinse la mano per congedarsi.
Adrien rivolse un ultimo sguardo ad Isabelle incosciente prima di andare via. Per una frazione di secondo a Françoise sembrò di cogliere un’espressione addolorata.
Uscirono dalla stanza.
- Che stronzo quell’uomo! Hai proprio ragione a dire che gli uomini sono tutti stronzi.
Lui si voltò verso di lei, poi aggiunse: - Alcuni più di altri, Françoise… alcuni più di altri…
Françoise lo osservò, mentre rigirava tra le dita quei quasi inutili numeri di targa.
La porta si aprì improvvisamente. Bruant stava andando via, ma cercava loro: - Ho dimenticato di dirvi una cosa importante. Isabelle non indossa più il suo anello, credo che lo abbiano rubato, è un anello di enorme valore, era di mia madre.
- Certo… capisco… - disse Adrien precedendo Françoise, che avrebbe voluto strangolarlo - Cercheremo di fare il possibile per recuperarlo.
Bruant si diresse quindi verso l’uscita dell’ospedale.
- Come fai!? Come fai ad essere così indifferente!? Quell’uomo! Grrr… è insopportabile!
- Sì, Isabelle ha sempre avuto talento ad attrarre gli stronzi totali… - gli sfuggì.
Françoise lo guardò e un sorriso le si allargò sul viso. - Che c’è? Perché mi guardi così? - chiese.
- È lei… - disse. Adrien cercò di simulare di non capire, ma lei lo incalzò: - È lei, giusto?
- Non so a cosa ti riferisca…
- Lo sai, eccome! Lei è la tua fidanzata, quella che hai tradito e perso…
- Lei? Cosa? Certo che no! Come ti viene in mente! - disse goffamente.
- Non riesci nemmeno a mentire… deve proprio essere lei! E… - gli si mise davanti per bloccarlo - E ne sei ancora irrimediabilmente innamorato!
- Non dire sciocchezze! Sono solo… dispiaciuto di vederla così… lei è sempre stata così forte, sicura e … in gamba! Vederla così … fragile… Non… non me lo aspettavo, ecco!
- Secondo me, dovresti andare da lei… Lo stronzo se ne è andato… - Adrien la guardò indeciso, poi disse: - Ok ma solo dieci minuti, ti raggiungo subito, voglio solo dare un’occhiata alla sua cartella… questi traumi possono portare a conseguenze importanti, devo solo accertarmi della situazione…
- Fai con calma, ti aspetto in auto.
- Grazie, Françoise.

Nel dirigersi verso l’uscita dell’ospedale, nei pressi del pronto soccorso, Françoise incrociò lo sguardo con una sua conoscenza: - Philippe!
- Françoise! - disse lui sorpreso - Che ci fai qui? Tutto bene?
- Lavoro: c’è stata un’aggressione e sono venuta a raccoglierne la denuncia...
- Ah! Già... Non mi abituerò mai a vederti in polizia.... Tu per me resterai sempre una ballerina... - le disse con tenerezza. Françoise gli sorrise. Philippe era l’unico a cui Françoise concedesse di parlarle della danza, era un suo sincero ammiratore e da sempre la incoraggiava a tornare a ballare. Non era l’unico a volere che tornasse a ballare: anche i suoi genitori, Catherine e Jean, l’avevano tormentata per farla tornare a ballare, ma Philippe era meno invadente e più rassicurante e così, mentre gli altri venivano messi a tacere in malo modo appena le nominavano il balletto e la danza, a lui… semplicemente sorrideva e negava ogni possibilità di un suo ritorno alla danza.
- E tu? Che ci fai qui?
- Ehmm… ho accompagnato un collega… si è sentito male …
Françoise riusciva a percepire perfettamente l’irregolarità del suo battito, l’aumento della sudorazione e sapeva cosa significasse: stava mentendo. Guardò il foglio di dimissione che aveva tra le mani, c’era il suo nome. Lei sospirò, incrociò le braccia e lo guardò dritto negli occhi.
- Ok! Lo so… a te non si può mentire! - ammise - Ma ti prego, non dirlo a Cathrine!
- Non l’hai avvisata!?
- No… e non dirglielo neanche tu! Era solo uno sbalzo di pressione, niente di che, mi hanno dato una pillolina per tenerla sotto controllo… una sciocchezza insomma…
- E allora perché non parlarne con lei?
- Perché… direbbe che è colpa del mio lavoro, che lavoro troppo e così via …
- E non è vero?
- Forse… ma non è certo l’unica cosa che mi preoccupa… - disse sospirando e Françoise capì che si stava incanalando verso una conversazione che proprio non voleva fare con lui. Cercò una scusa per evitarla, guardò l’orologio a disagio, ma lui fece la sua domanda prima che lei potesse fuggire via: - Ieri sera avete fatto piuttosto tardi… Non ho sentito rientrare Catherine… Era bella la mostra?
La mostra… già… dopo la mostra erano andati tutti insieme a bere qualcosa, ma lei non aveva partecipato alla compagnia, troppo agitata per l’incontro con Joe. Non aveva idea di cosa avesse fatto Catherine.
- Ehmmm… sì… siamo state bene… - “Oddio, che si sia vista con un uomo, dopo?” pensava mentre parlava con Philippe - Abbiamo bevuto una cosa insieme dopo… con Jean ed Emilie, la fotografa… e qualche mio collega… “In realtà non ho fatto così tardi, ma non posso certo dirglielo…”
Philippe la guardò, poi le sorrise e disse: - Françoise, tu non hai mai saputo mentire… Ed io non ho bisogno di poteri particolari per capirlo. Sei un po’ come era Catherine una volta… - si rattristò pensando a quanto la moglie fosse cambiata.
- No… è che sono io a non essere rimasta molto… sono andata via perchè… - poi sospirò e gli disse qualcosa per sviare il discorso: - Sai… è tornato Joe…
- Joe è tornato?! Ma è splendido! Sono contentissimo! Finalmente! Dobbiamo organizzare qualcosa da noi, voglio presentargli Alain ed Anne! Devono conoscere lo zio Joe!
- Beh sì… magari qualche sera organizziamo…
- Sono così contento per te! Ma perché Catherine non mi ha detto nulla?
- Mi ha chiamata proprio ieri sera, mentre eravamo alla mostra e … ci siamo visti stamattina per la prima volta… e… ora devo proprio andare, Philippe… ci vediamo una di queste sere!
Lo salutò e scappò via, sapeva che Philippe sarebbe stato tanto contento di rivedere Joe, non aveva dimenticato che gli aveva salvato la vita e da quando era tornata a Parigi, aveva atteso con lei il suo ritorno.

 

Adrien prese la cartella clinica di Isabelle tra le mani: i suoi valori erano ottimi e la tac andava bene. Isabelle aprì un occhio e lo vide lì al suo capezzale che sbirciava nella sua cartella: - Oddio… sono ridotta così male? - disse un po’ biascicando le parole.
- Non direi, visto che il tuo senso dell’umorismo è intatto! - Adrien era così felice della sua ripresa e anche di riconoscere in lei dei tratti caratteriali familiari, che gli sfuggì di parlarle con il tu, al posto del solito lei.
- Cos’è? Ti sei improvvisamente ricordato che sei un dottore? Perché sei travestito da poliziotto allora? - anche a lei era venuto meno il lei, ma entrambi sembravano non accorgersene.
- E anche il tuo sarcasmo… Sono qui per raccogliere la tua deposizione sull’accaduto, anche se il tuo simpaticissimo fidanzato ci ha già dato tre utilissimi numeri di targa della moto che ti ha rapinato… - disse pieno di ironia.
- Uhmm… la moto non c’entra nulla, è stato un tizio a piedi…
- Perfetto. Come dicevo, utilissimo e simpaticissimo… ma… almeno è un dottore!
Isabelle lottava contro se stessa per mantenere la calma, ma lui e quelle sue inutili frecciatine … ah ma anche lei non sapeva essere da meno: - Almeno mi è fedele…
Adrien fu devastato da quella frecciatina: la sua colpa, quella che lui stesso non si era mai perdonato, era insormontabile, anche un idiota come il suo fidanzato era un uomo migliore di lui.
- Io ho finito, torno al mio lavoro. Addio, dottoressa Mourine.
- Addio, Adrien.
Andò via, lasciandola sola. Ancora una volta lei aveva ceduto ad una sua provocazione, nonostante lei avesse altre intenzioni. Da quando se l’era ritrovato in polizia, avrebbe voluto fargli capire che stava sprecando il suo talento, ma proprio non riusciva ad aiutarlo e tutto ciò per un unico motivo: era troppo emotivamente coinvolta.

 

Mentre aspettava in auto, le squillò il telefono: era Joe.
- Joe… è successo qualcosa?
- No, volevo solo sapere a che ora finisci di lavorare
- Tra un’oretta
- Ok vengo a prenderti, voglio portarti in posto.
- Ok… a dopo

 

Quando Adrien ritornò in auto, fu particolarmente silenzioso ed anche in centrale, sbrigò tutte le pratiche del caso in un completo mutismo, insolito per lui, che era così bravo a dissimulare le sue emozioni. Françoise gli accarezzò le spalle: - Ehi… Non fare così! Vedrai, si riprenderà!
Lui la guardò e le sorrise: - Si è già ripresa, Françoise. Abbiamo avuto un breve scambio di idee, da cui ho capito che il trauma non le ha portato alcun danno… soprattutto alla memoria! - sospirò, poi aggiunse: - Ti va di mangiare un boccone insieme stasera, dopo il lavoro?
Françoise sollevò un sopracciglio: - È andata così male?
Adrien rise amaramente: - Ho solo capito che, a differenza mia … e tua, Françoise,… Isabelle ha svoltato pagina. Noi invece siamo ancora intrappolati in una relazione che non esiste se non nella nostra fantasia…
- Tu non mi sembri esattamente uno intrappolato in una relazione - lo schernì Françoise.
- Françoise, io non ho mai più avuto una vera relazione, mai stato per più di una notte con una donna… Non siamo molto diversi io e te… e magari, chissà… potremmo aiutarci a vicenda… - le disse carezzandole il viso in maniera estremamente sensuale e dolce.
- Ah… - riuscì a dire Françoise, mentre elaborava il colpo. Doveva ammettere che quell’uomo era incredibile, era naturale che riuscisse ad avere tutte le donne che voleva: era dannatamente bello, estremamente sensuale ed aveva dei modi di fare assolutamente seducenti.
- Io non sono così certa che lei abbia svoltato, sai? - gli disse - E poi con quell’uomo orribile al fianco… cioè… dai! Un milione di volte meglio tu!
- Quell’uomo orribile non l’ha mai tradita… - le rispose d’istinto.
Lei sospirò, effettivamente Adrien l’aveva fatta proprio grossa.
- Allora? Ci esci con me stasera? Due chiacchiere tra colleghi, amici, sfigati in amore e che una volta sono pure stati insieme! Non avremmo nemmeno l’imbarazzo della prima volta…  - la incalzò.
- Già … - pensò lei ad alta voce - ma… - disse poi mordendosi un labbro.
- Non mi dire! Hai un appuntamento!
- Si…
- Tranquilla! Sono contento! Credevo che non ti saresti mai ripresa… - le disse sinceramente - Francamente mi sembravi un caso perso!
- Eh già… - disse poco convinta, poi aggiunse: - Pare proprio che lo sia…
Lui cambiò espressione, divenne serio: - Non dirmelo! È tornato! - lei non rispose, annuì.
- Françoise, ma è assurdo! Non può farsi vivo dopo tutto questo tempo ed averti così, a sua disposizione, come se nulla fosse stato!
Françoise scrollò la testa: - È molto più complicato di così… Tra me e Joe… non è mai stato semplice…
- Ma che dici, Françoise?! Non c’è niente di complicato: è uno stronzo! Ti ha fatto del male e tu non puoi ignorare la cosa e perdonarlo così! - Françoise si limitò a scrollare ancora la testa, ma un collega arrivò pieno di esuberanza e li interruppe: - Ehi ragazzi! Non avete idea di chi ho visto qui fuori! Qui! Proprio fuori la centrale! Vedo questa Ferrari parcheggiata e osservo il tipo dentro… non l’ho riconosciuto subito, ma poi ho capito chi era! - mentre il collega parlava, Françoise sentiva il disagio crescere: aveva capito perfettamente chi c’era fuori la centrale e chi aspettasse…  ora le toccava spiegare che il tipo famoso, quel Joe Shimamura, campione del mondo di F1, era il suo Joe… ma la sua faccia, il suo disagio parlava per lei e quando il collega esclamò il suo nome - Joe Shimamura! - Adrien aveva già capito tutto.
Inclinò la testa e le disse: - No! Joe Shimamura è quel Joe?
- Ebbene sì… - disse cercando di dileguarsi. Adrien la seguì mentre le parlava: - Françoise, ma non lo capisci? Non puoi non capirlo! Questa storia non è reale! Vacci a letto! Fatti pagare la cena, ma non ci riporre un briciolo di speranza! Per quelli come lui, sei solo il giocattolino francese, la tipa da scoparsi quando vengono a Parigi...
- Tu non sai niente di lui, Adrien - gli disse interrompendo la sua fuga verso l’esterno.
- Ok! Vero! - ammise lui - Non so niente di lui. Ma se permetti, so capire un uomo in dieci minuti… - disse poi precedendola verso l’esterno.
- No, aspetta… - provò a fermarlo, ma fu impossibile: Adrien si presentò a Joe prima che lei potesse fare nulla.

- Mr Shimamura! Io sono Adrien Perrin, un collega e amico di Françoise e… un suo grande ammiratore! - si presentò con grande entusiasmo a Joe, che da campione schivo qual era, sorrise, gli strinse la mano e ringraziò.
- Sono davvero felice di fare la sua conoscenza! Françoise mi ha tanto parlato di lei! Dei suoi successi e della vostra storia, beh… dei tempi che furono insomma… - disse
- Ne sono davvero lusingato… Io e Françoise ci conosciamo da molto tempo, molto prima di entrare in F1.
- Ah sì certo… conosco la sua storia … beh certo un ex delinquente che frequenta una poliziotta, fa un po’ ridere in effetti - disse ridendo di lui e cercando di provocarlo. Françoise lo guardò furiosa, sapeva che stava cercando di fare: lo stava misurando con lusinghe e provocazioni.
- Ricordo bene, è stato in riformatorio, giusto? Ma non deve vergognarsene... Beh certo, non si può pretendere molto da un ragazzo senza famiglia... - continuò indovinando perfettamente dove colpirlo.
- Ora dobbiamo proprio andare - disse lei per chiudere quella conversazione.
Joe era un po’ dispiaciuto delle cose che Adrien aveva detto, ma lo salutò comunque con gentilezza: - È stato un piacere, Adrien. Alla prossima.
I due entrarono in auto mentre Adrien li salutò con la sua peggiore uscita: - Piacere mio, Mr Shimamura, è stato veramente un piacere, soprattutto scoparmi la sua ragazza.
Françoise era incredula, ma la sua espressione non fece altro che confermare quanto avesse detto Adrien. Joe scese dall’auto.
- Che cosa hai detto?
- Dovresti ringraziarmi, Shimamura: te l’ho tenuta in caldo, altrimenti ci avresti trovato le ragnatele.
Joe lo prese per la camicia e lo sbattè contro la macchina
- Prova a ripeterlo
- Mettimi le mani addosso, Shimamura, e ti sbatto dentro in un secondo
- Fermi! - urlò Françoise che li divise fisicamente. Poi afferrò Adrien per un braccio e chiese scusa a Joe: - Puoi aspettarmi un minuto? Ci metto poco.
Trascinò via Adrien e a Joe non restò che rientrare in auto e desiderare il suo potere per ascoltare la conversazione.

- Che diavolo stai facendo!? Si può sapere perché ora fai lo stronzo con me!?
- Non faccio lo stronzo con te, l’ho fatto con lui semmai! - le disse indicandoglielo - Voglio solo vedere di che pasta è fatto… ti prometto che non lo arresto per davvero, fammici solo fare a botte. Se le merita, Françoise, e tu lo sai.
- Sei impazzito? Lo sai che può finire davvero male?
- Ma figuriamoci, lo stendo quel nanerottolo e non può denunciarmi se inizia lui e credimi, inizierà lui… è un tipetto dalla testa calda … si vede
Françoise scrollò la testa, non poteva certo dirgli che nonostante lui fosse apparentemente più alto ed atletico di Joe, avrebbe potuto morire per mano sua.
- Adrien tu sei fuori di testa per Isabelle, ma Joe non c’entra niente…
- È uno stronzo che non merita il tuo perdono
- Tutti sbagliamo, Adrien, e tutti paghiamo per i nostri errori in un modo o nell’altro… ma … quando ami qualcuno, non cerchi di pareggiare il conto… e forse devi perdonarti tu per primo, se vuoi il suo perdono.
Se ne andò, ma tempo per fare pochi passi e lui le urlò: - Scusa!
Lei si voltò e gli disse: - Lascia stare, sei un idiota…  come tutti voi uomini…
- Non stronzo?
- No, no. Proprio idiota.

 

Joe ripartì di gran carriera, ignorando deliberatamente un paio di articoli del codice stradale. Guidare per lui era da sempre un gran sfogo, soprattutto quando milioni di pensieri affollavano la sua testa.
- Resterai in silenzio ancora per molto? - gli chiese Françoise a un certo punto, un po’ seccata da quel suo modo di fare che proprio non era cambiato.
- C’è altro che vuoi dirmi? - chiese lui.
Françoise sbuffò: - No! Davvero... Non voglio parlare degli uomini che ci sono stati nella mia vita in questi anni - parlò impropriamente al plurale, ma solo perché non voleva che sapesse che lei lo aveva pateticamente atteso per tutti quegli anni - e proprio non voglio sapere di tutte le donne che ti sei scopato tu.
Joe si voltò verso di lei a guardarla: - È questo che è stato per te lui, soltanto una scopata?
Lei non rispose: non era solo quello, era un amico, ma non era neanche mai stata innamorata di lui, neanche per un secondo.
- Allora forse è per quello che ha reagito così! - disse Joe interpretando il suo silenzio per un si.
- Non è come pensi, Joe. La donna che ama sta per sposare un altro, un idiota totale...
Joe la guardò perplesso, così lei capì e si corresse: - Non sto parlando di te! Non sono io la donna che ama!
- Ah bene! Avevo pensato di essere passato da stronzo ad idiota totale....
Scappò loro di ridere.
- Ora vuoi dirmi dove stiamo andando?- gli chiese.

 

Joe attraversò con l’auto il grande portone di un palazzo a due passi da La Madeilene e parcheggiò nel cortile interno dove l’attendeva una ragazza in tailleur con un ingombrante fascicolo tra le braccia.
- Salve monsier Shimamura, sono Lucille Debaurd dell’agenzia Prestige, Monsier Armand mi ha detto di portarle qui i documenti e... tutto ciò che ha richiesto... - aggiunse guardando Françoise per poi sorriderle.
- Perfetto, grazie - le disse con grande soddisfazione. Joe aveva un piano preciso: come gli aveva suggerito Nathalie, le avrebbe fatto capire che faceva sul serio, che lui non voleva solo un matrimonio di facciata, questa volta le avrebbe chiesto di sposarlo come si deve, con un anello, lo champagne e nella loro futura casa!
- Entriamo? - chiese poi a Françoise
- Va bene... - gli rispose senza capire.
Lucille fece fare loro una visita guidata di quello che era un antico palazzo nobiliare dalle alte soffitta e dalle innumerevoli stanze.
Françoise si bloccò incredula e gli chiese: - Joe... hai comprato un intero palazzo!?!?
- Non è poi così grande: la nostra villa in Giappone era senza dubbio più grande...
- Si ma questa è a Parigi! In centro! A la Madeilene! - lo guardava incredula, ma lui sembrava proprio un bambino felice e anche se scrollò la testa non potè fare a meno di sorridergli con tenerezza - Tu sei pazzo...
- Dai! Serve spazio per quando verranno a trovarci tutti i nostri amici...
- Andare in hotel, no?
- Immagina come sarà bello festeggiare Natale tutti insieme di nuovo...
- È così che vuoi farti perdonare di non essere venuto al compleanno di Albert? - gli rinfacciò senza sapere bene perché…O forse si, lo sapeva: c’era rimasta troppo male a non vederlo. E no, non lo aveva mai perdonato per non averle nemmeno inviato un messaggio per avvisarla.
Da una delle finestre della camera padronale si intravedeva attraverso Place Vendome la torre Eiffel illuminata dalle luci della sera…
- Ti piace? - le chiese.
- Come potrebbe non piacermi? - rispose.
Allora la prese per mano e le disse: - Vieni!
La portò in una sala enorme di fianco la camera da letto. La sala era vuota fatta eccezione per un carrellino che Lucille aveva appena portato per poi congedarsi chiudendo la porta. Sopra c’era un cestello di ghiaccio con una bottiglia di champagne e due flutes.
- Questa sala è il vero motivo per cui ho comprato questa casa! Disse lui.
Lei lo guardò interrogativa e chiese: - Che ci devi fare con una sala così grande?
- Io proprio nulla! Questa è tutta tua! - disse lui allargando le braccia.
Lei continuava a non capire così lui la prese in giro e le disse: - Non credevo che tu avessi così poca immaginazione! Metteremo a posto il parquet, questa parete la ricopriremo di specchi e qui metteremo delle sbarre e da quest’altro lato delle panche o un puff… - ma quando Joe si voltò verso di lei vide che Françoise aveva il volto scuro.
- Joe… io non ballo più. - gli disse senza espressione.
- Lo so che al momento non hai un ingaggio, ma quando lascerai il lavoro e ti dedicherai al 100% alla danza…  - lei lo interruppe: - Tu non mi ascolti! Io non ballo più! - alzò la voce - … e non voglio più tornare su questo argomento! Piuttosto… spiegami cosa vuoi che faccia? Che mi trasferisca qui anch’io? -
Lui rispose timidamente a voce bassa: - Mi sembrava ovvio…
- Cosa è ovvio tra di noi, Joe? - Era una domanda retorica a cui non voleva una risposta, ma lui provò a dire: - Françoise… io… - ma lei lo interruppe di nuovo e gli disse: - Ora riportami a casa! A casa mia!

 

Françoise uscì dalla macchina sbattendo la portiera e senza nemmeno salutarlo. A Joe non restò che sbattere la testa contro il volante: aveva sbagliato tutto. Forse avrebbe dovuto fare come gli aveva suggerito Jet… Ma poiché scartava l’ipotesi e ripugnava di mentirle pensò che forse doveva solo essere un po’ più paziente, come gli aveva detto Natalie. Certo non poteva pretendere che tutto tornasse al punto dove si erano lasciati in meno di un giorno.

Appena rientrata in casa Françoise si sedette sul divano e mise le mani tra i capelli. Cosa aveva combinato? Perché aveva reagito così? Lui non aveva idea di cosa fosse successo! Ecco forse era proprio quello che gli faceva male: il fatto che lui non avesse idea, perché lui non c’era, non c’era stato.
Il suo telefono squillò: era lui e lei gli doveva delle scuse.
- Joe, scusami! Non so cosa mi sia preso… forse la stanchezza… forse l’emozione… è stata una giornata così lunga! - poi vide che in un angolo c’era ancora la sua valigia, che aveva lasciato lì dalla mattina - Oh cavolo! Qui c’è la tua valigia! Devi tornare a prenderla!
- Sono ancora sotto casa tua. - le disse. Lei si affacciò dalla finestra e lo vide. Lui la salutò con la mano e lei rispose al saluto.
- Posso salire? - Chiese.
- Certo… - lei rispose e nello stesso momento lo vide sparire e sentire un ritocco alla porta.
Aveva usato la sua super velocità e la cosa la fece sorridere. Quando aprì la porta con quel sorriso, Joe ne fu travolto e pensò che non aveva più nulla da dirle, anzi, era meglio non dirle nulla perché tutto ciò che le aveva detto l’aveva allontanata da lui.
Così la baciò.
E lei rispose al bacio.
Joe entrò e richiuse la porta dietro di sé senza smettere di baciarla. E baciandosi cominciarono a spogliarsi a vicenda.

 

 

© 18/09/ 2021

 



 
 


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